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Appunti degli studenti per corsi ed esami del Prof. Bernardelli Andrea

Nella prima sezione, Metacinema, si ricostruisce la genealogia del concetto risalendo alle sue radici negli studi sul metateatro di Lionel Abel, nella teoria alla base della metanarrativa di William H. Gass, Patricia Waugh e Inger Christensen e nel lavoro di Robert Stam sul metacinema. Successivamente, viene tracciata l’evoluzione della tendenza metacinematografica a partire dal cinema delle origini fino alla contemporaneità, per poi mostrare infine le due tendenze principali evidenziate da Fernando Canet. La seconda parte, Teoria del cinema metanarrativo, costruisce l'apparato concettuale che sostiene l'intera analisi successiva. Vengono qui definiti gli strumenti teorici, come intertestualità, ipertestualità, metalessi e mise en abyme, che permetteranno, nelle sezioni successive, di leggere con precisione le strategie introdotte dai singoli film, oltre a una riflessione sul rapporto tra metacinema e postmodernità. La terza parte, Riflessività cinematografica, applica questo apparato teorico alla prima delle due macrocategorie individuate da Fernando Canet: la modalità attraverso cui il cinema rivolge lo sguardo sui propri meccanismi produttivi, sulle figure che la compongono e sul regista come soggetto creatore. Tre snodi ne esplorano altrettante declinazioni: il filone metahollywood, che attraverso The Artist di Hazanavicius e Babylon di Chazelle racconta l'industria cinematografica nella sua dimensione produttiva e storica; il cinema come autobiografia del regista, analizzato attraverso 8½ di Fellini e The Fabelmans di Spielberg; infine, la mise en abyme come struttura narrativa autoriflessiva, prendendo come riferimento due opere sceneggiate da Kaufman: Adaptation. di Jonze e Synecdoche, New York, diretto dallo stesso Kaufman. La quarta e ultima sezione, Riflessività filmica, affronta la seconda macrocategoria di Canet, quella che sposta l'attenzione dal processo produttivo al dialogo con la storia stessa del cinema. L'analisi inizia dalla categoria dell'allusione riscenificata, che attraversa due autori differenti: Brian De Palma e Quentin Tarantino. Successivamente viene presa in esame la categoria dello schermo permeabile in Last Action Hero e Essere John Malkovich, fino all'architestualità, la forma di riflessività filmica in cui il rapporto non è più con un singolo ipotesto ma con un intero genere. Qui la commedia demenziale di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Una pallottola spuntata mostra come la decostruzione sistematica di un genere possa farsi al contempo gioco e critica ideologica, mentre Everything Everywhere All at Once chiude il percorso radicalizzando l'architestualità nel principio diegetico che governa la struttura stessa della narrazione.
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