Martina Contestabile Ingegneria Informatica - Comune A-L A.A 2020/21
ELEMENTI DI CHIMICA
Lunedì 22 Febbraio 2020
Che cos’è la chimica?
La chimica è la scienza della materia e delle sue trasformazioni.
Le origini della chimica provengono dall’alchimia, una fase pregressa, non si basava su un
metodo scientifico, ma sull’empirismo, che ha permesso lo sviluppo di tecniche estrattive
e lavorative.
Nella nostra concezione, c’è una distinzione fra naturale e chimico, ma ciò non è vero,
basta considerare i seguenti esempi:
Central
La chimica viene definita
Science, essa è la base di numerose
scienze. Anche nel mondo del lavoro,
si interagisce con tematiche e
problemi che non riguardano nello
specifico ciò in cui ci focalizziamo nei
nostri studi. Pagina 1
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In questo corso ci concentreremo sugli aspetti chimici di ciò che ci circonda, la “chimica
dentro le cose”. Più che i singoli elementi, prediligiamo uno studio pratico, che entra
dentro le cose.
La chimica solida e la chimica organica. I principi con cui funzionano si basano su
reazioni chimiche, nonostante non appaia concretamente
Legge di Moore
Il numero di transistor in un circuito integrato di un dispositivo raddoppia ogni due anni.
Ha portato ad una crescita molto rapida del numero di transistor all’interno di dispositivi
elettronici. Ha fatto si che la miniaturizzazione dei circuiti venisse sempre più aumentata.
Non c’è una distinzione fra natura e
chimica applicata alla tecnologia. La
natura, tra l’altro, ci ispira nelle strutture e
legami chimici da creare per ottenere ciò
che desideriamo.
Esempi sono le porte logiche molecolari,
etichette intelligenti. Pagina 2
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Ci sono tanti aspetti della chimica nelle
tecnologie, importante è anche
of Things,
nell’Internet creare sensori per
le rilevazioni, ad esempio dell’acqua,
oppure i supercalcolatori, i computer
quantistici…
Motivi validi per studiare Chimica
1. Capire meglio il mondo e l’ambiente in cui viviamo.
2. Ampliare gli orizzonti culturali.
3. Nella vita non si sa mai. Pagina 3
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Fondamenti di Chimica
Costituenti dell’atomo
Dalla metà dell’ottocento c’è stato un
incremento della scoperta degli elementi,
Stanislao
uno dei più importanti chimici fu
Cannizzaro, che riportò il maggior numero di
elementi.
Pochi elementi hanno abbondanza sulla
terra, la maggior parte sono presenti in
maniera marginale.
La teoria atomica risale a Democrito di
Abdera, atomo significava “ciò che non può
essere diviso”, era un concetto filosofico.
A seguire, la teoria atomica venne
approfondita da Dalton, Thomson,
Millikan e Rutherford.
Thomson fu il responsabile della scoperta
dell’elettrone, misurò il rapporto fra massa
−12
−5,686 ⋅ 10 Kg/C
e carica, che è .
Attraverso un tubo di vetro parzialmente
vuoto d’aria, un tubo a raggi catodici di
cui erano note le caratteristiche elettriche
e meccaniche. elettroni emessi da un
filamento incandescente vengono
accelerati nel cannone e penetrano fra le
d
armature (distanti ) di un condensatore
piano, carico ad una differenza di
V
potenziale che li devia prima che colpiscano lo schermo.
C
Tutto il tubo è sotto vuoto spinto per evitare gli urti con le molecole dell’aria.
Millikan (con i suoi studenti, tra cui Fletcher), determinò la massa dell’elettrone, che è
−31 −19
9,109 × 10 Kg 1,602 × 10 C
. La carica dell’elettrone, invece, è .
Nel 1897 il fisico e ingegnere britannico J. J. Thomson riuscì a misurare il rapporto carica/
massa di un elettrone nel 1897; 14 anni dopo R. A. Millikan ottenne il valore della carica
elettrica.Egli irradiò con raggi X delle finissime gocce di olio spruzzate da un atomizzatore
tra due piastre cariche.
I raggi X provocano l'espulsione di elettroni dagli atomi del gas dell'aria. Pagina 4
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Questi vengono captati dalle gocce d'olio
che acquistano così una, due o più
cariche elettriche negative.
Millikan misurò prima la velocità di caduta
nell'aria delle gocce cariche di viscosità
nota.
Successivamente misurò il voltaggio da
applicare, necessario per sospendere le
gocce tra le piastre.
Egli calcolò che la carica elettrica su
qualsiasi goccia era sempre un multiplo
intero di 1,6022 · 10-19 Coulomb e,
correttamente, concluse che questa
doveva essere la carica di un singolo
elettrone.
La carica acquistata dalla goccia d'olio può essere calcolata dalla tensione che deve
essere applicata tra la piastra del condensatore perché vi sia uguaglianza fra la forza
gravitazionale e forza elettrostatica.
Si riuscì successivamente anche a determinare la massa dell'elettrone.
Rutherford (e collaboratori, tra cui Geiger), si viene a conoscenza del nucleo atomico.
Bombardò una sottilissima lamina di oro con raggi alfa.
Le particelle alfa positive passavano nel 99% dei casi attraverso la lamina senza subire
deviazioni. In qualche caso venivano deviate con angoli superiori ai 90°e, in un caso su
8000, venivano respinte indietro.
In base a questi dati Rutherford ipotizzò che:
• Poiché le particelle alfa nella maggior parte dei casi oltrepassavano la lamina d'oro
senza subire deviazioni, significava che non incontravano alcun ostacolo sul
proprio cammino e che quindi, l'atomo doveva essere formato prevalentemente da
spazio vuoto.
• Poiché in qualche caso le particelle alfa venivano deviate e in rarissimi casi
venivano riflesse, l'intera carica positiva (protoni) dell'atomo doveva essere
concentrata in un "nocciolo" piccolissimo e centrale: il nucleo.
• Gli elettroni negativi dovevano muoversi lungo orbite circolari. Il diametro del
nucleo doveva essere centomila volte più piccolo del diametro dell'atomo.
modello planetario,
Questo modello atomico è detto poiché ricorda, in miniatura, il
Sistema Solare in cui il sole rappresenta il nucleo dell'atomo e i pianeti gli elettroni, che si
muovono, lungo le proprie orbite attorno al sole (nucleo dell'atomo).
I protoni e i neutroni occupano uno spazio molto piccolo nell’atomo, gli elettroni orbitano
attorno a protoni e neutroni.
Per scoprire la vera struttura atomica, attualmente esistono strumentazioni di laboratorio
altamente sofisticate, che aiutano a Pagina 5
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sempre
Nell’atomo deve esserci un bilanciamento di carica, il numero di protoni ed
uguale, instabile.
elettroni deve essere altrimenti l’atomo è
Applicando alla carica nello spettrometro un campo magnetico, si avrà una deviazione,
Forza di Lorenz,
causa che viene analizzata dal
detector. Nel caso del neon, la maggior parte
20 Ne
sono con carica positiva, circa il 90%, il
21 22
Ne Ne isotopi.
resto sono e , ovvero gli
Gli isotopi sono le varianti di un atomo, le cui
diversità consistono nel numero di neutroni.
Z
Isotopi: stesso numero atomico , ma diverso
A
numero di massa . Pagina 6
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Giovedì 25 Febbraio 2021
L’inventore della tavola periodica fu Dimitrij Mendeleev. Tuttavia, Cannizzaro presentò la
lista degli elementi esistenti, da qui nacque la necessità di ordinarli. Mendeleev lo fece
incaricato dallo Zar, ma non è l’unico che creò un’organizzazione. La sua intuizione fu
quella di ordinarli per massa atomica. Un’altra intuizione notevole fu quella di
capire che non erano stati scoperti ancora
tutti gli elementi. Infatti, la prima tavola
periodica aveva solo 63 elementi, quella
attuale 118. Quindi, egli laniò degli spazi
per gli elementi che sarebbero stati
scoperti. Pagina 8
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La tavola periodica degli elementi è un
riferimento importante per organizzare gli
elementi. Essa è divisa in colonne dette
gruppi, che sono 8 + gli elementi di
transizione il gruppo uno è quello degli
alcalini, il secondo degli alcalino terrosi, il
settimo degli alogeni e l’ottavo dei gas
nobili. Il gruppo degli elementi di
transizione contiene i metalli di
transizione.
Gli elementi chimici sono ordinati in
numero atomico crescente. Gli elementi
della stessa colonna (gruppo) hanno
configurazione elettronica esterna simile e ciò comporta la somiglianza delle proprietà
chimiche e delle proprietà fisiche di questi elementi.
non
L’idrogeno, nonostante sia nel gruppo uno, fa parte dei metalli alcalini, è un non-
metallo costituito da un solo elettrone.
La periodicità della tavola degli elementi è quindi dovuta alla struttura elettronica più
esterna degli elementi. Gli elettroni presenti nell'ultimo livello di energia sono chiamati
elettroni di valenza. Pagina 9
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La mole è la quantità di sostanza che
contiene un numero di Avogadro di
particelle elementari, atomi o molecole. Quindi: per prelevare una mole di qualsiasi
sostanza, basterà pesarne una quantità in grammi numericamente uguale alla massa
atomica o alla massa molecolare. In tal modo saremo sempre certi che con tale quantità
numero di
preleveremo sempre un
Avogadro di atomi o di molecole.
Poiché l'unità di massa atomica scelta è il
Dalton, unità di massa atomica, che
corrisponde alla dodicesima parte
dell'atomo di 12C, occorre dare per la
mole una definizione più rigorosa, che è
quella adottata nella comunità scientifica:
la mole è la quantità di sostanza che
contiene tante entità elementari, atomi o
molecole, quanti sono gli atomi presenti in
12 g di carbonio 12C.
La mole per il chimico è quindi l'unità di
misura fondamentale; essa, infatti,
permette di determinare il numero delle
particelle contenute in una determinata quantità di sostanza.
La massa in grammi di una mole prende il nome di massa molare, misurata in g/mol, e il
suo simbolo è M.
La mole ci consente il passaggio dalla sfera microscopica a quella macroscopica,
riusciamo a trovare la massa della molecola considerata.
23
6,022 ⋅ 10
sempre
Una mole di qualsiasi sostanza ha atomi. Pagina 10
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Nel caso ci sia un pedice, la massa atomica va moltiplicata per quel pedice!
La massa atomica del composto è la somma delle masse atomiche del singolo elemento,
ciascuno considerato con il proprio pedice. Pagina 11
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Crescendo di informazioni sulla
molecola che devo studiare
Quando si ha stessa formula molecolare,
come nell’alcol etilico e nell’etere
dimetilico, si ha un caso di isomeria, solo
la formula di struttura ci aiuta a capire le
proprietà chimico-fisiche dei composti
Lunedì 1 Marzo 2021
Pagina 12
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Reazioni (equazioni) chimiche: scrittura e bilanciamento
Un confronto tra le masse non indica il rapporto con cui i reagenti si combinano per dare i
H O H O
prodotti. Ad esempio, 4,032g di e 31,99g di reagiscono per formare 36,22g di
2 2 2
la massa si conserva (Legge di Lavoisier) se convertiamo
Questi dati confermano solo che
queste masse in moli.
H O H O H
2mol di e 1mol di reagiscono per formare 2mol di e, quindi, 2 molecole di
2 2 2 2
O H O
e 1 molecola di formano 2 molecole di .
2 2
Nel momento in cui scrivo, devo
considerare che il coefficiente
stechiometrico indica allo stesso tempo il
numero di atomi e le moli, permettendoci
di vedere che la reazione è bilanciata.
Ho una reazione con ossigeno biatomico,
che poi si spezzerà. Bisogna tener conto
della realtà chimica, quindi considerando
⇒
la chimica della reazione moltiplico per
1 2Mg + O → 2MgO
, altrimenti avrei .
2
2 Pagina 13
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Avvertenze generali e consigli pratici
solo mai
Le reazioni si bilanciano modificando i coefficienti davanti alle formule e
cambiando i pedici!
Nel bilanciare una reazione è meglio cominciare con un elemento che compare in
un’unica specie (o nel numero minore) su ogni lato della reazione.
Quando uno dei reagenti o dei prodotti esiste come elemento libero bisogna bilanciare
questo elemento per ultimo.
In alcune reazioni certi gruppi di atomi (ad esempio ioni poliatomici) restano immutati. In
tal caso, si possono bilanciare questi gruppi come unità.
Esempi:
C H O → CO H O
1. (g) + (g) (g) + (g)
8 18 2 2 2
25 O
C H → 8CO 9H O
(g) + (g) (g) + (g)
8 18 2 2
2
2
2C H 25O → 16CO 18H O
(g) + (g) (g) + (g)
8 18 2 2 2
Pb(NO ) Kl → Pbl K NO
2. (aq) + (aq) (s) + (aq)
3 2 2 3
Pb(NO ) 2Kl → Pbl 2K NO
(aq) + (aq) (s) + (aq)
3 2 2 3
Na CO HCl → NaCl CO H O
3. (s) + (l) (aq) + (g) + (l)
2 3 2 2
Na CO 2HCl → 2NaCl CO H O
(s) + (l) (aq) + (g) + (l)
2 3 2 2 Pagina 14
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Reagente limitante e reagente in eccesso
Spesso i reagenti non vengono mescolati in un
rapporto esatto richiesto dalla stechiometria
della reazione. Ci saranno quindi reagenti
limitanti e in eccesso.
Esempio: antimonio e iodio riscaldati insieme
formano lo ioduro di antimonio (III)
2Sb 3I → 2SbI
(s) + (s) (s).
2 3 Sb
Supponiamo di mescolare 15 moli di con
I
15 moli di . Per avere l’equivalenza le moli di
2 3
I Sb
dovrebbero essere i delle moli di .
2 2
→ I
Reagente limitante (reagisce
2
completamente) → Sb
Reagente in eccesso (10 moli di Sb
reagiscono, restano in eccesso 5 moli).
La quantità di prodotto viene determinata dalla
quantità di reagente limitante tenendo conto
2
nSbI nI
dei coefficienti stechiometrici: = =
3 2
3
10 moli. Con il termine resa, in chimica
vengono indicate diverse figure di
merito che fanno riferimento alla
quantità di prodotto che si è riusciti
ad ottenere da una reazione chimica.
Ci sono prodotti principali, ma anche
una serie di prodotti collaterali
Si definisce resa assoluta (o resa
n
effettiva) il rapporto tra la quantità
p
di prodotto ottenuto dallo svolgimento
di una reazione chimica e la quantità
di reagente inizialmente contenuto
resa
nell'ambiente di reazione. La
teorica è la quantità di prodotto
l
teoricamente ottenibile se tutto il reagente limitante si trasformasse durante la reazione
n
l
v
chimica. La resa teorica è pari a , dove:
p v
l
v v
A. e sono i coefficienti stechiometrici relativi al prodotto (P) e al reagente
p l
limitante (L), ottenibili dall'equazione della reazione.
n
B. è la quantità di reagente limitante.
l
n
Trattandosi di un valore di massa, la resa teorica può essere espressa in grammi.
l Pagina 15
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Le soluzioni
La soluzione è un sistema omogeneo costituito da almeno due componenti. Il
componente maggioritario è chiamato solvente, mentre quelli minoritari sono chiamati
soluti.
Per caratterizzare una soluzione occorre specificare, oltre ai componenti, anche le loro
abbondanze relative. In genere, si usano grandezze intensive. Una delle più impiegate è la
concentrazione, che può essere espressa in vari modi:
Molarità
I. (M) = moli di soluto / 1 dm3 di soluzione (1L).
Molalità
II. (m) = moli di soluto / 1 kg di solvente.
n
1
x
Frazione molare
III. ( ) = .
1 (n + n )
1 2
Massa percentuale
IV. =(massa soluto/massa soluzione)·100. Pagina 16
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Lunedì 8 Marzo 2021
Pagina 17
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Concetti fondamentali sulle ossidoriduzioni
Le specie chimiche che cedono elettroni si ossidano e quelle che li accettano si riducono:
2+ 2−
2Mg + O → 2(Mg )(O )
2
il magnesio si ossida, l’ossigeno si riduce
Il processo di ossidoriduzione può essere suddiviso in semi- reazioni di ossidazione e di
riduzione.
Il numero di elettroni ceduti da una specie deve equivalere al numero di elettroni
acquistati dall’altra specie.
La specie che ossida (ossidante) si riduce.
La specie che riduce (riducente) si ossida.
Il numero (stato) di ossidazione è la carica che l’atomo di una molecola (o composto
ionico) avrebbe se gli elettroni non fossero condivisi, ma completamente trasferiti.
BaSO + C → BaS + CO
4
+2+6-8 0 +2-2 +2-2
−
S : +6 → + 8e → − 2
−
C : 0 → − 2e → − 2
Bisogna bilanciare
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Elementi di chimica generale
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Chimica inorganica - elementi chimici
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Elementi di Chimica inorganica
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Elementi di Chimica