Corso di società e culture di lingua inglese
A. A. 2017-2018
Prof.ssa Michela Vanon Alliata
Dipartimento di Studi Linguistici Culturali Comparati
Università Ca’ Foscari Venezia
Appunti di Brunello Carlotta
Informazioni generali
Ricevimento: Venerdì ore 16.00
Esame: In italiano e composto da sei domande (due domande aperte, due identificazioni del testo con commento e una traduzione e un punto in più se si fa un commento alla traduzione). Dura 2 ore.
Bibliografia primaria
- Mary Shelley, Frankenstein (1818)
- Joseph Sheridan Le Fanu, Green Tea (1872)
- Edgar Allan Poe, The Tell-Tale Heart (1843), The Black Cat (1843)
- R.L. Stevenson, Markheim (1884)
- Oscar Wilde, The Canterville Ghost (1887)
Bibliografia secondaria
- J. Briggs, Night Visitors: The Rise and Fall of the English Ghost Story, London: Faber, 1977.
- M. Vanon Alliata, ed. J.S. Le Fanu, Tè verde, Venezia: Marsilio, 2017, pp. 9-41.
- R. Mighall, Oscar Wilde, Small, Oscar Wilde: Complete Short Fiction, Penguin, 1994, pp. vii-xxx.
Appunti di Brunello Carlotta
Lezione 1: 14/09/2017
Green Tea è stato scritto da Joseph Sheridan Le Fanu che apparteneva ad una minoranza protestante in un paese a maggioranza cattolica, ossia l’Irlanda. Anche Oscar Wilde era irlandese e dopo gli anni di solitudine, dopo il suo processo, lasciò l’Inghilterra e la società che lo aveva idolatrato e si rifugiò in Francia dove morì per emorragia cerebrale. The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde insieme a Frankenstein è entrato nel mito, nel nostro immaginario. The Canterville Ghost, invece, è una parodia delle convenzioni della letteratura soprannaturale. Venni scritta dallo stesso Wilde per il divertimento dei figli (Cyril Holland Wilde e Vyvyan Holland Wilde). Vi è comunque un grande scarto temporale tra il romanzo di Mary Shelley (1818) e quello di Wilde (1887).
Sheridan Le Fanu era considerato un maestro del racconto soprannaturale, di fantasmi che, a differenza del genere gotico da cui la ghost story prende le mosse, non è considerato un genere ma una modalità di immaginario perché la presenza di elementi soprannaturali in seno ad altre forme e generi (come ad esempio il fiabesco, fantasy, science fiction fino ad arrivare al meta-romanzesco contemporaneo), invita a considerare la ghost story non un genere storicamente limitato a testi scritti nell’Ottocento come Frankenstein o The Castle of Otranto (di Horace Walpole del 1864, che dà inizio al genere) o The Monk (di Matthew Gregory Lewis).
A differenza di questi romanzi di fine Settecento e inizio Ottocento, a differenza del gotico che è un genere storicamente delimitato, il fantastico è una categoria più libera che ingloba altri elementi che si possono trovare anche all’interno di opere soprannaturali per cui la critica lo considera non solo un genere ma una modalità dell’immaginario ma anche una forma letteraria tra le più autocoscienti che ha finito per diventare un luogo privilegiato di inquietudini private, personali ma anche collettive come ad esempio il potere perverso della scienza (in Frankenstein e Dr. Jekyll and Mr. Hyde).
Restringendo anche solo il campo all’Europa ci troviamo davanti a moltissimi testi che affrontano il tema del soprannaturale che apre anche ad un’altra dimensione, a quella presente nella letteratura dell’antichità ossia quella del dialogo con i morti, le preoccupazioni per quanto riguarda l’aldilà, la vita dopo la morte o una sorta di sotto-natura.
Il gotico nasce a fine Settecento ed è solo dopo il Settecento che queste figure che popolano l’universo soprannaturale (streghe, diavoli, spettri, alchimisti) cessano di rappresentare un pericolo reale, un problema di polizia e diventano un pretesto letterario. Questo gusto per il mostruoso, diabolico e la dimensione soprannaturale che è al centro di molti romanzieri gotici, prima ancora di Wilde era stato ridicolizzato e villeggiato in un romanzo di Jane Austen (Northanger Abbey) in cui la protagonista è un’appassionata lettrice di romanzi gotici e finisce per crearsi un mondo parallelo estraniandosi dalla realtà.
Il gusto per l’orrido o il mostruoso viene nobilitato in America nella metà dell’Ottocento da quello che è l’autore più noto e che tutt’ora gode di molta fortuna, ossia Edgar Allan Poe a cui si deve anche la creazione della detective fiction (con il suo Monsieur Dupont). Prima ancora di Poe, alle lusinghe del genere si era avvicinato un altro autore americano, Washington Irving con il suo Rip Van Winkle. Il suo personaggio è il primo di una lunga serie di caratteri assai comuni nella tradizione americana dell’uomo che tenta di sottrarsi all’urgenza, alla pressione della realtà per rifugiarsi nel sonno, in un suo mondo privato che però è libero.
Anche dalla lezione di Irving e di Poe prenderà le mosse uno dei protagonisti dell’American Renaissance ossia Nathaniel Hawthorne, nato a Salem nel Massachusetts che era una delle roccaforti del puritanesimo americano, teatro di moltissimi processi di stregoneria (witchcraft) in tutto il Seicento. Nei racconti contenuti in Twice-Told Tales ma anche in Mosses from an old Manse c’è un elemento diabolico e mostruoso ma anche nella sua produzione realistica c’è sempre un elemento soprannaturale. Alcuni dei suoi più importanti racconti oscillano continuamente tra la dimensione della realtà e del sogno, disillusione e follia, grande tema dell’Ottocento fantastico.
Nell’opera di Hawthorne (Rappaccini’s Daughter) compare il tema al centro anche del romanzo della Shelley, ossia quello del potere pericoloso dello scienziato e dell’artista che si accompagna all’esplorazione complicata sull’origine del male, del peccato della responsabilità individuale e collettiva e vanno tutti intesi come una potente proiezione nel fantastico di eventi, accadimenti, problematiche di ordine morale, etico, metafisico e a volte anche fisico. Tutte queste problematiche interessano non solo l’Inghilterra o l’America settentrionale ma anche la Francia.
Anche un autore realista come Honoré de Balzac con la Comédie Humaine (storia dal vivo dei costumi dell’epoca dominata dagli impulsi fondamentali dell’amore e dell’ambizione; opera improntata sul realismo a tratti visionario), ma soprattutto agli inizi della sua attività di scrittore quando era più viva in lui l’affascinazione per il pensiero occultista di Emanuel Swedenborg, scrive delle storie fantastiche, sente una forte attrazione per il racconto soprannaturale. Una delle sue opere più famose da cui prenderà ispirazione anche Stevenson è La peau de chagrin (la pelle di zigrino, pelle dei pescecani con dentelli cutanei). Il romanzo è ambientato sulla figura di uno fragile, idealista, spinto al suicidio dalla miseria e da un amore infelice, che dopo aver speso i suoi soldi alla roulette si trova in un negozio d’antiquariato dove un uomo gli offre un talismano, la pelle di zigrino). Vi è una sorta di ricatto perché la pelle offerta, al compimento di ogni suo desiderio si restringerà sempre di più e la vita del protagonista diventerà sempre più breve.
L’elisir di lunga vita (Mary Shelley), il tema dello scienziato satanico che ha commercio con il diavolo e il mondo dei morti sono temi medievali e rinascimentali. Attraverso la manipolazione o la trasformazione di certi metalli ci si prefiggeva anche di allungare la vita. Questa sfida alchimistica alle leggi di natura è un tema che poi penetrerà tutta la fantascienza.
In The Fall of the House of Usher di Poe si trova il tema della donna esangue, uomo assorto in studi esoterici completamente esiliato ed alienato dalla realtà, il tema del fantastico, angosciante, nel seppellimento prematuro e vi è un altro grande tema che è quello della donna che esce dalla tomba ossia quello di coloro che tornano dal mondo dei morti in quello dei vivi.
Dopo Poe, tutta la letteratura decadentista si è nutrita di questi motivi e anche il cinema, dalle sue origini fino ad oggi, li ha divulgati a sazietà. Poe, tuttavia, inaugura un altro tipo di fantastico, quello che sarà dominante nella seconda metà dell’Ottocento, ossia il fantastico ottenuto con un minimo di mezzi, il fantastico tutto mentale in cui non ci sono demoni o streghe. In questo senso il capolavoro assoluto di Poe è The Tell-Tale Heart (Il cuore rivelatore) che è il monologo di un assassino.
La dimensione interiorizzata e psicologica del fantastico è presente anche in Green Tea, il cui protagonista è un reverendo anglicano che ad un tratto inizia ad avere quelle che lui stesso dice essere delle allucinazioni. Si sente perseguitato da una scimmia, probabilmente un macaco, che non lo abbandona mai e gli impedisce di dedicarsi al proprio lavoro, addirittura di pregare, interrompe delle preghiere con delle bestemmie.
L’interesse per gli aspetti notturni della psiche e della mente umana, della follia, non è venuto meno anche nel nostro secolo, basta pensare al testo di Angela Carter, The Bloody Chamber, che è una riscrittura in chiave postmodernista e femminista di alcune celebri fiabe soprattutto di Pierrot come Blue Beard o Beauty and Beast (Tiger’s Bride). Vi è quindi una tradizione testuale vivissima nel primo Ottocento che continua nella seconda metà e nel secolo seguente in cui il fantastico viene impiegato per organizzare la struttura della rappresentazione e per trasmettere alla mente del lettore delle esperienze inquietanti, angoscianti, per comunicare un senso di smarrimento (non soltanto geografico ma anche mentale), un senso di angoscia (lost in darkness and distance, la chiusura di Frankenstein).
Italo Calvino, che fu anche autore di testi fantastici (Il visconte dimezzato, che prende le mosse da Dr. Jekyll and Mr. Hyde, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente), diceva che questa modalità dell’immaginario fosse una delle produzioni più caratteristiche della narrativa dell’Ottocento e una delle più significative per il lettore odierno perché dice più cose sull’interiorità dell’individuo e sulla simbologia collettiva. “Alla nostra sensibilità di oggi, l’elemento soprannaturale al centro di questi intrecci appare sempre carico di senso con l’insorgere dell’inconscio, del represso, del dimenticato, dell’allontanamento dalla nostra dimensione razionale”.
In questo va vista la modernità del fantastico e la ragione del ritorno di fortuna nella nostra epoca. Calvino diceva che il fantastico dicesse cose che ci riguardassero direttamente anche se siamo meno disposti dei lettori dell’Ottocento a lasciarci sorprendere, spaventare da apparizioni, demoni, creature mostruose e fantasmagorie.
Lezione 2: 21/09/2017
Il racconto soprannaturale si origina dal romanzo gotico. È inoltre con il romanticismo tedesco che il racconto fantastico nasce agli inizi del XIX secolo anche se già verso la fine del secolo precedente (XVIII), il romanzo gotico inglese aveva già esplorato tutto un repertorio di motivi, temi, ambienti e di effetti macabri, crudeli e paurosi (la paura è la molla dei racconti) dai quali gli scrittori del romanticismo poi avrebbero attinto a piene mani.
Uno su tutti è Ernst Theodor Hoffmann che fu un esponente del primo romanticismo. Il suo racconto più noto e che sempre viene ricordato è L’uomo nella sabbia. Freud a riguardo ne scrisse un saggio, Il perturbante (Das Unheimliche). Nel racconto, personaggi e immagini di una tranquilla vita borghese (come borghese è anche lo sfondo del racconto The Black Cat di E. A. Poe) si trasfigurano in apparizioni grottesche come proprio accade nei brutti sogni (lo stesso Poe chiama questi suoi racconti tales of the grotesque).
Questo, inoltre, è non solo il racconto più rappresentativo di Hoffmann ma anche quello più ricco di suggestioni e il più importante per la tenuta narrativa. La scoperta dell’inconscio avviene proprio qui, nella letteratura romantica fantastica tedesca, quasi cento anni prima che ne venisse data una sistematizzazione a livello teorico.
Al centro della narrazione vi sono gli incubi infantili di Nathaniel, il personaggio principale, che identifica il babau (bogyeman) che viene evocato per mandarlo a letto alla sera con un personaggio che frequenta la casa del padre, un avvocato (Coppelius). Tutti gli incubi infantili, tuttavia, continuano ad accompagnare il personaggio anche una volta cresciuto. Nathaniel arriva fino a credere di riconoscere e identificare il suo vecchio persecutore (l’avvocato) in un certo Coppola che vende barometri e occhiali. Il protagonista si innamora in seguito della figlia del professore che abita nella casa dirimpetto anche se si rivela in seguito essere l’amore per un automa. Anche l’amore, non corrisposto, che concepisce per la bambola meccanica non lo salva dalle continue apparizioni di Coppelius-Coppola fino alla pazzia finale e il suicidio che sigla la chiusura del memorabile racconto.
Hoffmann è quello che più di tutti influenza la letteratura europea fantastica per la sottolineatura grottesca (vi è moltissimo black humor).
Nel Settecento il romanzo si presenta per lo più sotto mentite spoglie e viene mimetizzato in altri generi illustri. Esiste, infatti, come dramma raccontato, come una sorta di epica in miniatura in cui ci sono degli elementi narrativi poiché il romanzo pretende di aderire alla vita vissuta, al vero.
Nella prima parte del secolo il romanzo è mimesi, imitazione del reale, riproduzione della realtà e nonfiction, il cui primo significato è finzione. Al tempo il romanzo era history, storia vera e non racconto inventato. È proprio su questo che insiste Defoe che, per rassicurare il lettore, in Robinson Crusoe ricorre all’espediente del manoscritto di cui lui sarebbe semplicemente il curatore, trascrittore. Henry Fielding (The history of Tom Jones) dopo Defoe sarà seguito da Richardson e i tre verranno considerati gli inventori del romanzo realista nel senso che rifiutano tutto ciò che non rientra nell’ordine naturale delle cose e tutto ciò che non risulti credibile, l’opposto di ciò che succede nelle ghost stories.
Perciò non entra nella mente dei personaggi e l’invenzione è subordinata al verosimile ma tutta l’immaginazione che era stata tenuta a freno in tutto il Settecento, si “sfrena”, si “sbriglia” alla fine del secolo e la narrativa fa di tutto per ritornare invenzione, finzione, fiction. Nel fare questo, il veicolo privilegiato è quello del gothic novel (“roman noir” in Francia, “romanzo nero” in Italia) nato in Inghilterra e che si espande poi in tutta l’Europa e oltreoceano traendo linfa dalla Rivoluzione francese e dai suoi orrori.
Il gothic novel precorre tutte le vie del romanticismo e diventerà anche il veicolo per l’esplorazione della coscienza dei più segreti, riposti movimenti interiori, precorrendo così tutti i grandi scrittori dell’Ottocento. Con il romanzo gotico vengono abbandonate tutte le storie verosimili, calate in una realtà contemporanea e riconoscibile dal lettore e vengono evocate delle vicende fantastiche, spesso tenebrose, ambientate in un Medioevo di maniera. Raramente si trova un’ambientazione contemporanea e vi è anche una dislocazione geografica, del Medioevo di maniera appunto. Nasce quindi il romanzo gotico che va incontro ai gusti del pubblico amante del mistero, delle emozioni forti e riprende gli aspetti più appariscenti della teoria del sublime, un concetto estetico che era stato formulato ed elaborato tra I e II sec. a. C. negli ambienti neoplatonici e viene riformulato nel 1757 da Edmund Burke nel trattato A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful. Qui venivano analizzate quelle proprietà e caratteristiche dell’arte di indurre, per le sue connotazioni di mistero e indicibilità, una sorta di stato di estasi. Tutto questo concetto viene poi ripreso anche nell’Ottocento per sottolineare la capacità dell’arte, in conflitto con la razionalità, di dare una consapevolezza emotiva di quella che è la potenza irresistibile della natura. Tutto il concetto estetico del sublime è presente anche in Frankenstein.
Tornando alle caratteristiche tipiche del romanzo gotico, è importante ribadire che i romanzi gotici sono ambientati nel Medioevo di maniera per cui è frequente la presenza di castelli, passaggi segreti, scricchiolii sinistri, le segrete del castello, una natura tormentata, cieli tempestosi. Una delle figure più importanti è quella della vergine perseguitata (persecuted maiden) o dei villains, personaggi diabolici. Vi è inoltre tutto un intreccio ricco e movimentato da frequentissimi colpi di scena, incantesimi, stregonerie o patti con il diavolo.
Nonostante la non elevatissima qualità letteraria, gli sfondi, le scene e i personaggi del romanzo gotico si imprimeranno nella mente di un pubblico vasto esercitando un grande influsso nei secoli successivi per poi tornare in un genere di massa chiamato il romanzo di appendice, in Francia con Eugene Sue. Nei suoi Misteri di Parigi, troviamo molti aspetti del romanzo gotico come anche nel Conte di Montecristo (Alexandre Dumas padre) o nelle opere di Victor Hugo.
Nonostante gli eccessi di moralismo, Dickens è il maggior narratore inglese del secolo. Anche lui scrisse numerosi racconti fantastici che troviamo nelle riviste di cui era editore e autore quasi esclusivo. Queste opere, anche nell’estrema varietà di temi e spunti, dimostrano come la narrativa del soprannaturale non abbia nulla da invidiare con la sua discendente odierna, ossia con la science fiction, quel genere letterario in cui l’elemento narrativo è fondato su ipotesi, int...
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