Facoltà Di Medicina e Chirurgia
Appunti
Di
FISIOLOGIA I
FISIOLOGIA DEL NEURONE - Prof. M. Ghirardi
A.a. 2013/2014
1
Omeostasi e comunicazione intercellulare 6
Sistemi di controllo 7
Controlli a feedback 8
Feedback negativo 8
Feedback positivo 9
Controlli anticipatori (feedforward) 9
Diffusione semplice 12
Diffusione attraverso le membrane 12
Diffusione semplice attraverso i canali ionici 13
Canali ionici 14
Selettività dei canali ionici 14
Canale K 15
Canale/recettore dell’Ach 15
Meccanismi di attivazione 16
Meccanismi di inattivazione 16
Canali ligando-dipendenti 16
Tecnica del Patch-Clamp 17
Probabilità di apertura 18
Tempo medio di apertura e di chiusura 18
Conduttanza 18
Canali ohmici 18
Canali rettificanti 18
Canali Voltaggio-Dipendenti 19
Canali Na voltaggio-dipendenti 20
Sistema Ball & Chain 21
Canali Ca Voltaggio-Dipendenti 21
2 Canali K 23
Canali K Voltaggio-dipendenti 23
Processi di inattivazione 24
Canali K regolati da nucleotidi ciclici 24
Canali K Ca-dipendenti 25
Canale K con rettificazione entrante (Kir) 25
Canali K2P - con 2 domini P 26
Canali Cl voltaggio-dipendenti 26
Canalopatie 27
Processi mediati da trasportatore 27
Trasporto attivo 28
I principali meccanismi di trasporto attivo primario 29
Trasporto attivo secondario 29
Fisiologia del Sistema Nervoso 30
Tipi dei neuroni 31
Trasporto assonale 32
Cellule non neuronali 33
Oligodendrociti 33
Cellule di Schwann 33
Microglia 33
Glia radiale di Bergmann 34
Astrociti 34
Barriera emato-encefalica 37
Liquido cefalorachidiano 37
Potenziale di membrana 39
3 Potenziale d’azione 43
Modello H-H 46
Periodo refrattario 48
Funzioni del periodo refrattario 48
Proprietà passive della membrana 49
Come viene condotto il potenziale d’azione 50
Classificazioni delle fibre nervose 52
La Trasmissione Sinaptica 54
Sinapsi Elettrica 54
Sinapsi Chimica 56
Potenziale postsinaptico 58
Il ritardo sinaptico 59
Eventi a livello della giunzione neuromuscolare 61
Ciclo delle vescicole sinaptiche 62
I neurotrasmettitori 63
Neurotrasmettitori Classici 64
Neuropeptidi 66
Neurotrasmettitori non convenzionali 66
Immagazzinamento dei neurotrasmettitori 67
Sinapsi colinergica 68
Sinapsi glutammatergica 68
Trasmissione inibitoria: GABA e Glicina 70
Amine biogene 71
Messaggeri retrogradi 72
Oppioidi endogeni 73
4
Meccanismi postsinaptici 74
Potenziale postsinaptico nella placca motrice 75
Potenziale postsinaptico nel SNC 77
Potenziale postsinaptico inibitorio 77
Integrazione dei segnali sinaptici 77
Sommazione temporale 78
Sommazione spaziale 79
Differenze tra sinapsi asso-dendritiche, asso-somatiche, asso-
assoniche 80
Inibizione postsinaptica 80
Inibizione presinaptica 80
Facilitazione presinaptica 81
Processi di plasticità sinaptica 82
Recettori dei neurotrasmettitori 83
Recettore GABA 83
Recettore Glu 83
Recettori metabotropici 84
5 Lezione 1 - 3/03/2014
L’obiettivo della fisiologia è di studiare come funzionano i vari organismi viventi
e dei loro componenti.
La fisiologia umana analizza i meccanismi cellulari/molecolari nel corpo umano
che consentono all’individuo di svolgere quelle funzioni indispensabili per la
sopravvivenza del singolo e della specie regolando l’interazione con l’ambiente
e con gli altri organismi.
Omeostasi e comunicazione
intercellulare
Uno dei passaggi più importanti dell’evoluzione è stato il passaggio dagli
organismi unicellulari a quelli pluricellulari. Quelli unicellulari hanno un’elevata
facilità di scambio di sostanze con l’ambiente circostante, attraverso
meccanismi di diffusione. Questo meccanismo è efficiente a distanze
micrometriche. Il problema si pone quando la distanza di scambio aumenta,
perchè la velocità di diffusione è uguale al quadrato della distanza, quindi oltre
qualche micron, la diffusione è poco efficace. Quindi per favorire gli scambi a
lunga distanza si è sviluppato un sistema che non utilizza più la diffusione del
soluto, ma il flusso di volume, cioè intere masse di liquido o di gas che si
spostano dall’interno all’esterno e viceversa, grazie a gradienti di pressione.
In questo modo è possibile spostare sostanze da una parte all’altra
dell’organismo in un tempo molto breve. Questa differenza di pressione, nel
sistema respiratorio, per esempio, si crea attraverso l’aumento di volume della
cassa toracica nell’inspirazione, che fa diminuire la pressione interna. Poi il
ritorno elastico nell’espirazione aumenta la pressione interna, che spinge l’aria
all’esterno.
Nel sistema circolatorio è il cuore a creare il gradiente di pressione presente
nel sangue.
Gli organismi unicellulari più simili a quelli pluricellulari si ritiene che siano i
coanoflagellati. Questi sono in grado di vivere sia isolati, in ambiente marino,
sia di formare colonie.
Tutte le cellule degli organismi pluricellulari sono immerse in un liquido
extracellulare, interstiziale, con il quale vengono scambiati soluti e nutrienti. Il
liquido extracellulare prende il nome di mezzo interno, contrapposto al mezzo
esterno, che è l’ambiente esterno. Quindi l’organismo è circondato da una serie
di strutture che lo delimitano, cellule protettive e cellule di scambio, che
permettono lo scambio.
Il liquido extracellulare scambia anche con il liquido intracellulare (che non è il
mezzo interno).
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Il mezzo interno rappresenta una quota notevole del peso dell’organismo. Circa
il 60% dell’organismo è formato da acqua, che viene distribuita per 2/3 nel
liquido intracellulare e per la rimanente parte nel liquido extracellulare (40 kg
di un individuo di 70kg sono formati da acqua, 30 dei quali sono nel liquido
intracelullare).
Il liquido extracellulare è formato da principalmente liquido interstiziale,
plasma, linfa (più liquor, liquido pericardico, etc.).
Questo liquido è separato dal liquido intracellulare dalla membrana cellulare,
che presenta moltissimi sistemi di scambio.
Ci sono quindi diversi compartimenti di liquidi, che già fin dall‘800 si riteneva
avessero una certa importanza per mantenere il benessere dell’individuo.
Claude Bernard, medico inglese, fu il primo a parlare di ambiente interno, la
cui composizione costante era un requisito fondamentale per il benessere
dell’organismo.
Walter Cannon, negli anni ’30, ha approfondito il concetto di mezzo interno e si
è messo in evidenza che il mezzo interno non ha dei caratteri fissi, ma viene
modificato in modo dinamico da dei processi che ne regolano le caratteristiche.
Cannon ha introdotto dunque il concetto di omeostasi, cioè il mantenimento di
questo ambiente interno in modo non statico bensì dinamico. Quindi l’ambiente
interno ha delle caratteristiche che oscillano in un range fisiologico.
Tra le varie caratteristiche che vengono mantenute in questo equilibrio
dinamico c’è per esempio il volume dei liquidi corporei, la concentrazione di
sali, la temperatura, il pH.
Tra mezzo interno e liquido intracellulare ci sono differenze notevoli (differenze
nella concentrazione di ioni, proteine), che sono importanti per la creazione del
potenziale di membrana.
La pompa Na/K è importante per mantenere un gradiente di concentrazione tra
i due ambienti (Na concentrato all’esterno, K all’interno).
Quindi si può affermare che il mezzo interno è quell’ambiente liquido che
serve, negli organimi pluricellulari, per permettere gli scambi tra tutte le cellule
e l’ambiente esterno. E’ protetto dall’ambiente esterno da cellule di
rivestimento. Ci sono poi delle cellule di scambio.
Questo fa sì che il mezzo interno abbia una composizione costante ed ottimale.
Il mantenimento della costanza del mezzo interno viene definito omeostasi.
Sistemi di controllo
Ci sono dei meccanismi che servono a mantenere l’omeostasi.
L’organismo è un sistema aperto, cioè un sistema che scambia energia e
materiali con l’ambiente esterno. Quindi costantemente attraverso le cellule di
scambio varie sostanze entrano ed escono dall’organismo. Per mantenere
l’omeostasi è necessario che l’entrata e l’uscita siano bilanciate. Per fare
questo si utilizza il principio dell’equilibrio di massa.
Le entrate sono costituite dall’assunzione e dalla produzione metabolica,
mentre le uscite sono costituite dall’escrezione e dalla degradazione
metabolica.
7
Nell’organismo ci sono tantissimi bilanci che devono essere costanti (idrico,
salino, calorico).
Per mantenere un equilibrio omeostatico è necessaria tutta una serie di
meccanismi che rilevano le variazioni del mezzo interno o di altri parametri dal
valore ottimale, e poi ovviamente cercano di compensare queste variazioni.
1. Un sistema di sensori, che analizzano la variabile di interesse.
2. Questi segnali vengono convogliati in un centro di integrazione, dove
vengono paragonati al valore di riferimento (set point).
3. Dal centro di integrazione escono dei segnali verso gli effettori, che a
seconda del caso sono i vari organi che modificano il parametro da
controllare in modo da riportarlo al valore fisiologico.
Variazioni all’interno o all’esterno dell’organismo (perturbazioni) vanno ad
influire sul sistema.
Ma sul sistema agiscono anche dei segnali interni, che derivano dai centri di
integrazione (funzione forzante).
Quindi la funzione forzante è l’output del centro di integrazione che dà
l’informazione sul set point da mantenere, mentre la perturbazione è
l’alterazione della variabile controllata.
La funzione forzante può essere feed-forward, in cui la perturbazione viene
rilevata dal sistema prima che induca i suoi effetti sullo stato del sistema.
Al contrario, un sistema di controllo a feedback si ha quando viene rilevata la
variabile controllata che esprime gli effetti che la perturbazone ha creato sul
sistema controllato.
Controlli a feedback
Si verificano dopo che c’è stato un errore nel sistema.
Feedback negativo
La variazione di un parametro da controllare attiva una risposta che contrasta
la perturbazione iniziale, riportando il parametro controllato al valore originale.
In questo caso si ha un sensore che rileva il parametro da controllare, manda
un segnale ad un centro di integrazione, che confronta il valore con il valore di
riferimento, ed invia un segnale di errore per modificare la variazione, in modo
da riportare la variabile controllata ad un valore vicino a quello fisiologico.
I valori fisiologici non hanno un valore preciso, ma un range.
Come tutti i sistemi, anche quelli di controllo hanno un guadagno. Il guadagno
del feedback si calcola guardando l’errore che viene corretto. La differenza tra
valore di riferimento (VR) ed il valore di correzione della variabile rappresenta
l’errore.
G=VR/E
Minore è l’errore maggiore è il guadagno del sistema.
Se il parametro controllato viene riportato al valore normale, non esiste errore
ed il guadagno è infinito.
Il mantenimento dell’omeostasi è molto complesso, in quanto riguarda la
regolazione di molti parametri.
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Feedback positivo
Funziona in modo opposto. La risposta del sistema rafforza lo stimolo che ha
indotto la risposta stessa. Quindi la variabile si sposta sempre più lontano dal
set point. I feedback positivi non sono quindi omeostatici.
Un classico esempio di circuito a feedback positivo è quello che si attiva al
momento del parto, in cui il feto si abbassa, distende la cervice uterina, che
stimola il rilascio di ossitocina, che causa contrazioni dell’utero. Le contrazioni
spingono ulteriormente la testa del feto contro la cervice, distendendola ancora
di più, e inducendo un maggior rilascio di ossitocina che causa contrazioni più
potenti. Questo meccanismo si amplifica finchè la forza delle contrazioni è tale
da spingere il feto fuori dal canale cervicale. Se questo controllo fosse a
feedback positivo si instaurerebbe un blocco del sistema e non si avrebbe mai
il parto, ma in questo caso è necessario che il segnale si potenzi in un loop che
aumenta progressivamente la forza delle contrazioni uterine.
Quindi i feedback negativi sono omeostatici e servono a riportare la variabile
controllata al set point, mentre quelli positivi non sono omeostatici,
allontanando la variabile dal set point finchè non interviene un fattore esterno
che spezza il loop (nell’esempio è il parto).
Controlli anticipatori (feedforward)
La perturbazione sul sistema viene percepita prima che induca i suoi effetti
sullo stato del sistema. Un sistema di circuiti anticipatori sono quelli che
controllano la stabilizzazione posturale (per esempio un funambolo che deve
stare in equilibrio).
Per esempio afferrare una palla al volo. Il modello interno permette di:
1. Valutare l’istante di impatto.
2. Attivare i muscoli anticipatamente in modo da prepararsi all’impatto.
Successivamente all’impatto il controllo a feedback permette di:
1. Adattarsi a dettagli imprevisti.
2. Fornire informazioni al controllore feedforward per migliorare il modello
interno.
I complessi aggiustamenti posturali messi in opera durante la deambulazione
sono appresi nel corso dei primi mesi di vita, così come quelli necessari per
andare in bicicletta o sciare sono oggetto di apprendimento con la ripetizione.
Questo tipo di controllo si basa su circuiti che, mediante meccanismi a
feedforward, mettono in atto gli aggiustamenti opportuni prima che si
verifichino gli eventi che portarebbero alla perdita di equilibrio. Tali circuiti sono
sotto il controllo corticale, nella fase di apprendimento, e sotto quello
sottocorticale e cerebellare, quando il movimento ha acquisito caratteristiche di
automaticità.
Non tutti i parametri fisiologici hanno sempre lo stesso valore, nel giorno.
Quindi il set point non è costante. Infatti ci sono alcuni sistemi che vanno
incontro a delle oscillazioni circadiane.
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Il ciclo circadiano più evidente è il ciclo sonno-veglia, che è intrinseco anche
nei soggetti privati da stimolazioni sensoriali legate alla variazione della
luminosità.
Un altro valore ciclico è la temperatura, oppure i livelli di cortisolo.
Questi sistemi vengono chiamati servomeccanismi, ed il punto di riferimento,
che si modifica (set point), è chiamato segnale di comando.
In alcuni casi la compensazione della perturbazione fallisce, e si va incontro a
condizioni patologiche, di malattia, che causa sofferenza cellulare, morte
cellulare, che comporta un minor funzionamento dell’organo colpito da necrosi.
Questo comporta l’incapacità dell’organismo di svolgere funzioni vitali,
causandone la morte.
Per il mantenimento dell’omeostasi si ha sia un mantenimento locale, sia delle
vie di controllo riflesse. Questo richiede un continuo scambio di materiale tra
l’ambiente esterno e le cellule. Questo è possibile attraverso proteine.
E’ necessario che le cellule comunichino tra loro.
Giunzioni comunicanti, in cui si ha la comunicazione diretta tra due cellule.
Segnali locali sono mediati dal rilascio di messaggeri chimici che vanno ad
agire su recettori presenti sulla stessa cellula (regolazione autocrina) o cellule
vicine (paracrina). Queste riguardano le risposte locali.
Le risposte riflesse utilizzano la trasmissione nervosa o ormonale.
La trasmissione nervosa è importante perchè la sua azione è estremamente
specifica, agendo su un numero molto limitato di cellule, mentre per la
trasmissione endocrina, l’ormone può raggiungere tutte le cellule
dell’organismo, legandosi all’apposito recettore (c’è quindi una risposta molto
più ampia).
La natura del segnale è diversa, per il sistema nervoso è un segnale elettrico
ed un segnale chimico (neurotrasmettitore), mentre per il sistema endocrino il
segnale è solo di tipo chimico.
La velocità del segnale nervoso è molto rapida, mentre per il sistema endocrino
la velocità è più ridotta.
La durata del segnale per il sistema nervoso è di solito molto breve, nell’ordine
di millisecondi, mentre la durata di un segnale ormonale è molto più
prolungata.
A livello del sistema nervoso l’intensità è codificata come frequenza del
segnale, perchè il segnale c’è o non c’è. A livello del segnale endocrino
l’intensità dello stimolo si riflette nella quantità di ormone rilasciato.
10 Lezione 2 - 4/03/2014
Nel sistema nervoso c’è sempre un segnale afferente: che convoglia
informazioni dalla periferia (ambiente esterno e visceri) verso il SNC.
Il riflesso è una risposta semplice, stereotipata, che prende origine dal
cosiddetto arco riflesso. Si ha uno stimolo che colpisce un recettore sensoriale,
si ha una via afferente, che raggiunge un centro di integrazione. Poi si ha una
via efferente che raggiunge le cellule bersaglio o effettrici (per es. muscolo).
Tutti quei sistemi che controllano a feedback e a feedforward agiscono
modulando queste risposte: a feedback dopo che l’errore si è verificato, a
feedforward anticipano l’errore mettendo in atto tutta una serie di
aggiustamenti.
Ci sono riflessi di tipo nervoso, di tipo endocrino e riflessi misti, di tipo
neuroendocrino.
Un riflesso endocrino riguarda la secrezione di quasi tutti gli ormoni.
Anche qui si ha la variazione di un parametro, la variazione viene mandata ad
un centro di integrazione che manda un segnale che stimola la secr
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