La rappresentazione dei dati tramite grafici e tabelle:
Statistica: branca della matematica che si occupa dell’organizzazione,
o dell’analisi e dell’interpretazione di un insieme di numeri o dati
La statistica è un metodo di ricerca della verità, ci dirà quanto la nostra
o ipotesi sia sostenibile
Gli psicologi usano i metodi statistici per dare un significato ai numeri o
o dati raccolti nelle proprie ricerche
1.1 Le due branche di metodi statistici:
Metodi statistici con due branche principali:
o 1. Statistica descrittiva: gli psicologi usano la statistica descrittiva per
riassumere e descrivere un insieme di dati raccolti in uno studio di
ricerca
2. Statistica inferenziale: gli psicologi usano la statistica inferenziale
per trarre conclusioni e fare inferenze che sono basate sui dati di
una ricerca la cui portata va oltre i dati raccolti
Lo scopo della statistica descrittiva è di facilitare la comprensione di un
o insieme di dati
1.2 Alcuni concetti di base:
Costrutto: concetto mentale che viene associato a qualche elemento
o della realtà per qualche motivo
Variabile: condizione o caratteristica che può avere diversi valori
o Valore: solo un numero o una categoria
o Punteggio: ogni persona studiata ha un determinato numero o punteggio
o che è il suo valore nella variabile
1.2 Livelli di misura (tipi di variabili):
Variabile numerica o quantitativa: punteggi sono valori numerici
o Variabile a intervalli equivalenti: variabile in cui valori numerici
o rappresentano approssimativamente distanze uguali di unità di misura,
misurate su scale a rapporti (ovvero se ha un punto zero assoluto
significa che il valore dello zero su una variabile indica un’assenza
completa della variabile)
Variabile a ordinamento per ranghi o ordinali: numeri che esprimono
o semplicemente l’ordine della variabile in una graduatoria, fornisce meno
info rispetto a una variabile a intervalli; spesso usate in psicologia perché
sono le uniche info disponibili, perché quando si chiede alla persona di
valutare qualcosa talvolta è più facile, è meno arbitrario farlo in
ordinamento per ranghi oppure perché chiedere alle persone di dare delle
valutazioni lo spinge a fare delle distinzioni
Variabile nominale o categoriali: in cui i valori sono nomi o categorie,
o deriva dalla considerazione che i suoi valori sono nomi
Questi diversi tipi di variabili rappresentano diversi livelli di misura -> il
o livello di misura scelto influenza il tipo di operazioni statistiche che
possono essere usate con una variabile: es studiare gli effetti di un
particolare tipo di lesione cerebrale sulla capacità di riconoscimento degli
oggetti => misurare il numero dei diversi oggetti che una persona riesce
ad osservare contemporaneamente (livello di misura a intervalli
equivalenti), valutare le persone rispetto alla capacità di: osservare
nessun oggetto, solo un oggetto alla volta, un oggetto che evoca altri
oggetti oppure visione ordinaria (ordinamento per ranghi), identificare la
posizione di un oggetto ma non la sua identità, identificare l’identità ma
non la posizione, identificare la presentando altre anomalie nella
percezione dell’oggetto, ciechi o normale percezione visiva (livello di
misura nominale)
Variabili discrete: quelle che danno dei valori specifici e non possono
o esistere valori intermedi fra essi
Variabile continua: fra due valori esiste in teoria un numero infinito di
o valori
1.3 Tabelle di frequenza
La semplice osservazione dei punteggi ci può dare un’idea generale sulle
o tendenze totali ma sicuramente non lo potremmo definire un metodo
accurato
Frequenze cumulate: perché dicono quanti punteggi sono accumulati fino
o a quel punto sulla tabella
Percentuale cumulata: per ogni dato valore è chiamata percentile
o Ci permettono di vedere dove un particolare punteggio si colloca
o nell’insieme totale dei punteggi
Tabella di frequenza: poiché mostra quante volte è usato ciascun
o punteggio
1.3 Come costruire una tabella di frequenza
Quattro passaggi:
o
1. Fare un elenco su un foglio di ogni possibile valore dal minore al
maggiore (anche se uno dei valori fra il min e il max non viene usato lo si
includerà comunque nell’elenco attribuendogli frequenza 0)
2. Scorrere uno a uno i punteggi spuntando ciascun valore nell’elenco
3. Costruire una tabella che riporta quante volte ciascun valore dell’elenco
viene usato, ovvero sommare il numero dei segni accanto a ogni valore
4. Calcolare la % dei punteggi per ogni valore (prendere la frequenza del
valore, dividere per il num totale dei punteggi e moltiplicare per 100)
1.3 Tabelle di frequenza per variabili nominali
Passaggi precedenti assumono che si usino variabili numeriche ma si
o possono anche usare tabelle di frequenza per rappresentare il numero di
punteggi per ogni valore di una variabile nominale
1.3 Tabelle in classi di frequenza
A volte ci possono essere così tanti valori possibili che una tab di
o frequenza ordinaria non è utile
Soluzione: creare delle classi di valori che includano tutti i valori in un
o determinato intervallo
Categorie combinate come queste si chiamano intervalli
o Tabella di frequenza che usa gli intervalli si chiama tabella in classi di
o frequenza
Può dare info anche più direttamente comprensibili di quanto possa fare
o una tab di frequenza ordinaria
Perdiamo qualche info: i dettagli della disaggregazione delle frequenze in
o ciascun intervallo
1.4 Gli istogrammi
Grafico: altro modo per rendere facilmente comprensibile un insieme
o ampio di valori
Tipo di grafico dei dati di una tabella di frequenza è un tipo di grafico a
o barre chiamato istogramma
L’altezza di ogni rettangolo è la frequenza di ciascun valore nella tab di
o frequenza
I rettangoli sono posti gli uni vicini agli altri senza spazi intermedi
o
1.4 Come costruire un istogramma:
Quattro passaggi:
o
1. Costruire una tab di frequenza o una in classi di frequenza
2. Scrivere i valori lungo la parte bassa del foglio da sx a dx, dal minore al
maggiore (istogramma dei dati di una tab in classi di frequenza: i valori
da scrivere in basso sono i punti centrali degli intervalli, metà fra l’inizio
di quell’intervallo e l’inizio dell’intervallo successivo)
3. Lungo il margine sx del foglio creare una scala di frequenza da 0 in basso
fino alla frequenza maggiore osservata
4. In corrispondenza di ciascun valore disegnare un rettangolo la cui base
indica l’ampiezza dell’intervallo e la cui altezza indica la frequenza del
valore
Quando abbiamo una variabile nominale, l’istogramma prende il nome di
o grafico a barre che differisce per gli spazi fra i rettangoli
1.5 Forma delle distribuzioni di frequenza
Una distribuzione di frequenza mostra l’andamento delle frequenze nei
o diversi valori
1.5 Le distribuzioni di frequenza: unimodale e bimodale
Un caso particolare si ha quando la forma di una distribuzione ha un
o unico punto elevato: distribuzione unimodale
Parliamo di distribuzione bimodale quando una distribuzione ha due punti
o relativamente uguali elevati
Distribuzione con due o più punti elevati è definita distribuzione
o multimodale
Distribuzione con valori di frequenza tutti simili: distribuzione
o rettangolare
Poligoni di frequenza: la linea si muove da punto a punto, la distanza di
o ogni punto dalla base del grafico indica il numero dei punteggi con quel
valore
Il più delle volte i punteggi seguono approssimativamente una
o distribuzione simmetrica (se si piega a metà il grafico di una distribuzione
simmetrica le due metà risultano uguali)
Distribuzione obliqua o asimmetrica: lato con meno punteggi è
o considerato la direzione dell’asimmetria, una distribuzione asimmetrica a
destra è anche definita asimmetrica positiva mentre una distribuzione
asimmetrica a sinistra è definita asimmetrica negativa
Quando molti punteggi si accumulano nel limite inferiore perché
o impossibile avere un punteggio più basso, il risultato è definito effetto
pavimento
La maggior parte dei punteggi accumulata nel limite superiore, il
o punteggio massimo, da l’effetto soffitto
1.5 La distribuzione normale e curtica
Altro modo utilizzato per descrivere una distribuzione è in base alla forma
o che essa assume al suo centro: allungata o appiattita
Standard del confronto: curva a campana; distribuzioni spesso simili allo
o standard -> curva normale
Curva normale: simmetrica, unimodale, picco nel suo valore medio
o La curtosi indica quanto la forma di una distribuzione differisce, nel suo
o valore centrale, da una curva normale, rispetto alla quale si verifica un
maggiore appiattimento o un maggiore allungamento
Le distribuzioni che sono più allungate o appiattite rispetto a una curva
o normale tendono anche ad avere una forma diversa delle code: curva più
allungata di solito con un maggior numero di punteggi nelle code della
distribuzione, curva più appiattita con meno punteggi nelle code della
distribuzione rispetto alla curva normale
1.6 Errore nell’usare intervalli di ampiezza diversa
Requisito essenziale di una tabella in classi di frequenza: l’ampiezza degli
o intervalli deve essere uguale
1.6 Esagerazione delle proporzioni
Altezza di un istogramma o di un grafico a barre (o di un poligono di
o frequenza) solitamente comincia da 0, o dal valore più basso della scala,
e prosegue verso il valore più alto della scala
Rapporto fra altezza e larghezza totale dovrebbe essere compreso fra 1 e
o 1.5
1.7 Le tabelle di frequenza e gli istogrammi negli articoli di ricerca
Ricercatori in psicologia usano principalmente le tabelle di frequenza e gli
o istogrammi come un importante passo preliminare prima di effettuare
analisi statistiche più elaborate
Tabelle di frequenza e istogrammi tuttavia non sono solitamente inclusi
o negli articoli di ricerca, e quando lo sono, proprio perché sono cosi rari,
spesso non sono costruiti in modo standard
Tendenza centrale e variabilità
Valore rappresentativo: esprime la tendenza centrale di un gruppo di
o punteggi
Modo semplice di descrivere, con un unico numero, un gruppo di
o punteggi
2.1 Tendenza centrale
Tendenza centrale di un gruppo di punteggi: si riferisce alla parte centrale
o del gruppo di punteggi
Ogni misura di tendenza centrale usa un proprio metodo scientifico per
o trovare un singolo numero che rappresenti il centro di un gruppo di
punteggi
2.1 La media
Comune media aritmetica: la somma di tutti i punteggi diviso il numero
o dei punteggi
Media come a quel valore la cui distanza totale da tutti i punteggi con
o valore superiore è uguale alla sua distanza totale da tutti i punteggi con
valore inferiore
2.1 Formula per la media e simboli statistici
Somma di tutti i punteggi e divisione della somma per il numero dei
o punteggi ΣX
=
M
Formula:
o N
M è un simbolo per la media come soprassegnato
o X́
significa sommare tutti i numeri che seguono
Σ
o sta per tutti i valori nella distribuzione della variabile x
X
o sta per numero dei punteggi in una distribuzione
N
o
2.1 Passaggi per calcolare la media
Due passaggi:
o
1. Sommare tutti i punteggi
2. Dividere questa somma per il numero dei punteggi
2.1 La moda
Moda: valore che si presenta con la frequenza maggiore in una
o distribuzione
In una distribuzione unimodale perfettamente simmetrica, la moda è
o uguale alla media
Moda può essere un valore particolarmente poco rappresentativo,
o possiamo cambiare alcuni punteggi in una distribuzione senza influenzare
la moda, ma questo non è vero per la media, che è influenzata da
qualsiasi cambiamento nei punteggi della distribuzione
La moda è il modo classico di descrivere la tendenza centrale per una
o variabile nominale
2.1 La mediana
Mediana: se si ordinano tutti i punteggi dal minore al maggiore, il
o punteggio che occupa la posizione centrale è la mediana
Cadere fra due diversi punteggi: in questo caso la mediana è la media
o aritmetica di questi due punteggi
2.1 Passaggi per calcolare la mediana
Tre passaggi:
o
1. Ordinare tutti i punteggi dal minore al maggiore
2. Calcolare quanti punteggi occupano la posizione centrale aggiungendo 1
al numero dei punteggi e dividendo per due
3. Contare fino al punteggio o i punteggi che occupano la posizione centrale
2.1 Confronto fra media moda e mediana
In alcuni casi la mediana è migliore della media, questo accade quando vi
o sono alcuni punteggi estremi che influiscono sulla media, ma che non
modificano la mediana
Un punteggio estremo è definito dato anomalo (outlier)
o Influenza dei punteggi molto bassi o alti: la media non è un buon valore
o rappresentativo di questi punteggi, perché è troppo influenzata dai
punteggi estremi
In una curva normale perfetta, i valori di media, moda e mediana
o coincidono
Mediana come modo consueto di descrivere la tendenza centrale con una
o variabile ordinale
2.2 La variabilità
I punteggi sono dispersi in una distribuzione, cioè la variabilità dei
o punteggi all’interno della distribuzione
Variabilità di una distribuzione come il grado di dispersione dei punteggi
o attorno alla media
Distribuzioni che hanno medie uguali possono essere molto diverse nel
o grado con cui i punteggi si discostano dalla media
Distribuzioni con medie diverse possono avere lo stesso grado di
o dispersione attorno alla media
2.2 La varianza
Varianza: fornisce una misura della variabilità dei punteggi
o Ci dice quanto i punteggi si disperdono intorno alla media
o È la media dei quadrati della differenza tra singoli punteggi e la loro
o media aritmetica
2.2 Passaggi per calcolare la varianza
Quattro passaggi:
o
1. Sottrarre la media da ogni punteggio, questo ci da lo scarto
2. Elevare al quadrato ognuno di questi scarti, questo ci da il quadrato dello
scarto o scarto quadratico
3. Sommare i quadrati degli scarti, questo ci da la somma dei quadrati degli
scarti (devianza)
4. Dividere la somma dei quadrati degli scarti per il numero dei punteggi
La distribuzione più dispersa ha una varianza maggiore perché la
o dispersione rende gli scarti più grandi
2.2 La deviazione standard (DS)
Misurazione più frequentemente usata per descrivere la dispersione di un
o gruppo di punteggi
Radice quadrata della varianza
o
2.2 Passaggi per calcolare la deviazione standard
Due passaggi:
o
1. Calcolare la varianza
2. Fare la radice quadrata (per la DS si usa sempre la radice quadrata
positiva)
La DS è una misura di quanto mediamente i punteggi si discostano dalla
o media aritmetica
2.2 Formule per la variazione e la DS
2
( )
−M
Σ X -> varianza
2
o =
DS N
è il simbolo della varianza, sottolinea che la varianza è la
2
o DS
deviazione standard al quadrato
La parte superiore della formula è la somma degli scarti quadratici che
o viene indicata in breve come somma dei quadrati SS
SS
2 =
DS
o N
La parte inferiore della formula è solo N, il numero dei punteggi
o √ -> deviazione standard
2
o DS= DS
√ √
2
) SS
Σ( X−M oppure
o DS=
DS= N
N
La somma degli scarti è sempre 0 o molto vicina a 0 considerando gli
o errori di arrotondamento
2.2 Formule definitorie e computazionali 2
( )
Σ X
2 −[ ]
Σ X
Formula computazionale per la varianza:
o N
2 =
DS N
Formula che si da solitamente per ogni procedimento è dunque quella
o che gli statistici definiscono: formula definitoria
2.2 La varianza come la somma degli scarti quadratici diviso per N-1
Per molti scopi è meglio definire la varianza come la somma degli scarti
o quadratici diviso il numero dei punteggi meno uno
Varianza: SS/[N-1]
o Dividere per N-1 si usa quando si hanno i punteggi di un particolare
o gruppo di individui e si vuole stimare quale sia la varianza dell’insieme
più ampio di individui a cui questi appartengono
2.4 La tendenza centrale e la variabilità negli articoli di ricerca
La media e la DS sono riportate molto frequentemente negli articoli di
o ricerca
La moda, la mediana e la varianza sono invece riportate solo
o occasionalmente
Alcuni concetti fondamentali della statistica inferenziale
3.1 I punti Z
Descrivere uno specifico punteggio riferendosi alla posizione che esso
o occupa all’interno dell’intero gruppo
Come usare la media e la DS per creare un punto Z
o Indica quanto un punteggio si colloca al di sopra o al di sotto della media
o
3.1 Cos’è un punto Z?
Punto Z: rappresenta il num di DS sopra o sotto la media che un dato
o punteggio ha rispetto alla media
Punteggio sopra la media -> punto Z positivo
o Punteggio sotto la media -> punto Z negativo
o Soprattutto utili per mostrare dove esattamente un particolare punteggio
o cade sulla curva normale
3.1 I punti Z come scala
Punteggio grezzo: normale punteggio rispetto al punto Z
o
3.1 Formula per la trasformazione di un punteggio grezzo in un punto Z
X−M
=
Z
o DS
3.1 Passaggi per la trasformazione di un punteggio grezzo in un punto Z
Due passaggi:
o
1. Calcolare lo scarto: sottrarre la media dal punteggio grezzo
2. Calcolare il punto Z: dividere lo scarto per la DS
3.1 Formula per trasformare un punto Z in punteggio grezzo
Il processo è inverso
o =( ) ( )+
o X Z DS M
3.1 Passaggi per trasformare un punto Z in u
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