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Macroeconomia

Riassunto del libro: “Macroeconomia – una prospettiva europea”

di Olivier Blanchard Basilicata Melissa

Anno accademico 2018/2019

1

Macroeconomia

Capitolo 1

Quando i macroeconomisti analizzano un’economia per la prima volta, si pongono

inizialmente due domande:

1) Quanto è grande questo paese da un punto di vista economico?

→ Livello della produzione aggregata (es. il mercato americano è più appetibile di

quello del Lussemburgo per una nazione che esporta)

2) Qual è il tenore di vita in questo paese?

→ Livello del reddito procapite

Successivamente i macroeconomisti, quando vogliono scavare più a fondo, analizzano

tre variabili:

1) tasso di crescita della produzione: tasso a cui la produzione varia nel tempo.

2) tasso di disoccupazione: proporzione tra lavoratori non occupati e in cerca di

occupazione.

3) tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni nell’economia.

Capitolo 2

1. La produzione aggregata

La misura principale della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata

prodotto interno lordo(Pil). Non è la sola, ma è la variabile più conosciuta e più utilizzata

per misurare la dimensione economica di un paese.

1.1. Pil: produzione e reddito

La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata prodotto

interno lordo o Pil. Per capire come è costruito il Pil partiamo da un esempio.

Consideriamo un’economia con due sole imprese.

Impresa 1 Impresa 2

Ricavi 100 200

Costi 80 170

(di cui salari) 80 70

(di cui acquisto d’acciaio) - 170

Profitto 20 30

La produzione aggregata di questa economia con due sole imprese è pari a 200 €.

L’acciaio, infatti è un bene intermedio. Ogni bene intermedio che viene utilizzato per la

produzione di un altro bene scompare poi dall’economia aggregata ed è quindi

ragionevole che venga contato una sola volta come bene finale. 2

Esistono tre modi equivalenti di definire il PIL di un’economia:

1) Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di

tempo

La parola chiave è finali. Tutti i beni intermedi non devono essere tenuti in

considerazione, ad esempio si contano solo le automobili e non i sedili.

2) Somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo di tempo

Il valore aggiunto da un’impresa nel processo è definito come il valore della

produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nell’impresa stessa.

Nel nostro esempio l’impresa 1 non utilizza beni intermedi . Il suo valore aggiunto è

semplicemente uguale al valore dell’acciaio che produce (100€). L’impresa

automobilistica 2 utilizza invece l’acciaio come bene intermedio. Quindi il suo

valore aggiunto è pari valore delle auto prodotte meno il valore dell’acciaio

utilizzato nel processo produttivo. Il valore aggiunto totale nell’economia, o Pil, è

uguale a 100 + (200-100) = 200 €.

3) Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo

Nelle prime due definizioni è stato considerato il Pil dal lato della produzione. L’altro

modo di guardare il Pil è dal lato del reddito. Torniamo al nostro esempio e

consideriamo i ricavi che rimangono all’impresa dopo il pagamento dei beni

intermedi. Definiamo:

▪ reddito da lavoro → parte dei ricavi utilizzata per pagare i lavoratori

▪ reddito da capitale o profitto → ciò che rimane all’impresa

Per l’impresa 1 i redditi da lavoro sono pari a 80 €, i redditi da profitto 20€.

Per l’impresa 2 i redditi da lavoro sono pari a 70 €, i redditi da profitto 30 €.

Il Pil è dunque pari a 200 €.

1.2. Pil nominale e Pil reale

Pil nominale → è la somma della quantità dei beni e servizi finali valutati al loro

 prezzo corrente. Questa definizione suggerisce che il Pil nominale cresce nel tempo

per due ragioni:

1. crescita della produzione (in termini di quantità) nel tempo

2. aumento dei prezzi dei beni nel tempo (se crescono solo i prezzi non si sta

producendo più di quanto prima)

Pil nominale ∑ q * p

ti ti

t =

Pil reale → è la somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti (invece

 che correnti). Il Pil reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel

tempo, escludendo l’effetto di prezzi crescenti.

Il Pil reale non è influenzato dal prezzo, ma solo dalla crescita.

Scegliamo un anno base b fisso. Pil reale = ∑ p * q

tb bi ti

In generale il Pil reale ≠ Pil nominale. Eccezione: anno base. 3

Per costruire il Pil reale, dobbiamo moltiplicare il numero di auto in ogni anno per uno

stesso prezzo. Per esempio, se si usa il prezzo di un’auto nel 2009 come riferimento,

otterremo il Pil reale ai prezzi del 2009.

N.B. Il problema principale nella costruzione del Pil reale è che in realtà i beni finali sono

più di uno. Il Pil reale deve essere quindi definito come una media ponderata della

produzione di tutti i beni finali. Questo solleva il problema di quali pesi usare. La misura del

Pil reale nel sistema di contabilità nazionale dell’UE usa pesi che riflettono i prezzi relativi e

che cambiano nel tempo. Tale misura è chiamata Pil reale con indice a catena.

Pil nominale e Pil reale possono differire enormemente.

1.3. Pil: livello o tasso di crescita?

Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti

considerano il tasso di crescita del Pil reale, chiamato semplicemente crescita del Pil.

€Y = Pil nominale al tempo t

t

Y = Pil reale al tempo t

t

Crescita del Pil al tempo t: tasso di crescita del Pil reale al tempo t:

Y Y

t t 1

Y

t 1

Espansione: periodo di crescita positiva del Pil

Recessione: periodo di crescita negativa del Pil (per convenzione quando si registrano

almeno due trimestri consecutivi di crescita negativa)

2. Il tasso di disoccupazione

Occupato: persona che ha un lavoro al momento dell’intervista

 Disoccupato: persona che non ha lavoro, ma è in cerca di occupazione

 Fuori dalle forze di lavoro: persona che non ha un lavoro e non è in cerca di

 occupazione

Lavoratori scoraggiati: in presenza di elevata disoccupazione, alcuni lavoratori

 senza occupazione smettono di cercare ed escono dalla forza lavoro

Tasso di partecipazione: rapporto tra la forza lavoro e il totale della popolazione in

 età lavorativa 4

Forze di lavoro: somma degli occupati e dei disoccupati

Forze di lavoro = Occupati + Disoccupati

L = N + U

Tasso di disoccupazione: rapporto tra il numero di disoccupati e le forze di lavoro

Tasso di disoccupazione = disoccupati / forze di lavoro

u = U / L

Il tasso di disoccupazione varia considerevolmente nel tempo e nello spazio, sia in risposta

a recessioni ed espansioni, sia come conseguenza di differenti mercati del lavoro.

Gli economisti si preoccupano della disoccupazione principalmente per due motivi:

1) Effetti diretti sul benessere delle persone disoccupate

2) Segnala il fatto che l’economia potrebbe non utilizzare in modo efficiente le sue

risorse

3. Il tasso di inflazione

Inflazione → rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, o

 semplicemente del livello dei prezzi.

Tasso di inflazione → tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo.

 Deflazione → è la riduzione del livello dei prezzi. Corrisponde a un tasso di inflazione

 negativo.

Tasso di inflazione (π ) è il tasso di variazione del livello dei prezzi.

t

π = ( P P )

t t 1

t P

t 1

π > 0 inflazione

t

π < 0 deflazione

t

I macroeconomisti considerano due indicatori del livello dei prezzi o indici dei prezzi:

il deflatore del Pil e l’indice dei prezzi al consumo.

1) Il deflatore Pil

Il deflatore Pil è definito come rapporto tra Pil nominale e Pil reale dell’anno t.

Y

PIL nominale t

P

t PIL reale Y

t

Il deflatore del Pil è un numero indice: il suo livello viene scelto arbitrariamente –

uguale a 1 per l’anno base. Non ha alcuna interpretazione economica. 5

( P P )

Al contrario, il suo tasso di variazione ha una interpretazione economica

t t 1

P

t 1

ben precisa: esso è il tasso a cui cresce il livello dei prezzi nel tempo, ossia

l’inflazione. Dalla formula emerge che:

Y

PIL nominale t

P

t PIL reale Y

€Y =P Y t

t t t

Il Pil nominale è uguale al Pil reale moltiplicato per il deflatore del Pil. Oppure in

termini di tassi di variazione: il tasso di crescita del Pil nominale è uguale al tasso

di inflazione più il tasso di crescita del Pil reale.

2) L’indice dei prezzi al consumo

L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi medi al consumo ed

esprime il costo in valuta (euro, ad esempio) di un determinato paniere di

consumo di un tipico consumatore urbano.

L’indice dei prezzi al consumo (IPC) è un numero indice: il suo livello è scelto

arbitrariamente. Il tasso di variazione dell’IPC rappresenta il tasso di inflazione.

L’indice dei prezzi al consumo e il deflatore del Pil mostrano andamenti simili nel tempo.

Vi sono però delle eccezioni, che sono generalmente dovute all’aumento del costo delle

importazioni.

Perché gli economisti si preoccupano dell’inflazione?

Perché non esiste l’inflazione pura. Durante le fasi inflattive, infatti, non tutti i prezzi

 e i salari aumentano proporzionalmente. L’inflazione influenza pertanto la

distribuzione del reddito.

L’inflazione crea una serie di altre distorsioni (es. quando i vari scaglioni di reddito

 non tengono conto dell’inflazione, i contribuenti passano da una fascia

contributiva a quella successiva semplicemente per effetto dell’aumento dei

prezzi, a parità di reddito reale).

Molti economisti credono che il migliore tasso di inflazione sia basso e stabile,

 compreso tra l’1% e il 3%. I pro e i contro dei diversi tassi di inflazione verranno

discussi nel cap. 23 in cui si parlerà di politica monetaria.

4. Produzione, disoccupazione e inflazione: la legge di Okun e la curva di Philips

Le tre variabili descritte finora (produzione, disoccupazione e inflazione) sono collegate

tra loro. Gli economisti considerano due relazioni:

▪ La legge di Okun

La legge di Okun esprime la relazione tra crescita della produzione e le variazione del

tasso di disoccupazione: una maggiore crescita della produzione è associata a un

aumento della disoccupazione. Prendiamo in considerazione due grafici nello stesso arco

6

temporale. Nel primo grafico (USA) la pendenza della retta è pari a - 0,4, nel secondo

(Italia) la pendenza è pari a -0,07. Ciò significa che nel primo caso un aumento del tasso

di crescita dell’1% riduce la disoccupazione dello 0,4%, mentre nel secondo caso solo

dello 0,07%.

▪ La curva di Phillips

La curva di Philips mette in relazione (negativa) il tasso di disoccupazione e l’inflazione.

La retta di regressione è inclinata verso il basso, sebbene non interpreti la nuvola di punti

bene come per la legge di Okun. Un’elevata disoccupazione, conduce in media a un

calo dell’inflazione, mentre una ridotta disoccupazione porta a un aumento

dell’inflazione.

5. Breve, medio e lungo periodo

Che cosa determina il livello della produzione aggregata in un’economia?

Consideriamo tre possibili risposte:

1) Il livello della produzione dipende in qualche modo dalla domanda di beni

2) Ciò che conta per la produzione aggregata è il lato dell’offerta, cioè quanto

l’economia può effettivamente produrre

3) Le vere determinanti della produzione sono fattori come il sistema scolastico, il

tasso di risparmio e la qualità del governo. 7

Quale delle tre risposte è quella giusta? Tutte e tre, ma ognuna vale su un orizzonte

temporale diverso:

Nel breve periodo la prima risposta è quella giusta. Le variazioni annuali della

 produzione sono dovute soprattutto a variazioni della domanda.

Nel medio periodo, la risposta giusta è la seconda. Nel medio periodo l’economia

 tende al livello di produzione determinato da fattori relativi all’offerta: lo stock di

capitale, il livello di tecnologia, la dimensione delle forze di lavoro. E poiché

nell’arco di un decennio questi fattori non cambiano significativamente, essi

possono essere presi come dati.

Nel lungo periodo, la risposta giusta è la terza.

 8

Capitolo 3

1. La composizione del Pil

La scomposizione del Pil abitualmente utilizzata dai macroeconomisti è riportata nella

tabella 3.1.

Analizziamo ogni componente nel dettaglio:

1) Consumo (C)

Si tratta dei beni e servizi acquistati dai consumatori.

2) Investimento (I)

Talvolta chiamato investimento fisso per distinguerlo dall’investimento in scorte.

È la somma dell’investimento non residenziale (acquisto di nuovi macchinari e

impianti – dalle turbine ai computer)e residenziale (acquisto di case e

appartamenti da parte degli individui).

3) Spesa pubblica (G)

Si tratta dei beni e servizi acquistati dallo Stato e dagli enti pubblici (dagli aeroplani

all’attrezzatura per l’ufficio). Non include né i trasferimenti (assistenza sanitaria e

sociale) né gli interessi del debito pubblico.

4) ▪ Importazioni (IM)

Si tratta degli acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti

(consumatori, imprese, governo).

▪ Esportazioni (X)

Si tratta degli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.

▪ Esportazioni nette (NX)

Le esportazioni nette, o saldo commerciale, sono date dalla differenza tra

esportazioni e importazioni

X > IM: avanzo commerciale → NX > 0

X < IM: disavanzo commerciale → NX < 0

5) Investimento in scorte

Si tratta della differenza tra beni prodotti e beni venduti in un anno.

Investimento in scorte = produzione - vendite

Produzione > Vendite → le scorte aumentano

Produzione < Vendite → le scorte diminuiscono 9

2. La domanda di beni

La domanda totale di beni, Z, può essere scritta come:

Z C I G X IM

Questa equazione è un’identità che definisce Z come la somma di consumo,

investimento, spesa pubblica ed esportazioni nette.

Per studiare con più facilità quali siano i fattori determinanti di Z introdurremmo alcune

semplificazioni, che abbandoneremo in seguito.

Nella nostra economia:

1) Le imprese producono uno stesso bene che può essere usato come bene di

consumo, bene di investimento e come spesa pubblica.

2) Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo, P.

Questa ipotesi è valida solo nel breve periodo.

3) L’economia è chiusa: non avvengono scambi con il resto del mondo.

Esportazioni e importazioni sono uguali a zero.

→ Z C I G

2.1. Consumo (C)

Il reddito disponibile, (Y ), è il fattore principale da cui dipendono le decisioni di consumo.

D

La relazione tra il consumo e il reddito disponibile può essere espressa come:

C C

(

Y )

D

( )

È possibile assumere che la forma funzionale della relazione tra il consumo e il reddito

disponibile sia lineare:

C c c Y

0 1 D

c 0

Il parametro c rappresenta il livello di consumo quando il reddito disponibile è zero.

0

Come è possibile che le persone consumino pur avendo un reddito nullo?

▪ attingendo ai propri risparmi

▪ prendendo a prestito

c 1

Il parametro c è la propensione marginale al consumo.

1

Due restrizioni naturali sulla propensione al consumo:

c > 0 (un aumento del reddito disponibile genera un aumento del consumo)

 1

c < 1 (un aumento del reddito disponibile genera un aumento meno che

 1

proporzionale del consumo. I consumatori consumano solo una parte

dell’aumento del loro reddito disponibile)

Il reddito disponibile è definito come: Y Y T

D

dove Y è il reddito aggregato e T rappresenta le imposte al netto dei trasferimenti.

Sostituendo Y alla relazione otteniamo: C = c + c (Y-T).

C c c Y

D 0 1

0 1 D 10

2.2. Investimento (I)

Nei modelli economici troviamo due tipi di variabili:

variabili esogene → prese come date

 variabili endogene → spiegate all’interno del modello

Inizialmente, l’investimento verrà considerato come una variabile esogena.

Questa ipotesi semplificatrice verrà eliminata successivamente. Ad esempio, un’impresa

che realizza un aumento della produzione probabilmente avrà bisogno di più macchinari

e quindi aumenterà i suoi investimenti. Quando l’investimento è preso come dato si ha: I I

2.3. Spesa pubblica (G)

Insieme alle imposte T, la spesa pubblica G, descrive la politica fiscale del governo – le

scelte del governo circa le entrate e le uscite del settore pubblico.

La spesa pubblica è considerata come una variabile esogena.

Motivazioni:

il governo non presenta regolarità di comportamento come i consumatori e le

 imprese, così che non esiste un’unica funzione per G e T

i macroeconomisti hanno come compito quello di consigliare il governo circa

 decisioni di spesa e di tasse

3. La determinazione della produzione di equilibrio

In economia chiusa, la domanda di beni può essere espressa come somma di consumo,

investimento e spesa pubblica: Z C I G

Sostituendo C e I con le loro equazioni, si ottiene:

Z c c (

Y T ) I G

0 1

N.B. Assumiamo che non ci siano scorte nell’econom

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa.B di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Campanile Claudio Giovanni.
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