PREFERENZE
Un agente di fronte ad un insieme di alternative possibili sceglie sempre quella che preferisce, quindi, per
studiare le scelte, dobbiamo saper analizzare le preferenze degli agenti economici.
Confrontando due diversi panieri di consumo (X, Y), si dice:
Preferenza stretta se X è inequivocabilmente preferito a Y (X>Y)
Preferenza debole se Y non è preferito a X (X≥Y)
Indifferenza se il consumatore è ugualmente soddisfatto da X o da Y (X∼Y)
ASSIOMA DI COMPLETEZZA: per ogni due panieri X e Y è sempre possibile sostenere che Y≥X o X≥Y
ASSIOMA DI RIFLESSIVITA': ogni paniere è desiderabile almeno tanto quanto se stesso X≥X
ASSIOMA DI TRANSITIVITA': se X è desiderabile almeno tanto quanto Y, e Y è desiderabile almeno tanto
quanto Z, allora X≥Z
Si prenda un paniere di riferimento X'. L’insieme di tutti i panieri ugualmente preferiti a X' formano la
curva d'indifferenza che contiene X', cioè l’insieme di tutti i panieri Y∼X'. Poichè una “curva”
d'indifferenza non è sempre una curva un nome più corretto può essere quello di insieme d'indifferenza.
NB: Le curve di indifferenza non si possono intersecare!
Quando una maggior quantità di un bene è sempre apprezzata, quel bene è detto: bene. Se ogni bene del
paniere è un bene le curve d'indifferenza hanno pendenza negativa. Quando un consumatore preferisce
una minor quantità di un bene, quel bene è detto: male (es: aglio nel sugo).
Due beni sono perfetti sostituti se il consumatore è disposto a sostituire un bene con l’altro ad un saggio
costante (es: 1:1, 1 penna blu con 1 nera). Se si considerano i beni 1 e 2 come equivalenti, solo la quantità
complessiva dei due beni nel paniere determina l’ordinamento delle preferenze.
Se un consumatore consuma sempre i beni 1
e 2 in proporzione fissa (es: scarpa destra e
sinistra), quei beni sono perfetti
complementi e solo il numero di “coppie”
dei due beni determina il ranking dei panieri
Un paniere strettamente preferito a
qualsiasi altro è detto un punto di
sazietà o punto di bliss Si hanno preferenze regolari o “wellbehaved” se
sono al contempo monotone (maggiori quantità di
un bene sono sempre preferite: no sazietà e ogni
bene è un bene) e convesse (la media è preferita
almeno debolmente agli estremi: la retta che
unisce i due estremi della curva appartiene
completamente all’insieme stesso).
Il saggio marginale di sostituzione è la quantità di bene a cui si è disposti a rinunciare per ottenere un'
unità aggiuntiva di un altro bene mantenendo costante l'utilità (la soddisfazione), è possibile misurarla
attraverso l’inclinazione della curva d'indifferenza = - (ΔX2/ΔX1)
MRS perfetti sostituti = -1
MRS perfetti complementi = 0 oppure infinito
MRS preferenze “regolari” < 0
MRS fra un bene e un male > 0
VINCOLO DI BILANCIO
La scelta di un consumatore è vincolata dal suo budget, tempo e altri limiti sulle risorse. Un consumatore
può permettersi un paniere (x1, … , xn) ai prezzi (p1, … , pn) quando (p1x1 + … + pnxn) ≤ m (dove m è il
reddito disponibile del consumatore). I panieri che si possono giust’appena acquistare formano il vincolo
di bilancio { (x1,…,xn) | x1 ≥ 0, …, xn ≥ 0 e p1x1 + … + pnxn = m }. L’ insieme di bilancio del consumatore
è l’insieme di tutti i panieri acquistabili e il vincolo di bilancio è il suo bordo superiore.
Il vincolo e l’insieme di bilancio dipendono da prezzi e reddito.
VARIAZIONE REDDITO:
Quando il reddito aumenta, nessuna scelta originale
è persa e si aggiungono scelte nuove, quindi un
reddito più alto può solo migliorare la situazione di
un consumatore, mentre un calo potrebbe
peggiorarla.
VARIAZIONE PREZZO:
Ridurre il prezzo di un bene fa ruotare verso l’alto il
vincolo di bilancio. Nessuna possibilità vecchia è
persa e nuove scelte si aggiungono, quindi ridurre un
prezzo può solo migliorare la situazione di un
consumatore. L’aumento di un prezzo ruota il
vincolo verso l’interno, riduce la scelta e può
peggiorare la situazione di un consumatore.
ESEMPIO:
Una tassa ad valorem sulle vendite con aliquota t
aumenta tutti i prezzi da p a (1+t) p.
Se la tassa si applica su tutti i beni il vincolo cambia
⇒
da [p1x1 + p2x2 = m] a [(1+t)p1x1 + (1+t)p2x2 = m]
[p1x1 + p2x2 = m/(1+t)]
Se i prezzi sono costanti il vincolo è una retta (retta = pendenza costante), altrimenti è una curva.
ESEMPIO:
Supponiamo che p2 sia costante a $1 ma che p1=$2
per 0 ≤ x1 ≤ 20 e p1=$1 per x1>20. Allora la
pendenza del vincolo è:
-2, per 0 ≤ x1 ≤ 20
-1, per x1 > 20
Le scelte sono solitamente soggette a più di un vincolo, un paniere è disponibile solo se soddisfa tutti i
vincoli: Quindi l’insieme di scelta è dato
dall’intersezione di tutti i vincoli:
UTILITÀ
Le relazioni di preferenza che soddisfano gli assiomi di complezza, riflessività, transitività e sono continue
possono essere rappresentate da una funzione di utilità continua. Per continuità intendiamo che piccoli
cambiamenti nel paniere causano solo piccoli cambiamenti nel livello di preferenza. Una funzione di
utilità U(x) rappresenta una relazione di preferenza se e solo se:
x’ > x’’ U(x’) > U(x’’)
↔
x’ < x’’ U(x’) < U(x’’)
↔
∼
x’ x’’ U(x’) = U(x’’)
↔
NB: L’utilità ha un significato esclusivamente ordinale (es: se U(x) = 6 e U(y) = 2, il paniere x è
strettamente preferito al paniere y, ma x non è preferito il triplo di y). Una curva di indifferenza contiene
⇒
panieri ugualmente preferiti (uguali preferenze stesso livello di utilità, quindi tutti i panieri che si
trovano su una curva di indifferenza danno lo stesso livello di soddisfazione).
Le funzioni di utilità si possono rappresentare in vari modi:
Confrontando più panieri si ha una più ampia collezione di curve di indifferenza e una migliore descrizione
delle preferenze del consumatore.
NB: Non c’è un’unica funzione di utilità che rappresenti una data descrizione delle preferenze.
⇒ ∼ ⇒
Es: U(2,3) = 6 > U(4,1) = U(2,2) = 4; (2,3) > (4,1) (2,2) Con utilità 4 abbiamo le funzioni U(4,1) e
U(2,2)
Se U è una funzione di utilità che rappresenta una relazione di preferenza e f è una funzione sempre
crescente, allora anche V = f(U) è una funzione di utilità che rappresenta le stesse preferenze.
PARTICOLARI FUNZIONI DI UTILITÀ:
Caso di ‘perfetti sostituti’ con V(x1,x2) = x1 + x2:
Caso di ‘perfetti complementi’ con W(x1,x2) = min{x1,x2}: Caso di ‘preferenze quasi lineari’ con
U(x1,x2) = f(x1) + x2 (è lineare solo in x2)
Caso di funzione ‘Cobb-Douglas’ (ossia qualsiasi funzione di
utilità del tipo U(x1,x2) = x1ax2b con a e b > 0):
L’utilità marginale di un bene è il saggio di variazione dell’utilità associato ad una variazione molto
piccola della quantità consumata di quel bene: MUi = ΔU/Δxi ≡
L’equazione generale di una curva di indifferenza è U(x1,x2) k, costante. Il differenziale di
questa identità dà: (ΔU/Δx1)dx1 + (ΔU/Δx2)dx2 = 0
che si può riscrivere come: (ΔU/Δx2)dx2 = - (ΔU/Δx1)dx1
che diventa: dx2/dx1 = (ΔU/Δx1)/(ΔU/Δx2) = - x2/x1 (che è il MRS)
L’MRS per le funzioni di utilità quasi lineari è = -f(x1)
NB: non dipende da x2 e quindi la pendenza delle curve di
indifferenza per una funzione di utilità quasi-lineare è
costante lungo ogni curva sulla quale x1 è invariato e infatti
queste curve di indifferenza appaiono come traslazioni
verticali l’una dell’altra.
Applicando una trasformazione monotonica ad una funzione di utilità che rappresenta una relazione di
preferenza si crea un’altra funzione di utilità che rappresenta la stessa relazione di preferenza (Es:
⇒ ⇒
U(x1,x2) = x1x2 MRS = -x2/x1. U (x1,x2) = x1 x2 MRS è ancora = -x2/x1).
2 2 2
Quindi il MRS non cambia in seguito ad una trasfomazione monotonica positiva.
DOMANDA
Studiamo come le domande di x1*(p1,p2,y) e x2*(p1,p2,y) cambiano al variare dei prezzi p1, p2 o del
reddito y:
Come cambia x1*(p1,p2,y) al variare di p1, tenendo p2 e y costanti?
Supponiamo che solo p1 aumenti, da p1’ a p1’’ e poi a p1’’’
La curva prezzo-consumo è la rappresentazione sul piano della variazione delle scelte di consumo in
risposta alle variazioni di prezzo di un bene. La curva consente di analizzare l’effetto di una variazione di
prezzo di un bene sulla quantità acquistata da parte dei consumatori.
Curva prezzo-consumo nel caso di
preferenze Cobb-Douglas
U(x1,x2) = x1a x2b
Curva prezzo-consumo nel caso di
perfetti complementi
U(x1,x2) = min{x1,x2}
Curva prezzo-consumo nel caso di
perfetti sostituti?
U(x1,x2) = x1 + x2
Di solito ci chiediamo “Dato il prezzo del bene 1 quant’è la quantità domandata?” Ma ci si potrebbe porre
la domanda inversa “A quale prezzo del bene 1 verrebbe richiesta una data quantità del bene 1?”
Considerare le quantità domandate come date e chiedersi quale deve essere il prezzo significa derivare la
funzione di domanda inversa di un bene. Si ha -MRS = P1/P2.
Quindi P1 = -MRS P2
Quando x1 è basso il consumatore è più disponibile
a pagare (= rinunciare a una grande quantità di
altri beni per acquistare una quantità addizionale
del bene 1).
Come cambia il valore di x1*(p1,p2,y) al variare di y, tenendo sia p1 che p2 costanti?
La curva reddito-consumo è una rappresentazione
sul piano delle scelte del consumatore al variare
del reddito. La scelta ottimale è determinata dalla
tangenza tra la curva d’indifferenza e il suo vincolo
di bilancio.
La curva di Engel è la rappresentazione grafica della domanda di un bene in funzione delle variazioni del
reddito.
La funzione di domanda per preferenze Cobb-Douglas è:
La funzione di domanda per perfetti sostituti è:
La funzione di domanda per perfetti complementi è:
Le curve di Engel sono linee rette solo se le preferenze sono omotetiche. Le preferenze sono omotetiche
⇔
se e solo se: (x1,x2) < (y1,y2) (kx1,kx2) < (ky1,ky2) per ogni k > 0.
Quindi se il reddito varia di un fattore k il paniere domandato varia nella stessa misura (es: le preferenze
quasi-lineari non sono omotetiche).
Un bene la cui quantità domandata aumenta con il reddito è detto normale, quindi un bene normale ha
una curva di Engel con inclinazione positiva (bene 2). Un bene del quale la quantità domandata diminuisce
all’aumentare del reddito è detto bene inferiore, quindi un bene inferiore ha una curva di Engel con
inclinazione negativa (bene 1).
Un bene è ordinario se la
quantità domandata di quel bene
aumenta sempre al diminuire del
suo prezzo:
Se, per qualche valore del prezzo di un
bene, la quantità domandata di quel bene
aumenta all’aumentare del prezzo, quel
bene è detto bene Giffen:
Infine, se un aumento di p2:
– aumenta la domanda per il bene 1, il bene 1 è un sostituto del bene 2.
– riduce la domanda per il bene 1, il bene 1 è un complemento del bene 2.
DOMANDA AGGREGATA
Si pensi ad un’economia che contiene n consumatori, indicizzati con i = 1, ... ,n. La funzione di domanda
del bene j da parte del consumatore i è: xj (p1,p2,m). Se i consumatori considerano i prezzi come dati, la
domanda di mercato del bene j è:
Se i consumatori sono tutti uguali si ottiene (dove M = nm):
La curva di domanda di mercato è la “somma
orizzontale” delle curve di domanda individuali
(somma delle quantità, y):
L’elasticità misura la sensibilità/reattività di una variabile rispetto ad un’altra. L’elasticità della variabile
X rispetto alla variabile Y è εx,y = %∆x/%∆y. L’elasticità viene impiegata per misurare la sensibilità di:
1. Quantità domandata di un bene i rispetto al suo prezzo (elasticità domanda al proprio prezzo)
2. Domanda del bene i rispetto al prezzo del bene j
3. Domanda per il bene i rispetto al reddito (elasticità della domanda al reddito)
4. Quantità fornita del bene i rispetto al prezzo del bene i (elasticità dell’offerta al proprio prezzo)
5. Quantità fornita del bene i rispetto al salario (elasticità dell’offerta rispetto al prezzo del lavoro)
Per misurare la sensibilità della quantità domandata al prezzo non usiamo la pendenza della curva di
domanda poiché la “sensibilità” dipenderebbe dall’unità di misura (arbitraria) della quantità domandata.
L’elasticita è un rapporto fra percentuali e quindi prescinde dall’unità di misura adottata, l’elasticità
puntuale al prezzo si misura: ∆q/q x p/∆p
Se -1 < ε ≤ 0, una variazione del prezzo ha poca influenza sulle quantità vendute.
Se ε = 0, una variazione di prezzo non influisce sulle quantità vendute.
,
Se ε = -∞ un aumento di prezzo non permette di vendere nessuna unità, mentre una riduzione aumenta
esponenzialmente le vendite. Più il valore dell’elasticità è minore di -1, maggiore è l’influenza sulle
quantità vendute a seguito di una variazione di prezzo.
Es: ε = -1 riduzione prezzo 10%, aumento vendite 10%, ε = -3 riduzione 10%, aumento vendite (10x3) 30%
Se l’aumento del prezzo di un bene causa una diminuzione sufficientemente piccola nella quantità
domandata, il ricavo dei venditori aumenta. Quindi una domanda inelastica comporta un aumento dei
ricavi all’aumentare dei prezzi. Se invece all’aumentare del prezzo la quantità domandata diminuisce
considerevolmente, il ricavo del venditore diminuisce. Quindi una domanda elastica al proprio prezzo
comporta una diminuzione dei ricavi all’aumentare dei prezzi.
Ricavi = prezzo x quantità
Elasticità e ricavi: ∆R/∆p= q[1+ ε]
Domanda inelastica al prezzo: − 1 < ε ≤ 0 l’aumento del prezzo aumenta il ricavo.
Elasticità al prezzo unitaria: ε = −1 l’aumento del prezzo non cambia il ricavo.
Domanda elastica al prezzo:ε < −1 l’aumento del prezzo diminuisce il ricavo.
Il ricavo marginale è il saggio al quale varia il ricavo al cambiare del numero di unità vendute:
MR(q)= ∆R(q)/∆q MR(q)=p(q)[1+1/ε]
Dove p(q) denota la funzione di domanda inversa del venditore, cioè il prezzo al quale il venditore può
vendere q unità. Questa formula spiega che il saggio al quale il ricavo varia con il numero di unità vendute
dipende dall’elasticità al prezzo della domanda.
Se ε = -1 MR(q) = 0. Vendere una unità aggiuntiva non modifica il ricavo.
Se -1 < ε ≤ 0 MR(q) < 0. Vendere un’ulteriore unità riduce il ricavo.
Se ε < −1 MR(q) > 0. Vendere un’ulteriore unità aumenta il ricavo.
L’elasticità rispetto al reddito è: ε > 0 per i beni normali, ε < 0 per i beni inferiori, ε > 1 per i beni di
lusso, in media ε = 1
EQUAZIONE DI SLUTSKY
Cosa succede ad un bene quando il suo prezzo cala?
1. Effetto sostituzione: il bene diventa relativamente meno costoso, quindi i consumatori lo
sostituiscono a beni relativamente più costosi
2. Effetto reddito: il budget del consumatore gli consente di acquistare più beni di prima, come se il
reddito fosse aumentato, con conseguente modifica sulle quantità domandate
Slutsky scoprì che i cambiamenti di domanda in seguito a cambiamenti del prezzo sono sempre la somma
di un puro effetto di sostituzione e di un effetto di reddito. Slutsky asserì che se, al nuovo prezzo:
⇒
1. Occorre meno reddito per comprare il paniere iniziale il “reddito reale” è aumentato
⇒
2. Occorre più reddito per comprare il paniere iniziale il “reddito reale” è diminuito
Slutsky isolò la variazione della domanda dovuta solamente al cambiamento nel prezzo relativo
chiedendosi “Qual è la variazione della domanda quando il reddito del consumatore viene cambiato in
maniera tale che, ai nuovi prezzi, si possa comprare proprio il paniere iniziale?”
⇒
La maggior parte dei beni sono normali (+ reddito + domanda). Gli effetti reddito e sostituzione si
rafforzano a vicenda quando il prezzo di un bene normale varia:
Poiché sia l’effetto sostituzione che quello reddito
aumentano la domanda di un bene quando il suo
prezzo cala, la curva di domanda di un bene normale è
inclinata verso il basso.
⇒
Alcuni beni sono inferiori (+ reddito - domanda). Gli effetti sostituzione e reddito vanno in direzione
opposta quando il prezzo di un bene inferiore varia:
In casi rari, per alcuni beni fortemente inferiori, l’effetto reddito potrebbe essere più forte dell’effetto
sostituzione, causando un aumento della quantità domandata all’aumentare del prezzo (beni Giffen):
La scomposizione di Slutsky dell’effetto di un cambiamento del prezzo in puro e
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