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Biologia applicata: lezioni di Prof. Clivio

Lezione del 22/10/2013

A Darwin mancava la conoscenza del modo in cui veniva creata la variabilità della base genetica. Le idee riguardo la trasmissione dei caratteri erano piuttosto confuse, si pensava che si rimescolassero (come l’acqua col vino). Questo derivava da osservazioni basate sul buonsenso; Mendel fu il primo ad affrontare il problema dei caratteri ereditari con un rigore scientifico.

Mendel era perfettamente integrato nella realtà culturale del tempo, era un abate e all’epoca ci fu in Europa un grande impulso a comprendere il grande problema dell’ereditarietà e il desiderio di crearne nuove variabili. Mendel cominciò a fare esperimenti, ma in maniera molto rigorosa, fu il primo a considerare la statistica nel suo lavoro. Lui pensò che per cominciare bisognava scegliere dei modelli ben definiti come progenitori, per cui scelse di utilizzare come sistema sperimentale la specie della pianta dei piselli che presentava il vantaggio di avere due fioriture all’anno, richiedeva poco spazio e presentava alcune caratteristiche che rendevano questo modello adatto per la sperimentazione.

Per capire come si trasmetteva un carattere bisognava essere certi che il carattere nei modelli iniziali fosse ben accertato. Lui cominciò a prendere delle piante e ad autofecondarle fino a che non si otteneva sempre lo stesso tipo di risultato. Scelse piante a colore giallo e piante a colore verde. Dopo due anni cominciò il suo esperimento vero e proprio e fecondò le due linee pure di piante dei piselli. Tutti all’epoca avrebbero scommesso che come risultato fosse emerso un colore misto tra giallo e verde, invece ottenne tutte piante che davano semi gialli (apparentemente il colore verde spariva). Questo nelle piante della prima generazione (F1, Prima Generazione Filiale).

A questo punto prende tutte le piante della F1 e le feconda → i risultati furono sorprendenti: ottenne circa 6000 piante con semi gialli e circa 2070 piante con semi verdi (rapporto di 3 a 1), il colore verde ricompare nella seconda generazione filiale (F2). Questo non era spiegabile con il modello dell’epoca (come se dopo aver mescolato l’acqua col vino poi possiamo riottenere acqua e vino separati). Questo diede molto da pensare, non si sapeva niente di ereditarietà allora, si trattava di desumere da osservazioni macroscopiche cosa ci fosse dietro.

La scoperta di Mendel è proprio il carattere digitale dell’ereditarietà, cioè che i caratteri non si mescolano tra loro, ma si trasmettono in qualche modo alla progenie, mantenendo la propria identità. Mendel sceglie 7 caratteri che prese...

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Scienze biologiche BIO/13 Biologia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Latim di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Clivio Alberto.
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