FISICA
GRANDEZZE FISICHE
pag. 2
TEORIA DEGLI ERRORI
pag. 3
MECCANICA
pag. 4
Cinematica pag. 4-5
o Dinamica pag. 5 -
o 7
Statica
o pag. 7 -8
TERMODINAMICA
pag. 9
Temperatura
o pag. 9 -10
Calore e trasporto
o pag. 11-13
1° Principio pag. 16
o -17
2° principio
o pag. 18
Metabolismo e bilancio energetico
o pag. 19-20
I FLUIDI pag. 21
Pascal
o pag. 22 -23
Archimede pag. 23
o Stevino pag. 24
o Eq. Continuità – Bernoulli
o pag. 25 -26
Regime turbolento e normale
o pag. 27
Sistema circolatorio
o pag. 27-28
ELETTRICITA’
pag.30
Carica elettrica pag. 30
o Forza di Coulomb pag. 31
o Campo elettrico pag. 31
o -32 Pag. 1
Energia potenziale elettrica
o pag. 33
Capacità elettrica e condensatori
o pag. 34 - 36
Corrente elettrica
o pag. 38 -39
Legge di Ohm
o pag. 40
Effetto Joule
o pag. 41
Stimolatore cardiaco
o pag. 43 -44
Rischi dell’elettricità
o pag. 45
FISICA MEDICA pag. 46
Radiobiologia
o pag. 46-49
Modello di Bohr e decadimenti
o pag. 50-52
Medicina nucleare
o pag. 53 -56
MAGNETISMO pag. 57
Campo magnetico
o pag. 57 - 60
Momento magnetico
o pag. 61 -62
Flusso del campo magnetico
o pag. 62
Forza di Lorentz pag. 63
o
ONDE ELETTROMAGNETICHE
pag. 63-65
OTTICA GEOMETRICA
pag. 65-66
Le grandezze fisiche
Misurare una grandezza significa paragonarla a grandezze di riferimento, prese
come unitarie. Una misura è un numero associato a una unità di misura.
Distinguiamo:
Misura diretta se il valore della sua grandezza è determinato leggendo il
valore direttamente sullo strumento utilizzato
Misura indiretta
se viene stimato attraverso il calcolo con un’espressione
matematica Pag. 2
Nel definire le unità di misura alcune sono state prese come fondamentali:
Grandezze scalari: per individuarle si ricorre solo ad un numero (es. tempo,
temperatura, massa)
Grandezza vettoriali: caratterizzate da un modulo, direzione e verso
vettore
(spostamento, velocità, accelerazione). Si definisce una qualsiasi
grandezza rappresentabile da un segmento che si dice orientato su retta, ha
degli estremi definiti assegnati con un ordine (segmento AB).
vettore applicato
Si dice quel vettore a cui viene esplicitato un punto di
partenza detto punto di applicazione.
TEORIA DEGLI ERRORI
Ogni misura è affetta da errore, nel senso che se
ripetiamo più volte la misurazione di una
grandezza troviamo risultati diversi. L’errore è la
differenza tra il valore ottenuto in una singola
misura ed il valore vero della grandezza da
misura. Distinguiamo:
Errori sistematici sono legati alla precisione della taratura dello strumento
utilizzato o legati al metodo di misura stesso. L’entità di errore è limitabile
Pag. 3
confrontandola con quella effettuata con uno strumento di controllo,
calibrato con maggiore precisione.
Errori accidentali ci riferiamo a quei fattori che non sono identificabili
immediatamente e limitano la precisione della nostra misura.
Per la loro natura casuale non agiscono in un unico senso ma alterano la
misura dando risultato in eccesso o difetto rispetto alla misura effettiva. Ci
accorgiamo della loro presenza quando effettuiamo più volte la misura di
una stesa grandezza. MECCANICA
1. Cinematica (studio del moto a prescindere dalle sue cause)
2. Dinamica (studio del moto a partire dalle cause)
3. Statica (assenza di moto)
In generale definiamo corpo una qualsiasi porzione di materia, dotato di
massa m (quantità di materia di un corpo Kg). La densità p è il rapporto tra
massa e volume (kg/m ).
3 Pag. 4
Trattiamo i corpi come punti materiali che non possono subire deformazioni e
sono molto piccoli rispetto al sistema di riferimento utilizzato.
1. Cinematica
Si definisce
moto
rettilineo uniforme quel moto in cui l’accelerazione a è nulla e la velocità è
costante.
La legge del moto è: X= X + V t
x
0
Nel moto uniformemente accelerato abbiamo che l’accelerazione a è
costante. bidimensionale,
Parlando del moto del proiettile si può parlare di moto nel
senso che avremo sull’asse x un tipo di moto e sull’asse y un altro tipo.
Sull’asse y il proiettile è soggetto all’accelerazione di gravità (g = 9,81m /s);< e
quindi si muove di moto uniformemente accelerato; sull’asse x il proiettile si
Pag. 5
muove di moto rettilineo uniforme a v costante il risultato finale è una
parabola (il vettore velocità è la risultante dalla regola del parallelogramma,
somma vettoriale V della componente V e V ).
0 0x oy
Definiamo gittata il percorso del proiettile lungo l’asse x.
2. Dinamica
I PRINICPIO (P. Inerzia): un corpo su cui non agiscono forze o la risultante delle
forze agenti sia nulla, permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo
quantità di moto
uniforme. Per s’intende il prodotto tra la massa e la velocità
II PRINCIPIO (Legge di Newton): un corpo soggetto a una forza o a un insieme di
forze a risultante non nulla accelera proporzionalmente alla forza applicata.
III PRINCIPIO (P. di azione e reazione): ad ogni azione corrisponde una reazione
uguale in modulo e direzione e contraria in verso. RICORDA!
Dividiamo le forze in:
Reali cioè tutte quelle che esistono e che sono giustificate nei sistemi di
riferimento inerziali. Si dividono poi in
attive (esistono indipendentemente e
facilitano il moto di un corpo, per esempio
forza elastica. Gravitazionale, centripeta) e
passive (cioè si sviluppano solo se ci sono
forza attive)
Apparenti
quelle forze che possiamo
studiare nei sistemi di riferimento non
inerziali
Esistono vari tipi di forze:
Gravitazionale
Pag. 6
Elastica è quella forza prodotta dalla deformazione di una molla. Considerando
il caso semplice di una molla a spirale … Il segno – davanti a kx indica che
il verso della forza elastica è
opposto a quello di x. Indica
quindi che la struttura elastica
reagisce all’allungamento,
esplicitando la forza nel verso
opposto
Centripeta è quella che
produce un’accelerazione
centripeta su un copro di massa m, ha direzione perpendicolare alla velocità
ed è orientata verso il centro di una circonferenza di raggio r. (esempio della
centrifugazione) Di attrito (forza
reale passiva)
interviene limitando o
ostacolando il moto di
un corpo. Sul blocco agisce la forza peso, la forza N cioè la reazione vincolare
uguale e contraria alla forza peso e la forza di attrito che ostacola lo
spostamento del corpo. Pag. 7
attrito volvente
Si ha se si parla di resistenza al rotolamento di un cilindro o
attrito viscoso
sfera su un piano; considerando il corpo in un fluido, si
manifesta una forza resistiva opposta al verso del moto
Elettrica
Nucleare forte/debole
3. Statica
L’equilibrio si definisce stabile quando,
comunque si perturbi il corpo, questo torna
sempre nella sua posizione iniziale di
equilibrio. Si definisce instabile se
perturbando il copro questo si allontana dalla posizione inziale.
Esempi sono vincoli e leve
La reazione vincolare R è una forza
che i “vincoli” esercitano su
corpi con i quali sono in contatto.
forze di reazione che
sono
si oppongono alle forze applicate dal
corpo sul vincolo stesso
forze sempre perpendicolari
sono
al vincolo
Se consideriamo un corpo sospeso a
un’asse orizzontale e perpendicolare a
un foglio. L’unica posizione di
equilibrio è quella in ci la reazione
vincolare si uguaglia alla forza peso.
Se si sposta perderemo lo stato di
equilibrio e assume una forma di
energia. Pag. 8
L’energia è la capacità che un corpo ha di compiere lavoro, dove per lavoro
intendiamo il prodotto tra la Forza e lo spostamento.
Distinguiamo:
Energia cinetica (associata a un corpo in movimento)
Energia potenziale (associata alla posizione di un corpo)
Energia chimica (associata al legame molecolare)
Energia nucleare (associata alla massa)
Energia termica (associata al calore)
In un sistema isolato l’energia totale si conserva sempre
(principio di conservazione dell’energia).
1J= 1 N 1m
L’unità di misura dell’energia è il Joule x Si definisce potenza
meccanica il lavoro
compiuto da una forza nell’unità di tempo.
Unità di misura è il watt 1 W = 1J / 1s
TERMODINAMICA Pag. 9
Per temperatura s’intende l’indice dello stato termico di un corpo, è la
grandezza che possiamo misurare con il termometro; con il termometro
possiamo dire con certezza se i due corpi sono alla stessa temperatura o no, e
se la temperatura di un sistema varia nel tempo o al contrario si parla di
equilibrio termico.
principio 0 della termodinamica,
Per il se abbiamo 3 sistemi e il primo è in
equilibrio termico con il secondo e il secondo è in equilibrio termico con il
termico, allora anche il primo sarà in equilibrio termico con il terzo.
Il concetto di temperatura è un concetto macroscopico e può essere
considerato una variabile unica per l’intero sistema che sia omogeneo o no; Per
caratterizzare un sistema omogeneo basta accanto alla temperatura poche
variabili macroscopiche: la massa, volume, concentrazione e la pressione. È
possibile definire questo stato macroscopico come stato termodinamico, per
una data massa di una specie chimica, definita la pressione, il volume e la
temperatura abbiamo una descrizione delle variabili di stato.
Tutte le sostanze nei 3 stati di aggregazione si dilatano all’aumentare della
temperatura. Un’eccezione è rappresentata dall’acqua nell’intervallo dai 0°- 4°
dove al crescere della temperatura diminuisce il volume (pensa al cubetto di
ghiaccio). LEGGE DELLA DILATAZIONE CUBICA
t = temperatura centrigrada
V = volume a 0°
0
V(t) = volume alla temperatura t (vediamo la
variazione dei volumi in funzione della variazione di
temperatura)
α = coefficiente di dilatazione cubica ( cambia da
sostanza a sostanza, ha lo stesso valore per tutti i gas che si
trovano nella stessa condizione in cui possono essere
considerati gas perfetti. Il significato fisico di questo
coefficiente è l’aumento percentuale di un determinato
La misura della temperatura è una misura diretta poiché utilizziamo
volume per la variazione di 1° della sua temperatura)
direttamente il termometro (potrebbe sembrare indiretta dal momento che
questa grandezza viene misurata in base alla variazione che subisce una
proprietà fisica al variare della temperatura). Tra le proprietà usate per la
misura della temperatura:
- Pressione di un gas perfetto
- Resistenza elettrica dei conduttori
- Differenza di potenziale che si produce ai capi dei due fili metallici
- Lo spettro della radiazione elettromagnetica Pag. 10
La dilatazione dei liquidi è una delle proprietà più utilizzate per i termometri;
tra i liquidi più usati abbiamo il mercurio (adesso non più) e l’alcol che ha un
coefficiente di espansione cubico maggiore del mercurio e non è un buon
conduttore di calore; il mercurio invece è un buon conduttore di calore e
necessita di una piccola quantità di calore per espandersi.
termometro a mercurio
Il è costituito da un tubo di vetro molto sottile che si
collega ad un bulbo di metallo riempito di mercurio e tutto sigillato in modo che
la pressione è al di sopra del livello del mercurio quindi uguale alla tensione di
vapore del mercurio; dobbiamo notare che il volume del bulbo del termometro
varia con la temperatura e quindi mettiamo un termometro sotto il braccio e il
volume del bulbo del termometro varia, ma poiché in ogni corpo cavo il
volume interno si dilata esattamente come se fosse un solido, la variazione di
altezza del liquido nel capillare dipende dalla differenza tra il suo coefficiente di
dilatazione
datazione e quello del vetro; quindi si osserva quella che si chiama
apparente.
Per rendere il termometro empirico è necessaria la taratura che permetta
quindi di associare ad ogni valore del volume del mercurio e quindi ad ogni
valore del suo livello del capillare, un valore della temperatura. Per questa
operazione si usano i PUNTI FISSI, in un sistema omogeneo che effettua un
passaggio di Stato, la temperatura ovviamente resta costante, quindi si ha un
punto fisso. Quindi per tarare un termometro si immerge il suo bulbo in una
miscela di acqua e
ghiaccio, si
determina il
livello del
mercurio in
questa
situazione, lo
stesso lo si fa con
l'acqua in
ebollizione e a
seconda dei valori di temperatura che si attribuiscono arbitrariamente a questi
due livelli e a seconda poi del numero di parti in cui si divide l'intervallo tra
questi due livelli, si hanno quelle che si chiamano scale termometriche.
Tre sono le scale di temperatura importanti:
-la scala Celsius del termometro a mercurio;
- la scala del termometro gas perfetto
- la scala termodinamica Pag. 11
Per quanto le differenze tra queste scale sono piccole, differiscono
concettualmente per la crescita della sostanza termometrica.
Un gas qualsiasi, ad esempio per la scala del termometro è una sostanza
qualsiasi per la scala termometrica.
La scala kelvin differisce in scala percentuale soltanto per una diversa scelta
dello zero , cioè bisogna aggiungere 273.
Perché ci sia passaggio di calore da un sistema all’altro è necessaria una
differenza di temperatura tra i due sistemi; quando un sistema riceve o cede
del calore, la sua temperatura rispettivamente aumenta o diminuisce quindi
possiamo definire il calore come quell’energia che passa da un sistema all’altro
per differenza di temperatura. Il passaggio potrà avvenire per:
-conduzione se c’è una propagazione senza trasporto di materia
-irraggiamento se c’è emissione di one elettromagnetiche
-convenzione se vi è una
propagazione mediante
trasporto di materia ma in
ogni caso sarà sempre
condizionato da un salto di
temperatura con l’esclusione di
trasformazioni meccaniche
intermedie.
calore e il lavoro
Il sono due diversi modi attraverso i quali l’energia può
passare da un sistema all’altro; il calore, essendo energia scambiata dai corpi
per effetto delle differenze di temperatura si misura in Joule; in dietistica altra
unità di misura è il “cal” ossia quantità di calore che bisogna somministrare ad
1 g di acqua distillata per aumentare la sua temperatura di 1° in particolare per
aumentarla da 14,5° a 15,5° . Questa precisazione è necessaria perché la
quantità di calore necessaria per aumentare di 1° la temperatura di una data
quantità d’acqua dipende, debolmente, dalla temperatura del sistema. Viene
utilizzato come multiplo delle ca, le kcal. (1000 cal= 1 kcal= 1 cal). Calore ed
energia interna non sono la stessa cosa!
Capacità termica e calore specifico
La quantità di calore necessaria per riscaldare un corpo dipende non solo dalla
variazione di temperatura, ma anche dalle dimensioni del corpo e dalla sua
Pag. 12
costituzione. Ogni corpo per
riscaldarsi di 1° C, ha bisogno
di una quantità di calore detta
capacità termica indicata con
c ed è definita dal rapporto tra
la quantità di calore che il
corpo scambia con il sistema e
la variazione di temperatura
che il corpo subisce per effetto
di questo scambio.
Q = quantità di calore che il
corpo scambia con sistema
(t1 – t2) variazione di
temperatura
È una proprietà dei corpi
disomogenei cioè composti di
diverse sostanze. Per i corpi omogeni invece (quindi fatti dello stesso
materiale) la capacità termica si può definire come grandezza estensiva cioè a
parità di sostanza e proporzionale alla massa del corpo; per i corpi omogenei
quindi è data dal prodotto tra c (calore specifico) e m (massa del corpo).
Possiamo quindi ricavare la relazione che ci dice che nel S.I. il calore
specifico si misura e si può misurare anche in kcal / chilogrammo per
grado Celsius
Parliamo quindi di capacità termica per un termometro e di calore specifico per
ogni sostanza che lo compone (mercurio, vetro); infatti se indichiamo con C la
capacità termica immaginando i due corpi nello scambio di calore tra due corpi
con m1 e m2, calore specifico 1 e calore specifico 2, t1 e t2, il calore ceduto dal
corpo 1 sarà uguale al calore acquisito dal corpo2 in una condizione di
equilibrio termico.
Il trasporto di calore è il fenomeno per cui l’energia passa da un punto
all’altro di uno stesso corpo oppure da un corpo all’altro per effetto
dell’esistenza di una differenza di temperatura tra i due corpi. I meccanismi con
cui avviene sono:
- Conduzione Richiedono la presenza di un mezzo materiale in cui si
- Convenzione possa propagare il calore
Irraggiamento
- può verificarsi anche in assenza del mezzo quindi può
avvenire anche nel vuoto perché l’energia viene trasportata da one
elettromagnetiche che si propagano nel vuoto Pag. 13
Il trasporto per conduzione può verificarsi in generale attraverso i mezzi
materiali che sono a contatto; &egr
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Chimica fisica applicata ai materiali - cinetica di reazione
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