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Sara Mazzone
(*) Vi sono tre caratteristiche che l’immunità acquisita ha e quella innata no:
- specificità: l’immunità acquisita è specifica perché riesce a riconoscere microscopiche
differenze tra gli organismi patogeni
- discriminazione tra il self e il non-self: è legata al rigetto dei trapianti
- memoria: mentre i macrofaci non riescono a capire se una malattia è già stata fatta o
meno, i linfociti sì.
Tutte le cellule del sangue derivano da un’unica cellula staminale totipotente presente nel
midollo osseo. Le citochine sono fattori di crescita del sistema immunitario che permettono
la differenziazione cellulare in globulo rosso, neutrofilo, ecc.. stimolando la cellula
staminale del midollo osseo.
Le cellule del sangue non si trovano però solamente nel sangue perché se è presente
un’infezione ad un tessuto esse devono poter stravasare e andare nel tessuto infetto; in
questo modo esse cambiano forma e nome.
I linfociti del sangue si trasformano in macrofagi una volta arrivati nel tessuto.
I linfociti B subiscono una trasformazione grande, diventando plasmacellula una volta
arrivati nel tessuto; essi infatti aumentano il loro citoplasma poiché dovranno produrre
molti anticorpi.
I monociti sono circa 1-6%. Andando nei tessuti si trasformano in: cellule alveolari (nei
polmoni), cellule di Kupfer (nel fegato), cellule mesangiali (nel glomerulo renale), cellule
della microglia (nel SNC) e osteoclasti (nell’osso).
I macrofagi sono le componenti cellulari dell’immunità innata. Essi riconoscono i patogeni
in due modi:
- diretto: hanno recettori di membrana che sono specifici per alcune proteine e vengono
espressi da alcuni agenti patogeni. I recettori sono però pochi (10/12) e vengono detti toll-
like receptors. Riescono a riconoscere grandi gruppi di agenti patogeni ma non i singoli
agenti.
- indiretto: il macrofago non riconosce il batterio ma una molecola che si è legata ad esso
e che viene detta anticorpo. Esso riesce a fagocitare tutto il complesso anticorpo-batterio.
Si potrà sempre produrre un anticorpo legato ad un agente patogeno poiché l’anticorpo fa
parte dell’immunità specifica.
Il riconoscimento indiretto può avvenire sia attraverso gli anticorpi che attraverso il
complemento, cioè la parte umorale dell’immunità specifica. Questo serve quando non è
presente il toll-like receptor, quindi quando è la prima volta che il macrofago vede quei
batteri e il sistema immunitario non possiede anticorpi contro di essi.
I linfociti sono cellule dell’immunità acquisita. Abbiamo linfociti B e T. I linfociti B
producono anticorpi. I linfociti T si dividono in Th (T-helper, aiutanti, che producono
citochine, ovvero i fattori di crescita del sistema immunitario) e Tc (T-citotossici, in grado
di riconoscere e uccidere il batterio).
Ciclo di vita di un linfocita B: nel momento in cui il linfocita B riconosce l’albumina,
prolifera creando molti linfociti B che sono tutti uguali e possiedono l’anticorpo anti-
albumina e vengono rilasciati nel sangue dopo essersi trasformati in plasmacellule.
Sara Mazzone
Il linfocita B riconosce quindi l’antigene con l’anticorpo in membrana, prolifera in tanti
linfociti B e differenzia in plasmacellule, che sono linfociti B che non hanno l’anticorpo in
membrana ma sono in grado di secernerlo.
Ciò che viene riconosciuto e legato da un anticorpo si chiama antigene.
L’albumina (proteina che viene riconosciuta) si chiama antigene, mentre la singola parte
(sporgenza esterna) che viene legata si chiama epitopo. Ogni linfocita B riconosce lo
stesso antigene ma produce anticorpi diversi per ogni epitopo.
Gli anticorpi riconoscono come antigene qualunque macromolecola idrofila (proteine, lipidi,
glicidi) in conformazione nativa, cioè così come si trovano in natura.
I linfociti T riconoscono solo proteine, non così come si vedono in natura ma solo dopo che
una cellula ha preso questa proteina, l’ha frammentata in peptidi e ha disposto questi su
“vassoietti” sulla superficie di un’altra cellula.
I linfociti T-citotossici riconoscono e uccidono o cellule tumorali o cellule infettate da virus.
I linfociti T-helper producono citochine e attivano le cellule del sistema immunitario.
Gli organi del sistema immunitario sono detti organi linfatici e si dividono in:
- primari (in rosso): timo (organo unico presente in posizione retro-sternale) e midollo
osseo
- secondari (in blu): milza (organo unico), linfonodi (sparsi in tutto l’organismo e uniti da
una rete detta sistema linfatico) e il MALT (tessuto linfatico associato alle mucose).
Questi due tipi di organi hanno funzioni diverse:
- primari: qui avviene la maturazione e quindi la formazione dei linfociti. Nel midollo osseo
troviamo la cellula staminale totipotente che può decidere di prendere la linea mieloide
(producendo tutte le cellule tranne i linfociti) oppure la linea linfoide (producendo linfociti B
o T). Nel midollo osseo vengono prodotti i linfociti B (bone), mentre nel timo si producono i
linfociti T. Di questi, pochi vanno nel sangue, mentre gli altri vanno negli organi linfatici
secondari a svolgere la loro funzione.
- secondari: i linfociti prodotti negli organi primari incontrano il loro antigene
Struttura del sistema linfatico
Il sistema linfatico è formato da vasi che originano dall’interstizio che parte quasi dal nulla
attraverso piccolissimi vasellini che pian piano si uniscono arrivando a formare un vaso più
grande che assomiglia ad una vena, in quanto presenta delle valvole che impediscono il
reflusso del liquido che scorre in esso. Questo liquido è la linfa, ovvero una sorta di
trasudato sanguigno dentro il quale sono presenti le sostanze che erano presenti in quel
determinato tessuto; la linfa attraverso i vasi arriverà al dotto toracico, grazie al quale verrà
riversata dal linfonodo al sangue.
I vasi incontreranno uno o più linfonodi, ovvero organi a forma di fagiolo costituiti da più
vasi afferenti e da un unico vaso efferente.
All’interno del linfonodo si distinguono 3 regioni, in ciascuna delle quali vi sono cellule
diverse:
- corticale: all’interno vi sono strutture tondeggianti dette follicoli, dove troviamo i linfociti B
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- paracorticale: sono presenti i linfociti T
- midollare: si trovano le plasmacellule
Dal punto in cui si è verificata l’infezione (ad esempio con una ferita), l’essudato viene
raccolto e condotto nei vasi linfatici, tramite i quali arriverà nel linfonodo.
Le prime cellule che si incontrano sono i linfociti B della corticale le quali, avendo
l’anticorpo, sono in grado di riconoscere le molecole del batterio (i linfociti B infatti sono in
grado di riconoscere le varie sostanze in forma nativa). Quando il linfocita B ha incontrato
l’antigene, prolifera (genera altri linfociti B) e si trasforma in plasmacellula.
I linfociti B sono anche in grado di compiere una processazione (prende le proteine e le
frantuma) e una presentazione (prende i frammenti sistemandoli su vassoietti). Infatti,
andando verso la midollare, i linfociti T riconoscono il vassoietto e riescono a produrre le
citochine.
Quindi, mentre i linfonodi riconoscono gli antigeni tissutali, la milza riconosce gli antigeni
presenti nel sangue.
Il MALT è costituito da strutture circolari dette follicoli linfatici, formati dai linfociti B e T
presenti nella sottomucosa. Se arrivasse un patogeno a livello intestinale, ad esempio,
nella sottomucosa troverebbe i linfociti B e T che attiverebbero immediatamente la
reazione.
Infatti i linfociti B riescono a riconoscere ogni elemento presente allo stato nativo, al
contrario dei linfociti T: per questo motivo i linfociti T hanno bisogno che i linfociti B
trasformino le proteine in frammenti e li pongano su vassoietti.
I linfonodi hanno dimensioni molto piccole, quindi normalmente non sono palpabili e lo
diventano solamente nel caso di un’infezione. Mentre i linfonodi profondi non sono
palpabili in nessun caso, quelli superficiali lo diventano quando si ingrossano: questo
succede perché all’interno del linfonodo abbiamo miliardi di linfociti B diversi che
riconoscono uno specifico patogeno. Questi proliferano creando molti linfociti B tutti uguali
nella capacità di riconoscere un antigene. Perciò nel linfonodo avremo miliardi di linfociti B
tutti diversi e alcuni milioni di linfociti tutti uguali nello svolgere una specifica funzione.
I linfociti B presentano l’antigene ai linfociti T, i quali portano alla produzione di molti
linfociti
T-helper. I linfociti B, dopo aver proliferato, si differenziano in plasmacellule e dopo circa
15 giorni muoiono.
Il complemento è la parte umorale dell’immunità innata. E’ costituito da 9 proteine (C1,
C2, C3, C4, C5, C6, C7, C8, C9) presenti in forma inattiva nel sangue. 5 di queste sono
proteasi, ovvero proteine in grado di riconoscere un’altra proteina e tagliarla in due.
(*) Le funzioni del complemento sono 4: le prime tre sono direttamente implicate nella
rimozione del patogeno, mentre la quarta no.
1) Lisi della cellula bersaglio: la funzione principale del complemento è quella di portare
attraverso una cascata di eventi alla formazione di un buco nel batterio e quindi alla sua
morte.
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2) Opsonizzazione: è il processo attraverso cui o gli anticorpi o il complemento
permettono ai macrofagi di riconoscere il patogeno verso cui il macrofago non ha il toll-like
receptor. L’opsonizzazione è quindi il riconoscimento indiretto del patogeno da parte del
macrofago.
3) Rimozione dal circolo degli immunocomplessi (che vedremo più avanti): vi sono
sostanze chemiotattiche (tra cui il complemento) che attirano i globuli bianchi nella sede di
infezione, per combattere il batterio.
Nella prima fase si attivano a cascata i 9 fattori del complemento (C1, C2…C9) fino ad
arrivare alla polimerizzazione del C9 che crea un buco nel batterio.
Nella seconda fase si attiva il fattore C3b, che media l’opsonizzazione.
Nella terza fase vi è l’attivazione dei fattori chemiotattici detti anafilotossine (C3a, C4a,
C5a), che permettono di capire dove si trova precisamente l’infezione (sulla punta di un
dito piuttosto che nel piede).
La quarta fase è invece mediata dal C3b.
Esistono 3 vie per attivare le proteine del complemento:
- via classica: prevede che vi sia un anticorpo sulla superficie del batterio che porta
all’attivazione del complemento (è la più importante)
- via lectinica
- via alternativa
(*) La struttura degli anticorpi:
Gli anticorpi sono proteine che vengono anche dette immunoglobuline (Ig) o gamma
globuline.
Quando parliamo di proteina, possiamo riferirci alla