Corso di Laurea magistrale in
LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Metacinema:
evoluzione, teorie e pratiche della
riflessività cinematografica e filmica
Relatore:
Andrea Bernardelli Laureando:
Jonathan Petrignani
___________________________________
Anno Accademico 2025-2026
2
Indice
Introduzione ..................................................................................................................... 5
1. Metacinema ............................................................................................................... 7
1.1 Etimologia: metacinema ...................................................................................... 9
1.2 Genealogia: metateatro ..................................................................................... 10
1.3 Genealogia: metanarrativa ................................................................................ 12
1.4 Genealogia: metacinema .................................................................................... 18
1.5 Cronistoria metacinematografica ...................................................................... 21
1.6 Due tendenze ....................................................................................................... 35
2. Teoria del cinema metanarrativo .......................................................................... 39
2.1 Intertestualità ..................................................................................................... 39
2.1.1 Allusione e citazione ................................................................................ 42
2.2 Ipertestualità ....................................................................................................... 46
2.2.1 Parodia e Pastiche ................................................................................... 48
2.3 Metalessi e mise en abyme .................................................................................. 50
2.4 Postmodernità ..................................................................................................... 54
3. Riflessività cinematografica .................................................................................... 57
3.1 Metahollywood, o il cinema allo specchio ......................................................... 58
3.1.1 The Artist (Hazanavicius, 2011) .............................................................. 58
3.1.2 Babylon (Chazelle, 2022) ......................................................................... 63
3.2 Autobiografia del regista ................................................................................... 70
3.2.1 8 ½ (Fellini, 1963) .................................................................................... 70
3.2.2 The Fabelmans (Spielberg, 2022) ........................................................... 80
3.3 Mise en abyme .................................................................................................... 89
3.3.1 Adaptation. (Jonze, 2002) ........................................................................ 89
3.3.2 Synecdoche, New York (Kaufman, 2008) ............................................... 96
4. Riflessività filmica ................................................................................................. 109
4.1 Allusione riscenificata ....................................................................................... 110
4.1.1 Brian De Palma ...................................................................................... 110
4.1.2 Quentin Tarantino ................................................................................. 115
3
4.2 Schermo permeabile ......................................................................................... 124
4.2.1 Last Action Hero (McTiernan, 1993) ................................................... 124
4.2.2 Being John Malkovich (Jonze, 1999) ................................................... 131
4.3 Architestualità .................................................................................................. 137
4.3.1 La Commedia Demenziale: Blazing Saddles (Brooks, 1974), The Naked
Gun: From the Files of Police Squad! (Zucker, 1988) ......................... 137
4.3.2 Everything Everywhere All at Once (Kwan/Scheinert, 2022) ............. 148
Conclusioni ................................................................................................................... 156
Bibliografia ................................................................................................................... 161
Sitografia ...................................................................................................................... 167
Filmografia ................................................................................................................... 170
4
Introduzione
Il cinema, nel suo costante interrogarsi sulle proprie condizioni di esistenza, ha prodotto
nel corso della sua storia un repertorio vastissimo di opere che assumono sé stesse, in
forme diverse, come oggetto di rappresentazione. Questa tendenza prende il nome di
metacinema. Film tanto diversi tra loro per epoca, genere e ambizione dimostrano come
la riflessività cinematografica non costituisca un fenomeno isolato né riconducibile a una
singola poetica, ma un atteggiamento critico capace di manifestarsi attraverso forme
profondamente eterogenee. È a partire da questa frammentarietà che nasce l'esigenza di
un lavoro che provi a ricostruire, insieme, la genealogia teorica del concetto e le sue
concrete manifestazioni testuali.
La tesi si articola dunque in due movimenti complementari. I primi due capitoli
costruiscono l'impianto teorico necessario a comprendere il fenomeno
metacinematografico nelle sue radici e nei suoi strumenti d'analisi; i due capitoli
successivi applicano invece tale impianto a un corpus di film scelti per la loro capacità di
rendere visibili, ciascuno a suo modo, le diverse modalità della riflessività nel cinema.
Il primo capitolo, Metacinema, ricostruisce la genealogia del concetto risalendo alle sue
radici negli studi sul metateatro di Lionel Abel, nella teoria alla base della metanarrativa
di William H. Gass, Patricia Waugh e Inger Christensen e nel lavoro di Robert Stam sul
metacinema. Successivamente, verrà tracciata l’evoluzione della tendenza
metacinematografica a partire dal cinema delle origini fino alla contemporaneità, per poi
mostrare infine le due tendenze principali evidenziate da Fernando Canet.
Il secondo capitolo, Teoria del cinema metanarrativo, costruisce l'apparato concettuale
che sostiene l'intera analisi successiva. Vengono qui definiti gli strumenti teorici, come
5
intertestualità, ipertestualità, metalessi e mise en abyme, che permetteranno, nei capitoli
successivi, di leggere con precisione le strategie introdotte dai singoli film, oltre a una
riflessione sul rapporto tra metacinema e postmodernità.
Il terzo capitolo, Riflessività cinematografica, applica questo apparato teorico alla prima
delle due macrocategorie individuate da Fernando Canet: la modalità attraverso cui il
cinema rivolge lo sguardo sui propri meccanismi produttivi, sulle figure che la
compongono e sul regista come soggetto creatore. Tre sottocapitoli ne esplorano
altrettante declinazioni: il filone metahollywood, che attraverso The Artist di
Hazanavicius e Babylon di Chazelle racconta l'industria cinematografica nella sua
dimensione produttiva e storica; il cinema come autobiografia del regista, analizzato
attraverso 8½ di Fellini e The Fabelmans di Spielberg; Infine, la mise en abyme come
struttura narrativa autoriflessiva, prendendo come riferimento due opere sceneggiate da
Kaufman: Adaptation. di Jonze e Synecdoche, New York, diretto dallo stesso Kaufman.
Il quarto e ultimo capitolo, Riflessività filmica, affronta la seconda macrocategoria di
Canet, quella che sposta l'attenzione dal processo produttivo al dialogo con la storia stessa
del cinema. Il capitolo inizia dalla categoria dell'allusione riscenificata, la cui analisi
attraversa due autori differenti: Brian De Palma e Quentin Tarantino. Successivamente
verrà presa in analisi la categoria dello schermo permeabile in Last Action Hero e Essere
John Malkovich, fino all'architestualità, la forma di riflessività filmica in cui il rapporto
non è più con un singolo ipotesto ma con un intero genere. Qui la commedia demenziale
di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Una pallottola spuntata mostra come la decostruzione
sistematica di un genere possa farsi al contempo gioco e critica ideologica, mentre
Everything Everywhere All at Once chiude il percorso radicalizzando l'architestualità nel
principio diegetico che governa la struttura stessa della narrazione.
6
1. Metacinema
Il metacinema designa quell'insieme di pratiche cinematografiche attraverso cui il cinema
assume sé stesso come oggetto di rappresentazione. Nel raccontare una storia, queste
opere riflettono sui propri processi di costruzione, sulle convenzioni che regolano la
finzione e sul rapporto che il dispositivo cinematografico intrattiene con la realtà. Si tratta
di una modalità fluida ed eterogenea, che incorpora in sé non solo il semplice mostrarsi
degli elementi costitutivi del cinema, come la macchina da presa o i set cinematografici,
ma estende lo sguardo anche alle personalità coinvolte nella creazione di un film, come
attori, registi, produttori e sceneggiatori, visti come ingranaggi della grande macchina
produttiva. In altrettanti casi può anche trattarsi di un cinema autocosciente, nel quale i
personaggi del racconto sono consapevoli del loro status di enti di finzione e giocano con
lo spettatore attraverso sguardi o commenti rivolti direttamente ad esso, infrangendo la
cosiddetta “quarta parete”. Come verrà mostrato successivamente, questa tendenza ha
subito una profonda evoluzione all’interno della storia del cinema. Tuttavia, è inevitabile
notare sin da ora come la tendenza alla produzione di narrazioni metacinematografiche
abbia subito un’impennata negli ultimi trent’anni, arrivando all’attuale prominenza di
pellicole in costante dialogo citatorio con altre opere, contemporanee o del passato.
Caratteristica delle opere recenti è quindi una pervasiva sensazione che i contenuti
cinematografici siano costantemente autoreferenziali, autoconsapevoli e auto-parodici.
La prospettiva comune restringe la funzione del ‘meta-’ a semplice specchio riflettente
che raramente riesce a scatenare qualcosa di più di una risata. In realtà, le tecniche
metanarrative applicate al film sono molto più potenti e ambiziose, volte in particolar
modo a creare opere metacinematografiche in cerca di varie forme di verità, come si
osserva, ad esempio, in Sotto gli ulivi (Through the Olive Trees, Kiarostami, 1994), dove
7
la complessa struttura a “scatole cinesi” non solo smaschera il processo cinematografico
nel suo compiersi, ma diventa l’espediente essenziale per mostrare la tensione tra finzione
e realtà: due attori che interpretano una coppia si scontra con la realtà del loro rapporto
fuori dal set, dove l'amore di lui non è corrisposto.
Attraverso la riflessività, i cineasti richiamano l’attenzione sulla natura artificiale di
un’opera cinematografica: esponendo la propria artificiosità, un film può aspirare a
obiettivi più ambiziosi circa la verità stessa e il suo rapporto con la finzione. In questo
senso, il metacinema amplia il raggio dell’esperienza critica: non solo attraverso il
contenuto, ma anche e soprattutto tramite le modalità di presentazione e costruzione del
testo. Si configura così come una modalità produttiva che integra nel prodotto finale la
consapevolezza delle condizioni della sua stessa esistenza.
Per essere una tecnica così ampiamente utilizzata, il metacinema è un argomento rimasto
relativamente inesplorato. In campo teorico non esiste un lavoro che sia veramente
dedicato a fornirne una comprensione coesa del metacinema, nonostante la tendenza
metacinematografica sia oramai largamente radicata nell’industria cinematografica: film
come Walk Hard - La storia di Dewey Cox (Walk Hard: The Dewey Cox Story, Kasdan,
2007), The Truman Show (Id., Weir, 1998) o Persona (Id., Bergman, 1966) mostrano
infatti come il metacinema non costituisca un fenomeno isolato né riconducibile a una
singola poetica o a uno specifico genere. Al contrario, rappresenta un atteggiamento
critico e una modalità espressiva capace di manifestarsi in forme profondamente diverse
tra loro. 8
1.1 Etimologia: Metacinema
Prima di proseguire nell’analisi del metacinema nelle sue varie forme, è utile chiarire i
differenti significati ed usi delle parole a cui viene spesso anteposto il prefisso meta. Il
Nuovo Dizionario Oxford Americano riconosce "meta" come parola autonoma, con una
definizione risalente agli anni Ottanta che si riferisce specificamente a un “creative work”
che fa riferimento “to itself or to the conventions of its genre.” Anche questa definizione,
tuttavia, non esaurisce la complessità del metacinema. Allo stesso modo, il dizionario
Merriam-Webster definisce la parola “meta” come “showing or suggesting an explicit
awareness of itself or oneself as a member of its category: cleverly self-referential”.
L’applicazione del prefisso "meta-" eleva automaticamente il significato della parola a
cui si unisce, legandola a una dinamica di riflessione o superamento, sia essa testo, fiction,
cinema o film. Una definizione ulteriore di "meta-" contenuta nello stesso dizionario ne
evidenzia il significato di "oltre", suggerendo così un ampliamento della prospettiva. Il
termine “metacinema”, composto dal prefisso “meta-” (dal greco μετά, "oltre") e dalla
parola “cinema”, descrive dunque le opere filmiche che trascendono la semplice
narrazione per creare un ulteriore livello di riflessione, conferendo all'opera una marcata
autocoscienza.
La nozione di auto-consapevolezza nelle opere artistiche, in realtà, precede di molto la
sua sistematizzazione teorica. In entrambi i loro libri sulla metanarrativa, Patricia Waugh
e Inger Christensen fanno riferimento al saggio di William H. Gass, datato 1970:
Philosophy and the Form of Fiction. Il saggio di Gass è il primo testo dove viene usata la
parola metafiction (metafinzione/metanarrativa) (Waugh 1984: 2; Christensen 1981: 9).
Waugh, tuttavia, riconosce un predecessore nella parola ‘metatheatre’ (metateatro),
9
termine coniato nel 1963 da Lionel Abel nel suo saggio Metatheatre: A New View of
Dramatic Form. Questo studio fondamentale ha anticipato alcune delle nozioni
successivamente sviluppate dagli studi sulla metafinzione e possiede un legame
privilegiato con il metacinema, date le naturali somiglianze tra i due mezzi espressivi.
Sebbene sviluppate principalmente in ambito letterario, le riflessioni sulla metafiction
costituiscono un ulteriore strumento teorico particolarmente utile per lo studio del
metacinema. Molti dei fenomeni individuati da Waugh e Christensen, come
l’autocoscienza narrativa, la riflessività, e la messa in discussione dei confini tra realtà e
finzione, trovano infatti un corrispettivo nelle pratiche metacinematografiche.
1.2 Genealogia: metateatro
Metatheatre: A New View of Dramatic Form di Abel costituisce un importante punto di
partenza nella teoria della metafinzione. Abel costruisce la sua definizione di metateatro
secondo due principi interpretativi fondamentali: “the world is a stage” (1963: 2) e “life
is a dream” (105). Questi assiomi vengono presi in prestito da due opere teatrali che egli
considera esemplificative del metateatro: il primo proviene da As You Like It di William
Shakespeare; mentre il secondo deriva da La vida es sueño, la più celebre opera di Pedro
Calderón de la Barca.
L’opera di William Shakespeare viene comunemente divisa in tre categorie: storica,
commedia e tragedia. Hamlet è considerato da molti il vertice della produzione tragica
shakespeariana, ma Abel si rifiuta di classificarlo come una vera tragedia, sostenendo che
il personaggio di Hamlet è "an objective expression of Shakespeare’s failure to make his
play a tragedy" (57). La tesi è sostenuta da diversi elementi testuali, quali la costante
10
riluttanza e apparente incapacità di agire di Amleto, il fatto che "there is nothing tragic
about killing an uncle or being told to do so" (41), e la presenza di quattro personaggi che
ricordano figure autoriali, conferendo all’opera una distinta qualità metateatrale (50).
Oltre all’evidente dispositivo del play-within-a-play utilizzato per penetrare nella
coscienza del re, Abel individua in Amleto stesso la principale fonte di metateatro. Il
personaggio somiglia a un drammaturgo in molti modi: finge amore e follia, dirige gli
attori con sicurezza e determinazione, e tenta di ottenere una confessione da Claudio
costruendo una situazione come farebbe un regista teatrale con il proprio attore. In
definitiva, Abel trova maggiore sostanza nel commento che Shakespeare sembra offrire
sul processo di creazione drammatica, piuttosto che nella trama in sé. Attraverso la
concettualizzazione del personaggio di Amleto come "the first stage figure with acute
awareness of what it means to be staged" (57–58), l’autore incontra l’idea
dell’autocoscienza che volge lo sguardo dell’opera verso il suo interno.
La seconda opera analizzata da Abel, La vida es sueño affronta lo stesso tema di Hamlet,
la drammaturgia. Questa visione è centrale per Abel, che sembra interpretare il metateatro
esclusivamente attraverso lo sguardo del drammaturgo. Egli etichetta Falstaff in Henry
IV un drammaturgo (66), così come per la figura di Prospero in The Tempest (69), e
attribuisce quattro diversi stili drammaturgici a Claudio, al fantasma del re, a Polonio e
allo stesso Amleto (50–51)
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Teorie e pratiche della traduzione magistrale
-
Riassunto Esame critica cinematografica. Libro Consigliato Bisoni, La critica cinematografica metodo - prime 55 Pag…
-
Riassunto esame storia e metodologia della critica cinematografica, prof. Claudio Bisoni, libro consigliato Le Nuov…
-
Teorie e pratiche della fotografia