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11

Grafico 3

L’aumento delle produzioni di cereali con questo trend è dovuto a molteplici fattori ,

ma l’uso di semi migliorati e delle tecniche correlate è un elemento fondamentale

grafico

3

Questo grafico riafferma quanto esposto nel grafico precedente chiarendo che

l’aumento delle produzioni passa per le rese e non per l’aumento delle terre 11

12

seminate.

12 13

Critiche

Una delle principali critiche è il pericolo della perdita della La

biodiversità.

diffusione degli ibridi della rivoluzione verde e le tecniche ad essa associate ha

portato alla coltivazione di poche varietà di sementi. La dipendenza da uno o

poche forme di sementi significa una aumentata fragilità della popolazione e una

compromessa capacità di migliorare le sementi nel futuro, oltre ad una perdita non

stimabile nel contributo ad una dieta varia. Inoltre le sementi della rivoluzione

verde sono state create con l’ottica di efficienza nella crescita e longevità, non

sempre per il valore nutritivo.

Dipendenza economica.

Le multinazionali dell’agricoltura vendono ai piccoli contadini ed anche alle

grandi aziende agricole i propri semi “migliorati”.

Le sementi devono essere acquistate ogni anno altrimenti riproducendosi fuori

controllo perdono le capacità migliorate. Questo crea una completa dipendenza

finanziaria del contadino rispetto al commerciante. La mancanza di liquidità crea

dipendenza da prestiti ad usura. I fenomeni di usura, enormemente diffusi nelle

campagne asiatiche si diffondono a dismisura.

Risultati

Al di là delle critiche i risultati sono stati straordinari e incontestabili, da 1970 al

1990 le rese di cereali raddoppiano in tutto il mondo.

Vi sono peraltro Paesi come quelli dell’Africa Sub Shariana in cui il fenomeno non

ebbe successo. Oltre ai rilevanti fattori politici e sociali, regimi corrotti, mancanza

di assistenza tecnica in agricoltura, mancanza di distribuzione di sementi

migliorate, di concimi azotati, la ragione va anche cercata nella tipologia delle

agricoltura tropicale per la quale non fu messo a punto e sperimentata a

sufficienza la Rivoluzione verde.

Gli OGM

Gli OGM in agricoltura sono organismi viventi il cui patrimonio genetico è

stato modificato stabilmente mediante l’inserzione di geni (porzioni di DNA)

13

14

provenienti da altri organismi, allo scopo di sviluppare in essi nuove funzioni o far

produrre sostanze nuove

La modifica del patrimonio genetico di un organismo (animale, vegetale o

microrganismo) avviene grazie all’utilizzo delle tecniche biotecnologiche che

comprendono tecniche della biologia molecolare e dell’ingegneria genetica.

Con l’ingegneria genetica l’uomo si pone obiettivi in parte diversi cui

tendeva con le tecniche tradizionali. Interviene su piante e animali introducendo

nel DNA caratteristiche nuove in modo preciso, veloce e mirato.

I tempi delle modifiche ottenute attraverso ibridi e incroci selettivi infatti

sono lunghi e non è sempre facile ottenere l’espressione delle caratteristiche

desiderate, al contrario di quello che avviene con le biotecnologie.6

5 When the desired trait is found in an organism that is not sexually compatible with the host,

it may be transferred using genetic engineering.

In plants, the most common method for genetic engineering uses the soil bacterium

Agrobacterium tumefasciens as a vector. Researchers insert the desired gene or genes into the

bacterium and then infect the host plant. The desired genes are transmitted to the host along with

the infection. This method is used mainly with dicot species such as tomato and potato. Some

crops, particularly monocot species such as wheat and rye, are not naturally susceptible to

transformation via A. tumefasciens, although the method has recently been successfully used to

transform wheat and other cereals. In the most common transformation technique for these crops,

the desired gene is coated on gold or tungsten particles and a “gene gun” is used literally to shoot

the gene into the host at high velocity.

Three distinctive types of genetically modified crops exist: (a) “distant transfer”, in which genes

are transferred between organisms of different kingdoms (e.g. bacteria into plants); (b) “close

transfer”, in which genes are transferred from one species to another of the same kingdom (e.g.

from one plant to another); and (c) “tweaking”, in which genes already present in the organism’s

genome are manipulated to change the level or pattern of expression.

Once the gene has been transferred, the crop must be tested to ensure that the gene is

expressed properly and is stable over several generations of breeding.

This screening can usually be performed more efficiently than for conventional crosses

because the nature of the gene is known, molecular methods are available to determine its

localization in the genome and fewer genetic changes are involved.

Most of the transgenic crops planted so far have incorporated only a very limited number of

genes aimed at conferring insect resistance and/or herbicide tolerance However, some transgenic

crops and traits of greater potential interest for developing countries have been developed but

have not yet been released commercially.

Nutritionally enhanced crops could make a significant contribution to the reduction of

micronutrient malnutrition in developing countries.

Biofortification (the development of nutritionally enhanced foods) can be advanced through

the application of several biotechnologies in combination.

Genomic analysis and genetic linkage mapping are needed to identify the genes responsible

for natural variation in nutrient levels of common foods. These genes can then be transferred into

familiar cultivars through conventional breeding and MAS or, if sufficient natural variation does

not occur within a single species, through genetic engineering.

Non-transgenic approaches are being used, for example, to enhance the protein content in

maize, iron in rice, and carotene in sweet potato and cassava.

14 15

La differenza economica fondamentale tra le tecniche della

Rivoluzione Verde e gli OGM

La VAR tendono all’aumento delle produzione attraverso l’aumento delle rese

(quintali per ettaro), gli OGM, almeno nelle piante coltivate sino ad ora, non sono

orientati verso un diretto aumento delle rese, e delle produzioni per ettaro.

Hanno altre finalità, con queste piante OGM si tende a diminuire i costi di

produzione.

Esistono tentativi di coltivare piante modificate OGM al fine di produrre altri

elementi di utilità nutrizionale, ad esempio il Golden Rice, modificato al fine di

produrre vitamine anti cecità. Questi OGM nonostante altri investimenti sono

ancora a livello sperimentale.

Al momento le strategie di base sono:

1) OGM modificati in modo permettere l’uso di diserbanti, potenti e di basso costo

(Gliphosate)

2) OGM modificati in modo che la pianta stessa produca sostanze sfavorevoli agli

insetti che attaccano la pianta.

In particolare si è perseguito l’inserimento del gene Bacillus Thurigensis.

Il BT, Bacillus Thurigensis, è un bacillo che secerne una proteina che è tossica per

molte larve di insetti delle piante coltivate. Nel caso specifico il cotone ed il mais.

Potremmo definire anche questi OGM come applicazione di tecniche tese al

risparmio nei costi di produzione e di sicurezza nei raccolti più che più

cost saving,

tecniche tese all’aumento di produttività in termini tradizionali.

Occorre tenere conto di un’altra caratteristica importante in questi OGM ovvero la

saldatura obbligata tra produttore di seme OGM, e produttore di diserbanti. Quasi

sempre sono gli stessi attori.

La Soia OGM Modificata detta (rr), resiste al Round Up, nome commerciale un

diserbante di nome Gliphosate. Questo erbicida è prodotto dalla stessa società

Monsanto che produce e vende il seme.

Col tempo il “round up” propagandato per anni come un diserbante innocuo si è

rivelato altamente tossico per la fauna animale, è ormai provata anche

l’assuefazione di certe specie vegetali a questo diserbante con selezione di ceppi di

piante infestanti resistenti. 15

16

Circa il Mais Bt i critici individuano nell’inserimento del Bacillus Thurigensis in

questa pianta un sommarsi di interessi pericolosi.

L’uso OGM è molto importante dal punto di vista ambientale per i contadini del

cotone. Il 40 % degli insetticidi consumati nel mondo sono destinati al cotone, ed

immense aree dell’Asia centrale , in particolare area lago Aral, sono inquinate da

questi insetticidi.

Il Cotone BT (Bacillus Thurigensis) , è un cotone nel cui DNA è stato inserito il

gene del Bacillo Thurigensis, innocuo per l’uomo, ma che secerne una proteina

tossica per una larva di insetto ( Boll Worm ) dannoso per la pianta del cotone. In

tale modo a basso costo si combatte il parassita senza uso di insetticida, 7 8

Transgenic crop commercialization (Fao 2003)

7 Transgenic crops were grown commercially in 18 countries on a total of 67.7 million ha in

2003, an increase from 2.8 million ha in 1996

Just six countries, four crops and two traits account for 99 percent of global transgenic crop

production) The most widely grown transgenic crops are soybeans, maize, cotton and canola.

The United States plants almost two-thirds of the transgenic crops grown worldwide.

Although transgenic crop area in the United States continues to expand, its share of global

transgenic area has fallen rapidly as Argentina, Brazil, Canada, China and South Africa have

increased their plantings.

Herbicide tolerance and insect resistance are the most common traits. Herbicide-tolerant soybeans

now comprise 55 percent of the global soybeans production area, and herbicide-tolerant canola

comprises 16 percent of the global canola area.

The transgenic cotton and maize varieties currently being grown commercially include traits for

insect resistance, herbicide tolerance or both, and transgenic varieties now make up 21 percent

and 11 percent, respectively, of the total area sown to those crops (James, 2003).

8

16 17

Figura 1 Figura 2

In questo grafico si evince la crescita esponenziale delle piante OGM ( soia , mais e

cotone).

I paesi industrializzati sono quelli che per primi si sono aperti a queste piante.

Usa ed Argentina sono i principali utilizzatori degli OGM, mentre Soia e Mais sono

le principali piante OGM coltivate nel mondo.

La Normativa della Ue sugli OGM

La prima direttiva europea atta a uniformare l’approccio degli Stati Membri

riguardo gli organismi geneticamente modificati risale al 1990 (Direttiva

90/220/CEE). Secondo le procedure riportate in questa direttiva sono stati

autorizzati al rilascio deliberato nell’ambiente, per scopi sperimentali e non, 17

organismi diversi, tra cui 14 piante (ad esempio diverse varietà di mais, colza e

soia) e due vaccini (quello per la rabbia e quello per la malattia di Aujeszky, ad uso

veterinario).

Successivamente, la Commissione Europea, secondo quanto stabilito dal Libro

Bianco 2000, ha concluso nel 2003 la predisposizione del quadro normativo che

regola il settore delle biotecnologie. Tale settore è direttamente correlato al quadro

più generale relativo alla sicurezza alimentare comunitaria, le cui procedure di

base sono descritte nel Regolamento n. 178/2002 che “Stabilisce i principi e i

17

18

requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la

sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare”. Il

quadro normativo comunitario è stato completato dal Regolamento (CE) n.

1829/2003 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo a ”Alimenti e mangimi

geneticamente modificati”, e dal Regolamento (CE) n. 1830/2003 del Parlamento

Europeo e del Consiglio concernente ”La tracciabilità e l’etichettatura di organismi

geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da

organismi geneticamente modificati nonché recante modifica della direttiva

2001/18/CE”. Tali regolamenti si sono aggiunti alla normativa comunitaria

preesistente, ovvero la direttiva n. 2001/18/CE del Parlamento Europeo e del

Consiglio relativa a ”Emissione deliberata nell’ambiente di organismi

geneticamente modificati e che abroga la dir. n. 90/220/CE”, che prevede le

procedure di autorizzazione a fini sperimentali e di commercializzazione delle

colture transgeniche. Attualmente, chiunque voglia immettere in commercio un

OGM, o prodotti ottenuti da OGM, destinati all’alimentazione umana e/o animale,

può presentare una richiesta di autorizzazione in base al Reg. 1829 all’Autorità

Nazionale Competente di uno Stato Membro che, a differenza di quanto accadeva

per le richieste presentate in base alla Direttiva 2001/18/CE, informa l’Autorità

Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority – EFSA,

istituita con il Regolamento CE n. 178/2002) e le fornisce tutta la documentazione.

L’EFSA è tenuta ad informare immediatamente la Commissione Europea e gli altri

SM della domanda, mettendo a loro disposizione i documenti relativi. Una sintesi

della notifica è pubblicata sul sito dell’EFSA. Inoltre, l’EFSA fornisce alla

Commissione Europea e agli Stati membri il parere tecnico scientifico sulla notifica

sul quale si baserà la decisione in merito all’autorizzazione.

L’entrata in vigore del Regolamento 1829 ha suscitato la perplessità di diversi Stati

membri per l’evidente sovrapposizione normativa del Regolamento con la

Direttiva 2001/18/CE. In particolare, per gli OGM sarebbe stato logico che la norma

relativa al settore degli alimenti e dei mangimi si occupasse solo di tali prodotti e

non, come proposto dalla Commissione Europea, anche del rilascio ambientale

degli OGM destinati a diventare direttamente o indirettamente alimenti o

mangimi; gli OGM in quanto tali dovevano essere trattati nella Direttiva

2001/18/CE, mentre il Regolamento doveva occuparsi esclusivamente dei prodotti

derivati da OGM, costituiti e/o contenenti OGM per uso alimentare.

Le critiche e l’opposizione agli OGM

Critiche ed opposizioni agli OGM risalgono alle origini. All’inizio l’opposizione

aveva un forte contenuto ideologico più che basi scientifiche col tempo si sono

18 19

delineati elementi preoccupanti in particolare nei confronti degli OGM rr, ovvero

roundup resistente. Intanto un elemento che solleva perplessità è che il produttore

monopolistico della soia rr e del gliphosate da cui viene derivato il Round Up

(reticella in italiano) è dalla Società Monsanto.

Le critiche molto fondate (MM Robin 2008) si appuntano, non tanto sulla Soia

OGM, bensì sul Round Up definito tutt’altro che innacquo e con componenti

altamente tossiche e cancerogene. Sono stati inoltre riscontrati casi di

intossicazioni collettive.

Inoltre il RR crea specie resistenti da cui l’uso di dosi sempre più alte di diserbante.

Sul Mais Bt le critiche sono di alterare il biosistema in quanto la tossina del Bacillus

Turigensis, colpisce anche altre larve innocue.

In questo caso non viene valutato il beneficio alla salute dei coltivatori di cotone

specie di India , Cina con il risparmio di insetticidi ad alte tossicità. 19

20 Capitolo 4

La fame nel mondo

Secondo la Fao oltre un miliardo di persone nel mondo soffrono la fame

La misura dei “poveri” e di chi soffre “la fame” è diversa anche se strettamente

correlata.

La Banca Mondiale adotta come misura della povertà la disponibilità di meno di

1,25 US Dollari al giorno . Le stime si riferiscono al 2005. Secondo queste stime

troviamo 1,4 miliardi di popolazione “povere”.

La stima della fame nel mondo.

Passando alla stima delle popolazione che soffre la fame, la Fao valuta che essa

ammonti ad oltre un miliardo , 1,02 miliardi, dati 2009, cento milioni in più del

2008.

Mai così tanti sono gli affamati nel mondo. Un sesto della popolazione mondiale 9

La fame nel mondo, spiega la Fao, e' in continua e lenta crescita da 10 anni, ma

quest'anno le stime della Fao prevedono un'impennata superiore al trend degli

ultimi anni, con un tasso di crescita dell'11%, complice la crisi economica.

La quasi totalità degli affamati vive nei paesi in via di sviluppo, ma una fetta

consistente, 15 milioni di persone - riguarda anche i cosiddetti paesi sviluppati.

In Asia e nel Pacifico sono circa 642 milioni le persone che soffrono di denutrizione

cronica; 265 milioni nell'Africa Sub-Sahariana, 53 milioni in America Latina e nei

Caraibi e 42 milioni nel Vicino Oriente e nel Nord Africa.

Ad aggravare la situazione nei paesi in via di sviluppo è la crisi economica globale

che nell'ultimo anno, 2009, ha portato anche ad una diminuzione dei trasferimenti

di denaro degli emigranti nei loro paesi d'origine.

II prezzi dei beni alimentari - sebbene diminuiti nel 2009 nei Paesi in via di

sviluppo, restano ancora molto alti, il 24% in più rispetto al 2006. (Agr) 10

20 21

Figura 1

Come si può notare nell’istogramma 1, la Cina è il paese con la più rapida diminuzione

delle carenze alimentari.

Nell’Africa Centrale, Congo e stati limitrofi la carenze alimentari sono invece in forte

aumento, sia per le guerre dell’ultimo decennio, sia per la mancanza di tecniche

adeguate da applicare alla agricoltura tropicale.

Si sottolinea l’alta percentuale, 36%, delle popolazioni sottoalimentate nell’Africa sub

sahariana.

Sono correlati: I bassi livelli di consumo di cibo, bassi livelli di sviluppo economico

e limitate risorse agricole. 1112

Food intake and population growth

11

Projected progress in hunger reduction mirrors significant increases in average per capita food

consumption.

In particular, sub-Saharan Africa will still have an average per capita daily calorie intake of 2.420

kilocalories (kcal) (2.285 kcal when Nigeria is excluded) in 2015 – close to that of South Asia at the

turn of the century. Low initial levels of calorie intake, coupled with high population growth, will

contribute to the slow reductions in the number of undernourished people.

Asia and the Pacific region accounts for 68 percent of the developing world’s population and 64 21

22

Figura 2

percent of its undernourished population.

The prevalence of undernourishment – at 16 percent of the total population – is second only to

Africa’s among the developing country regions.

Between 1990-92 and 2001–03, the number of undernourished people in the region declined

from 570 million to 524 million and the prevalence of undernourishment dropped from 20 to 16

percent.

Every country except the Democratic People’s Republic of Korea10 saw a decline in prevalence,

but it was not sufficient in all cases to compensate for population growth – only 9 of the region’s 17

countries reduced the number of undernourished people.

To reach the WFS target by 2015, progress must be accelerated.

The decline in the number of hungry people in Asia and the Pacific was driven mainly by

China, which saw a reduction from 194 million to 150 million.

India has the largest number of undernourished people in the world, 212 million – only

marginally below the 215 million estimated for 1990-92. Bangladesh and Pakistan, both with high

levels of prevalence, account for 15 percent of the hungry people in the region, with Pakistan

showing an increase in both prevalence and in absolute number.

22 23

Figura 3

Figura 4 23

24 Food access

But for most of the malnourished, the lack of access to food is a greater problem

than food availability.

Nobel Laureate Amartya Sen famously wrote that “starvation is a matter of

some people not enough food to eat, and not a matter of there not

having being

enough food to eat.” The irony is that most of the food insecure live in rural areas

where food is produced, yet they are net food buyers rather than sellers (chapter

4). Poverty constrains their access to food in the marketplace. According to the UN

Hunger Task Force, about half of the hungry are smallholders; a fi fth are landless;

and a tenth are agropastoralists, fisherfolk, and forest users; the remaining fi fth

live in urban areas.

Today, agriculture’s ability to generate income for the poor, particularly

women, is more important for food security than its ability to increase local food

supplies. Women, more than men, spend their income on food.

In Guatemala, the amount spent on food in households whose profi ts from

nontraditional agricultural exports were controlled by women was double that of

households whose men controlled the profi ts.

India has moved from food deficits to food surpluses, reducing poverty

significantly and reaching a per capita income higher than that in most parts of

Sub-Saharan Africa. Yet it remains home to 210 million undernourished people

and 39 percent of the world’s underweight children.

Bangladesh, India, and Nepal occupy three of the top four positions in the

global ranking of underweight children. Ethiopia is the fourth, with the same

incidence of underweight children as India. Many believe that the inferior status of

women in South Asia has to some extent offset the food security benefits of

agriculture-led poverty reduction.

Twin track – a tried and effective approach

The concentration of hunger in rural areas suggests that no sustained reduction in

hunger is possible without special emphasis on agricultural and rural

development.

In countries and regions where hunger remains widespread, agriculture often

holds the key to achieving both economic progress and sustained reductions in

undernourishment. History has taught us that, in general, those countries that

have managed to reduce hunger have not only experienced more rapid overall

economic growth but have also achieved greater gains in agricultural productivity

24 25

than those experiencing setbacks or stagnation. It follows that investments in

agriculture, and more broadly in the rural economy, are often a prerequisite for

accelerated hunger reduction.

The agriculture sector tends to be the engine of growth for entire rural

economies, and productivity-driven increases in agricultural output can expand

food supplies and reduce food prices in local markets, raise farm incomes and

boost the overall local economy by generating demand for locally produced goods

and services.

By now, it is well understood that hunger compromises the health and

productivity of individuals and their efforts to escape poverty. 25

Capitolo 4

Il Commercio Agricolo

Internazionale

Politica agricola e liberalizzazione degli scambi

Politica agricola e liberalizzazione degli scambi sono due temi che si intersecano

1

1 The debate over the role of trade in economic growth and poverty reduction has a long history.

This often contentious debate dates back more than 50 years at FAO and lies at the very roots of

economics.

Advocates of freer trade argue that trade promotes growth and that growth reduces poverty. This

view maintains that trade barriers such as import tariffs and subsidies generally benefit a

powerful, protected few at the expense of the many. Reducing trade barriers promotes more

efficient resource use.

Greater efficiency means that societies can produce more of the things people want, within their

limited resources, raising overall social welfare. The poor are able to improve their levels of

nutrition, health and education, creating a virtuous circle of rising productivity and poverty

reduction.

Critics of freer trade argue that this “neoclassical” model is flawed and that it fails to account

adequately for market imperfections and for inequitable power relations that govern the

multilateral trade negotiation process. Trade liberalization damages food security, they argue,

because liberalization benefits only the larger and more export-oriented farmers, leads to scale

2

da molto tempo . I riferimenti sono molteplici: l’abate Galiani nel 1770 scrisse un

2

trattato sul commercio dei grani che invitava alla prudenza nell’apertura delle

frontiere, sull’altro lato a metà dell’ottocento troviamo gli economisti della scuola

di Manchester, e sostenitori del libero commercio e dell’abolizione

Cobden Bright,

della Corn Low. La Corn Low o Legge dei grani era la legge doganale della Gran

3

incentives and size concentration, marginalizes small farmers and creates unemployment and

poverty.

Critics also maintain that trade liberalization holds no guarantee that everyone will benefit, even

in the long run, arguing that in reality it is the poorest and vulnerable members of society who

suffer most from the market disruptions arising from the reform process.

They claim, moreover, that agricultural imports from developed countries undermine the

economic and social fabric of poor rural areas, stalling the traditional engine of growth in agrarian

societies. Their fear is that the more the developing countries open their borders, the more they

expose poor food consumers to price shocks and small food producers to risks and disincentives.

Pointing to the existing international trading system for agriculture, many criticize the import

barriers, export subsidies and domestic support retained by some industrial countries in spite of

recent progress under the World Trade Organization (WTO) Agreement on Agriculture.

They question how farmers in developing countries can compete when their governments had

already agreed to trade and agricultural policy changes promoted by the World Bank and the

International Monetary Fund (IMF) under structural adjustment programmes.

Advocates of agricultural trade liberalization argue, on the other hand, that this view is too

pessimistic and one-sided, and that the adjustments associated with policy reform are temporary

and the effi ciency gains from trade outweigh these transitory costs. They claim that trade barriers

are a costly and ineffective way of supporting food security and agricultural development in poor

countries. Rather, productivity-enhancing investments in market institutions, infrastructure,

technology and human capital represent a better strategy for pro-poor growth.

While recognizing the imperfect nature of the WTO trade reform process, supporters argue

that the situation for developing countries could have been much worse without the disciplines of

the Agreement on Agricolture. They point tothe “subsidy wars” of the mid-1980s that generated

huge surplus stocks in Europe and North America, severely depressing and destabilizing global

commodity prices. WTO disciplines helped reduce these excesses and may have prevented far

worse.

La

3 “Corn Laws, era la legge che imponeva i dazi sul grano all’ importazione .

A spinger Cobden e Bright a perseguirne l’abolizione era l'idea, spiega lo storico Jim Powell, che

"il libero scambio potesse conquistare l'immaginario popolare come una questione morale".

La predicazione di Cobden e Bright non lasciò mai adito a dubbi: in ballo non c'era un'idea

aleatoria di efficienza, c'era un principio concreto di giustizia. E per quel principio morale, per la

libertà di scambio, Cobden fu pronto a sacrificare se stesso: fino a vendere la sua quota della

fabbrica che aveva contribuito a creare, un modo come un altro per raggranellare i quattrini

sufficienti a lanciare una campagna in grande stile.

Cobden fu molto abile nel presentare i suoi argomenti. In particolar modo, seppe spiazzare

i suoi interlocutori dimostrando che i dazi rappresentavano un costo altissimo persino per

chi ne beneficiava: riuscì a far capire, ad esempio, agli agricoltori di Chester, Glocester e Wiltshire

che sì, le pesanti tariffe proteggevano il loro formaggio dalla concorrenza straniera, ma a causa

2

Capitolo 4 - Commercio internazionale dei prodotti agricoli 3

Bretagna che imponeva dazi all’entrata in Gran Bretagna, garantendo un prezzo

alto ai cereali inglesi.

Le politiche agricole non si limitano a semplici dazi doganali, ma via via

entrano in scena strumenti più complessi in cui alla protezione alle frontiere si

associano sussidi all’export, ed aiuti diretti agli agricoltori.

La crisi del 1929 e le prime “leggi agricole” (Farm Bill) degli USA ne sono

l’esempio più importante.

Passando all’Europa, la Comunità Economica Europea delle origini a sei Stati ,

nasce con una poderosa organizzazione a difesa dell’agricoltura, organizzata sia

nella salvaguardia dei prezzi e dall’altro nella difesa dei mercati, con aiuti

all’esportazioni e barriere, sia tariffarie che non tariffarie, all’importazione.

Negli Stati Uniti si rafforza una forte difesa del settore agricolo basato sia sui

prezzi minimi garantiti, attraverso il che su un complesso sistema di aiuti

loan rate,

alle esportazioni.

Il sistema rimane attivo per decenni, agli anni ottanta, ma dal punto di visto

politico e dell’opinione pubblica l’aiuto al mondo agricolo resta sotto tono.

L’opinione pubblica è lontana dai temi del mercato mondiale delle commodity

agricole.

Il tacito consenso a queste politiche è facilitato per tutti gli anni settanta ed

ottanta dal ruolo svolto dagli acquisti di cereali da parte dell’Unione Sovietica che

tonificavano il mercato e rendevano certi gli smaltimenti dei prodotti e degli

eventuali surplus.

I Paesi in Via di Sviluppo non avevano forza politica per protestare, ma nem-

meno prodotti da offrire sui mercati.

Il sistema agricolo europeo chiuso e protetto trova una eccezione negli accordi

con le ex colonie dei paesi europei con gli accordi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico)

che prevedono per questi paesi di esportare a dazi zero o molto ridotti, nella

degli stessi dazi essi finivano per pagare cifre spropositate per altri beni, dalla farina d'avena ai

fagioli.Così, Cobden e Bright salivano assieme sul palco per smascherare agli occhi delle masse

l'iniquità truffaldina del protezionismo. Cobden parlava sempre per primo, seminando dubbi,

vivisezionando con precisione chirurgica il cancro del sistema, lasciando intravedere al pubblico la

sagoma della verità. Poi toccava a Bright, che ci metteva passione e zelo quasi religioso, che

coltivava nella folla un senso di oltraggio, di sdegno, per l'ingordigia dei protezionisti. Cobden era

la mente, Bright il cuore: girarono assieme l'Inghilterra come trottole, praticamente per dieci

anni.A un certo punto Cobden decise di entrare in Parlamento (ce la fece al secondo tentativo, nel

1841), ma la League fu sempre il primo dei suoi pensieri. Ci fu un momento - la sua ex azienda

attraversava un periodo di crisi, e sua moglie era appena morta di tubercolosi - in cui accarezzò la

prospettiva di ritirarsi a vita privata. Bright lo dissuase, "non ci riposeremo mai finché le Corn

Laws non saranno state abolite". Non si riposarono, andarono avanti al ritmo sfiancante di una

conferenza ogni sera, ma ce la fecero. Il primo ministro Robert Peel annunciò l'abolizione delle

CornLaws, che vennero completamente spazzate via il primo febbraio 1849. 3

4

Comunità Europea.

La suddivisione del mondo in aree di influenza: paesi ad economia di stato,

paesi ad economia di mercato e Paesi in Via di Sviluppo, (PVS) lasciava alla

Europa un forte grado di libertà.

Il sistema di protezione è fondamentalmente basato o 1) sia sui dazi doganali

fissi o 2) sui dazi ad valorem. Un dazio fisso consiste in un ammontare fisso di

moneta da pagare allo stato importatore per unità di volume esportato. I dazi

mobili sono valori in percentuale al prezzo della merce all’entrata. Poniamo che il

valore della merce sia 100 ed il dazio 20 %, il dazio sarà venti. Se la merce si

presenta a 200 il dazio darà 40.

Il sistema, così congegnato, cominciò a generare surplus produttivi sia in Euro-

pa che negli USA. Il dazio alza infatti col tempo i prezzi interni nel paese

esportatore, inducendo aumenti di produzione, sia attraverso l’aumento delle rese

che delle terre coltivate.

Tali aumenti presto si traducevano in surplus produttivi che devono essere

smaltiti nel mercato internazionale, dove i prezzi sono più bassi.

Le vendite dei surplus sul mercato internazionale devono avvenire

necessariamente attraverso sussidi all’export.

Si innesta una spirale in cui i dazi pur proteggendo a breve le produzioni del

Paese protetto stimolano l’aumento di produzione nel paese protetto, questi

aumenti stimolano le produzione che presto diventano eccedentarie e devono

essere esportate attraverso sussidi all’esportazione, con costi levati per il

consumatore e per il bilancio dello stato.

Gli effetti di tale politiche nel caso Europa USA hanno determinato

perturbazioni e speculazioni sui prezzi,

Negli anni ottanta gli USA cominciano a reclamare in modo vivace circa gli

aiuti Europei al loro commercio agricolo e avanzano minacce di ritorsioni. 4

4 Un esempio è la soia. Agli USA era stato concesso sin dai tempi del trattato di Roma una

sostanziale libertà di monopolio produttivo e commerciale per questo prodotto. Non a caso per

questa nella UE, non furono previsti sin dal trattato di Roma, né aiuti alla produzione,

commodities,

né al commercio. Quando gli europei tentarono di cambiare questa situazione promovendo la

produzione interna, gli USA reagirono fortemente, nel 1988, con un panel di infrazione verso la

.

CEE

4

Capitolo 4 - Commercio internazionale dei prodotti agricoli 5

I dati sul commercio mondiale di prodotti

agricoli

Esaminando i dati del commercio mondiale pubblicati dal WTO ( organizzazione

Mondiale del Commercio). L’agricoltura rappresenta dati 2003, il 9,2% della

commercio mondiale in valore.

Era l’11,7 nel 1995. Il calo è in percentuale non in valore assoluto in quanto sono

aumentati gli altri prodotti, in valore assoluto è aumentato.

In valore si tratta di 674 miliardi di dollari su 7.297 miliardi di dollari del totale del

commercio mondiale. I tassi di variazione annui del commercio mondiale agricolo

sono molto variabili.

Si registra un tasso di decremento del – 2% annuo dal 1980 al 1985, poi il com-

mercio agricolo riprende quota nel decennio 1985-1995 con un tasso positivo del-

l’8%, vi è una stagnazione e crisi dal 1995 al 2000, con un – 1% e un balzo del +15%

sul 2002.

Dati Fao 2007 indicano un notevole incremento nel commercio mondiale

agricolo. A livello dell’import viene valutato questo valore pari a 14.197 miliardi di

$ . Gli Usa sono esportatori per 7.408 miliardi di $ ed esportatori per 5.490 miliardi

di $.

Nel commercio agricolo Mondiale, l’Europa a 15 occupava il primato dell’import ed

export mondiale agricolo. Nel 2003 era il 10,9% dell’export e il 13,6% dell’import.

seguito dagli Stati Uniti con l’11,3% dell’export e il 10,7% dell’export.

Per quanto riguarda la bilancia commerciale agricola la Ue (15) è importatrice

netta, mentre gli USA sono esportatori netti. 5

Appendice

L’agricoltura rappresenta, dati 2003, il 9,2 % del commercio mondiale in

valore.

Era l’11,7 per cento nel 1995. Il calo è solo in percentuale in quanto sono aumentati

gli altri prodotti, in valore assoluto è aumentato.

In valore si tratta di 674 miliardi di dollari su 7.297 miliardi di dollari del totale del

commercio mondiale.

I tassi di variazione annui del commercio mondiale agricolo sono molto variabili.

Si registra un tasso di decremento del – 2% annuo dal 1980 al 1985, poi il

commercio agricolo riprende quota nel decennio 1985- 1995 con un tasso positivo

dell’8 %, vi è una stagnazione e crisi dal 1995 al 2000, con un - 1 % e un balzo del +

15 % nel 2002. 5

6

I leader del commercio mondiale

Il totale del export mondiale è solo una piccola percentuale della produzione

agricola mondiale.

Nel periodo 2003 2005 il totale delle esportazioni mondiali ha raggiunto i 300

miliardi di euro

Nel commercio agricolo Mondiale , l’Eu a 15 occupa il primato dell’import

ed export mondiale ( nel 2003 era il 10,9 % di export e il 13,6% di import) seguito

dagli Stati Uniti ( 11,3% export e 10,7% export)

Per quanto riguarda la bilancia commerciale agricola la Ue (15) è importatrice

netta, mentre gli USA sono esportatori netti.

Il commercio mondiale è in mano a pochi paesi.

Nell’Export, gli Stati Uniti sono i principali esportatori mondiali

Esaminando le singole categorie

Nei cereali primeggiano gli USA con 89 milioni di tonnellate di export (

2004) , il 35 per cento dell’export mondiale . L’Argentina occupa solo l‘ 8 per cento.

Nei semi oleosi, gli USA esportano 27,5 milioni di ton ,(2004) 42 per cento

del totale, segue il Brasile con 19 milioni di ton, il 26 per cento.

Carne Gli USA esportano 4,26 milioni di ton (2002,4) 22 per cento sul

totale, il Brasile 3,8 milioni, 20 per cento ( media 2002 2004) Il brasile è però in

rapida crescita.

Zucchero Brasile con 16 milioni di ton, 35 per cento (2004) , segue la

Tailandia con l’11 per cento , a parità con la UE.

Fibre. Usa 3,3 milioni di ton 35 per cento , Australia, 0.7 milioni , 9 per

cento.(2004)

Come si vede gli Usa primeggiano quasi sempre, e due tre paesi : Usa, Ue,

Brasile, occupano in quasi tutti i prodotti, il sessanta settanta per cento dell’export.

L’import è molto meno concentrato e diluito in molto paesi con

percentuali del 5 10 per cento, tranne che per i semi oleosi, in cui Ue e Cina

importano il 53 per cento dell’export mondiale. 6 7

Vedi il rapporto completo: FAO The State of Agricultural Commodity Markets, 2006, pag 45-48

6

6

Capitolo 4 - Commercio internazionale dei prodotti agricoli 7

L’Uruguay Round e gli accordi del 1994

I negoziati sul commercio internazionale iniziano intorno al 1990, e sono detti

Uruguay Round in quanto le prime riunioni avvennero a Punta dell’Este in

Uruguay. Le trattative avvengono tra i paesi aderenti al GATT (Accordo Generale

sulle Tariffe ed il Commercio) ma trattano solo di tariffe doganali, ma prendono in

esame anche i sussidi interni, in quanto ritenuti distorsivi della concorrenza

internazionale.

In particolare sono presi di mira quei sussidi detti “accoppiati”, in cui il rapporto

“causa” ovvero il “sussidio”e “l’effetto”, ovvero il livello della produzioni sono

correlati.

Nel 1994. A Marrakesh viene firmato l’accordo conclusivo in virtù delle

trattative dell’Uruguay Round. I principali elementi di questi accordi sono i

seguenti:

“Sul fronte delle tariffe, le “misure doganali non tariffarie” all’importazione

sono convertite in “tariffe equivalenti”.

Per “misure doganali non tariffarie” si intendono tutte quelle misura che pur

non prevedendo tariffe doganali esplicite, quali ad esempio una percentuale sui

valori all’entrata simulano questo effetto. Un esempio sono le restrizione

quantitative.

Successivamente le “tariffe tariffarie” sono sommate alle “misure equivalenti “

ed infine questo valore è ridotto del 36% per tutti i Paesi Sviluppati.

Questo meccanismo non è per ogni singolo prodotto, ma sulla media di tutti i

prodotti. Una riduzione è obbligatoria per singolo prodotto di almeno il 15%.

Grosso modo possiamo dire che una nazione può ridurre del 100% la “tariffa”

per un prodotto e per un altro prodotto solo del 15%. L’importante è che la media

sia almeno del 36%.

Una condizione che si dimostrerà molto importante, anche se di difficile appli-

cazione, è la cosiddetta “clausola di salvaguardia speciale”, che permette per i pro-

dotti soggetti a dazio doganale certo e per periodi limitati, di innalzare le tariffe di

importazione.

Questo nel caso di eccessiva riduzione del prezzo d’importazione o di aumento

dei volumi commercializzati oltre una certa soglia.

Sul fronte dei sussidi all’export, vengono fissati per aggregazioni di prodotto,

riduzioni del 36% sul valore ed il 21% in volume. Sino a questo punto le logiche

degli accordi sono abbastanza intuitive. 7

8 Una volta affermato il principio che il libero commercio è vantaggioso per tutti

i paesi che partecipano agli scambi, il “mutuo vantaggio” di Smith, si

alleggeriscono le barriere agli scambi come i dazi fissi o mobili, le quote di

importazione, e le misure non tariffarie e gli aiuti all’export.

I negoziati dell’Uruguay Round e il trattato conclusivo di Marrakech introdu-

cono, sulla base degli studi OCDE, per l’agricoltura, il principio o meglio il diritto,

della comunità internazionale di sindacare le politiche agricole degli stati membri

quando, come quasi sempre, almeno per quanto riguarda i Paesi industrializzati,

concedono aiuti diretti indiretti alle imprese o ai prodotti.,

Viene definita la Misura Aggregata di Sostegno (AMS), cioè il calcolo di tutti gli

aiuti (base 1986/88) e viene stipulato l’accordo che questo sostegno debba essere

ridotto del 20%, dal 1995 al 2001.

Per quanto riguarda la parte agricola degli accordi, detti anche di Blair House

Bruxelles, 6 Dicembre 1993, la UE si impegna a ridurre entro il 2000 il sostegno alla

propria agricoltura. Tale sostegno è identificabile usando una misura statistica

aggregata AMS (Aggregato Measurement of Support)

Per i prodotti agricoli si definiscono inoltre (accordi di Blair House) le varie

“scatole” o “box”.

Col termine di box, si creano categorie di prodotti e o di politiche di sostegno

ammesse e non ammesse dagli accordi. ovvero la

L’amber box, scatola gialla,

contiene le misure di sostegno da diminuire e su cui si è d’accordo, la scatola verde,

sono le misure ammesse in genere quelle cosi dette disaccoppiate e che

green box,

non influiscono sui traffici, la scatola rossa, contiene le misure giudicate molto

distorsive da vietare e da abolire assolutamente

Sono stati definiti tre livelli di aiuti identificati in modo fantasioso tre scatole

dette (box): o scatola verde, o scatola blu, amber box o scatola

green box blue box

rossa, con livelli diversi di ammissibilità.

Gli aiuti classificabili nella scatola verde sono quelli totalmente scollegati dalla

produzione ad esempio premi per il prepensionamento, quelli nell’amber box sono

i premi correlati (accoppiati o coupled) alla produzione che dovranno essere

ridotti del 20%. Gli aiuti nella blue box sono ad un livello intermedio e di

compromesso. In questa scatola sono compresi i pagamenti compensativi.

Vi è un accordo che questi aiuti prima o poi dovranno ricadere nella green box.

Infine viene definita la scatola Blu, che contiene provvedimenti di lieve impatto.

Il GATT dopo anni di stasi nel 1994 porta a termine una operazione complessa

e difficile che potremmo chiamare di riordino di tariffe all’import, di quote, di

sostegni alla produzione.

Elemento importante è che dal punto di vista delle politiche per l’agricoltura

mondiali non si parla solo di “ mutuo vantaggi” ma del vantaggio per i Paesi in

8

Capitolo 4 - Commercio internazionale dei prodotti agricoli 9

via di sviluppo da questi cali di tariffe e aiuti interni.

È prevista inoltre una riduzione graduale nell’arco di sei anni del valore delle

esportazioni sussidiate del 36%, rispetto ad un periodo di base media degli anni

1986-1990. Dovranno anche essere ridotte le esportazioni sovvenzionate in

quantità del 21%.

Per i cereali viene stabilito che il prezzo all’importazione comprensivo di

tariffa, fissato dalla CE, non possa superare in ogni caso il 155% del prezzo di

intervento.

Vengono ridotti i dazi all’importazione degli ortofrutticoli e introdotte per certi

prodotti quote tariffarie a tasso zero e quote privilegiate di importazione per di-

versi prodotti.

Come si vede si tratta di accordi di rilevante importanza che condizionano

enormemente il futuro della Politica della Comunità.

Negli accordi è scritto a chiare lettere che non potranno essere concessi aiuti

accoppiati, cioè correlati, alle produzioni.

A fine 1999 è iniziato un nuovo “round” in sede WTO. La prima riunione a Seattle

nel gennaio 2000 ha avuto un andamento contraddistinto da forte contestazione da

parte di gruppi ambientalisti e in generale da gruppi sensibili i problemi dello

sviluppo sostenibile a temi dell’agricoltura nei paesi poveri oltre a preoccupazioni

verso le produzioni da materiale geneticamente modificato.

A Doha, nel Quatar nel novembre 2001 inizia un altro giro di trattative.

l’obiettivo è la diminuzione delle barrire tariffarie. Le posizioni erano molto

distanti. Una serie di incontri si succedono, Cancun 2003, Hong Kong 2005,

Posdam 2007 senza che sia arrivi ad un accordo.

Anche a tutto il 2008 non si è arrivato ad un accordo.

Nota: Trade intensity, expressed as a ratio of total trade in goods and services to total GDP,

has increased from less than 30 percent three decades ago to almost 50 percent today. This trend

has been even more dramatic for agricultural trade (including fisheries and forestry), which has

grown from around 60 percent to more than 100 percent during the same period. The high trade

intensity of agriculture reflects the complementary nature of agricultural production in different

agro-ecological zones and a high level of intra-industry trade in the sector.

Nevertheless, the increasing importance of agricultural trade relative to agricultural output

has not prevented agricultural trade from losing its relative importance as a component of

international trade. Indeed, while agricultural trade continues to expand, its share in total

merchandise trade continues to fall, from close to one-third four decades ago to around 10 percent

as seen in Figure 1. 9


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo sostenibile del prof. Antonio Piccinini all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: economia e produzione agricola, agricoltura ed evoluzione demografica, la rivoluzione verde, l'ingegneria genetica e gli OGM, il problema della fame nel mondo, il commercio agricolo internazionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo sostenibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Piccinini Antonio.

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