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International economics

Definizioni generali

Export and import

In italiano, l'uso del termine esportazione si riferisce al trasporto e alla vendita di beni e servizi da un Paese ad un altro. Il Paese che produce e rivende tali beni all’estero, ossia in altri mercati, viene chiamato Paese esportatore e di norma la quantità di merce destinata all’esportazione rappresenta un eccesso nella produzione locale di un prodotto ben preciso. Un Paese che decide di esportare un bene, infatti, può vantare una produzione superiore rispetto al fabbisogno dei propri cittadini, al che può decidere di esportare il cd. surplus in altri mercati per ottenere maggiori profitti da reinvestire in crescita e sviluppo. In inglese il termine assume la medesima connotazione: export means shipping in goods and services out of the jurisdiction of a certain country. The seller is called exporter and is commonly based in the country of export. In other words, export refers to selling a good or service produced in the Home country to other markets.

Il contrario di esportazione è importazione. Con importazione ci si riferisce al processo di acquisto da parte di un Paese di beni e servizi prodotti e assemblati in altri mercati e di cui probabilmente ha un deficit. Di norma un Paese che decide di importare un certo prodotto o un certo servizio ha una carenza interna nella produzione dello stesso. Quando un Paese importatore non riesce a soddisfare i bisogni di tutti i cittadini con il quantitativo di prodotto realizzato localmente, è costretto a ricorrere alle importazioni per colmare tale mancanza. In inglese: an import is a good or a service brought into a jurisdiction, especially across a national border, from an external source. A country that imports a good from another country is called importer. Importazioni ed esportazioni rappresentano le due principali transactions dell’international trade e sono l’oggetto di studio principale della scienza economica applicata alla realtà internazionale.

Nel contesto del commercio internazionale, di norma, partecipano diversi attori economici che rendono possibile la realtà degli scambi: singoli individui, imprese, Paesi ed istituzioni. Proprio i governi dei singoli Paesi e le loro istituzioni possono decidere di aprirsi liberamente al commercio con l’estero, o possono limitare i processi di import ed export al fine di proteggere la propria economia. In ogni caso, i processi di import e di export permettono di valutare lo status di salute e di ricchezza di un’economia: infatti, un Paese che esporta di più sarà probabilmente più produttivo ed efficiente di un Paese che importa molti prodotti.

Chiaramente all’interno dello stesso Paese possono avvenire sia processi di esportazione che di importazione:

  • Quando il valore delle esportazioni supera il suo corrispettivo in importazioni, allora il Paese godrà di un surplus da investire in crescita e sviluppo. Infatti, un valore molto alto di esportazioni è indice di high income, ovvero di alti profitti, che, se sottratto al valore delle importazioni, permetterà di calcolare la ricchezza in entrata del Paese;
  • Quando il valore economico delle importazioni supera quello delle esportazioni, vuol dire che il Paese si trova in una situazione di deficit, poiché mancano molti beni/servizi necessari alla propria economia e ai propri cittadini. Moltissime risorse economiche vengono usate per importare prodotti da altri Paesi;
  • Quando un Paese si trova invece in una perfetta condizione di equilibrio tra export ed import (realtà molto rara), allora ci si trova in una condizione di stabilità economica.

Flussi economici = flussi di prodotto in uscita da un Paese esportatore in direzione di un altro Paese, cd. importatore, rappresentano anche dei flussi economici in entrata per il Paese che ha esportato (maggiori profitti), mentre sono flussi economici in uscita per chi ha importato. Un Paese che esporta e che vende dei prodotti all’estero chiaramente avrà maggiori profitti dai suoi accordi commerciali. Un Paese che importa dovrà chiaramente pagare un prezzo per ricevere i beni di cui ha bisogno (il pagamento del prezzo comporta un impoverimento).

International trade and world trade

Nell’insieme importazioni ed esportazioni vanno a costruire la realtà dei commerci internazionali. Con commercio internazionale o international trade si intende: the exchange of capital, goods, and services across the national borders or territories. It is the exchange of goods and services among nations of the whole world. In most countries, such trade represents a significant share of Gross Domestic Product (GDP). Trading globally gives consumers and countries the opportunity to be exposed to new markets and products. Almost every kind of product could be found on the international market: food, clothes, spare parts, oil, jewellery, wine, stocks, currencies, and water. Services are also traded: tourism, banking, consulting and transportation. A product that is sold to the global market is an export, and a product that is bought from the global market is an import.

Imports and exports are accounted for in a country’s current account (contabilità nazionale) and in the balance of payments. Industrialization, advanced technology, transportation, globalization, multinational corporations, and outsourcing are all having an important impact on the international trade system. Increasing international trade is crucial to the continuance of globalization. Without international trade, nations would be limited to the goods and services produced within their own borders.

International trade is, in principle, not different from domestic trade as the motivation and the behaviour of parties involved in a trade do not change fundamentally regardless of whether trade is across a border or not. The main difference is that international trade is typically more costly than domestic trade. The reason is that a border typically imposes additional costs such as tariffs, time costs due to border delays and costs associated with country differences such as language, the legal system or culture. Another difference between domestic and international trade is that factors of production such as capital and labour are typically more mobile within a country than across countries. Thus international trade is mostly restricted to trade in goods and services, and only to a lesser extent to trade in capital, labour or other factors of production. Trade in goods and services can serve as a substitute for trade in factors of production. Instead of importing a factor of production, a country can import goods that make intensive use of that factor of production and thus embody it. An example is the import of labour-intensive goods by the United States from China. Instead of importing Chinese labour, the United States imports goods that were produced with Chinese labour. A report in 2010 suggested that international trade was increased when a country hosted a network of immigrants, but the trade effect was weakened when the immigrants became assimilated into their new country.

1Il GDP o Gross Domestic Product è il corrispettivo del nostro PIL, ossia il Prodotto Interno Lordo, con cui ci si riferisce all’intera produzione di un Paese.

Lo studio dell'economia internazionale

Dopo questa breve introduzione sulle importazioni, sulle esportazioni e sui commerci internazionali è opportuno introdurre l’argomento centrale della disciplina. L’economia internazionale è proprio quella branca della scienza economica che si occupa di analizzare, studiare e capire la struttura dei commerci internazionali e le ragioni che spingono i Paesi a commerciare con l’estero. È davvero molto importante parlare di questo tema, poiché oggigiorno con l’apertura dei mercati mondiali, con lo sviluppo delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione, con il miglioramento dei trasporti e grazie alla globalizzazione, i rapporti fra i Paesi sono diventati sempre più solidi e anche sempre più profondi. Basti pensare alle diverse modalità che legano i Paesi di tutto il mondo, sia a livello politico che economico, a livello sociale e culturale, per capire che la comprensione della dimensione internazionale sta diventando una tematica di primaria importanza sotto tutti i punti di vista. Ad ogni modo, data la vastità della materia, in questo contesto ci si limiterà a presentare alcune riflessioni economiche in merito a quelli che sono oggi i rapporti commerciali fra i Paesi.

I principali argomenti che riguardano lo studio dell’economia internazionale sono diversi: l’analisi dei commerci mondiali, il processo di integrazione, le politiche internazionale in tema di commerci, la finanza internazionale, e così via discorrendo. Nell’insieme tali tematiche possono essere studiate da due punti di vista diversi: da un lato possiamo investigare sulle tematiche della disciplina da un punto di vista microeconomico, adottando un metodo di studio bottom-up, ovvero dal basso verso l’alto (tale studio prevede l’analisi del comportamento economico dei singoli attori economici come imprese, famiglie, singoli individui, nella dimensione internazionale); da un secondo punto di vista si analizza il fenomeno da un’ottica macroeconomica, considerando i Paesi come i protagonisti della dimensione internazionale e le loro scelte come azioni globali che influiscono sull’economia mondiale. Da questi due punti di vista è naturale che scaturiscano alcune tematiche basilari nello studio dell’economia internazionale: dal punto di vista microeconomico si analizza di norma il fenomeno dell’internazionalizzazione delle imprese, l’operato ed il comportamento dei singoli operatori economici, lo studio di uno specifico settore, e così via discorrendo. Dal punto di vista macroeconomico, invece, vengono analizzate le tematiche come la povertà, la disoccupazione, l’operato dell’entità nazionali o territoriali nella loro globalità, e così via.

Nello specifico, si può dire che l’economia internazionale è divisa in diverse branche:

  • Il cd. International Trade, che analizza lo sviluppo, la struttura ed il funzionamento dei commerci internazionali;
  • International Finance, che analizza il flusso di capitali e la struttura dei mercati finanziari internazionali;
  • International Monetary Economics, che studia il valore della moneta, i tassi di cambio e gli effetti sulle economie nazionali;
  • La cd. International Political Economics, che analizza l’influsso degli accordi politici, delle guerre, dei cambiamenti sociali, delle crisi, sull’economia dei singoli Paesi e del mondo intero.

International Economics is concerned with the effects upon economic activity from international differences in productive resources and consumer preferences and the international institutions that affect them. It seeks to explain the patterns and the consequences of transactions and interactions between the inhabitants of different countries, including trade, investment and migration.

International economics has 4 different branches:

  • 1) International Trade studies goods-and-services flows across international boundaries from supply-and-demand factors, economic integration, international factor movements, and policy variables such as tariff rates and trade quotas.
  • 2) International Finance studies the flow of capital across international financial markets, and the effects of these movements on exchange rates. International finance examines the dynamics of the global financial system, international monetary systems, balance of payments, exchange rates, foreign direct investment, and how these topics relate to international trade.
  • 3) International Monetary Economics studies flows of money across countries and the resulting effects on their economies. It examines the effects of monetary systems, including regulation of money and associated financial institutions and international aspects.
  • 4) International Political Economics studies issues and impacts from for example international conflicts, international negotiations, and international sanctions; national security and economic nationalism; and international agreements and observance.

Parte I: International trade

1. Le teorie sul commercio internazionale

Il punto di partenza dell’economia internazionale è rappresentato da due quesiti molto importanti:

  • 1) Perché i diversi Paesi del mondo hanno deciso di aprirsi ai commerci con l’estero?
  • 2) In base a quali requisiti ogni Paese sceglie i propri partner commerciali?

Senza ombra di dubbio, i Paesi di tutto il mondo hanno deciso gradualmente di aprire i loro confini ai commerci internazionali per approfittare dei grandi vantaggi offerti dal contatto con altri mercati. Discostandosi in toto dai pensieri negativi di alcuni economisti, gli scambi commerciali fra Paesi costituiscono una grande ricchezza e possono portare non pochi vantaggi alle entità nazionali interessate. Gli scambi, infatti, rendono più semplice il reperimento di merci, beni e servizi in deficit all’interno di un Paese, danno la possibilità di creare un mondo sempre più integrato e pacifico, agevolano le interazioni fra individui e aziende di culture diverse, facilitano e rendono possibile un graduale processo di sviluppo e di crescita, semplificano il propagarsi della globalizzazione, e così via discorrendo. Quindi, gli scambi commerciali internazionali, che avvengono attraverso import ed export, rappresentano una valevole risorsa per ogni Paese, una grande possibilità di growth and development. Nel 2007, ben il 30% della produzione mondiale era stato venduto al di fuori dei confini nazionali. In quell’anno la produzione corrispondeva a ben 50 trilioni di dollari (ciò vuol dire che ben 16 trilioni del GDP/PIL mondiale era rappresentato da import ed export).

2 Alcuni economisti vedono in modo negativo la realtà dei commerci internazionali e la rapida apertura dei mercati. Essi temono che la liberalizzazione degli scambi possa portare le economie più forti a diventare sempre più forti e le altre economie più deboli a soccombere di fronte ai Paesi più sviluppati e tecnologicamente più avanzati.

2. Gravity model: Who trades with whom?

In questo contesto, ancora tutto in divenire, sono molte le teorie che cercano di spiegare i motivi per cui i Paesi di tutto il mondo decidono di aprirsi ai commerci internazionali: ad esempio vedremo le teorie classiche di Adam Smith (vantaggio assoluto) e di David Ricardo (vantaggio comparato), le quali tentano di dare un perché agli scambi internazionali. Tuttavia, prima di passare alle succitate teorie, è opportuno aprire una breve parentesi sul cd. Pattern of trade, ossia il modello di scambio: “Chi commercia con chi?”. Prima di definire le ragioni per cui i Paesi si aprono agli scambi internazionali, si ritiene alquanto importante capire in base a quali criteri i Paesi decidono di intrattenere rapporti di tipo commerciale a livello internazionale con certi partner piuttosto che con altri. Per rispondere a questo quesito gli economisti sono soliti far riferimento al cd. Gravity model of trade.

Il gravity model o modello gravitazionale è un adattamento economico del tradizionale modello di gravità proposto nelle scienze fisiche e naturali da Newton. Lo scienziato affermava che: “Il livello di attrazione di due corpi è dato dal prodotto delle loro masse. Più grandi saranno le loro masse, maggiore sarà il livello di attrazione. Questo prodotto, tuttavia, viene a scemare non appena aumenta la distanza fra i due corpi. Infatti, man mano che i due corpi si allontanano l’uno dall’altro, anche il loro livello di attrazione reciproco si abbassa.”. The analysis of the major world trades has led to the development of the gravity model, so called because it has similarity to the Newton’s law of gravity, which states the force of gravity between two objects is larger as the sizes of the two objects are larger, and as the distance between them is smaller.

Gli economisti sono soliti riadattare suddetta legge fisica al processo economico che spinge i Paesi a commerciare fra loro (prediligendo determinati partner ad altri). Infatti, il livello di attrazione fra due Paesi è dato proprio dal prodotto delle loro masse rappresentate dal cd. Gross Domestic Product, ovvero dall’intera produzione nazionale. Maggiore sarà il volume produttivo nazionale di ciascuno dei Paesi, più forti saranno i loro legami commerciali. Tuttavia, il valore attribuito agli scambi fra due o più Paesi tenderà ad abbassarsi quando aumenta la distanza geografica fra loro.

Per fare un esempio più concreto, basti pensare alla realtà attuale: alcune fra le più grandi economie del mondo attualmente sono gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, la Francia, la Germania ed il Regno Unito. Questi Paesi rappresentano delle fette molto grandi dell’intera produzione mondiale, cui ogni Paese contribuisce in modo diverso (in base alla dimensione e alle possibilità produttive). I principali partner commerciali degli Stati Uniti, ad esempio, sono proprio Germania e Regno Unito. Perché gli USA commerciano di più con Germania e Regno Unito piuttosto che con Venezuela, Colombia o Perù che sono geograficamente più vicini? La risposta è semplice. La Germania ed il Regno Unito hanno un GDP più elevato rispetto al Venezuela, alla Colombia o al Perù. Dando adito alla teoria del modello di gravità, gli Stati Uniti sceglieranno la Germania ed il Regno Unito come partner commerciali, poiché hanno economie più forti.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

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