Metodiche riabilitative speciali: Kaltenborn-Songini e Pedrazzini
Introduzione al metodo Kaltenborn-Evjenth
È un metodo di terapia manuale, ma non è l’unico. Va integrato con altre metodiche complementari. La terapia manuale ortopedica (OMT) è l’esame e il trattamento dei disturbi e delle funzioni dell’apparato locomotore, cioè dei sintomi, della mobilità alterata e dei cambiamenti tissutali. L’obiettivo è il ripristino della massima funzione del sistema articolare neuromuscolare libera dal dolore.
L’associazione IFOMT è stata fondata nel 1974 e ha lo scopo di divulgare la terapia manuale ortopedica. Essa prevede l’esame, il trattamento e la rivalutazione. La OMT è una specializzazione della fisioterapia per la gestione delle condizioni neuro-muscolo-scheletriche. Comprende anche l’evidenza scientifica e clinica a disposizione, come anche la cornice biopsicosociale di ogni paziente (dolore, stress, sfera emotiva, comportamento da dolore).
Il metodo Kaltenborn-Evjenth consta di una parte iniziale di esame: bisogna capire qual è la disfunzione somatica che ha il paziente. È importante conoscere anche le controindicazioni: questi pazienti non possono essere trattati. Bisogna anche capire come il paziente vive la patologia, che aspettative ha del trattamento. La disfunzione somatica consiste nei sintomi, cambiamenti della mobilità e alterazioni tissutali e le conseguenze su altri sistemi.
Ragionamento clinico
L'importante è l’abbandono del metodo ipotetico-deduttivo e l’introduzione del ragionamento clinico. La valutazione può evolvere in un secondo momento in base alla causa. Fare ragionamento clinico significa ragionare consapevolmente sul processo clinico. È un insieme di ragionamenti che inducono a una decisione che il terapista fa durante l’esame e il trattamento. Il ragionamento clinico rende coscienti i propri processi di pensare durante il lavoro clinico. Questi sono valutati ed analizzati criticamente affinché le conoscenze vengano migliorate. È un’esaminazione critica e necessita di una valutazione specifica. Questo è un po’ in contrapposizione con la logica dei protocolli.
L’esame si conclude con la diagnosi funzionale che mette in correlazione la disfunzione del sistema locomotorio con i sintomi.
Esame articolato
- Sintomi del paziente
- Esame orientativo: consente di capire il problema e la sede.
- Indicazioni e controindicazioni: patologie serie, problema meccanico serio, controindicazioni per i movimenti ampi (arteria vertebrale +).
- Attualità dei sintomi/dolore: durata (acuto <6 settimane; subacuto 6-12 settimane; cronico >12 settimane) e frequenza (continuo, intermittente-quotidiano, episodico-raro o frequente).
- Gestione del dolore del paziente: positivo, negativo, incerto.
- Localizzazione dei sintomi: bisogna fare test per differenziare le componenti e capire quale incide di più sul sintomo (prima si fa arrivare il paziente alla soglia del sintomo, poi si toglie stress ad un’articolazione alla volta: se ne blocca una e si muove l’altra, poi viceversa e vedo cosa cambia).
- Valutazione generale delle articolazioni vicine: se un’articolazione è ipermobile, quella vicina probabilmente è ipomobile (es: in caso di tratto lombare troppo mobile, probabilmente ci sono anca/tratto dorsale ipomobili).
- Valutazione generale del paziente: farsi dire anche i trattamenti che ha eseguito in precedenza.
- Attese del paziente e idee sulla causa del problema.
- Esame specifico: si analizza il problema, cioè la sede causa di disfunzione.
- Mobilità: ipermobile, normale, ipomobile. Si capisce valutando i movimenti rotatori e traslatori. I parametri di valutazione sono la qualità, quantità e la sensazione finale.
- Struttura responsabile del dolore: articolare, muscolare, neurale, connettivale, cicatrici. Bisogna fare movimenti traslatori, test muscolari, neurali e angiologici per capirlo.
- Fattori che influenzano e causano il problema: articolazioni vicine, schema di movimento e postura, condizioni di vita e lavoro, situazione psico-socio-professionale.
- ICF: livello della lesione, delle attività e della partecipazione. Si valutano le conseguenze della patologia nella vita del paziente.
- Conclusioni
- Progetto di trattamento: quindi si ha un’ipotesi sul problema, su questa base si pianifica un trattamento di prova e in base all’esito si può fare la diagnosi fisioterapica. Il trattamento di prova non deve aggravare i sintomi. Se non si ha miglioramento, bisogna rivalutare l’esame e quindi partire di nuovo dall’inizio. Se si ha il miglioramento, l’ipotesi è confermata, quindi la diagnosi fisioterapica è corretta, si imposta il trattamento e si farà una rivalutazione.
Chinesiologia
La chinesiologia si compone di:
- Osteocinematica: movimento delle ossa nello spazio.
- L’osteocinematica tratta le rotazioni: un osso ruota attorno ad un asse meccanico. Ci sono movimenti:
- Anatomici: semplici, su un solo asse, quasi mai eseguiti nel quotidiano, ma eseguiti durante la valutazione.
- Funzionali: composti, su più piani anatomici, eseguiti nel quotidiano.
- Associati: combinazione di movimenti su più piani ma di una sola articolazione. Esempio: nel ginocchio ci sono estensione e rotazione esterna associate.
- Artrocinematica: analizza i movimenti reciproci delle superfici articolari durante il movimento.
- L’artrocinematica analizza vari movimenti, essenziali nella terapia manuale:
- Rotolamento: movimento in cui un nuovo punto di una superficie viene a contatto con un solo punto sull’altro capo articolare (es: ruota della bici). Le superfici non sono congruenti e la superficie articolare ruota sempre nella stessa direzione in cui si muove l’osso nello spazio.
- Scivolamento: lo stesso punto di una superficie entra in contatto con nuovi punti sull’altro capo articolare (es: slitta). Le superfici possono essere anche congruenti, e segue la regola del concavo-convesso di Kaltenborn: nel movimento del capo articolare convesso avviene uno scivolamento della superficie articolare in senso contrario; nel movimento del capo articolare concavo avviene uno scivolamento della superficie articolare nello stesso senso. Quindi: se la superficie (che si muove) è convessa si ha lo scivolamento in senso contrario (es: spalla); se la superficie è concava si ha lo scivolamento nello stesso senso (es: tibia-nel ginocchio).
- Quando c’è troppo rotolamento a discapito dello scivolamento si ha lassità legamentosa. Tanta congruenza: molto scivolamento (es: anca). Poca congruenza: molto rotolamento (es: ginocchio).
- L’artrocinematica analizza vari movimenti, essenziali nella terapia manuale:
- Gioco articolare: comprende:
- Trazione è l’allontanamento di una superficie perpendicolarmente al piano di trattamento rispetto alla superficie articolare opposta.
- Compressione è lo stesso ma con l’avvicinamento, cioè la spinta di una superficie articolare verso quella opposta in direzione perpendicolare rispetto al piano di trattamento.
- Scivolamento è il piccolo spostamento di una superficie articolare parallelamente al piano di trattamento rispetto alla superficie articolare opposta.
- Il piano di trattamento è un piano immaginario tra le superfici articolari, perpendicolare rispetto a una linea che si estende dall'asse di rotazione fino al centro della superficie di contatto dei due capi articolari. Cambia in ogni direzione articolare: di solito è quello tangente alla superficie concava.
Posizioni articolari
Le posizioni articolari possono essere:
- Posizione zero: quella di riferimento per la misurazione angolare del movimento.
- Posizione di riposo: quella in cui vengono esaminati i movimenti traslatori ed eseguita la trazione e lo scivolamento antalgici nel trattamento. Si definisce per ogni articolazione e varia in caso di patologia perché cambia la capacità del movimento articolare.