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Va infine citato il caso, altrettanto frequente, della riduzione del potenziale biologico di molti

predatori e parassitoidi causata dai trattamenti fitoiatrici o da altri interventi agronomici più o meno

razionali (ad esempio la distruzione dei residui di potatura). È noto, ad esempio, che frequenti

trattamenti insetticidi possono portare a inaspettate pullulazioni di Acari fitofagi a causa degli effetti

deleteri sui naturali predatori (per lo più Acari Fitoseidi). Lo stesso problema si presenta nei

confronti di alcuni parassitoidi esotici, come l'Aphelinus mali e la Prospaltella berlesei, che pur

essendo perfettamente acclimatati in Italia, difficilmente riescono a svolgere il loro ruolo naturale a

causa del frequente ricorso ad insetticidi poco selettivi nei meleti e nei pescheti.

Il metodo inoculativo può essere applicato in modo mirato ricorrendo a lanci programmati di insetti

provenienti da allevamenti massali, come nell'esempio visto del C. montrouzieri, oppure può essere

adottato ricorrendo a semplici accorgimenti: ad esempio la raccolta di materiale infestato (frutti,

foglie, rametti) in cui è accertata la presenza di una discreta percentuale di parassitizzazione

puòessere utile per realizzare piccoli allevamenti massali o per garantire la sopravvivenza degli

ausiliari prima dell'esecuzione di un trattamento chimico. In questi casi la lotta biologica condotta

con il metodo inoculativo ha più le prerogative di un supporto alla lotta integrata.

Metodo protettivo

Più che un metodo di lotta biologica è in realtà una strategia seguita nella lotta integrata per

sfruttare il controllo biologico dei fitofagi. In generale il metodo protettivo s'identifica in un insieme

di pratiche che hanno lo scopo di preservare la popolazione degli antagonisti naturali e favorirne il

potenziale biologico. Fra queste pratiche rientrano:

il ricorso al metodo inoculativo per sopperire alla carenza di ausiliari selvatici;

 il ricorso a trattamenti fitoiatrici ad elevata selettività allo scopo di ridurre l'impatto

 sull'artropodofauna utile;

la tutela della biodiversità, con particolare riguardo verso le piante alle quali sono associati

 ospiti alternativi.

Il metodo inoculativo si rivela necessario nei contesti in cui c'è un'effettiva debolezza

dell'entomofauna utile. Questa situazione si può verificare nei confronti di uno specifico fitofago,

quando il controllo biologico è eseguito efficacemente da una specie non acclimatata, oppure negli

agrosistemi il cui grado di "naturalizzazione" è modesto, come ad esempio nelle fasi di conversione

dall'agricoltura convenzionale alla produzione integrata. In altri contesti il metodo inoculativo può

anche rivelarsi non necessario perché l'impatto della tecnica agronomica sull'entomofauna utile e

sulla biodiversità in generale è basso. In ogni modo rientrano nel metodo inoculativo tutti gli

accorgimenti tesi ad incrementare le popolazioni degli ausiliari.

Il ricorso ai trattamenti fitoiatrici a basso impatto è una direttiva obbligatoria, dal momento che il

principale ostacolo al controllo biologico integrato è rappresentato dall'uso indiscriminato dei

fitofarmaci e, soprattutto, di quelli a bassa selettività. Il rispetto della soglia di intervento è una

condizione necessaria per ridurre il numero di interventi chimici e conservare nel contempo una

base trofica necessaria a garantire il mantenimento degli ausiliari. Per quanto riguarda la selettività

è opportuno ricorrere a principi attivi che non abbiano un ampio spettro d'azione, specie quando

s'interviene in modo mirato nei confronti di una specifica avversità. Da questo punto di vista si

rivelano particolarmente utili gli insetticidi di nuova generazione come i regolatori di crescita, che

in genere hanno un'azione molto selettiva e a basso impatto sugli insetti utili. Gli insetticidi ad

ampio spettro d'azione sono tuttavia ammissibili se il trattamento ha le prerogative di una selettività

di fatto: ad esempio l'uso delle esche proteiche contro i Ditteri Tefritidi è una tecnica conservativa

perché ha un modesto impatto sull'entomofauna utile.

La tutela della biodiversità è un punto cruciale delle produzioni integrate. Nel corso della seconda

metà del XX secolo l'intensivazione degli agrosistemi ha portato ad una notevole semplificazione

della loro composizione: la specializzazione degli ordinamenti produttivi nelle singole aziende e in

interi comprensori, il ricorso alla monocoltura, l'eliminazione delle siepi e delle superfici boscate

accessorie, la lavorazione degli incolti, il diserbo chimico con principi ad azione residuale,

l'abbandono delle tradizionali sistemazioni idraulico-agrarie, molte delle quali contemplavano la

presenza di filari di piante arboree nei seminativi, sono fattori concomitanti che hanno

drasticamente ridotto la biodiversità vegetale e, di riflesso, hanno portato alla scomparsa o alla

rarefazione dei Vertebrati e degli Artropodi utili. Dagli anni ottanta c'è stata un'inversione di

tendenza soprattutto negli obiettivi dei programmi territoriali e di sviluppo delle Regioni e

dell'Unione Europea, privilegiando gli orientamenti produttivi verso l'estensivazione, la

rinaturalizzazione degli ambienti rurali, il ripristino e la tutela della biodiversità.

Vantaggi della lotta biologica ]

Quando, a partire dagli anni cinquanta, si diffuse su larga scala il ricorso alla lotta chimica si

evidenziarono i due punti di forza dell'uso dei fitofarmaci: l'incremento delle rese quantitative e le

migliori caratteristiche merceologiche dei prodotti. Il controllo biologico, infatti, non consente

l'abbattimento della popolazione dei fitofagi, perciò la persistenza di una certa percentuale di danno,

sia quantitativo sia qualitativo, è da ritenersi fisiologica. A questi aspetti va aggiunta la semplicità

operativa della lotta chimica e, soprattutto, la sua efficacia nel breve termine.

Questi aspetti spiegano la completa sostituzione, nei paesi ad agricoltura intensiva, del controllo

biologico da parte del controllo chimico. La lotta chimica trovò difficoltà di applicazione solo negli

ambienti forestali e in generale nei paesi in via di sviluppo, a causa del forte impatto economico di

questa strategia.

L'uso indiscriminato di fitofarmaci a largo spettro d'azione (clororganici, fosforganici, carbammati),

dotati di notevole persistenza (clororganici), di elevata tossicità acuta (fosforganici) o cronica

(clororganici), ha in un secondo tempo messo in luce gli aspetti negativi della difesa chimica delle

colture, aspetti che in generale si sono evidenziati nel lungo periodo, a distanza di alcuni decenni: a

titolo d'esempio si possono citare l'accumulo dei residui ai vertici delle catene alimentari, il dissesto

ecologico dovuto all'inquinamento delle falde acquifere e dei corsi d'acqua, l'incremento dei costi di

produzione, l'incremento dei rischi sulla salute pubblica. Oltre a questi aspetti negativi ne vanno

citati due di particolare rilievo nel contesto della difesa dei vegetali:

1. L'impiego indiscriminato di alcune categorie di fitofarmaci ha spesso indotto la comparsa di

fenomeni di resistenza nelle specie ad alto potenziale riproduttivo, caratterizzate dalla

successione di numerose generazioni nell'arco di una stagione (microrganismi patogeni e,

fra gli Artropodi, acari e afidi). La resistenza, oltre a rendere inutile i trattamenti eseguiti,

rende necessario il ricorso ad altri trattamenti e, spesso, a dosaggi più forti.


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AUTORE

Exxodus

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+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Ecologia
Corso di laurea: Scienze Agrarie
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ecologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Scienze agrarie Prof.

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