Estratto del documento

I circuiti cerebrali implicati nei sintomi del DSPT, con approfondimento su condizioni di minaccia attiva

Sara Vitiello 560208

Introduzione

Il disturbo da stress post traumatico è una conseguenza di gravi traumi fisici o psicologici. I trattamenti, sebbene si dimostrino efficaci per alcuni individui, sono ancora limitati. Per questo, negli ultimi anni, l’interesse verso lo studio dei circuiti cerebrali che sottendono il disturbo è cresciuto sempre di più. Tali approfondimenti hanno permesso di acquisire una conoscenza transazionale del disturbo, fornendo così anche strumenti terapeutici utili. Ad oggi è anche opportuno considerare la genetica come elemento fondamentale nello sviluppo del DSPT, in quanto un determinato background genetico viene identificato come fattore di rischio del disturbo.

Il disturbo da stress post-traumatico

Come descritto nel DSM 5, una diagnosi di questo disturbo si basa su una serie di criteri chiave: un individuo deve essere stato esposto ad un evento traumatico, ritenuto pericoloso per la propria vita o che presenta un potenziale di gravi lesioni fisiche a sé o agli altri. Vi sono tre categorie differenziali per l’evento traumatico: averlo subito, aver assistito all’evento o averlo commesso.

A seguito di questo evento devono presentarsi sintomi tra cui:

  • Immagini intrusive che si palesano alla mente dell’individuo contro la sua volontà;
  • Iperattivazione fisiologica e psicologica a seguito di fattori scatenanti;
  • Flashback o disturbi dissociativi della realtà, che possono avere una durata variabile;
  • Disturbi della memoria;
  • Disturbi del sonno;
  • Evitamento di ogni situazione o circostanza che possa riportare all’evento traumatico.

Le caratteristiche del DSPT seguono l’evento traumatico stesso, e le manifestazioni sono estremamente variabili, dato che il trauma può essere vissuto in modi diversi. I segni e sintomi devono perdurare per più di un mese affinché possa essere effettuata una diagnosi di DSPT. Solitamente il disturbo insorge entro 3 mesi dal trauma, ma il tempo prima di poter effettuare una diagnosi completa può variare, a causa delle capacità auto-protettive dell’organismo. I sintomi in realtà possono verificarsi molto dopo l’essere venuti a contatto con l’esposizione traumatica. Questo disturbo compromette la vita dell’individuo in vari ambiti come: sociale, lavorativo, interpersonale e scolastico. È presente una comorbilità con disabilità sociale, lavorativa e fisica, unita ad un’alta spesa sanitaria.

Circuiti cerebrali alla base dei sintomi intrusivi del DSPT

È stato ipotizzato che i sintomi di tipo intrusivo derivassero da una disfunzione nella modulazione emotiva: un fallimento della corteccia cerebrale nell’inibizione del sistema limbico. Gli individui con DSPT mostrano spesso un’aumentata attività dell’amigdala e una riduzione dell’attività della corteccia prefrontale mediale durante studi di provocazione dei sintomi. L’amigdala è una sorta di sentinella che sorveglia e rileva nell’ambiente la salienza relativa al negativo, cioè ad un potenziale pericolo che può essere presente nell’ambiente. Una sua iperattivazione sicuramente è qualcosa che già ci può far immaginare uno stato generalizzato di allarme.

Inoltre, è stata dimostrata un’associazione con una maggiore attività dell’insula (coinvolta nell’interiezione e consapevolezza corporea) e una ridotta attività della corteccia cingolata anteriore rostrale (coinvolta nell’attenzione e nella regolazione emotiva). I risultati confermano che è presente un fallimento del controllo top-down della riattivazione delle tracce di memoria associate a pensieri e immagini legati al trauma. Il fallimento di questo controllo è stato anche correlato ad una compromissione nell’estinzione della paura.

L’estinzione della paura si riferisce al condizionamento classico di Pavlov, per cui a seguito del condizionamento alla paura (uno stimolo inizialmente neutro viene associato ad uno stimolo avversivo e si ottiene così una risposta di paura condizionata) viene presentato uno stimolo neutrale insieme allo stimolo condizionato e con le successive presentazioni si dovrebbe assistere ad un graduale decremento della risposta di paura, fino ad una sua estinzione. Non si tratta di una cancellazione di una vecchia memoria a favore di una nuova, ma della formazione di una nuova memoria, in competizione con la precedente. Ci sono stati studi che dimostrano che i pazienti con DSPT siano in grado di formare nuova memoria di estinzione per la paura, ma che abbiano difficoltà nel trattenerli. (Milad MR et al 2009; Grarfinkel SN et al. 2014; Wicking M et al 2016).

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 6
Circuiti cerebrali implicati nel DPTS Pag. 1 Circuiti cerebrali implicati nel DPTS Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 6.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circuiti cerebrali implicati nel DPTS Pag. 6
1 su 6
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarafava di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Basi neurometaboliche delle funzioni cognitive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Poli Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community