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Metacognizione

L'ambito della metacognizione è oggetto di ricerche che confermano l'importanza di un contributo metacognitivo nella didattica con benefici sullo sviluppo cognitivo, emotivo-relazionale e sociale della persona in crescita. La metacognizione riguarda tutte le attività psichiche collegate alla mente. È stata effettuata una ricerca all'interno della scuola dell'infanzia di cui fanno parte bambini coinvolti in un periodo evolutivo dinamico e importante per lo sviluppo della personalità e per la creazione di basi solide per un successo scolastico. È importante parlare di metacognizione già a partire dall'infanzia grazie ad una didattica che faccia leva sulla presa di coscienza di ciò che si è realizzato, sul come si è realizzato, sul procedimento che ha permesso di raggiungere il risultato atteso, attraverso ciò è possibile sostenere il processo di sviluppo che porterà i bambini ad essere più consapevoli delle strategie di lavoro adeguate e risorse che utilizzeranno.

Gli studi più recenti che hanno coinvolto i bambini con DSA hanno dimostrato come i processi metacognitivi possano essere efficaci possibilità per compensare i disturbi. L'interesse della scuola verso la didattica metacognitiva sembra collegato con la ricerca di misure compensative che possono facilitare il percorso di apprendimento. Essa risulta rilevante nella presa di coscienza delle strategie necessarie per ridurre il problema creato dal disturbo. Grazie ai processi metacognitivi, gli alunni riescono a elaborare un metodo di studio.

Questo utilizzo della metacognizione è compatibile con le finalità della scuola dell'infanzia, la quale promuove lo sviluppo dell'identità, dell'autonomia e della competenza di cittadinanza ma non si impegna in percorsi di alfabetizzazione. Infatti, gli apprendimenti di questi bambini si realizzano attraverso attività ludiche, di manipolazione, di ascolto, di narrazione, ecc. Lo sviluppo delle competenze nella scuola dell'infanzia investe la dimensione cognitiva, emotivo-relazionale e sociale quindi anche i processi metacognitivi ma non in un'ottica disciplinare tipica della scuola primaria. Non è consentito parlare di DSA alla scuola dell'infanzia ma si possono individuare alcune criticità e lavorare didatticamente per prevenire il peggioramento di esse; al tempo stesso si sviluppano atteggiamenti metacognitivi necessari per il successivo sviluppo di un metodo di studio.

Teoria della mente

La teoria della mente riguarda la capacità umana di riflettere sulle percezioni e sugli stati mentali per riuscire a prevedere il comportamento degli altri. Teoria intesa come insieme di organizzazione di desideri, emozioni e credenze che si attivano quando parliamo di noi stessi e degli altri. La teoria della mente comprende la capacità dell'essere umano per la quale la reazione a uno stimolo che proviene dall'esterno non è mai una risposta diretta ma è frutto dell'interpretazione che la persona stessa compie sulla base dei propri vissuti. La formulazione della teoria della mente rappresenta per alcuni autori un'evoluzione della psicologia cognitiva in quanto precedentemente non aveva valorizzato i processi di mentalizzazione che riguardano soprattutto come i bambini costruiscono la propria esperienza sociale.

I bambini, secondo la teoria della mente, vengono considerati come costruttori attivi di modelli mentali sia sul mondo fisico sia sulla conoscenza sociale legata alle interazioni sociali. Alla base di tutto ciò vi è un processo di acculturazione tramite il quale il bambino apprende regole, tradizioni e la visione della comunità di appartenenza. Il passo successivo è l'interpretazione di se stessi e degli altri.

Dall'800 sono state fatte numerose ricerche sulla teoria della mente da parte di numerosi studiosi di psicologia dello sviluppo, cognitiva e psicopatologia. Nel 1978 è stata pubblicata un esperimento fatto sugli scimpanzé nel quale hanno verificato se gli scimpanzé potessero prevedere il comportamento di un uomo che interagiva con loro. Tutto ciò è stato confermato e condusse all'idea che un individuo possiede la teoria della mente se è in grado di attribuire stadi mentali a se stesso e agli altri e può prevedere il comportamento altrui.

Nel 1983 è stato effettuato un altro esperimento sui bambini piccoli da Winner e Perner per verificare la presenza della teoria della mente. Ai bambini di quattro anni veniva mostrato un video dove un uomo metteva una biglia in un contenitore e poi usciva. Poi entrava un altro uomo e spostava la biglia dal primo a un secondo contenitore. Ai bambini venne chiesto dove il primo uomo avrebbe cercato la biglia, i bambini di 4 anni risposero correttamente mentre quelli di due-tre anni risposero che l'avrebbe cercata nel secondo contenitore. Quindi dimostrarono che bambini al di sotto dei 4 anni d'età non posseggono la teoria della mente e hanno escluso problemi relativi alla memoria e alla comprensione del test. Quindi venne consolidata la convinzione che i bambini tra i tre e i 5 anni sono in grado di affrontare compiti di falsa credenza.

Sviluppo della teoria della mente

  • Baron, Cohen e Leslie: teorie della modularità della mente ritengono che il bambino acquisisca una serie di meccanismi modulari per elaborare informazioni che riceve sulla base di una progressiva maturazione neurologica. Leslie identifica 3 meccanismi:
    • Appare verso i 3-4 mesi e permette al bambino di capire se ciò che si muove lo fa per virtù di forze esterne o interne all'oggetto (theory of body mechanism).
    • Appare 6-8 mesi, theory of mind mechanism, che permette di identificare azioni compiute da agenti esterni su oggetti. Poi appare un secondo modello di questo meccanismo che calcola le relazioni mentali tra agenti proposizioni.

Baron-Cohen si concentra sullo sguardo del bambino e sulla sua direzione e mette in risalto come questa consente di comprendere le intenzioni dello stesso. Per cui propone tre moduli propedeutici alla comparsa reale della teoria della mente. Si tratta di:

  • Rivelatore di intenzionalità (ID)
  • Rivelatore della direzione dello sguardo (EDD)
  • Meccanismo dell'attenzione condivisa (SAM)

Mentre i primi due moduli consentono di elaborare l'informazione legata all'atto di volontà e all'attenzione verso un oggetto o un evento, il terzo modulo permette di realizzare rapporti tra il sé, un altro agente e un oggetto. Questo permette di verificare se l'altro agente pone attenzione sulla stessa cosa.

  • In contrapposizione vi sono gli autori Gopnik e Meltzoff e Wellman che ritengono che la teoria della mente si sviluppi per tappe tra i 2-5 anni grazie alle quali prima il bambino ha dei proto-concetti legati al desiderio e alla percezione di un oggetto quindi possiede una prima concezione di credenza poi successivamente si svilupperà la vera concezione della credenza.

La parola teoria possiede un'accezione concettuale-organizzativa legata a una natura sistemica che comprende concetti come desideri e credenze. I concetti di stati mentali legati a cose astratte servono per spiegare e prevedere vari comportamenti osservabili. Questa concezione è detta THEORY-THEORY, è una teoria scientifica e per questo in continua evoluzione e quindi soggetta a revisioni.

Legata a questa teoria vi è quella che interpreta la teoria della mente sulla base della simulazione. Secondo questa teoria, la comprensione della mente non è legata a concetti ma a esperienze della vita mentale e sulla capacità di immaginare noi stessi. Tutto questo è possibile imitando gli altri. Tutti noi sperimentiamo stati mentali ma se dovessimo attribuire stati mentali ad altre persone è necessario che siamo capaci noi di immaginare il nostro stato mentale nella stessa situazione in cui si trova l'altra persona. Questa si chiama capacità di simulazione, la quale può essere migliorata nel tempo con le esperienze d'interazione con gli altri.

Sviluppi precoci della teoria della mente

Un filone rilevante per la didattica metacognitiva è rappresentato dagli studi di Baron-Cohen relativi ai meccanismi propedeutici dello sviluppo sulla teoria della mente. Le teorie modularistiche riconoscono una differenza rilevante tra la teoria della mente infantile e quella adulta, in quest'ultima vi sono più moduli. Secondo le teorie costruttiviste, lo sviluppo della mente umana è influenzato dalle esperienze sociali che il bambino compie. Inoltre, si pensa che il bambino intorno ai due anni possieda già una capacità di lettura della mente infatti Camaioni ha analizzato la comunicazione intenzionale dichiarativa attraverso lo sguardo, intorno agli 11-14 mesi.

In questo periodo, il bambino può guardare un oggetto e poi indurre l'adulto a guardare nella stessa direzione, l'adulto accompagna lo sguardo con la verbalizzazione dell'intenzione del bambino. In questo caso, il bambino non vuole ottenere l'oggetto tramite l'adulto ma spostare l'attenzione dello stesso verso lo stesso interesse. Il bambino che fa cadere l'oggetto e poi apre le mani per far vedere che l'oggetto non lo tiene, non necessariamente lo fa con l'intenzione che l'adulto prenda l'oggetto ma lo fa per attrarre la sua attenzione. Da questo possiamo dedurre che i bambini già da piccoli sono in grado di diversificare gli atteggiamenti in base al volere che sia ottenere un oggetto o spostare l'attenzione dell'adulto sull'oggetto. Questa situazione d'intenzionalità è facilitata dal fatto che l'adulto è un soggetto intenzionale cioè in grado di condividere gli stessi stati mentali.

Teoria dell'imitazione

La capacità del bambino di imitare è fondamentale per lo sviluppo della teoria della mente in quanto egli riesce a comprendere ciò che una persona prova o sente quando compie una determinata azione. Secondo questa teoria, il bambino nei primi 15 mesi è in grado di riprodurre le stesse espressioni facciali dell'adulto grazie a uno schema corporeo transmodale che permette il riconoscimento di azioni uguali tra l'esperienza percettiva-visiva dell'adulto e quella propria. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno confermato che questo è possibile grazie ai neuroni a specchio per cui la vista di qualcuno che compie un'azione attiva delle modalità analoghe. Verso 8-12 mesi il bambino inizia ad imitare le azioni che vede compiere sugli oggetti da altre persone. Questa attività è propedeutica alla comprensione degli stati mentali.

Wellman: teoria che comprende un’evoluzione graduale della comprensione di desideri e credenze fino a raggiungere una teoria complessa della credenza-desiderio (theory-theory). Tutte queste teorie hanno in comune il fatto che il bambino acquisisce un sistema per spiegare e prevedere le azioni degli altri e di se stesso.

Esiste però una posizione che non la definisce teoria della mente ma costruzione sociale. All'origine vi è un processo di acculturazione. (Visone costruttivista). Bruner sostiene che la psicologia ha tralasciato la costruzione di significati e la capacità di interpretare l'azione in nome di una visione computazionale. Invece Feldman pensa che ciò che contraddistingue la comprensione umana non è l'attività mentale ma l'esperienza. Quindi il bambino non è un piccolo scienziato ma un piccolo ermeneuta capace d'interpretare la realtà partecipandovi socialmente senza ancora possedere costrutti mentali.

I costruttivisti si sono interessati a valutare lo sviluppo in base al contesto sociale e hanno visto che bambini con fratelli e sorelle più grandi riescono a svolgere i compiti di falsa-credenza con più facilità rispetto ai figli unici. Su questo vi sono due interpretazioni: il bambino osserva i fratelli maggiori e il loro comportamento riguardo alle azioni e desideri ma anche interagisce con essi rispetto agli stessi desideri e azioni. La seconda interpretazione riguarda il tipo di relazione tra fratelli che permette ai bambini di comprendere le credenze di un'altra persona. La manifestazione precoce della teoria della mente può essere legata al beneficio che un bambino riceve dalla presenza di un fratello o di una persona con un livello superiore rispetto a quello posseduto dal bambino. La relazione e l'interazione con questi individui consente l'acquisizione di caratteristiche superiori a quelle possedute. Quindi il bambino raggiunge prima la capacità di comprendere desideri e azioni degli altri.

Un'altra prova potrebbe essere quella di Charman che afferma che i bambini che possiedono un attaccamento sicuro riescono meglio in compiti di credenza-desiderio rispetto a bambini con attaccamento insicuro. Il contesto socio-culturale incide nello sviluppo precoce o tardivo della teoria della mente. Questi dibattiti sono tutt'ora aperti ma per quanto riguarda la teoria del processo di acculturazione non spiega come il bambino acquisisca norme e regole soltanto partecipando alla vita della comunità di appartenenza senza aver sviluppato la capacità di elaborazione di costrutti mentali. La conclusione a cui si è giunti è che i bambini acquisiscono concetti al fine di dare senso. Questi studi si sono concentrati sulle caratteristiche di sviluppo della prima infanzia.

Nel 2000 è stata avviata una prospettiva di ricerca sulla capacità di pensare il proprio pensiero e prevedere quello degli altri in termini di metaconoscenza e metalinguaggio. Ma è necessario perfezionare per indagare sulla teoria della mente in assenza di linguaggio, nei bambini piccoli o affetti da autismo. Whiten sostiene che nella fase pre-linguistica è possibile eseguire compiti di falsa-credenza se presentati con modalità non linguistiche. Ma queste esperienze sono ancora insufficienti. Dunn afferma che la lettura della mente inizia nel contesto familiare ed è determinata dagli atteggiamenti interpretativi dei genitori e dei caregiver nei confronti dei piccoli a partire dal primo anno d'età. Gli eventi della vita familiare fungono da stimolo emozionale ed emotivo per i bambini.

Bruner ha individuato come stimolo la tendenza della madre ad attribuire intenzioni allattante. Per esempio, quando il bambino piange la mamma interpreta questo come un disagio, fame, sete, ecc. I bambini cominciano a capire la funzione del pianto e il significato che gli adulti gli danno. In questo modo gli adulti strutturano gli inizi della comunicazione intenzionale attribuendo un significato a uno specifico comportamento del bambino rendendo il mondo più comprensibile al figlio e rendono il mondo del mondo più comprensibile a loro stessi.

A partire dal secondo anno di vita l'interazione si fonda sulle emozioni e le loro espressioni. Il bambino scherza perché sa anticipare ciò che può divertire l'adulto oppure fa dispetto perché sa che dà fastidio. Tutto ciò è frutto di esperienze che il bambino ha compiuto vedendo e comprendendo gli altri. A partire da 3-4 anni i bambini sperimentano quattro tipi di eventi: conversazione sugli stati interni, gioco di finzione condiviso, prime storie e primi inganni.

Verso i tre anni i bambini iniziano a fare domande sugli stati interni, sui sentimenti, sono interessati a chiedere il perché di un certo comportamento di un personaggio in una storia. Alcuni studi hanno dimostrato una correlazione tra la partecipazione a conversazioni su stati esterni e una sensibilità a comprendere le emozioni degli altri. Nel gioco della finzione condivisa i bambini assumono ruoli e progettano una trama fatta di una sequenza di azioni. Questo tipo di gioco facilita la comprensione dei pensieri degli altri bambini. Questo tipo di gioco coinvolge la cooperazione tra i bambini e l'interazione sociale.

La costruzione di storie è un altro evento che consente al bambino una comprensione dei legami tra pensiero, emozioni e azioni. Secondo Bruner e Feldman la costruzione di storie può costituire un'importante base per il successivo sviluppo della metacognizione legata alle intenzioni. L'inganno è il quarto tipo di evento predittivo dello sviluppo della capacità di comprensione degli stati mentali degli altri. I bambini di tre-cinque anni tendono a inventare degli inganni per coprire una marachella commessa. Tramite degli studi si è notato che i bambini che avevano sbagliato nel compito di falsa-credenza cercavano di ingannare gli altri e che i bambini in situazioni di stress tendono ad ingannare.

Un aspetto molto rilevante è il legame tra teoria della mente e autismo. I bambini affetti da autismo non riescono a svolgere compiti di falsa-credenza proprio per la difficoltà che hanno di rappresentare credenze, sentimenti e pensieri degli altri. Secondo studi compiuti su bambini affetti da autismo presentano un minor numero di gesti d'attenzione condivisa rispetto ad altri atti non verbali ad esempio gesti di richiesta. Quest'ultimi servono al bambini per chiedere all'adulto un aiuto per prendere un oggetto. Però studi sul deficit dell'attenzione condivisa hanno dimostrato che le diverse differenze di stimolazione relazionale e sociale possono influenzare in maniera positiva questa capacità nei bambini affetti da autismo. La teoria della mente è il livello precedente allo sviluppo della capacità metacognitiva.

Metacognizione

Viene definita come consapevolezza dei propri processi cognitivi e il tentativo di controllarli. Quando un bambino pensa di essere bravo o non bravo nel fare o meno qualcosa sta utilizzando la conoscenza metacognitiva. La metacognizione è definita anche conoscenza sulla conoscenza. Questo termine venne utilizzato da Flavell per la prima volta per indicare la conoscenza che una persona possiede sul processo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marid9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia del gioco e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Scienze Storiche Prof.
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