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La crisi del 1929 e il New Deal

Con il termine “la grande crisi” si usa indicare un periodo della storia economica durante il quale si ridussero su scala mondiale e in maniera considerevole tutte le grandezze economiche il cui andamento segna lo stato di progresso/regresso dell’economia di un paese (produzione, occupazione, redditi, salari, investimenti, risparmi, ecc.).

Una delle caratteristiche che rese unica questa crisi fu la rapidità della riduzione dell’attività economica. La crisi era scaturita dallo sconvolgimento delle relazioni economiche, finanziarie e monetarie internazionali prodotte dalla prima guerra mondiale. Alle gravi perdite di vite umane e di ricchezza provocate dalla guerra, si erano aggiunti il collasso politico dell’impero Asburgo; la rivoluzione russa; il collasso economico della Germania. Ma soprattutto fu causa della crisi la particolare situazione degli U.S.A.

Fino al 1929 gli Stati Uniti registrarono un boom ininterrotto, i fattori che stimolarono l’economia furono diversi: l’espansione dell’industria edilizia; una serie di innovazioni, basate sullo sfruttamento di nuovi prodotti; lo sviluppo dell’industria elettrica; l’impulso notevole alla razionalizzazione dei processi produttivi (taylorismo). Il reddito nazionale in quegli anni aumentò notevolmente. Proprio questa maggiore disponibilità di capitali permise agli Stati Uniti di concedere cospicui prestiti a molti paesi dell’Europa e non solo.

Dopo una generale sistemazione delle monete europee, e superato il periodo dell’inflazione (1925-1927), gli Stati Uniti intensificarono i loro prestiti, e a poco a poco gran parte dell’oro del mondo si andò a concentrare a Fort Knox. Conseguentemente ci fu un aumento delle quotazioni della borsa di New York che non era però collegato all’aumento dei dividendi delle azioni (cioè dei profitti delle corrispondenti società), bensì a un puro gioco di speculazioni. Dal momento che i prezzi continuavano a crescere appariva vantaggioso comprare, senza preoccuparsi della bontà dei titoli.

Nell’autunno del 1929 gli Stati Uniti, che tenevano in piedi il sistema economico internazionale, cominciarono a richiamare drasticamente i capitali, sottraendoli alle attività in cui erano investiti. La conseguenza del crollo di Wall Street fu la caduta dei prezzi agricoli, delle materie prime, e, in maniera minore, dei prodotti industriali, e la rapida contrazione del commercio in tutto il mondo. Questo non poteva che riflettersi negativamente sul potere di acquisto degli strati produttivi di tutti i paesi. In seguito alla crisi diminuirono i salari e i profitti industriali.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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