Che materia stai cercando?

Storia della Fotografia Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia della fotografia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Novaga dell’università degli Studi Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE, Scienze e tecniche della comunicazione grafica e multimediale . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Laboratorio di Fotografia e comunicazione visiva docente Prof. A. Novaga

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

LABORATORIO DI FOTOGRAFIA E COMUNICAZIONE VISIVA

Arianna Novaga

LEZIONE 1

La fotografia è semplicemente un linguaggio, ha un approccio interdisciplinare nella nostra

 vita. Non è un oggetto isolato ma è un mondo fatto di altre cose. È un linguaggio che

obbligatoriamente deve avere a che fare con le altre discipline (pittura, scultura, cinema,

teatro).

Archivio della memoria: luogo virtuale non fisico in cui sono depositate una serie d’immagini

 con significato teorico, culturale e comunicativo che vanno ad arricchire l’archivio della

nostra memoria. L’archivio ci permettere di creare un nostro giudizio critico, senza limitarsi

a dire che è bella o brutta.

La cultura visiva invece è il patrimonio di conoscenze nel campo della cultura visiva.

 Il progetto ovvero l’aspetto progettuale nel senso che lo scatto fotografico non sarà dovuta

 solo all’emozione del momento ma sarà anticipata da un iter progettuale. Daremo

importanza all’immagine pensata e ragionata, non istintiva. Il click della foto deve essere

l’ultimo gradino di un lungo progetto.

http://www.corbis.readymech.com/it…smargiassimichele.blogautore…marcocrupifoto…

lightroomcafe…

enjoyyourcamera…americansuburbx…istockphoto

Tecniche di ripresa

E. Weston, Ansel Adams: Weston fotografa Adams con in mano una fotocamera a

piccolo formato. Weston usa invece il grande formato. Il piccolo formato serve per

fotografie veloci istintive, snapshot, il grande formato ha una definizione e qualità

maggiore.

Il principio che guida la fotografia è: la luce entra nella fotocamera, scrive il

messaggio visivo, è registrata da uno strumento fotosensibile che produce

un’immagine permanente.

La macchina fotografica è una scatola chiusa ermeticamente in cui non entra la luce, la luce entra

solo da un foro stenopeico. Contrapposto al foro c’è un materiale fotosensibile/un sensore.

L’oggetto verrà rovesciato. La luce entra nella fotocamera, scrive il messaggio visivo, è registrata

da uno strumento fotosensibile che produce un’immagine permanente.

Elementi della fotocamera: mirino: sistema di visione per inquadrare l’immagine

 obiettivo

 diaframma dentro l’obiettivo: elemento che si può aprire o

 chiuder per regolare la quantità di luce che entra nella

macchina

otturatore: elemento scorrevole per regolare il tempo di durata

della luce

messa a fuoco

Esistono diversi tipi di apparecchi fotografici che presuppongono diversi modi di fotografare e

quindi si adattano meglio ai diversi linguaggi della fotografia.

Diverse macchine:

Fotocamera compatta, analogica o digitale: la più semplice come funzione e utilizzo. Sarà

sempre una fotocamera amatoriale e non professionale. Le sue caratteristiche non permettono il

controllo diretto del fotografo sull’immagine. Non si possono fare

elaborazioni creative in fase di ripresa perché lavora quasi sempre il

automatico, anche se lavoro in manuale. Presenta una serie di

ottiche predefinite. Ha uno zoom con potenzialità limitate. Un

problema della fotocamera compatta analogica era che il mirino era

posizionato sopra al piano della pellicola (mirino galileiano, idea del

cannocchiale): quello che inquadravo non corrispondeva

perfettamente a quello che si vedeva. Ora con la fotocamera digitale

si è risolto. Apparecchio a banco ottico: oggetto di culto, ha una concezione basica e

riprendere le macchine fotografiche ottocentesche. Il banco ottico permette un

perfetto controllo dell’inquadratura e della messa a fuoco. C’è un obiettivo che fa

passare la luce, dalla parte opposta uno schermo di ripresa formato da uno

schermo smerigliato sulla qualche l’immagine si proietta rovesciata. In mezzo

c’è il soffietto che mi permette di muove l’obiettivo più lontano o più vicino. Il

formato del vetro smerigliato corrisponde al formato del negativo che poi ne

uscirà fuori. È una macchina a grande formato. Permette un perfetto controllo

dell’inquadratura e della messa a fuoco. Estrema nitidezza, perfetto controllo d’inquadratura e

messa a fuoco. L’immagine inquadrata però è capovolta e non c’è modo di girarla. Inoltre bisogna

mettersi in testa un telo nero per poter scattare la fotografia. I movimenti del banco ottico sono

due: basculaggio (movimento orizzontale per lavorare su profondità di campo e messa a fuoco) e

decentramento (movimento verticale per lavorare sulle linee dell’inquadratura).

Banco ottico a medio formato (a folding o a sportello): formato più piccolo

montato su pellicola a medio formato, ovvero una pellicola a metà tra il 35 mm e il

grande formato (6x7 cm). Può montare un formato quadrato, cosa che le altre

macchine non possono fare (un 6x6 cm). Non deve stare su un cavalletto, ha un

dorso intercambiabile. Non si appoggia all’occhio ma sulle gambe. Bisogna

abbassare la testa. La particolarità sta quindi nel mirino che mi da la possibilità di

vedere ciò che riprendo dall’alto. Mi da già un’immagine definita.

Vedere quadrato con il banco ottico a medio formato: 1. Diane Arbus, Lady Bartender: scelta di

fotografare con il formato quadrato. 2. Hans Bellmer fotografa ossessivamente per 30 anni una

bambola sempre con formato quadrato. 3. Giovanni Chiaramonte: ricerca una spiritualità e

divinità. 4. Guido Guidi fotografa un muro a Marghera, aveva la necessità di vedere quadrato per

fotografare foto urbane. Con il quadrato gioca con le forme geometriche e con le linee in maniera

più libera rispetto al formato rettangolare.

Fotocamera bioculare Rolleiflex: sistema di visione a medio formato, la prima a

introdurre il concetto di reflex ovvero uno specchietto inclinato a 45° in modo da

convogliare i raggi di luce verso l’occhio.

Fotocamera reflex: il fascio di luce entra dall’obiettivo, viene inclinato grazie

allo specchietto, colpisce il vetro smerigliato e viene inviato al pentaprisma che

raddrizza l’immagine (scompone la luce e la ricostruisce dritta).

Il piccolo formato corrisponde al fotogramma delle vecchie pellicole dette

pellicole 135 o 35mm. Il fotogramma ha formato 24x36mm.

Il sistema reflex è stato inventato dai giapponesi.

LEZIONE 2 Le ottiche (obiettivi della macchina fotografica): sono una serie di lenti

concave e convesse che funzionano tutte come un’unica lente concava. Ma

non sono un’unica lente perché se lo fossero si avrebbero delle aberrazioni

ottiche.

Lunghezza focale: lunghezza della lente ottica stessa. La focale è definita

dalla distanza tra il centro della lente e il punto ideale detto fuoco

(ipoteticamente al centro del nostro fotogramma). La lunghezza focale

definisce l’obiettivo della macchina. Più le lenti sono curve, più alto è l’indice

di rifrazione della luce e quindi la focale è più corta. Al contrario, lenti più

sottili hanno bassa rifrazione della luce e focale più lunga.

Gli obiettivi sono divisi in 3 grandi classi:

obiettivo normale: lunghezza focale 50 mm, normale perché

 progettata per riprodurre ciò che vede l’occhio umano, per

convenzione anche il rispettivo angolo visivo è di 50°. I lati del

fotogramma sono 24x36mm. Esempio: H.C. Bresson sceglie

il 50 mm per rappresentare la realtà così com’è.

grandangolare o focale corta: immagine deformata con angoli arrotondati

 perché tende ad aprire l’angolo visivo. Il grandangolo più grande è il fisheye.

Esempio: Art Kane, Joe Louis, ripresa dal basso verso l’alto con primo

piano i pugni.

teleobiettivo: si vede solo la parte centrale con dettagli ravvicinati, il campo

 è ristretto. Il problema è che tende a schiacciare la prospettiva, mette in

risalto l’oggetto in primo piano e sfuoca tutto il resto. Esempio: A.

Messeger, mes voeux.

Zoom: unico obiettivo che ci permette di muoverci senza avvicinarci realmente. Presenta un

obiettivo normale più un grandangolare o un teleobiettivo. Il problema dello zoom è che,

mescolando questi obiettivi, la luminosità sarà più scarsa. Non sarà possibile aprire il diaframma al

massimo.

F sta per diaframma: i numeri indicati dicono i valori della massima apertura del diaframma.

Profondità di campo: viene definita dalla

lunghezza focale ed è la zona che risulta

nitida con la messa a fuoco. Più la focale è

corta, maggiore è la profondità di campo e

viceversa. Jon Senzer, 1: con focale corta

grandangolare. 2: con teleobiettivo, mettendo

a fuoco l’oggetto, tutto il resto si sfoca e la

profondità di campo diminuisce. Quanto più si è vicini al soggetto da mettere a fuoco, minore sarà

la profondità di campo. All’aumentare della distanza aumenta proporzionalmente la profondità di

campo e quindi la possibilità di mettere a fuoco aree maggiori del soggetto.

Anche il diagramma influisce moltissimo sulla profondità di campo: mascherina che si chiude e si

apre come l’occhio per decidere quanta luce far passare. 1.4 è il diaframma più aperto, 22 è il

diaframma più chiuso. Nella fotografia è tutto inversamente proporzionale. Cambiando i valori del

diaframma di dice che il diaframma cambia di uno stop. Uno stop equivale alla metà o al doppio

del valore precedente.

Il parametro del diaframma va sempre accompagnato dal parametro tempo di esposizione. In

automatico la macchina ti dice sempre quali saranno i valori ottimali per una corretta esposizione.

Diaframma più aperto, tempo più corto. Diaframma più chiuso, tempo più lungo.

Il tempo di esposizione viene variato tramite l’otturatore. L’otturatore sta dentro alla macchine e

non nell’obiettivo. È formato da una serie di tendine tenute chiuse da una molla. Questo otturatore

si cambia con una rotellina. Attraverso la regolazione del tempo di scatto si controlla l’effetto di

movimento del soggetto. Se c’è un oggetto che si muove e voglio immortalarlo fermo quindi devo

giocare con un tempo di otturazione corto da 1/60 in su. La corretta esposizione che la macchina ci

offre viene data attraverso l’esposimetro TTL ed è il risultato della media tra le luci bassi e quelle

alte.

1. Rodchenko, il salto. Se si vuole ottenere un mosso bisogna usare tempo di otturazione lunghi

da 1/60 in giù. 2. B.Blume, trascendental costructivism. 3-4:Esempio della differenza: G. Kause,

Boulevard. Diaframma chiuso e tempo lungo vs diaframma aperto e tempo corto.

Sensibilità: altro elemento su cui si può agire. Riferito alla sensibilità della pellicola nell’analogico,

mentre nel digitale è definita dalla dimensione e dal numero dei pixel. Definisce la nitidezza della

foto. Alta sensibilità penalizza la definizione dell’immagine ma permette la ripresa con condizioni di

luce difficile (da 400 a 3200 ASA). Bassa sensibilità invece necessita più luce ma tiene vivi i

dettagli e i colori (da 100 a 25 ASA). NB: ASA american standard association con l’analogico. Con

l’arrivo del digitale si è passati all’ISO che ha gli stessi parametri dell’asa. 100 iso sono 100 asa.

L’iso è quindi la sensibilità/rapidità con cui il sensore reagisce alla luce. Più la sensibilità è alta più

velocemente il sensore reagisce alla luce. Messa a fuoco selettiva: mettere a fuoco

una parte dell’inquadratura.

Diaframma abbastanza aperto, tempo di

esposizione lento. A.N. Murri

Panning: mosso, giocando con soggetto che si muove, che risulterà in

movimento e lo sfondo fermo risulterà in movimento. Quindi devo

muovermi nella stessa direzione di chi si muove, il tempo di

esposizione è lungo. È il contrario del mosso. J.H. Lartigue

Fotografia notturna: sensibilità bassa 400 e

tempo di esposizione lungo. Diaframma per far

entrare più luce. Usare il cavalletto. A.Imbriaco

Bracketing: scattare la stessa

foto con diverso tempo e diverso

diaframma. J.Sudek, natura

morta alla finestra

LEZIONE 3

Fotogiornalismo

Branchia della fotografia che permette di informare su fatti di cronaca, attualità e guerra tramite le

foto. È un ambito vasto e complicato, privo di regolamenti e fondamenti. Questo causa molti

problemi ai fotografi che devono autoregolamentarsi ma anche alla stampa.

Falsi storici nel 1855 con Roger Fenton,

guerra di Crimea. Fu una delle guerre più

violente della storia ma Roger riporta foto

di soldati che giocano a carte, che vanno a

cavallo, che parlano. Vuole tramandare un

aspetto più romantico e solidare della

guerra. Le immagini non venivano ancora

pubblicate sui giornali. In Italia, durante la prima guerra mondiale, viene fondata dai fascisti il

giornale “Il popolo d’Italia” per manipolare e convincere le persone. le

immagini pubblicate venivano trattate e modificate in modo tale da

prendere una certa direzione politica per rafforzare il regime

dittatoriale. Le foto riprendono la folla dall’alto, sono immagini di

collettività, affiatamento, entusiasmo e condivisione degli ideali fascisti.

Inoltre vengono mostrate sempre delle grandi città, per mostrare che la

mentalità era condivisa in tutte le piazze del paese. Oppure venivano ripresi scatti degli ultimi

abbracci. Gli uomini che salutano la famiglia prima di partire per il fronte.

Regimi dittatoriali nel 1919. Stalin si

fotografa assieme a Trotskij. Quando poi

Trotskij cambierà idee politiche, Stalin lo

cancellerà proprio dalla sua vita e anche

dalle foto (1967). In questi anni nasce il

concetto di etica nella stampa. È giusto

pubblicare sui giornali foto modificate?

F. Scianna mette all’erta il lettore. Come la

scrittura può ingannare il lettore, ciò può farlo anche la fotografia. Pensiamo che la fotografia

certifichi un fatto realmente avvenuto. Ma questo è un pregiudizio. C’è sempre da parte dei

fotografi una scelta di cosa viene fotografato e questa è una scelta di mentire. Non sto

raccontando la realtà ma la mia versione della realtà. E. Chaldej, 1945 fotografa un soldato che

sventola la bandiera sovietica sul tetto del

Reichstag. Foto circolata sui giornali vs foto

originale. In quella modificata, c’è un soldato

con un orologio solo al polso, nell’originale

invece sono due. Questo perché bisognava

mostrare il lato positivo della guerra, quindi

non bisognava mostrare che i soldati

andavano a saccheggiare le città. Inoltre il colore del fumo è stato enfatizzato.

Tra le due guerre il fotogiornalismo raggiunge l’apice della popolarità grazie alla nascita della

rivista Life e alla fondazione dell’agenzia Magnum Photos (agenzia fotogiornalista più importante al

mondo). Viene chiamata età dell’oro del fotogiornalismo.

R. Capa fotografa lo sbarco in Normandia del 1944. Vive direttamente sulla sua pelle il passaggio

da una costa all’altra. Fotografa milioni di foto ma a noi arrivano sono 10 fotogrammi. La versione

ufficiale dice che l’operatore che si occupava dello sviluppo dei negativi abbia commesso un errore

e i negativi non si siano fissati sulla carta. Ma questo ci fa pensare che ci sia stata una scelta di

fare sparire alcune immagini scomode. L’immagine più iconica di Capa è lo scatto del miliziano

colpito. Egli lo fotografa in quel momento piccolissimo di passaggi tra la vita e la morte. È

eticamente giusto mostrare il momento di passaggio tra la vita e la morte? Anche se è

un’immagine reale. Qualcuno ha iniziato a non credere a questa foto, come si fa ad immortalare

una persone nel momento in cui sta morendo.

Si immerge nella guerra per fotografare, sostiene infatti che se una foto non è buona è perché era

lontano dalla foto. Il fotografo deve stare dentro al fatto, altrimenti è solo uno spettatore. Capa a

differenza di Fenton poteva stare dentro alla guerra, grazie ai macchinari che utilizzava.

L’agenzia Magnum

Photos nasce nel 1947 da Capa, D. Seymour, G. Rodger, H. Cartier-Bresson. Nasce sull’onda di

Capa. Il fotografo deve essere sempre dentro all’azione, attento e pronto a

fotografare. Prima il fotografo non veniva tutelato, non aveva diritti sull’immagine.

Magnum crea delle linee: il fotografo deve avere diritti sull’immagine, diritti ad

avere un proprio stile, e poter tutelarsi. Deve avere il controllo sulle immagini, una

volta che le consegna per essere pubblicate egli ha il diritto che la foto rimanga tale

quale a quella scattata senza alcuna modifica.

Seymour, donna con un bambino in braccio durante l’allattamento mentre aspetta

la distribuzione del pane.

H. Cartier-Bresson. La sua vita è dominata dalla parola coerenza. In

tutta la sua vita non ha mai modificato il suo stile. Stile caratterizzato

dalla scelta dell’obiettivo normale 55 mm, perché così l’immagine non

viene deformata e manipolata. Formato 35 mm quindi piccolo che mi

permette di fotografare in qualsiasi occasione. Non ha mai usato luce

artificiale ma sempre naturale in esterno. Anche quando fotografava

gli interni usava comunque la luce che entrava dalle finestre.

Momento decisivo, il fotografo deve aver sempre sincronizzato cervello, occhi e macchina per

fotografare quel secondo che non ritornerà mai più. Bresson quando fotografa è oggettivo, neutro,

non da un giudizio critico. Pubblica un libro intitolato Images à la sauvette ovvero immagine colta

nel momento decisivo. Life è la rivista

con cui nasce il

fotogiornalismo. Life però nasce come rivista satirica nel 1883. Non ha un taglio fotografico e si

usavano solo illustrazioni. Poi inizia a prendere una strada patriottica che racconta i fatti di cronaca

e attualità negli USA. H. Luce nel 1936 compra la rivista e inizia a introdurre la fotografia capendo

l’importanza di tale tipo di immagini. Margaret B. White, fotografa Gandhi, scatta immagini

sempre in condizioni estreme. Fu l’unica fotografa ad

entrare in Russia durante l’invasione nazista, l’unica a

fotografa Stalin. Aveva lo stile di Capa ma lavorava in

Usa.

Life prima era una rivista d’attualità, poi inizierà a

raccontare tutti i fatti più salienti dell’america.

L’illustrazione italiana è la rivista che emula Life in italia. Parla di guerra, moda usi e costumi. Era

però basato più sulla parola e la scrittura piuttosto che per immagini, scrivevano i grandi scrittori

italiani.

Lavorarono però anche grandi fotografi come Luca Comerio. 1-2

Uliano Lucas, zona Sant’Ambrogio a Milano, ritratti davanti al tavolino. Non “ruba” le foto, va

direttamente davanti a ciò che vuole fotografare, si butta nell’azione. 3-4.

E. Smith, fotografo e artista delle sue foto. Non sono semplici fotografie ma vere e proprie storie.

Saggi.

1. E. Adams. Conta non la bellezza estetica ma il fatto in se. Generale vietnamita che spara in

testa ad un vietcong. Questo foto poco dopo essere scattata inizia già a fare il giro del mondo e

vince il premio Pulitzer, diventando uno dei fotografi più famosi. Il racconto della foto diventa

sempre più misterioso finché dopo la sua morte si viene a scoprire che il momento dello sparo era

stato provocato dallo sparo. Il generale si sente sfidato alla vista delle fotocamera e allora spara.

Dove sta l’etica?

2. K. Carter scatta la foto ad un bambino che sta morendo e un avvoltoio dietro che aspetta la sua

preda. Carter fotografa il bimbo ma poi se ne va senza aiutarlo. Anche esso vince il premio

Pulitzer.

3. S. Aranda, fotografa in piena primavera araba una donna che tiene tra le braccia il figlio. Ci

ricorda la pietà di Michelangelo. Colore del capo in contrasto con i guanti bianchi. Volto coperto

non da identità alla persona. È una condizione generale di vita araba, senza riferirsi ad una

persona in particolare.

Non esista un’etica del fotografo giornalista e così il fotografo con gli anni si è costruito una sua

propria etica. Anche la stampa poi ha iniziato ad avere alcune linee guida, criteri di selezione delle

immagini e delle regole di comportamento. L’immagine deve informare e non ingannare. I photo-

editor dovranno verificare la veridicità della foto pubblicata, la fonte dell’immagine deve essere

chiaramente specificata nell’attribuzione. È lui il responsabile di un errore e non il fotografo. Se una

foto viene modificata deve essere specificata come foto-illustrazione.

Citizen journalist: il fotogiornalista oggi è chiunque. Non esiste la paternità della foto. Chiunque si

trova sul luogo del fatto può scattare una foto e pubblicarla.

LEZIONE 3

Il colore e il bianco e nero

Il mondo è colorato e noi lo percepiamo come tale. La luce che riceviamo è formata da onde

elettromagnetiche di diversa lunghezza, ad ogni lunghezza d’onda corrisponde un colore.

Radiazioni elettromagnetiche: solo una piccola parte è visibile all’occhio umano (colore), ma la

maggior parte no: radio, microonde, infrarosso, ultravioletti, raggi x e raggi gamma. Tutte queste

radiazioni non visibili non si possono fotografare!

Che importanza hanno i colori per noi? Quanto è importante il colore nella fotografia? È

indispensabile?

La fotografia nasce in bianco e nero. N. Niepce 1824/1826 con un’esposizione di 8 ore. Si vedeva

il mondo attraverso tonalità di grigio.

G.B. Gardin, Venezia e F.Roiter, Venezia: due fotografi vicini nel tempo, con due visioni molto

simili, ma con un rapporto completamente diverso con la fotografia: il primo usa il bianco e nero, il

secondo solo i colori.

L’arancia ha bisogno di essere fotografata a colore perché l’arancia senza il colore non è

un’arancia. Se fotografiamo un’arancia in bianco e nero, non vediamo un’arancia ma la sua forma.

In questo e in molti altri casi, quando fotografo in bianco e nero metto in evidenza la forma e non

l’oggetto stesso.

1. R. Fenton, frutta in bianco e nero, contrasto cromatico

2-3. P. Strand, Sceglie il bianco e nero per far risaltare la staccionata bianco su sfondo buio. Con il

B/N si priva l’oggetto del suo aspetto realistico per evidenziarne la forma.

Fratelli Lumiére inventano l’autochrome: una lastra di vetro sulla quale vengono spalmati granelli

di fecola di patata colorata nei 3 colori primari rosso blu e verde mescolati con i sali d’argento. Si

ottiene un’immagine colorata. È la prima volta che si ottengono immagini colorati nei primi del 900.

4. E. Steichen: Nel 900 la fotografia stava già avanzando a buon passo ma l’autochrome riporta la

fotografia indietro al dagherrotipo. Un’unica copia, nessun negativo, tempo di esposizione lungo.

Nel 1936 nasce in America la moderna industria a colore grazia a George Eastman fondatore della

Kodac. Inventa la pellicola a colori.

5.Walker Evans decide di fotografare in bianco e nero. I fotografi ancora scelgono di fotografare in

bianco e nero, perché il mondo è già complicato anche senza aggiungere il colore. Inoltre il bianco

e nero simboleggia speranza e disperazione del genere umano.

Arriva il colore

W. Eggleston, bicicletta. Stile di Walker Evans, da quel momento i fotografi si accorgono che il

mondo è colorato e che la foto deve renderlo tale. Eggleston a differenza dell’autocrome non

scatta fotografie colorate, ma fotografie che rappresentano la realtà del mondo. Eggleston mette le

mani sul colore con il dye transfer che permette di saturare o desaturare i colori. Trasforma lo

scatto colorato dando un suo colore riconoscibile per mostrare il suo lato soggettivo della realtà. Il

colore diventa uno strumento espressivo.

1. E. Weston

riprende le

forme della

natura, si rende conto che

la luce è colorata e

fotografa tenendo uniti

forma e colore. 2. W.

Evans alla fine si converte

e decide di fotografare il mondo a colori. Il colore c’è, fa parte del mondo. 3.

Guido Guidi, Ina casa, tende a fotografare con una dominante

cromatica tendente all’azzurro o al verde.

Teoria dei colori di Goethe: percezione dei colori legata alla pittura. A differenza delle cose dette

finora, il colore non è affatto una cosa soggettiva ma un dato oggettivo dal quale non si può

prescindere. È necessario quindi comprendere il colore attraverso l’azione sensibile e morale e la

funzione estetica per poterlo usare in modo corretto nelle varie situazioni. I colori possono

provocare forti emozioni, possono avere effetto sul fisico.

Tabella dei colori complementari: ad ogni colore primario corrisponde un colore complementare

secondario che è la somma degli altri due colori primari. Per le sue caratteristiche fisiche,

psicologiche e culturali, il colore può rappresentare un fattore determinate per l’efficacia del

messaggio visivo.

Se un oggetto assorbe tutta la luce, risulterà completamente nero. Se invece riflette la luce

risulterà bianco.

Parla quindi di luce riflessa e luce assorbita.

Tutti gli essere umani sono attratti dai 3 colori primari: rosso, giallo, blu. I bambini sono attratti dal

rosso e dal giallo, l’uomo dal blu.

Ogni colore da vita ad un preciso messaggio visivo legato alle condizioni cultuali, alle implicazioni

psicologiche ma anche a fattori fisici.

Rosso: risposta associativa positiva. Colore dei luoghi comuni: amore, Natale, san valentino.

Connota calore, vigore, energia, agitazione, aggressività. Ma anche drammaticità, sensualità,

erotismo, stimolo, fascino. Allegria, gioia e divertimento.

Horst P Horst donna “annegata” nel colore rosso. Tutto è rosso, i vestiti ma anche la luce.

Rappresenta la maturità della donna, carisma e femminilità.

Dior pubblicità rossa: femminilità, sensualità accentuate da labbra e unghie rosse. Ma anche tutto il

resto è rosso. Il salvagente: al rosso è associato il gusto dolce. Rosso associato al diavolo. In

Egitto era associato alla morte, al passaggio nell’aldilà perché il dio della morte Seth era vestito di

rosso.

Rosa: analogo al rosso per quanto riguarda la femminilità. Perde però la carica aggressiva e

mantiene energia vitale fresca, spontanea, giovane, romantica. Amore, passione, brillantezza.

Intimità, emotività e femminilità. Morbidezza, delicatezza, forme rotonde

David La Chappelle, Seno enorme materno, non legato ad eroticità ma alla maternità.

Viola: aspetto mistico e spirituale. Colore meditativo e dell’inconscio.

Usato nella religione cattolica come veste liturgica. Colore della massima

espressione artistica ma può portare anche a malinconia e tristezza,

presunzione e conservatorismo. Dal medioevo si tramanda la leggende

che il viola porta sfortuna. Nel mondo commerciale tramanda creatività e

libertà espressiva.

Rudolf Durkoop, giovane ragazza dai capelli rossi vestita

completamente di viola. Come colore di sfondo usa il verde che da un

contrasto forte.

Blu: colore della pace, armonia, acqua, cielo. Immensità ed

infinito, colore freddo, riposante, aiuta a calmare e rallenta

battito cardiaco. Rappresenta tradizione e classicità.

Può portare a distanza, depressione, ostilità. Connota

comunicazione e ascolto. Igiene, pulizia, sicurezza nei

trasposti. Depressione, distanza, sentimenti ostili.

Franco fontana, orizzonte: pacatezza, tranquillità.

Verde: natura. L’unico colore che tramanda lo stesso

significato in tutte le culture. Frutto acerbo, infanzia,

freschezza, abbondanza, quiete, chiarezza. Rabbia, gelosia,

malattia, terrore. Connotazione neutrale: negativa per i cibi,

positiva per i viaggi.

Ghirri, governolo.

Equilibria la percezione del colore rosso: vestito dei dottori.

Giallo: energia, brio, allegria, luce, rumore. Vergona, invidia,

limone. Gusto dolce.

Henry Stein: idea di pericolo e rumore della giostra.


PAGINE

24

PESO

153.61 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze e tecniche della comunicazione grafica e multimediale
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stc.iusve di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di Fotografia e comunicazione visiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Novaga Arianna.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Laboratorio di fotografia e comunicazione visiva

Appunti laboratorio di Fotografia e comunicazione visiva
Appunto
Fotografia e comunicazione visiva
Appunto
Riassunto esame Storia della Fotografia: Lucia Moholy, prof. Maggi
Appunto
Step by step, Inglese
Esercitazione