L’ elettrotecnica si prefigge lo scopo di studiare le relazioni tra componenti elementari
opportunamente collegati tra di loro. Ogni elemento è sede di fenomeni di natura elettrica e
comunica con l’esterno attraverso dei terminali chiamati morsetti.
A secondo del numero di terminali il componente si chiamerà bipolo ( 2 terminali), tripolo
(3 terminali), quadripolo (4 terminali).
Corrente: che si verifica dopo l’
La corrente elettrica è un qualsiasi moto ordinato di cariche elettriche
applicazione di una differenza di potenziale ai capi di un conduttore. Il moto è definito
operativamente come la quantità di carica elettrica che attraversa una determinata superficie
i=∆q/∆t
nell'unità di tempo.
La corrente convenzionale è definita come il flusso di carica positiva, sebbene nella maggior
parte dei casi si ha a che fare con cariche negative in conduttori solidi, quali i metalli.
All'interno di essi la corrente elettrica è realizzata attraverso un moto ordinato
di elettroni all'interno del conduttore elettrico.
La corrente si misura in Ampere (1 A = 1C /secondo)
Lo strumento attraverso cui si misura la corrente viene chiamato Amperometro e si collega in serie
al circuito
La tensione rappresenta la misura della differenza di potenziale esistente tra due estremità del
singolo dispositivo.
La differenza di potenziale elettrico o tensione elettrica, spesso abbreviata in d.d.p., è definita
come la differenza tra il potenziale elettrico di due punti dello spazio. Si tratta della
differenza tra l'energia potenziale elettrica posseduta da una carica nei due punti a causa della
presenza di un campo elettrico, divisa per il valore della carica stessa. In condizioni
stazionarie è pari al lavoro compiuto per spostare una carica unitaria attraverso il campo da
un punto all'altro, cambiato di segno.
Proprietà: Vab= - Vba.
Il verso di riferimento è del tutto arbitrario.
La potenza è la terza grandezza associata ai bipoli.
nell’unita di tempo P= L/t= V•I.
La potenza elettrica è il lavoro compiuto La potenza viene
misurata in Watt (W)
Resistenza (pag 754) + effetto joule + collegamenti (pag 756)
Si dice resistenza di un componente elettrico la proprietà di opporsi al passaggio della Ω
corrente elettrica. Unità di misura della resistenza è l'ohm, che si abbrevia col simbolo .
La legge di Ohm indica la relazione tra tensione e corrente di un resistore. La formula è la
seguente: v = R i
La resistenza può essere pure calcolata con parametri fisici del conduttore stesso, la formula
ρ·L ρ
è: R= / S, dove è la resistività o resistenza specifica del conduttore; L è la sua
lunghezza e S la sua sezione -1
Ω
Conduttanza: G=1/R. Misuriamo la conduttanza in , oppure in siemens, che si abbrevia
con S.
Effeto Joule
Il passaggio della corrente nel resistore determina un riscaldamento per effetto Joule; la
potenza dissipata la possiamo calcolare con la formula: p = v i = R i²
Unità di misura della potenza è il watt, che si abbrevia: W.
Resistenze in serie e in parallelo:
R R + R + R
serie = 1 2 n
1/R = 1/R + 1/R + 1/R R = 1 / (1/R + 1/R + 1/R )
parallelo 1 2 n parallelo 1 2 n
Il condensatore è un componente elettrico costituito da due materiali conduttori (armature)
separati da in isolante (dielettrico; es. carta, mica, aria)
La caratteristica del condensatore è la capacità di accumulare e conservare cariche elettriche.
La capacità si misura in Farad ma essendo il Farad una misura molto grande si usano i
sottomultipli: mF,µF,nF,pF
Applicando una differenza di potenziale tra le armature si crea un campo elettrico nel
dielettrico e, grazie al lavoro del generatore, un accumulo di cariche sulle stesse (carica
positiva sull’una e negativa sull’altra), tanto più grande quanto più è grande la capacità del
condensatore.
Una volta che il condensatore si è caricato, per i circuiti in corrente continua si ha che nel
ramo ove è inserito il condensatore non può più passare la corrente
La capacità di un condensatore piano a facce parallele è quindi:
Q = C•V
La legge fondamentale dei condensatori è: La capacità di un condensatore è
tanto più grande quanto maggiori sono le armature e quanto più piccola è la distanza fra le
due armature.
Caricare un condensatore vuol dire collegarlo ad un generatore di tensione.
Si può utilizzare il seguente circuito:
Data la presenza della resistenza R, si dice che il condensatore si carica attraverso la resistenza.
In realtà R non si può togliere, in quanto in essa si tiene conto della resistenza interna del
generatore reale, cioè Ro, e della resistenza dei fili di collegamento.
Sperimentalmente si osserva che il condensatore non si carica istantaneamente, ma impiega un
centro tempo; inoltre si osserva che quando più grande è il valore della resistenza R, più tempo
impiega il condensatore per caricarsi. Infine, quanto più grande è la capacità C, più tempo
impiega il condensatore per caricarsi.
In definitiva il tempo impiegato per caricarsi dipende dal prodotto RC; il prodotto RC è detto
τ (tau) τ = RC. L' unità di
costante di tempo del circuito e si indica con la lettera greca -->
misura è il secondo.
Volendo rappresentare su di un diagramma come varia la tensione ai capi del condensatore al
variare del tempo, otteniamo:
Tale diagramma ci mostra come il condensatore non si carica subito, ma inizialmente ha una
tensione 0. Poi, col passare del tempo, la tensione cresce seguendo una curva di tipo
esponenziale.
La corrente ha un valore massimo nell' istante iniziale, ed è: i= Eo/R. Al passar del tempo, poi
diminuisce: infatti, quando il condensatore è ormai carico, non passa più corrente.
Il diagramma per la corrente è:
Scarica del condensatore:
Per scaricare un condensatore basta inserire in parallelo una resistenza R secondo il seguente
circuito.
Per cui il diagramma è questo:
Bipoli lineari
Si definisce Bipolo Lineare un componente a due terminali caratterizzato da una relazione
matematica lineare fra tensione applicata (V) e corrente (I) che vi scorre.
Si definisce curva caratteristica il grafico V-I e in un bipolo lineare è sempre una retta.
Si dicono attivi i bipoli contenenti generatori, passivi i bipoli non contenenti generatori.
I componenti elettrici che costituiscono una rete sono: resistori, condensatori, induttori,
generatori di tensione, generatori di corrente.
generatore di tensione generatore di corrente
resistenza induttanza condensatore
Reti elettriche
Un circuito elettrico è costituito da un insieme di generatori elettrici, resistori, condensatori e
induttori opportunamente collegati.
Un circuito elettrico reale può essere rappresentato mediante un modello, detto anche rete
elettrica, che ne rappresenta sulla carta il suo funzionamento, in modo da poterlo studiare e
fare gli opportuni calcoli, mediante le leggi della elettrotecnica.
Dato un generico circuito elettrico consideriamo la rete elettrica che lo rappresenta:
_Si dice nodo un punto del circuito in cui sono collegati almeno tre componenti. Nel nostro
caso vi sono due nodi, un nodo A e un nodo B.
_Si dice maglia un percorso chiuso che si ottiene partendo da un nodo e tornando allo stesso
nodo. Vi sono tre maglie:
Maglia 1: comprende i componenti E, R1,R2
Maglia 2: comprende R2,R3
Maglia 3: comprende E,R1,R3
_Si dice lato o ramo una parte del circuito compresa tra due nodi.
Leggi di Kirchhoff (1)
1° legge di kirchhoff: la somma algebrica delle intensità delle correnti in un nodo è uguale a
zero, ovvero in un nodo la somma delle correnti entranti è uguale alla somma delle correnti
uscenti. ∑ I=0
I¹=I²+I³ ovvero I¹-I²-I³=0
2° legge di Kirchhoff: In una maglia, la somma algebrica delle cadute di tensione provocate
dalle resistenze, è uguale alla somma algebrica delle f.e.m.
E=R¹·I¹+R²·I² ∑ V=0
E=VR¹+VR² ovvero E-VR¹-VR²=0
Materiali conduttori e isolanti
La materia ha una struttura discontinua, diversa a seconda che si tratti di gas, di liquidi oppure di
solidi,ma sempre e comunque una struttura molecolare.
Ogni sostanza è composta di uno o più elementi ( es. l’acqua è composta da idrogeno e ossigeno).
Gli atomi di elementi diversi hanno diversa struttura , ma ogni atomo consiste di una parte centrale o
nucleo, carico positivamente, circondato da elettroni (cariche negative) che si muovono in orbite a
distanze diverse dal nucleo stesso.
atomo,fatta eccezione per l’idrogeno è costituito da protoni ( cariche positive) e
Il nucleo di ogni
neutroni ( privi di carica).
In condizioni normali l’atomo è neutro cioè la carica totale negativa degli elettroni è uguale a quella
totale positiva dei protoni.
gli elettroni sono distanti dal nucleo più piccola è l’attrazione che su di essi esercitano le cariche
Più
positive del nucleo; di conseguenza è più facile strapparli dall’atomo.
Ogni elettrone posto sull’orbita più esterna all’atomo oltre alla piccola forza di attrazione del suo
nucleo risente anche l’attrazione dei nuclei limitrofi, in tal modo che un elettrone può muoversi
facilmente da un atomo all’altro. Questi elettroni sono detti elettroni liberi o di conduzione.
Un atomo che perde o guadagna uno o più elettroni si definisce ione; positivo nel primo caso
(catione), negativo nel secondo (anione)
Il grado di stabilità di un atomo deriva dalla maggiore o minore tendenza a completare l’orbita
esterna con l’ottetto, ossia con otto elettroni.
Se per esempio osserviamo un corpo semplice, quale lo zolfo,il suo atomo è composto oltre al
nucleo, da tre orbite portanti rispettivamente 2,8 e 6 elettroni; ebbene i 6 elettroni più esterni hanno
tendenza a completare l’ottetto, attirando quindi trattenendo altri 2 elettroni che si trovano nelle
vicinanze dell’atomo di zolfo.
Consideriamo in contrapposto l’atomo di alluminio, esso su tre orbite ha rispettivamente 2,8 e 3
elettroni.
Tale elemento può raggiungere la sua stabilità, perdendo tre elettroni dello strato più esterno .
I due elementi considerati presentano anche un’altra differenza:
1) Se disponiamo delle cariche negative in un punto di una stecca di zolfo, questi elettroni non si
diffondono attraverso l’asta, ma rimangono attaccati agli atomi di zolfo circostanti. Si dice che lo
zolfo è un materiale isolante.
2) Se su una parte di una stecca di alluminio( simile a quella di zolfo) disponiamo delle cariche
negative queste si distribuiscono più o meno uniformemente in tutta la massa che costituisce la
Si dice che l’alluminio è un materiale conduttore.
stecca.
Atomo e modello di Bohr
Un atomo è la più piccola particella di un elemento che presenta ancora le caratteristiche di
quell’elemento.
Ogni elemento è caratterizzato da una sua particolare struttura atomica.
Secondo il modello di Bohr, gli atomi possono essere immaginati come costituiti da un nucleo
centrale circondato da elettroni orbitanti intorno ad esso
Un atomo è la più piccola particella di un elemento che presenta ancora le caratteristiche di
quell’elemento. Ogni elemento è caratterizzato da una sua particolare struttura atomica.
Secondo il modello di Bohr, gli atomi possono essere immaginati come costituiti da un nucleo
centrale circondato da elettroni orbitanti intorno ad esso
Numero atomico e peso atomico
Il numero atomico di un elemento è il numero di protoni presenti nel nucleo dei suoi atomi.
Il peso atomico approssimativamente coincide con il numero totale di protoni e neutroni che
formano il nucleo.
Strati elettronici e orbite
Nel modello di Bohr gli elettroni orbitano attorno al nucleo a certe ben determinate distanze da esso;
inoltre, in una struttura atomica, gli elettroni sono associati solo a certi ben determinati valori di
energia.
Ciascuna di tali distanze, chiamata orbita, corrisponde pertanto a un determinato livello energetico.
Questi livelli di energia vengono raggruppati in alcune bande di energia, dette strati elettronici.
Elettroni di valenza
Gli elettroni caratterizzati dai livelli energetici più elevati appartengono allo strato elettronico più
esterno dell’atomo e risultano quindi legati all’atomo più debolmente. Tali elettroni più esterni, detti
elettroni di valenza, sono quelli che permettono il verificarsi delle reazioni chimiche e l’instaurarsi
dei legami tra gli atomi.
La Ionizzazione
Quando un elettrone di valenza acquista energia può essere completamente rimosso dall’atomo a cui
appartiene.
La perdita dell’elettrone di valenza conferisce all’atomo, originariamente neutro, un eccesso di
carica positiva.
Il processo in questione prende il nome di ionizzazione.
L’atomo che, in conseguenza della ionizzazione, risulta carico positivamente, viene chiamato ione
positivo.
L’elettrone di valenza separatosi dall’atomo viene detto elettrone libero.
Se l’elettrone libero a sua volta entra a far parte dello strato elettronico più esterno di un atomo
neutro, tale atomo si carica negativamente e lo stesso atomo viene chiamato ione negativo.
Legami atomici ordinata chiamata cristallo, all’interno del
Nel silicio gli atomi sono disposti secondo una struttura
cristallo gli atomi sono tenuti assieme nelle loro rispettive posizioni da legami covalenti, che
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