Aristotele: l'uomo e la questione dell'anima
Indice
- Introduzione
- La concezione metafisica ilemorfica della realtà
- Gli esseri che sono nell'universo
- Il principio vitale degli essere animati: l'anima
- La tripartizione dell'anima
- La facoltà dell'anima che inerisce all'uomo: l'intelletto
- Conclusione
- Bibliografia
Introduzione
Il tema di questo elaborato ha come obiettivo quello di presentare nel modo più semplice e immediato il concetto di anima proposto da Aristotele di Stagira e come questi inerisce l'essere vivente per eccellenza qual è l'uomo. Prima di giungere alla classificazione e alla definizione tout court dell'anima – o, se vogliamo, delle sue differenti “funzioni” – così come concepita dal Nostro, mi pare opportuno introdurre la concezione che il filosofo ha della realtà nel suo insieme (ilemorfica). Successivamente, introdurrò la caratteristica previa dell’uomo, i diversi tipi di anima (tripartizione) e il punto di incontro tra anima ed essere umano.
La concezione metafisica ilemorfica della realtà
Parlare di concezione ilemorfica della realtà significa osservare innanzitutto in essa la presenza di sostanze corporee eterogenee, inserite in un flusso continuo di generazione e corruzione (movimento) che pone l’osservatore di fronte a quello che può essere definito più precisamente come fenomeno del divenire.
Si dà il caso che le trasformazioni a cui assistiamo in natura hanno però un punto di partenza e un punto di arrivo. Chiaramente, nel punto di arrivo possiamo facilmente renderci conto del cambiamento sostanziale avvenuto nell’ente, a cui Aristotele attribuisce il nome di forma (sostanziale). Poiché, poi, non può darsi una scomparsa della sostanza precedente, né, a partire dal nulla, la successiva apparizione della trasformazione avvenuta, quello che resta è un sostrato - proprio come avviene durante un processo di combustione – che Aristotele chiama materia (prima). Entrambi questi elementi – materia prima e forma sostanziale – rappresentano per lo Stagirita dei principi intrinseci della sostanza, per cui ogni realtà sensibile, qualunque corpo osservabile in natura, è sempre composta da materia e forma.
Al tempo stesso, poiché la materia non può darsi senza la forma, è impossibile assistere ad una corruzione senza una generazione, e viceversa. Questo fatto dimostra anche che materia e forma risiedono per intero nella costituzione della sostanza corporea, pertanto rappresentano due principi assolutamente interdipendenti, in un certo senso complementari, quindi indivisibili. Ecco tracciata una prima esposizione di quello che si suole definire come ilemorfismo aristotelico, esposto con maggiori dettagli nei libri della Metafisica.
C’è però da aggiungere che per Aristotele la materia prima è un principio potenziale reale, proprio perché sostrato o soggetto del mutamento, e contiene in sé l’attitudine a farsi plasmare da una perfezione attuale. D’altro canto, la forma sostanziale è il principio a fondamento della sostanza individuale, cioè dunque attuale per eccellenza. Esso è immanente alla sostanza, la dota di natura attuale. Stando così le cose, la forma sostanziale non è altro che l’atto della materia prima ed è unica per ciascuna sostanza corporea.
Accanto ai concetti di materia e forma, principi intrinseci della sostanza individuale appunto, vanno chiariti almeno due dei modi di essere degli enti: essere come atto ed essere come potenza. Mentre atto per Aristotele è sinonimo di perfezione ed ha assoluta priorità e superiorità sulla potenza, la potenza – ossia quel modo di essere che non è dato, ma che è capacità reale di essere in atto – si conosce proprio riportandola all’atto corrispondente (es. la potenza di cadere rispetto alla caduta). Inoltre, non può darsi passaggio dalla potenza all’atto se prima non vi sia qualcosa già in atto, così come qualsiasi potenza raggiunge il suo fine e la sua perfezione solo quando giunge all’atto.
In estrema sintesi, si può affermare che la sostanza è in primo luogo ogni individuo concreto (uomo, capra, albero, sedia, ecc.) a cui si riferiscono delle proprietà che lo caratterizzano. È quindi un sinolo, una unione di due elementi: materia (hyle) e forma (eidos). La forma è la “natura” propria di una cosa, è ciò che la rende quella che è e la distingue dalle altre; è dunque la sua “essenza”, il suo significato fondamentale, il suo “essere dell’essere”. La materia è invece ciò di cui una cosa è fatta, ciò di cui è composta (ad esempio, un uomo è fatto di carne ed ossa; una sedia è fatta di legno, ecc.).