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Tecnologia, società e sistemi di fabbrica

Siamo tra il 1700 e il 1850 tra UK e USA.

Differenziale di contemporaneità (Pollard): le innovazioni hanno un impatto diverso nei diversi

continenti nello stesso momento.

Landes: Rivoluzione industriale con la lettera minuscola

Rivoluzione industriale con la lettera minuscola: complesso di innovazioni tecnologiche per cui le

macchine si sostituiscono all’abilità dell’uomo e degli animali (anche se ci son limiti sia di potenza

sia di coordinamento). L’energia inanimata, soprattutto quella sa vapore, rende possibile il

passaggio dall’artigianato alla manifattura. La fabbrica infatti era il luogo di produzione in cui si

concentravano i lavoratori, si razionalizzano gli spazi interni per coordinare gli sforzi, si impostano

standard. Si rompe la coincidenza fra impresa e famiglia.

Altre caratteristiche sono che i lavoratori non sono più proprietari del capitale e che non lavorano più

a casa. C’è anche una maggiore divisione e specializzazione del lavoro.

Quali sono i vantaggi del sistema fabbrica? Perché non si poteva continuare a produrre nelle

case dei contadini?

Il carbone è una fonte di energia pesante, non si può trasportare nelle case dei contadini in modo

economico.

Ci sono economie di scala (moderate) che cominciano a diventare importanti. È vero che i costi di

coordinamento di un sistema che stava crescendo.

I trasporti: la prima linea ferroviaria nasce in Inghilterra nel 1830, i trasporti son fatti di ferro e di

forza vapore, cominciano a svilupparsi nel corso dell’800 mentre il sistema fabbrica si sviluppa

prima.

Le macchine erano diversi dalle precedenti, più grandi, più complesse, non era scontato che si

sapessero utilizzare. Perciò serviva una supervisione e serviva avere tutti i lavoratori concentrati

nello stesso osto per avere un tecnico che potesse controllare il lavoro e riparare eventuali guasti.

La forma del lavoro era concentrata anche per motivi tecnici. C’erano i costi di coordinamento, i

contadini potevano rubare materia prima.

Schumper versus Marx

Marx vede la fabbrica come un ruolo creato dagli imprenditori che tolgono la proprietà delle

macchine ai lavoratori e lo vede come un qualcosa che degenererà in negativo. Con la divisione del

la oro l’imprenditore dequalificherà il lavoro e gli toglierà le competenze di produrre un oggetto

dall’inizio alla fine, non potranno produrre fuori. Poi gli avrebbe anche abbassato i salari per

impedirgli di comprare i prodotti da loro realizzati.

Shummper invece dice che il sistema di fabbrica farà si che la torta si ingrandisca per tutti, la

produttività umana aumenta in maniera esponenziale. Anche se la torta non verrà diviso equamente

avranno comunque tutti una parte. I lavoratori avranno un salario con cui entrare nel mercato e i

consumatori avranno prezzi di mercato più bassi.

In Inghilterra c’è stata la produttività, la crescita della ricchezza ma anche lo sfruttamento del lavoro.

L’eterogeneità della diffusione del sistema di fabbrica

Alcuni dicono che non si può parlare di rivoluzione industriale. C’era stata continuità con l’epoca

precedente. Mentre la rivoluzione francese non poteva non essere tale, è stato un cambiamento

repentino, il cambiamento questa volta era stato lento e graduale.

Non era tutta l’economia a essere investita ma solo alcuni settori che all’inizio erano marginali. Il

cotone era solo un settore. Se guardiamo i ritmi la rivoluzione è stata rapida ma non così tanto. 16

Se guardiamo alle discontinuità però vediamo che queste sono enormi. È successo in 50 anni quello

che non era successo in 1700. Non c’erano grandi differenze tra l’impero romano e il 1700 ma ce

n’erano tante tra il 1760 e il 1800.

Si diffonde un sistema d’impresa basato sulla fabbrica ma non scompaiono putting out system o

impresa contadina.

C’è stato un boom di innovazioni in termini di tessitura e filatura. I vari sistemi produttivi

sopravvivevano nelle campagne col putting put system finchè le fonti di energia e la

meccanizzazione non erano più efficienti e convenienti.

Man mano che si diffonde la rivoluzione industriale le imprese cominciano a integrarsi. La

dimensione delle imprese andava da 70-80 persone a 100. Quelle che ne avevano 500 erano

enormi. C’era una correlazione con la tecnologia, con quel sistema produttivo non c’era

convenienza a concentrate migliaia di lavoratori nello stesso punto. Le imprese erano piccole anche

rispetto al mercato.

Le imprese non erano pubbliche ma familiari. Le banche non sono attive come azionisti, non c’è

proprietà dispersa.

La borsa esisteva anche in epoca precedente ma l’Inghilterra per una serie di scandali aveva

proibito le società per azioni con responsabilità limitata. Le imprese erano familiari a responsabilità

illimitata.

Il controllo

Figli, mariti, figlie ecc partecipavano alla gestione dell’impresa interna. Non c’era un organigramma,

c’era un datore di lavoro che era il capo famiglia e assumeva i membri della famiglia e, in casi

eccezionali, esterni. C’era un minimo di contabilità ed era meglio se qualcuno conosceva lingue

straniere per le esportazioni. Era la famiglia a controllare l’intero processo produttivo.

Le imprese dal punto di vista strategico erano estremamente focalizzate, facevano solo un prodotto,

alcune erano integrate verticalmente.

Il finanziamento

Non c’era la borsa. Le banche c’erano ma erano esterne al processo industriale. I capitali erano

soldi della famiglia accumulati oppure si facevano partnership strategiche.

La concorrenza

In alcune zone, quelle all’inizio più vicine alle miniere la concorrenza era alta. Le imprese erano

piccole e di fatto non facevano il prezzo ma lo decideva la concorrenza. Era una concorrenza

pressoché perfetta. Non sarà così nella II rivoluzione. Nella prima rivoluzione però le imprese erano

piccole e tutte simili. Nella maggior parte delle fabbriche l’imprenditore non vendeva i prodotto sotto

un brand che diventava famoso.

Differenze tra i settori delle due rivoluzioni

Ci sono settori che riguardano solo la prima rivoluzione e alcuni solo la seconda. All’interno dello

stesso settore poi ci sono prodotti che riguardano solo una rivoluzione e altri solo l’altra. Il cotone

era la materia prima per eccellenza della prima rivoluzione, il cotone era un materiale che si poteva

lavorare facilmente con le macchine di quel periodo, il mercato inoltre può comprare grandi quantità

di cotone a prezzi economici, per quanto concerne la lana invece si continua con i vecchi sistemi di

produzione, il filo della lana non era facilmente lavorabile con le macchine. Le fabbriche del settore

della seta si diffondono meno: i nobili non volevano prodotti standardizzati, i prodotti di lusso non

potevano essere standardizzati. 17

La differenza tra le regioni

In ogni contesto di industrializzazione ci sono regioni che percepiscono il sistema di fabbrica più in

fretta e altre che non lo recepiscono. I sono aree che, per vicinanza alla materia prima o altri

requisiti si industrializzano più in fretta.

C’era una tecnologia (vapore) al cui diffusione però dipendeva dal tipo di mercati, dalle tecnologie,

dal contesto sociale e istituzionale.

Rivoluzione industriale con la lettera maiuscola

1) La demografia: con la rivoluzione industriale per la prima volta inizia una crescita demografica

senza i crolli del passato. La popolazione comincia a crescere e non si ferma. Il problema di

Malthus era che c’erano poche risorse per tutti. Con la rivoluzione industriale però l’aumento

della produttività cresce e cresce più rapidamente della popolazione. Era una novità nelle

dinamiche demografiche. Ciò rese la crescita della popolazione sostenibile anche nel medio

lungo periodo.

2) Insediamenti: si cambiano le dinamiche città-campagne. Le persone che vivevano nelle

campagne si spostano verso le città. C’è anche l’industria che si sposta verso le campagne, tanti

imprenditori capendo che i contadini non si sarebbero spostati si collocano in campagna, erano

anche più vicini alle fonti di energia.

3) Rapporti internazionali: chi si industrializza è in grado di sviluppare una potenza economica

tale da poter esercitare un’influenza militare e politica sugli altri paesi.

4) Conflitto sociale: cambiano completamente le dinamiche tra classi sociali. Era una società

polarizzata con pochi ricchi e un numero enorme di contadini. La vita dei contadini in fabbrica

era completamente diversa, dovevano lavorare fuori dal nucleo familiare. Un problema forte era

l’assenteismo, i lavoratori a giugno volevano lavorare nei campi. Inoltre, prima della fabbrica, si

lavorava molto poco, meno di 200 giorni all’anno, c’erano molte feste, molti santi. I contadini si

svegliavano a che ora volevano. In fabbrica c’erano gli orari prestabiliti, non c’erano così tanti

giorni festivi. Il problema dell’imprenditore non era trovare il capitale, non era un problema

nemmeno la concorrenza. Il problema era gestire i lavoratori che non si adattavano al nuovo

sistema. La differenza tra le imprese di successo e non era data dalla capacità di gestire la forza

lavoro. Un imprenditore per avere successo doveva controllare la forza lavoro, doveva trovare

un modo per gestire il conflitto.

Le reazioni dei lavoratori

Siamo in Inghilterra. I lavoratori facevano resistenza individuale, non andavano al lavoro o ci

andavano ubriachi. C’erano anche forme di resistenza collettiva: il luddismo. Il luddismo non era

limitato a distruggere le macchine, c0erano anche azioni più violente (incendiare la casa

dell’imprenditore). Allo stesso tempo è stato considerato come un meccanismo di contrattazione

del contratto di lavoro. L’obiettivo non era il blocco del progresso tecnologico ma si usava la forza

per ottenere migliori condizioni di lavoro. In assenza di legislazione sul lavoro era un modo per

contrattare i propri diritti. Non era una semplice opposizione alla tecnologia.

I lavoratori si riunivano in società di mutuo soccorso, associazioni divise per categorie (tessitori

ecc), si pagava una quota annuale in cambio della quale si riceveva una protezione sociale. Era

una specie di assicurazione, la società avrebbe mantenuto il lavoratore e la famiglia.

Le organizzazioni sindacali si sviluppano più tardi.

La risposta degli imprenditori

Alcuni erano diventati più rigidi e licenziavano gli assenti o gli ubriachi. Gli imprenditori più

illuminati invece cercavano di migliorare il rapporto con i lavoratori. Alcuni imprenditori hanno

cominciato a gestire la propria impresa come una famiglia (paternalismo), i lavoratori erano come

dei figli. Si costruivano dei villaggi introno alla fabbrica in cui si dava una casa ai contadini, c’era la

scuola del villaggio, c’era la chieda del villaggio ecc.. c’erano una serie di strutture date

dall’imprenditore ai lavoratori. Era anche un modo di controllare i lavoratori (si sapeva chi andava

18

alla messa, si sapeva chi aveva debiti, si sapeva chi si ubriacava al bar ecc). (vedi Crespi d’adda

nel bergamasco).

L’egemonia: la borghesia si era resa conto di poter diventare una classe egemone ma non poteva

senza il consenso sociale, ci sarebbe stata una rivoluzione. Perciò iniziarono a creare delle leggi a

favore dei lavoratori. In Germania cerano stati molti imprenditori che entravano nella classe politica

per chiedere leggi per i lavoratori.

Il conflitto regolato: i lavoratori si organizzavano in sindacati. Gli imprenditori presero atto di essere

due gruppi in potenziale conflitto e crearono anche la loro parte. In alcuni casi il conflitto regolato

funzionò e in altri no.

La rivoluzione industriale come conquista pacifica

La rivoluzione industriale è stata definita una conquista pacifica, è stato un processo spontaneo.

Gli imprenditori approfittando delle opportunità hanno cercato di eliminare i vincoli. Un vincolo

rimane la mancanza di trasporti efficienti. In generale è una rivoluzione avvenuta dal basso in

maniera spontanea. C’era un differenziale di contemporaneità: chi si industrializza dopo

l’Inghilterra deve fare insieme prima e seconda rivoluzione, è più complesso, ci si evolve. Man

mano che la tecnologia si diffonde l’imprenditore non può far tutto da solo, interverranno le banche

e lo stato.

03.03.14

La seconda rivoluzione industriale

Si passa da un’unica nazione che è l’officina del mondo a più nazioni. Le fonti di energia: si hanno

energia elettrica e petrolio. L’energia elettrica è importante perché è duttile. L’elettricità entra anche

nella chimica, si rivoluziona la chimica. Con l’elettricità si possono industrializzare anche aree prive

di materie prime, in Italia con l’elettricità la forza delle Alpi industrializza Milano. Questo modello di

impresa della seconda rivoluzione industriale è l’impresa figlia delle reti informatiche. L’impresa

cambia da un’impresa semplice mono funzione con pochi operai a un grande complesso

industriale. Dal punto di vista del prodotto l’industrializzazione non si ferma al semilavorato ma c’è

un sistema industriale che si approfondisce e arriva anche ai prodotti finali (abbigliamento, prodotti

alimentari ecc.). Dei prodotti che prima erano in mano all’artigianato diventano oggetto di

industrializzazione.

Il capitalismo era di tipo personale, si controlla la propria manodopera secondo un sistema di

potere, di controllo autoritario.

Le imprese erano multinazionali, avevano come orizzonte il mondo, erano troppo grosse per

riferirsi solo al mercato nazionale. Erano inoltre imprese con un orizzonte temporale lunghissimo.

Erano Spa. Nel romando Moby Dick la nasce era gestita secondo l’organigramma, c’era una

struttura gerarchica complessa. A capo c’era un capitano che non è il proprietario: c’è una divisione

tra proprietà e controllo, nascono i manager stipendiati. Il manager stipendiato esce da un

accademica, è lì che ha imparato. La disponibilità di lavoro sulla nave è scarsa ma il lavoro è tanto.

Bisognava trasformare in olio la balena, era complicato. I marinai si trasformano in operai e stanno

fermi davanti al prodotto che hanno davanti e ripetono operazioni semplici in modo che

rapidamente riescono a trasformare la balena in olio. C’erano nuovi sistemi di produzione volti a

usare la minor manodopera possibile.

La grande impresa moderna rispetto all’impresa precedente si contraddistingue per le dimensioni.

La Banca Medici aveva un organigramma complesso e filiali nelle principali piazze europee.

L’unica differenza è che oggi una piccola filiale fa più operazioni della sede principale della Banca

Medici. Allo stesso modo un cotonificio inglese aveva molti meno operai della GM. La grande

differenza è di tipo dimensionale, da questa differenza poi ne discendono una serie di altre cose. 19

Oltre alla dimensione le imprese diventano multi-unitarie, hanno più stabilimenti e sono anche

multifunzionali. Non si occupano solo di una funzione ma ci sono più funzioni produttive, c’è il

marketing ecc. non ci si occupa più di un solo prodotto. Sono imprese multinazionali.

È un modello d’impresa che porta tutto dentro.

I prerequisiti per l’esistenza di quanto tipo d’impresa sono le reti di trasporto, le ferrovie. Le ferrovia

sono importanti non solo per l’abbattimento dei costi ma soprattutto perché è un sistema di

certezza che fa si che questo tipo di imprese possa fagocitare materie prime costantemente. La

ferrovia è la prosecuzione della catena di montaggio, sia in entrata (materia prima) sia in uscita

(prodotti finiti).

ESAME! Differenza tra modello della prima e della seconda rivoluzione. Differenza tra modello

inglese e americano:

• Nuovo modello di energia che consente la costruzione del layout della fabbrica che è rivolto al

risparmio di manodopera, centrale in America rispetto all’Inghilterra. In America la manodopera

era scarsa.

• In Europa le materie prime erano un fattore scarso, in America tendenzialmente no. I jeans in

America sono l’essenza di ciò, sono fatti in serie con taglie prestabilite, c’è un enorme risparmio

di lavoro rispetto alle sarte europee, in termini di materia prima però c’è uno spreco pazzesco.

Un paio di blue jeans pesa molto più dei pantaloni di stoffa europei.

• Le dimensioni del mercato interno e la velocità di crescita del mercato interno. I macchinari

americani erano fatti in modo spartano, erano fatti per non durare, tanto si sapeva che dopo 10

anni lo si sarebbe abbattuto e ricostruito più grande per esigenze di dimensioni diverse. La

crescita del mercato era data dalla crescita esponenziale della popolazione (immigrazione e

anche la rapida crescita della popolazione interna, i nativi americano son sempre stati superiori

agli immigrati). Un mercato che aumenta di numerosità i consumatori è un mercato con

consumatori sempre più abbienti.

• Un sistema di organizzazione continentale dove gli stati del sud producevano materie prime

industriali (cotone), gli stati dell’ovest producevano derrate alimentari per gli stati dell’est che

erano industriali.

• Le costruzioni ferroviarie accompagnano la crescita dimensionale del mercato.

• Con la guerra di secessione il potere degli stati industriali del Nord inizia la grande ascesa

dell’industria americana.

Determinanti del sistema americano di produzione:

Ampia disponibilità di materie prime

 Scarsa disponibilità di lavoro

 Un mercato disperso e in continua espansione

Le tipiche macchine americane erano le pistole e gli orologi, sia i pendoli, sia gli orologi da tasca.

C’erano poi altri oggetti tipici, sedie a dondolo, macchine da cucire e abbigliamento. Questi oggetti

erano per i pionieri, delle persone propense a usare oggetti spartani ma resistenti ed economici, il

tipico prodotto di fabbrica.

Nel 700-800 l’America era popolata da poche persone ed erano essenzialmente contadini, era una

società rurale. 20

Il primo big business americano sono state le piantagioni americane e tutto ciò che ruotava intorno

al commercio del cotone, grandi grossisti e sistemi di banche e assicurazioni. Era trainato dalla

prima rivoluzione, l’Inghilterra chiedeva grandi quantità di cotone.

In America c’erano però molte macchine perché c’è sempre stata scarsità di manodopera.

Anche in America la prima industria era manifatturiera però i cotonifici americani erano nettamente

più grandi di quelli inglesi. Inoltre questi cotonifici erano integrati, univano la filatura alla tessitura

alla tintoria sino al prodotto finito. Mentre le fabbriche inglesi erano a un solo piano quelle

americane erano in più piani (al primo si tesseva e così via fino ad arrivare al prodotto finito). Ciò

ricorda il Lingotto della Fiat (negli anni ’20). Mirafiori invece è piatto, c’era la catena di montaggio.

Anche al Lingotto c’era la catena di montaggio solo che bisognava interromperla per ogni piano. Il

Lingotto era sbagliato, era stato progettato sulla base dei cotonifici americani.

In America la macchina a vapore arriva più tardi ma si diffonde rapidamente.

Il mercato (quello teorizzato da Ricardo e Smith i padri dell’economia classica) non funziona senza

le reti. La legge della domanda e dell’offerta non funziona senza reti che riducono i costo di

transazione. Le ferrovie riescono a far funzionare il mercato teorizzato da Smith.

Le ferrovie generano la grande impresa oligopolistica il cui business è la capacità di dominare il

mercato grazie al possesso delle reti.

ESAME! Diversi effetti delle ferrovie sulle economie nazionali.

In Inghilterra le ferrovie non hanno favorito l’industrializzazione ma son state una conseguenza. La

prima linea, la Liverpool Manchester non ha cambiato il panorama. In America invece le ferrovie

son state lo strumento che ha consentito l’industrializzazione. È stata l’economia del mercato

americano a richiedere la costruzione di queste reti. In Belgio, Francia, Germania, Russia e Italia

invece son state il primo caso di industrializzazione forzata da parte della stato. La nazione non ne

sentiva il bisogno, i costi son stati altissimi, le ferrovie costituiscono in questo caso un volano per

l’industrializzazione (Italia settentrionale).

Con le ferrovie nasce un nuovo modello di impresa che costringe a inventare sistemi amministrativi

tipici del grande investimento di capitale. Nasce il moderno bilancio che gestisce ammortamenti e

strumenti del controllo di gestione. Si dovevano fare calcoli di break even point, erano calcoli

inevitabili di fronte alla separazione tra proprietà e controllo. Nessuna famiglia poteva permettersi

di usare i propri risparmi per costruire una ferrovia, bisognava allora basarsi sugli azionisti ai quali

però bisognava rendere conto tramite i report.

Le prime locomotiva andavano a legna anziché a carbone, se c’erano ostacoli li si aggiravano

anziché scavare le gallerie.

Investimenti: inizialmente i soldi li mettono le banche locali, le banche mobilitano investimenti esteri

che investono nelle ferrovie americane. C’è bisogno di un fatto nuovo, la public company ad

azionariato diffuso, la prima febbre azionaria di wall street è data dai titoli delle società ferroviarie.

I prodotti europei erano stati spazzati via dal mercato dai prezzi più bassi americani.

I legami a monte

La straordinaria domanda che esercitano le ferrovie di prodotti industriali, siderurgici e istituzioni

finanziarie moderne,

Le industrie ferroviarie erano caratterizzate da:

divisone tra proprietà e controllo

 gerarchie manageriali

 21

funzioni di line (i manager che gestivano i traffici, il core business, il trasporto di merci e persone

 e il funzionamento dei treni) e staff (amministrative e controllo di gestione)

il coordinamento del movimento di migliaia di vagoni

 controllo e contabilità

 la standardizzazione a livello nazionale: finora le imprese avevano adottato la

 standardizzazione al proprio interno, col sistema delle ferrovie è inevitabile proporre sistema

standard nazionali, a cominciare dallo scartamento.

Economie di scala e di diversificazione su grandissime dimensioni: c’erano merci ingombranti

 dall’est verso l’ovest e merci di minor valore dall’est verso l’ovest.

La creazione di sistemi integrati: le linee ferroviarie si fondono l’una con l’altra. Col sistema di

 line e staff queste imprese sperimentano per prime la struttura multidivisionale (per aree

geografiche).

Export mondiale nel 1870

Il Belgio esportava il carbone (il Belgio si poteva considerare la regione mineraria della Francia).

La Francia esportava per il 9%, un po’ di tutto, tessile e carbone.

Germania esportava il 16%, tessile e carbone.

Italia esportava seta, paglia, olio e agrumi dal Sud.

UK esportava ferro e carbone per il 30%.

Gli Usa solo il 6% ma essenzialmente cotone.

Dopo le ferrovie:

Belgio resta fermo

La Francia scende al 7%.

La Germania sale al 22%.

L’Italia esportava il 3%, non era più la seta ma macchine.

UK scende al 23%.

Gli Usa salgono all’11% e iniziano a esportare i macchinari.

Quello che è interessante sono le dimensioni (slide valore dell’export mondiale). Si afferma un

nuovo modello industriale che fa si che i prodotti industriali crescano a dismisura. 22

06.03.14

Rivoluzione nel sistema di comunicazione e di trasporto

Trasporti cambiano completamente la vita della persona, nasce la globalizzazione. C’è anche un

cambio sostanziale della vita delle imprese, possono calcolare esattamente quando arriveranno in

un mercato e in quanto tempo.

Le ferrovie hanno anche altri vantaggi per le imprese. Le ferrovie richiedono grandi capitali, le

banche diventano grandi azionisti e anche le borse iniziano ad avere un ruolo cruciale. Nasce

anche la disciplina antitrust, le grandi imprese cominciano a fare accordi tra loro e lo Stato si pone

il problema. La prima legge Antitrust è del 1877 e nasce nel settore ferroviario.

In queste imprese nasce l’organizzazione, la divisione: chi fa i biglietti ecc. erano necessari i

manager che decidessero il prezzo del trasporto per le persone e per le merci.

Nascono imprese che si sviluppano nella comunicazione che è parallela ai trasporti.

Cambiano le forme, l’organizzazione può cambiare con le ferrovie e con le navi a vapore, nascono

le prime multinazionali, grazie alle ferrovie si possono controllare filiali lontane.

Le imprese ferroviarie spesso nascono grazie a investimenti esteri (le nazioni con capitali,

conoscenze, industria siderurgica forte fanno IDE).

Chi è riuscito a creare grandi imprese tra il 1880 e il 1920 è riuscito a restare leader fino ad ora.

Perché se la tecnologia era uguale per tutti solo alcuni ce l’hanno fatta? La tecnologia offre

opportunità tecnologiche, il fatto che poi queste si trasformino o meno in realtà economiche di

successo è qualcosa che è in mano di imprenditori e manager. Se ce la fanno diventano leader del

settore (nascono oligopoli in questi anni). Se mancano investimenti in strategie adeguate, forme

organizzative adeguate e sistemi produttivi adeguati la tecnologia non basta.

A fine ‘800 nascono i grandi magazzini: per la prima volta arrivano prodotti provenienti da qualsiasi

parte del mondo. Nelle campagne americane si diffondono imprese di vendita per corrispondenza:

mandano i cataloghi a casa e poi inviano il prodotto scelto.

Nel settore della manifattura nasce la grande impresa. Non scrivere all’esame che la grande

impresa nasce con la prima rivoluzione industriale(le imprese erano medio-piccole), questa infatti

nasce alla fine dell’800:

• C’è stata la rivoluzione dei trasporti, solo ora si può distribuire una produzione di massa

• Cambia la tecnologia, c’è una nuova rivoluzione industriale (la 2) che investe settori diversi

e che rende conveniente alle imprese diventare grandi.

La seconda rivoluzione industriale

È un complesso di rivoluzioni che invadono i settori caratterizzati da:

Alta intensità di capitale: per aprire e far funzionare una fabbrica in questi settori serve un

 capitale molto superiore alla prima rivoluzione. Servono fonti di finanziamento diverse

rispetto al passato.

Alta intensità di energia: serve tanta energia all’inizio e serve mantenerla per tutto il

 processo produttivo 23

Processo produttivo continuo e veloce e larga infornata: ssi trasforma la materia prima in

 prodotto finito senza nessuna interruzione nel processo produttivi (comporterebbe costi

alti).

Alcuni settori:

• La meccanica era un settore anche della prima rivoluzione ma qui dìsi parla della

produzione di massa di automobili.

• L’elettricità

• Settore alimentare: non è la vecchia agricoltura, nascono catene che permettono di

inscatolare gli alimenti.

Vino e birra:

il vino è sempre stato ritenuto un settore tradizionale che richiede manualità, controllo delle

reazioni chimiche, non si può usare un processo produttivo continuo e veloce. La birra invece si

può fare in maniera industriale e tramite un processo di trasformazione chimica si può passare

dalla materia prima al prodotti finito. Il vino invece è un processo discontinuo. Poi dipende a ogni

imprenditore scegliere come fare la birra e se usare o no il processo veloce.

Lo stesso esempio si può fare nel settore delle sigarette e dei sigari: i sigari si fanno a mano, le

sigarette si fanno con un processo continuo e veloce.

I settori che permettono un processo produttivo continuo e veloce permettono di sfruttare

economie di scala e di diversificazione. Solitamente all’inizio il consumatore non è attento ad avere

un prodotto differenziato.

Economie di diversificazione: con la stessa macchina e con gli stessi lavoratori si può produrre una

varietà di prodotti correlati tra loro. I costi unitari dei singoli prodotti son più bassi.

Questa è un’opportunità tecnologica: se tutto sanno come fare qualcosa perché solo alcuni hanno

successo? Chandler dice che affinché ci sia il successo bisogna:

• Costruire impianti grandi: investimento in produzione.

• Integrazione verticale: essere sicuro che tutto quello che si produce in una raffineria venga

venduto ed essere sicuri di avere sufficienti materie prime

• Buoni manager: bisogna creare una gerarchia manageriale.

1) La produzione

Per la prima volte siamo di fronte a grandi fabbriche che permettono di conseguire economie di

scala. Vince chi costruisce una fabbrica più grande, abbassa i costi e abbassa i orezzi. Per

abbassate i costi si aumentano le economie di scala con la dimensione delle imprese maggiori

(sono settori con elevati costi fissi). La Standard oil di Rockefeller: il settore petrolifero negli USA

era recente e in via di sviluppo. Diversi imprenditori avevano aperto piccole raffinerie e avevano

fatto cartelli. Quando nasce l’Antitrust si vieta di centralizzare le decisioni più importanti delle

imprese (il trust). Le imprese avevano cercato i cartelli per cambiare il settore: Rockefeller

capisce che fare il petrolio in 40 raffinerie piccole è più costoso di farlo in un’impresa grande, lui

chiude le 40 raffinerie e le trasforma in 10 più grandi, quelle più grandi le rende più efficienti

tramite i nuovi processi tecnologici. Il costo si dimezza e le imprese vendono a prezzi molto più

bassi: diventano l’impresa leader nel settore. Negli USA non era tanto ben visto che le imprese

diventassero così grandi.

Per quanto concerne le economia di diversificazione, in Germania (il secondo paese dopo gli

USA ad aver tratto i maggiori vantaggi dalla seconda rivoluzione industriale) c’erano grandi

fabbriche che con lo stesso processo produttivo facevano prodotti differenti: la Bayer faceva

coloranti, prodotti farmaceutici, fertilizzanti ecc. Sfruttando le economie di diversificazione

possono produrre coloranti in modo più economico rispetto ai produttori che fanno solo coloranti.

24

In Germania i finanziamenti provenivano dalle banche miste. Anche in Italia c’erano e banche

miste ma le economie di scala non nascono perché non c’era il mercato di massa.

L’omogeneità tra Paesi c’è stata grazie agli IDE. I capitali si potevano muovere con facilità da un

Paese all’altro.

In questi settori si diffondono monopoli e oligopoli questo perché le economie di scala

permettevano di produrre molto ma c’erano limiti di domanda. Al mondo infatti ci son migliaia di

imprese tessili ma massimo 10 imprese petrolifere. Tutte le imprese si mettono d’accordo per

dividersi il mercato e fissare i prezzi. La risposta legislativa però è diversa: in alcuni casi i cartelli

vengono protetti, in altri puniti.

Nella prima rivoluzione il modello era la concorrenza perfetta, nella seconda ci sono oligopoli e

monopoli.

2) Integrazione verticale

Il flusso produttivo andava tenuto continuo e costante, non si poteva fermare. Essendo molti

processi di trasformazione chimica, l’interruzione avrebbe portato a dover ricominciare il processo

da capo e buttare i semilavorati.

I vantaggi di scala passano dai grossisti ai produttori.

In questo periodo in molti casi le imprese aprono filiali di vendita, le case automobilistiche aprono i

concessionari in cui mettono i brand per differenziarsi. Si occupano direttamente della

distribuzione, la internalizzano aprendo le filiali.

La singer è stata un delle prime multinazionali (arrivò anche in Italia). Questi tipi di macchine

venduti in massa hanno bisogno di conoscenze specifiche per la vendita. Per venderle c’è bisogno

di un commesso con conoscenze specifiche che spieghi al cliente come usarla. Inoltre nel caso dei

prodotti meccanici è necessario fornire manutenzione al cliente. Ciò richiedeva l’internalizzazione

della vendita.

Inoltre c’era la concorrenza: era meglio internalizzare le vendite per evitare che i grossisti

vendessero più marche insieme permettendo ai clienti di fare paragoni.

Si creano reti di vendita e di agenti di vendita.

In molti casi oltre l’integrazione a valle è necessario integrarsi anche a monte per avere la materia

prima (imprese alimentari che si comprano le fattorie). Nestlè invento la polvere da diluire nel latte

allora poi integra le latterie (si integra a monte).

Chi non si integrava non sopravviveva alla concorrenza.

3) Il management

Una sola persona non può controllare settori differenti (imprese diversificate), gli imprenditori

dovevano investire in una gerarchia manageriale, dovevano cedere il potere a una serie di

manager che si occupassero non solo del processo produttivo. Nella prima rivoluzione industriale

l’atto critico dell’imprenditore era controllare i lavoratori; nella seconda rivoluzione l’atto critico era

controllare la gerarchia manageriale, bisognava dividere la responsabilità.

Gli organigrammi nascono nella seconda rivoluzione industriale, nasce la forma funzionale. C’era

una divisione dei compiti. Inoltre nella prima rivoluzione industriale c’era solo la funzione

produzione, nella seconda rivoluzione nascono le altre funzioni; approvvigionamenti, vendite,

risorse umane, R&D (fondamentale nel settore della chimica), legale ecc.. 25

Si passa da una piccola impresa a una grande, diversificata, integrata, con oligopoli e monopoli.

Un’impresa così non avrebbe funzionato nei settori della prima rivoluzione industriale. Bisogna

capire qual è la forma d’impresa che meglio si adatta a un certo settore.

Oligopoli

Chi riesce per primo a fare il triplice investimento (vedi su) ottiene difficilmente un vantaggio

replicabile da altri. Se qualcuno vuole il successo deve fare lo stesso. Il problema è che molte

imprese hanno copiato il first mover e si è arrivati in un contesto in cui la capacità produttiva era

molto elevata, le imprese si sono ingegnate a trovare strategie diverse. L’elemento strategia

assente nella prima rivoluzione industrial equi diventa importante. Nasce anche il marketing.

Il diffusione della grande impresa non significa che scompare tutto quello che c’era prima o che la

grande impresa funzioni sempre. C’è una dicotomia settoriale:

Nei settori della seconda rivoluzione nascono le grandi imprese con integrazione, nuova

 organizzazione del lavoro (taylorismo ecc).

Ci sono poi i settori non toccati dalla secondo rivoluzione in cui rimangono valide le regole

 della prima rivoluzione, nel settore delle scarpe non si possono raggiungere economie di

scala e non si possono avere grandi imprese, lì piccolo rimane bello, la forma d’impresa

ottima è la piccola impresa.

Le grandi imprese nascono nell’ultimo 4° dell’800, non prima!!!!

Le imprese che compiono il triplice investimento restano leader per tutto il periodo.

12.03.14

I modelli nazionali

Nelle imprese tessili ci lavoravano i bambini.

Negli UD^SA a u-form aveva bisogno di una gerarchia manageriale, nascono i grattaceli. Nei

consigli sempre più siedono gli insider directors, i responsabili dei principali dipartimenti funzionali.

Le famiglie non sono più capaci di governare l’impresa senza l’aiuto degli inside directors.

Nel regno unito invece si sviluppa soprattutto il mercato dei beni di consumo, c’erano le imprese

che servono il quadrilatero d’oro. Nei prodotti ad alta intensità di capitale invece si fa più fatica.

C’era l’impresa familiare, con fatica si accoglievano gli inside directors. Il centro ha sollo un ruolo di

federazione dove due volte all’anno le figure epicali si incontrano per prendere decisione ma il

resto degli stabilimenti produttivi restano separati.

A ogni marchio di solito corrisponde una famiglia.

In Germania invece predomina la grande industria. Infatti si sviluppa la meccanica pesante. Non si

affermano i settori dei beni di consumo. Ciò perchè il reddito procapite tedesco era 1/3 di quello

inglese e il mercato era più ristretto e più limitato di quello americano.

In Germania vediamo un attore nuovo rispetto a USA e IK: la banca universale, è una caratteristica

specifica della Germania. Queste banche grazie alla capacità di raccolta del risparmio avevano

molti capitali che potevano usare per finanziare le industrie. Le banche sono un volano per

l’industrializzazione.

Spesso delle società che devono fare un aumento di capitale si rivolgono alla banca che

sottoscrive l’aumento di capitale e poi cerca di retrocedere sul mercato le azioni dell’aumento del

capitale. Spesso però le banche non retrocedono sul mercato tutti i titoli ma mantengono una

26

quota di capitale: le banche vogliono sedersi nel consiglio dell’impresa come azionista, vogliono

votare per le strategie dato che l’azienda è un loro debitore.

Per attuare politiche protezioniste servono oligopoli e dazi.

Le differenze tra USA, UK e Germania sono:

• Le dimensioni: UK e Germania hanno dimensioni paragonabili a uno stato degli USA.

• La popolazione: nel 1870 c’era una popolazione comparabile nei 3 stati. Ecco perché gli

americani dovettero inventarsi la catena di montaggio. Nel 1913 inizia a esserci un lieve

divario.

• Il reddito procapite: il reddito inglese continua a crescere ma a tassi inferiori che lo portano

a essere surclassato in 40 anni da quello americano.

L’urbanizzazione: l’Inghilterra era una città urbanizzata con la capitale e molte città piccole e un

sistema di comunicazioni efficienti.

La Germania aveva un sistema urbano nettamente inferiore, affronta il periodo di fine 800/inizio

900 con l’esigenza di costruire la propria rete urbana. Questa è un’industrializzazione per

l’urbanizzazione. Il contrario dell’UK.

In America ci sono tante città ma disperse in un territorio immenso che obbliga allo sviluppo di reti.

In America si sviluppa una propensione culturale legata al libero mercato.

Il paradosso americano: la legislazione che impedisce gli accordi tra imprese paradossalmente

favorisce le fusioni: se più imprese non possono fare il cartello allora si fondono. È un modo per

aggirare la legislazione antitrust.

In Inghilterra invece vige il principio vivi e lascia vivere.

In Germania invece c’erano i cartelli e le imprese che non li rispettavano potevano essere punite.

Lo stato attraverso i cartelli poteva ridurre la disoccupazione o imporre certi livelli salariali. Come

mai i cartelli si rivelano efficienti in Germania? I cartelli lavorano sul costo, sfruttano le tecnologie

americane della produzione di massa e questo viene spinto dalle banche.

Per quanto concerne il sistema di formazione le imprese americani in questi anni creano il rapporto

virtuoso con le istituzioni universitarie (HBS).

Il caso della chimica organica è un caso tipico di questa fase. Nell’800 in Inghilterra c’erano tutti gli

elementi per ipotizzare la nascita di un’industria chimica. C’era anche la tecnologia, i primi brevetti

erano tutti inglesi, c’era anche la materia prima (carbone), c’era infine la forza lavoro ben

addestrata. Tuttavia la produzione europea di coloranti nel 1913 si basava sulla Germania. La

differenza l’ha fatto il rapporto virtuoso tra politiche pubblici, politecnici e ruolo della banca. In

Germania si stavano inoltre formando delle routine organizzative.

Paesi late comer

Ad esempio l’Italia era legata a un sistema agricolo-artigianale e mancavano le reti ferroviarie.

Tutti i Paesi late comer hanno un ruolo di follower, sono importatori di tecnologia. L’Italia in tutta la

sua storia non ha mai inventato niente.

Gli Stati che vedono che il Paese non si sta industrializzando lo costringono a industrializzarsi

(fascismo in Italia). 27

Nella belle epoque gli italiani cominciano a emigrare. In Italia l’industrializzazione si afferma solo

nel Nord Ovest. Il Sud non è né un mercato né un serbatoio di manodopera per il Nord.

L’Italia è debitrice al capitale tedesco, la Germania a casa delle politiche restrittive non poteva

esportare perciò creò le prime due grandi banche affinché svolgano in Italia il ruolo di volano per

creare in Italia aziende che potessero poi comprare i prodotti tedeschi.

L’altro aspetto del sistema italiano è il ruolo dello stato che aiuta l’Italia recuperare il terreno

perduto. Lo stato incentiva il sistema formativo, le commesse, le politiche di salvataggio (lo stato si

sostituisce al mercato e impedisce al mercato di svolgere al suo corso, impedisce alle imprese

inefficienti di fallire). La catena dei salvataggio era legata al fatto che le imprese seguivano le

indicazioni dello stato, andavano al Sud, ci perdevano e poi allora chiedevano allo stato di aiutarle

perché gliel’aveva detto lui di andare in Sicilia.

13.03.14

Il fatto che le imprese siano capaci di fare il triplice investimento dipende da:

SRI

 Mercato

 Banche

 Stato

 cultura

Nei diversi sistemi c’è un impatto diretto tra le imprese e le scuole pubblico che lo stato mette a

servizio dei cittadini (HBS contro l’Inghilterra dove le scuole non si focalizzavano sulle industrie).

Ina alcuni stati essere un imprenditore era essere un eroe, in altri era essere un truffatore.

In alcuni casi lo stato proteggeva le imprese inefficienti che non riuscivano a fare il triplice

investimento.

Il paradigma di Taylor

The principles of management era ispirato alla fabbriche in cui aveva lavorato. Taylor nota che in

molti casi nei settori le cose si facevano senza un’attenta organizzazione del lavoro. In alcuni casi

le auto si facevano in maniera artigianale.

Taylor propose di organizzare il lavoro in maniera scientifica. Bisognava capire bene il processo

produttivo e poi aumentare la produttività il più possibile.

Il 4 punto dei principi era separare la pianificazione dal lavoro dallo svolgimento. Chi fa il lavoro

non è a conoscenza dell’intero processo produttivo, chi pianifica si.

Nella pratica Taylor è stato applicato alla produzione di massa. Si sono però aggiunti a Taylor altri

strumenti. La produzione di massa è stata fatta partendo dal taylorismo e poi si son create

macchine che permettessero di creare questo sistema.

Il jig system: erano delle maschere che servivano per tenere fermo il prodotto o per metterlo nella

posizione giusta per lavorarci.

La catena di montaggio: macchine orizzontali che fanno muore il prodotto mentre l’operaio sta

fermo.

Senza l’introduzione di queste macchine era impossibile applicare Taylor. 28

Il primo ad applicare la rivoluzione scientifica del lavoro è stato Henry Ford. Si faceva un solo

modello di macchina e solo nero perché il nero era il colore che si asciugava ma più velocemente.

Prima per fare una macchina ci volevano 12 ore ora 1 e mezzo. Grazie alle economie di scala

diminuiscono i costi e i prezzi.

Diminuiscono anche i tempi di produzione.

I salari degli operai però salgono, erano i più alti di tutti. Ford sfruttava i lavoratori, li faceva

lavorare molto per sfruttare al massimo la loro produttività però loro lavoravano 8 ore rispetto alle

media del settore di 9 e guadagnavano il doppio.

In quegli anni fare l’operaio poteva essere una professione non permanente ma transitoria.

Ford aveva capito una cosa fondamentale; lui produceva un prodotto di massa quindi aveva

bisogno di un mercato di massa. Alzare i salari degli operari era un modo per farli diventare

consumatori: un operaio si poteva comprare un modello T dopo 2 mesi di lavoro.

La macchina cambia completamente le opportunità per le persone in generale e specialmente

negli USA.

L’automobile negli USA diventa un prodotto di massa. In questo mercato di massa il leader

indiscusso è Ford.

Gli USA arrivano alla prima guerra mondiale fortissimi ma negli anni 20 cambia il contesto:

cambiano le caratteristiche interne delle imprese e cambia anche il contesto esterno. Alcune

imprese erano cresciute tanto crescita interna (economie di scala o integrazione) altre erano

cresciute tramite fusioni o acquisizioni.

Le imprese erano più grandi, aveva più risorse e conoscevano meglio il prodotto che facevano.

Negli anni 20 il reddito procapite e il potere d’acquisto aumenta. Le altre imprese imitano Ford. La

gente sta meglio.

Un imprenditore in questo momento aveva un mercato più ricco ma anche una domanda che si

stava saturando. I mercati potevano espandersi e diversificare i mercati geografici. Molte imprese

aprono filali all’estero.

Nel 1911 Ford aveva una quota di mercato dell11% nel 1925 il 55%. La Chrysler comincia a

crescere in quel periodo ma la crescita più importante è quella della GM, questa parte nel 1911

come la Ford poi perde terreno, negli anni 20 però cambia il contesto e la sua quota di mercato

comincia a salire a discapito della Ford.

Come speigare il cambio?

Era un imprenditore centralizzatore: aveva anche Sloan, il manager non il proprietario della

cacciato il figlio. Non delegava il potere manager motors.

Il prodotto era standardizzato. La GM quando entra Sloan non andava

molto bene. Era il risultato di fusioni

malfatte. Sloan decide di cambiare

l’impresa in base al contesto.

Non c’era l’organigramma. quando inizia a Lui crea una complessa gerarchia

perdere quote licenzia i manager a cui dava la manageriale, capisce che il cambiamento

colpa. strategico dev’essere indirizzato in una

29

certa struttura.

Voleva un’impresa focalizzata. Aveva capito l’importanza di diversificarsi

La maggior parte delle altre imprese si comportavano con la U form: c’erano gli HQ e varie

funzioni. Un’impresa di questo tipo non poteva gestire vari business diversi.

L’aumento della produttività fa si che non si riesca a gestire tutto allo stesso tempo.

Nasce allora la mutlidivisionale (anni 20 USA): il pioniere è Sloan che la introduce nella GM. Ogni

divisione è una struttura funzionale.

Questa struttura permette di separare al pianificazione strategica dalla gestione quotidiana delle

attività. Questa struttura inoltre permette di combinare l’azione sistematica del manager

(l’organizzazione) con la creatività imprenditoriale che è sparsa nell’azienda.

Le multidivisionali si diffonderanno più tardi in Europa e lo faranno grazie alle multinazionali

americane e alla McKinsey

Per tanti anni si è pensato che questa struttura fosse perfetta e facile da implementare.

Recentemente invece si vede che nella GM le cose sono andate bene ma a teoria era diversa

dalla pratica, c’era un problema di allocazione delle risorse, c’erano anche conflitti tra HQ e capi di

divisione.

L’HQ , se ha troppo potere, non riesce più a controllare bene i vari mercati, c’è rigidità. Se invece

l’HQ ha troppo poco potere si crea l’anarchia.

All’interno della GM gli HQ volevano decidere senza le interferenze dei manager di divisione. Poi

Sloan ha capito che non si potevano escludere i middle manager dalle decisioni importanti sennò

non sono incentivati.

Allora si da più potere ai middle manager, poi negli anni 50 si riaccentra il potere.

Nel momento in cui si diffonde la nuova M form diventa più difficile far circolare le informazioni.

Servono strumenti nuovi, nascono le macchine da scrivere, le stampe ecc. ciò stimola altre

industrie. Nel momento in cui incominciano a diffondersi queste imprese cambia il mondo

precedente: prima era un mondo di imprenditori, quando si diffondono queste imprese comincia ad

essere evidente la differenza tra chi prende decisioni e il proprietario.

Entriamo nell’età del capitalismo manageriale: il capitalismo in cui sono i manager che decidono e

controllano l’impresa.

Inizia la separazione tra proprietà e controllo: shock per i contemporanei. Questa separazione è

accolta diversamente negli USA e in Europa.

Negli USA Bearle e Means erano molto preoccupati. i diritti di proprietà erano sacri, chi metteva il

rischio doveva controllare l’impresa. Si temeva che i manager si sarebbero preoccupati solo di

massimizzare il loro interesse.

In Europa Rathenau era contento della separazione in Germania infatti c’erano vari tipi di azionisti:

i proprietari davvero interessati al bene dell’impresa, però c’erano anche gli azionisti speculatori

interessati al breve periodo e a vendere e comprare azioni. Questi azionisti non vogliono il bene

dell’impresa, è meglio che decidano loro le sorti dell’impresa. 30

A cosa serve un’impresa? Dare impiego, dare soldi a chi ‘ha fondata, far crescere il PIL? Secondo

gli UDSA serviva per arricchire gli azionisti.

È una situazione win-win o win-lose? Vincono tutti oppure i vantaggi di uno sono i svantaggi

dell’altro.

17.03.14

La grande guerra e il dopo guerra

La grande guerra vede solo un grande sconfitto: l’Europa nei confronti dell’America. L’Europa

prende finalmente contatti con il big business, con la grande massa, in occasione della guerra. In

Europa in big business non si afferma per motivi di mercato. C’è anche un fortissimo ruolo dello

Stato.

Gli anni 20 sono gli anni in cui le differenze tra Eu e Usa sono più ampie. In Europa si costruiscono

le dittature.

Questi sono gli anni della rivoluzione manageriale, si sfalda il mito della fabbrica automatica.

In questi anni sembra di assistere alla fine del capitalismo. Si vedono i successi dello stalinismo in

Russia. L’Unione sovietica è uno dei pochi Paesi che riesce a crescere durante la crisi del 29.

L’Europa negli anni 20 stava cercando di uscire dalla crisi della grande guerra con

un’americanizzazione fatta con i soldi americani.

La crisi però si trasferisce rapidamente in Europa: siamo di fronte a una crisi globale.

Che effetto ha la crisi del ’29 sull’economia europea? Accresce il ruolo dello Stato (IRI e nazismo).

Questa tendenza però non è solo europea: in New Deal di Roosevelt è lo stato che si sostituisce. Il

primo compito dello stato è lottare contro la disoccupazione. Keynes diceva che lo stato doveva

combattere la disoccupazione investendo in opere pubbliche (spesa pubblica) . Ci son stati anche

molti trasferimenti (sussidi di disoccupazione). Lo stato si assume il ruolo di programmare lo

sviluppo: la Tennessee valley: incentivi alle imprese che si trasferiscono, incentivi all’istruzione,

incentivi alle banche che ci vogliono andare.

L’intervento dopo la 2 guerra mondiale è ricalcato sul New Deal roosveltiano.

In questi anni si apre il dibattito sulla funzione sociale dell’impresa.

Negli anni ’50 ’60 c’è una grande differenza in Europa. Negli anni 20 l’elemento caratteristico era il

protezionismo, l’autarchia. La Russia cerca di essere il più indipendente possibile a fini bellici.

Negli anni 50 invece nasce la comunità europea.

I cartelli

Nasce un cartello tra le gradi imprese di coloranti tedesche. Queste infatti erano messe in difficoltà

dalla grande impresa chimica americana. Lo stato tedesco impone alle proprie industrie chimiche

di allearsi tra loro: nasce la IG Farben. La Montecatini la principale impresa chimica italiana cresce

sotto l’ombra di Mussolini. La Montecatini è una holding che possiede più subholding e riusciva a

controllare questo sistema grazie all’appoggio dello stato. 31

In Germania lo stato non si sostituisce all’imprenditore, il capitalismo resta intatto ma lo stato

influenza le strategie d’impresa. Ci sono altre situazioni in cui lo stato invece diventa imprenditore:

IRI e Russia. In Giappone invece lo stato non nazionalizza ma indirizza.

La Fiat cresce molto il questi anni. Le dimensioni del mercato però restano un limite alla crescita

d’azienda. Si riescono a fare al massimo 200 autovetture al giorno.

Nel 1926 viene programmata la “model T” italiana. Prima viene progettata l’automobile standard

con un costo per famiglie non ricche. Poi viene progettato anche il nuovo stabilimento orizzontale.

C’era un fordismo a metà: gli operai non avevano un reddito adatto a comprare le auto che

producevano. Ciò cambierà con la 500.

Il mercato interno era troppo piccolo per Mirafiori, c’era bisogno di esportare. Questi grandi

stabilimenti infatti potranno fare davvero il loro mestiere solo dopo la seconda guerra: negli anni

50.

L’IRI nasce nel 1933 per un motivo tecnico: c’erano due grandi banche (banche miste) che erano

diventate delle holding, avevano quantità enormi di azioni di imprese industriale. le banche, con la

crisi, ingrandivano i loro pacchi di azioni.

Falliscono le banche ed entra in gioco la banca d’Italia. L’IRI è una holding posseduta interamente

dal ministero del tesoro, quindi dallo stato, e possiede una serie di società per azioni. In alcuni casi

ha la maggioranza, in altri no. C’è una holding di stato il cui obiettivo è privatistico.

Nel sistema c’era la banca d’Italia a garantire le obbligazioni. Le imprese son gestite con

efficienza. È la prima grande impresa manageriale italiana.

20.03.14

Le differenze tra Eu e Usa erano che:

• Dopo la prima guerra mondiale da un lato (Eu) ricostruisce il mercato, dall’altro ricostruisce

lo stato.

• In Europa lo stato protegge i cartelli (unica eccezione UK che non prende posizione), negli

USA li vieta.

• In Eu le imprese erano più piccole, meno multinazionali, meno diversificate.

• In Eu il controllo delle imprese era nelle mani della famiglia, in USA c’era l’azionariato

diffuso

• In Eu le imprese si finanziavano più tramite le banche, in USA tramite la borsa.

Le convergenze:

la grande convergenza è che le grandi imprese che influenzano il PIL erano poche e tutte negli

stessi settori: chimica, automobile, acciaio. La grande differenza è che all’interno dello stesso

settore da un lato c’era la Ford e dall’altro la Fiat. La convergenza sarà molto più accentuata dopo

la seconda guerra mondiale con l’americanizzazione.

Alle origini del miracolo giapponese

Negli anni ’70 il Giappone, uno stato piccolo e con poche risorse naturali, diventa il principale rivale

degli USA. Come ha potuto uno stato così piccolo, povero, sconfitto nella seconda guerra

mondiale, sfidare un’economia come quella degli USA? Ha accumulato capacità sociali nel lungo

periodo. Nel caso del Giappone c’è stata da un lato una spinta dall’alto (lo stato) e dall’altro lato

una spinta dal basso. Se c’è solo la spinta dall’alto, come nel caso della Russia l’industria si

sviluppa ma l’economia non cresce, non nascono imprenditori. In Giappone invece son state

accolte le spinte dello stato e son nate tante imprese. Ciò ha creato un vantaggio competitivo di

lungo periodo. Questo discorso è simile alla Germania che in pochi decenni dopo la seconda

guerra mondiale è tornata quella di prima: capacità sociali. 32

Il Giappone aveva lo svantaggio dell’essere arrivato dopo.

In Giappone la multidivisionale non avrebbe funzionato in quel periodo. Le imprese in Giappone,

opposte a quelle statunitensi, funzionavano bene al punto tale da permettergli di recuperare il

ritardo.

Il Giappone tra il 1603 e il 1868 (slide 4) era un Paese chiuso all’esterno. Era un paese feudale

con vari proprietari terrieri in guerra tra loro. L’imperatore si considerava una divinità in terra. Sotto

di lui c’erano i signori feudali. All’inizio del 1600 lo shogun prende il potere. L’imperatore aveva solo

un ruolo simbolico. Lo shogun della famiglia Tokugawa prende il potere politico e militare,

l’imperatore ha un ruolo solo formale. Il pregio dello shogun è stato che ha controllato ciò che

l’imperatore non riusciva a controllare: sedò le guerre tra signori feudali. Tuttavia lo shogun decise

di chiudere il Giappone, decise che nessun giapponese poteva uscire dal Giappone. Bloccano tutti

i contatti con l’esterno, c’era una solo eccezione, uno scambio commerciale all’anno. Al suo interno

il Giappone resta arretrato, non riceve le influenze (illuminismo ecc.). Allo stesso tempo al suo

interno non è statico ma dinamico. C’erano 4 caste: contadini, mercato e artigiani, shogun e

imperatore.

I mercanti mettono in moto un meccanismo di creazione di ricchezza, commerciano tra feudi.

Alcune famiglie di mercanti si arricchiscono al punto da arrivare a prestare soldi allo shogun,

assumono un ruolo economico importante.

Alcuni mercanti aveva addirittura il ruolo di riscuotere le imposte.

Nel 1853 le cose cambiano: gli americani minacciano il Giappone che lo avrebbero bombardato se

non si fosse aperto al commercio. Iniziano i trattati ineguali: le altre potenze potevano commerciare

in Giappone senza essere soggette alle leggi giapponese, il Giappone non aveva la stessa

reciprocità. La popolazione si lamenta, comincia a ribellarsi contro lo shogun, temevano di

diventare una colonia europea. Si prende consapevolezza del ritardo accumulato e si cambia il

sistema. La popolazione non voleva più lo shogunato e sviluppa un sentimento xenofobo. In quel

periodo storico l’imperatore era giovane e dinamico Mutsuhito, lui si mette d’accordo con esponenti

dei ceti più alti del Giappone e con i samurai riprende il potere: restaurazione Meiji. Di fatto lo

shogun lascia il potere in modo pacifico. L’imperatore e coloro che lo avevano appoggiato

volevano modernizzare il Paese, l’unico modo per non venire colonizzati era colonizzarsi copiando

l’occidente. Lo stato:

• Modernizza le infrastrutture

• Importa macchine, tecnologie e conoscenze: assumono tecnici stranieri e mandano

giapponesi all’estero a studiare.

La politica industriale si basa sulla presenza dello stato. Quando c’è ritardo non basta l’intervento

degli imprenditori. Lo stato crea imprese pubbliche nei settori più disparati (tessile, cemento, vetro,

acciaierie, meccanico, chimico ecc.). le imprese non erano efficientissime, ma l’obiettivo non era

creare imprese pubbliche efficienti ma l’obiettivo era far vedere agli imprenditori che c’erano tante

possibilità. Bisognava creare un incentivo. Lo stato incentiva anche l’istruzione, i manager negli

anni ’30 erano laureati.

Il Giappone non solo importa conoscenze ma imita anche le istituzioni, il Giappone sceglie il Paese

in cui una specifica istituzione era più efficiente e copia quella: prende la legislazione d’impresa

francese, copia il codice napoleonico, copia la marina inglese, copia l’esercito di terra tedesco,

copia le banche americane ecc. Il Giappone copia in maniera selettiva.

Gli zaibatsu

Di fatto le grandi imprese pubbliche erano state create dallo stato ma lo stato non voleva

controllare l’economia a 360°, voleva promuovere l’iniziativa privata. Dopo pochi anni dalla

creazione delle imprese pubbliche lo stato decide di privatizzare, ha venduto tutti gli impianti a

33

imprenditori privati. È riuscito a trovare imprenditori privati che comprassero le aziende, non era

scontato (in Italia nessuno voleva comprare l’IRI). In Giappone non solo gli imprenditori volevano

comprare ma avevano i soldi per farlo; erano i mercanti che si erano arricchiti. Le famiglie che si

erano arricchite non erano tante ma le opportunità erano tante: ogni famiglia compra più imprese

(gruppi diversificati in settori non correlati). Le imprese crescono a 360°; Mitsubishi nasce nel

settore marittimo e poi passa ad altri settori non correlati. Questa è una differenza enorme rispetto

agli USA dove le imprese diversificano in maniera correlata: fanno macchine e aeroplani ma usano

lo stesso impianto. In Giappone si creano gli zaibatsu: holding familiari (i mercanti): gruppi

diversificati in settori non correlati. Gli zaibatsu integrano sempre anche due imprese non

strettamente industriali:

Tutte avevano all’interno una banca universale che poteva fare prestiti a medio lungo e

 detenere azioni del gruppo, l banca poteva compensare gli squilibri tra i vari settori.

Impresa commerciale (shosha) : i giapponesi erano stati chiusi per 2 secoli e mezzo, non

 c’erano molte persone che parlavano le lingue straniere, le risorse per vendere all’estero

non erano molto numerose, all’interno di ogni gruppo si mise un’impresa commerciale che

commerciasse i prodotti di tutti i vari settori del gruppo. Per il Giappone esportare era vitale.

Se non avesse esportato non avrebbe potuto importare le materie prime che non aveva.

Nel periodo tra le due guerre in Giappone gli zaibatsu diventano sempre più grandi e sempre più

diversificati. Le famiglie anche se erano a capo degli zaibatsu regnavano ma non governavano,

non potevano governare gruppi così grandi: assunsero il bantò (una specie di general manager).

Si creano delle gerarchie manageriali. I manager erano più influenti in Giappone che in molti paesi

europei nello stesso periodo. I manager erano persone qualificate che sapevano gestire bene le

imprese.

Si crea un sistema di aiuti sociali che incentiva i lavoratori a restare fedeli all’azienda.

Nelle imprese giapponesi si cerca di coinvolgere i lavoratori nel processi decisionali. In Usa invece

Ford decide e gli altri seguono. In Giappone si adotta invece il sistema ringi: i manager di livello più

basso sviluppano le idee. L’idea passa da un manager a un altro e si arricchisce fino ad arrivare ai

manager intermedi e poi al top manager. A quel punto il top sa che se sviluppa l’idea avrà il

consenso: l’idea è passata per tutti i livelli. Questo processo decisionale è organico ma è più lento.

Il successo del Giappone dipende da:

Ruolo dello stato

 Iniziativa privata di pochi gruppi (mercanti)

 C’erano anche PMI che diventeranno fornitori dei keiretsu

Era una comunità eterogenea: stato, grandi imprese e PMI.

Dopo la prima guerra mondiale il ruolo dello stato cambia, lo stato vuole centralizzare di più. Lo

stato si rende conto che può controllare delle industrie, programmare e pianificare. Il Giappone

imita l’occidente anche creando colonie: la Corea.

Negli anni ’30 le relazioni tra imprese, stato e esercito diventano troppo stretto. Lo stato vuole

creare cooperazioni tra imprese e imporre obiettivi di produzione militare, ReS orientata verso il

settore militare. Gli zaibatsu ne risentono.

La strategia di diversificazione non correlata secondo Chandler sarebbe stato inefficiente. Perché

in Giappone ha avuto successo? C’erano differenze storiche e sociali. 34

35

Fax simile esame: domande aperte

Di solito all’esame ci sono 4 domande da 8 punti. Chandler è importantissimo.

1) Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna di fronte alla seconda rivoluzione industriale:

se una domanda include 3 paesi dobbiamo dividere equamente lo spazio da dedicare a ciascun

paese. Bastano un apio di righe di contesto: periodo storico (ultimi decenni dell’800); quali settori:

la tecnologia è uguale per tutti ma ha un impatto differente in queste tre economie. Questa

domanda è i capitolo 9. Possiamo comparare il ruolo antitrust, la questione dei mercati (gli USA

avevano un mercato grande e dinamico, c’era gente con potere d’acquisto, l’Inghilterra aveva un

mercato domestico più piccolo, aveva le colonie e commerciava prodotti vecchi. La Germania non

ha un mercato grosso né tante colonie, esporta nell’Eu del Sud e dell’est, esporta però prodotti

nuovi (2 rivoluzione).

Il ruolo della cultura: in Inghilterra le università non erano orientate all’industria, in Germania invece

si sviluppano i politecnici, in America c’è la HBS.

→ le domande si basano sul libro ma va bene sottolineare le differenze di ogni classe. Bisogna

sottolineare i punti sottolineati in classe.

2) Fordismo e sistema ringi

Spieghiamo quando e dove si sviluppano entrambi e poi spieghiamo le differenze. Bisogna metter

eun po’ di contesto.

3) Chi sono e cosa fanno gli imprenditori della Prima Rivoluzione industriale

Contesto: quali categorie sociali. Fare esempi. Quando si chiede che cosa fanno si chiede quali

erano le sfide che dovevano affrontare (dovevano reperire capitale? Erano inventori di macchine?).

la cosa più difficile per un imprenditore in quel periodo era il controllo della forza lavoro. Nella

seconda rivoluzione il lato critico diventerà controllare la gerarchia manageriale.

4) Convergenze e divergenze USA-EU prima della 2 guerra mondiale

Contesto: l’industrializzazione si è già diffusa negli USA. Convergenze: i settori. Divergenze: ruolo

di stato, famiglie (proprietà e controllo), sistema finanziario.

5) Spiegare il contributo delle reti di trasporto e di comunicazione alla nascita della grande

impresa

In alcuni casi le domande sono su un capitolo, in altri sono trasversali; paragoni tra due capitoli. Le

grandi imprese non sarebbero state possibili senza la rivoluzione dei trasporti. Il mercato diventa

più ampio, prima non si potevano calcolare i tempi di arrivo in mercati lontani. Le imprese prima

non potevano crescere. Si potevano raggiungere mercati più lontani a prezzi più bassi. Inoltre le

ferrovie sono clienti delle industrie siderurgiche. Le ferrovie hanno creato le istituzioni: tramite Wall

Street le imprese delle ferrovie si sviluppano. La prima legge antitrust si fa negli USA nel settore

ferroviario. Le imprese ferroviarie erano le prime che avevano controllato i costi. Sono le prime

imprese che fanno degli organigrammi per stabilire le responsabilità.

6) Quali sono le principali tipologie della produzione manifatturiera in epoca preindustriale?

Non era il settore predominante. Bisogna iniziare contestualizzando in questo modo. Dopo

trattiamo i differenti tipi: artigiani, corporazioni, specializzazione, divisione del lavoro, putting out

system: vantaggi e svantaggi. Manifatture centralizzate: non sono fabbriche! Parliamo delel tre

tipologie viste all’inizio.

7) In che cosa consiste il triplice investimento? Descriverlo e spiegarne l’importanza.

CHANDLER!!! 36

Contestualizzare per capire perché il triplice investimento è importante. C’erano opportunità

tecnologiche ma affinché queste diventassero concrete gli imprenditori dovevano investire in

produzione (economie di scala e diversificazione), era necessaria l’integrazione verticale e la

gerarchia manageriale. Chi ha seguito questo modello è diventato un leader. Chi ha fatto solo 1 o 2

sulle 3 cose perché ha fallito?

8) Dove, quando e perché si diffonde l’impresa multidivisionale?

Parliamo di cosa avviene negli USA. Possiamo anche fare l’esempio della GM. Le imprese

avevano surplus di conoscenze e risorse umane. Le imprese diversificano e la vecchia struttura

(funzionale. La U form) non era adeguata a gestire il processo di diversificazione. Ancora meglio

se siamo critici: quali sono i problemi che risolve la multidivisionale? Separa l’HQ dalle attività

quotidiane, dà attenzione a ogni prodotto. Però non dobbiamo fare solo un elogio. Se non la si

implementa bene la multidivisionale è più un handicap che un vantaggio.

Ci potrebbero essere domande sulle teorie d’impresa e sulla varie tipologie imprenditoriali. Sono

usciti anche i capitoli 2 e 3.

24.3.14

ESAME!

La figura dell’imprenditore in prospettiva storica. Si può collegare a una domanda sulla prima

rivoluzione industriale.

La figura dell’imprenditore innovatore e dell’imprenditore eroe.

Il mezzo secolo successivo alla grande guerra

Il tratto distintivo tra le due guerre è che compare la grande impresa che diventa l’elemento

fondante dello sviluppo.

In cinquant’anni il modo cambia tantissimo. Anche l’impresa cambia: non ci son più decine di

dipendenti ma migliaia e ci sono organigrammi complessi. Le imprese si devono occupare di più

stakeholder e più complessi.

Alla base di questo grande cambiamento c’è l’applicazione della scienza in dosi sempre più

massicce.

Perché l’America è il paese leader della terza rivoluzione industriale (quella informatica) e non il

Giappone? È l’unico paese che ha le risorse finanziare sufficienti.

Livello del PIL e istruzione sono correlati.

Nel corso degli anni ’30 si rafforza il ruolo di ReS.

La seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale ha consentito un salto tecnologico.

Il ruolo dello Stato è sempre più forte: la tassazione progressivamente aumenta.

Cambia anche il sistema di trasporti: si fabbrica l’aviazione in serie.

Nel campo dell’elettronica si inizia con la costruzione dei radar per le flotte sottomarine.

La seconda guerra mondiale è l’inizio di un cambiamento ma anche l’inizio di un processo che poi

andrà avanti. Anche durante la guerra fredda aumentano i budget per gli investimenti in campo

militare. 37

La terza rivoluzione industriale

Negli anni ’60 i entra nella 3 rivoluzione industriale, questa riguarda il mondo delle comunicazioni e

il sistema dei trasporti. Si entra nel mondo del micro, la spesa militare consentirà l’uso dei

microchip.

La terza rivoluzione è figlia della 2. L’IBM è una prima impresa che fa un grande salto di qualità

nella produzione di macchine da ufficio (anni ’20).

La caduta delle barriere

Nasce il mercato europeo, cade il muro di Berlino, nasce anche il mercato nord americano

(NAFTA).

Negli anni 50 la IBM segue il modello Chandleriano, il triplice investimento. Investe in :

• Impianti e tecnologia

• Ingegneri (da 500 a 5000 tecnici)

• Reti di vendita

Con il System 360 la IBM redige una barriera all’ingresso impenetrabile.

Negli anni ’60 compaiono i primi cloni. Dopo i mainframe nascono i minicomputer (da non

confondere con i PC). Erano comunque grandi ma erano compatibili anche con aziende piccole. I

giapponesi cominciano a copiare i mainframe.

Contemporaneamente altre imprese sono travolte dalla concorrenza tedesca ma soprattutto

giapponese. I giapponesi riescono meglio nella tecnologia del consumo ma nulla possono di fronte

agli investimenti dell’IBM sui mainframe.

La rivoluzione informatica nasce anche alla domanda militare americana.

Se fino agli anni ’70 la rivoluzione informatica non cambia molto il modello d’impresa (anche la IBM

usava il triplice investimenti) poi negli anni ’80, con la seconda fase della rivoluzione informatica

nasce un nuovo tipo di impresa, grazie ai PC. Le tappe sono:

- Anni 70 mainframe

- Anni 80 PC

- Anni 90 internet

Il problema è che se copiare un mainframe era complicato copiare un PC era semplicissimo. Con i

PC si sviluppano le imprese a rete.

L’integrazione dei mercati e l’avvento della nuova tecnologia portano alla ristrutturazione dei

sistemi industriali. C’è anche la decentralizzazione, lo spacchettamento della grande impresa

manageriale, una serie di funzioni vengono esternalizzate a terzisti. L’impresa s’impegna sempre

meno in investimenti in impianti e sempre di più in investimenti immateriali.

Cambia l’equilibrio internazionale: nelle altre due rivoluzioni i player erano Usa e Eu, ora le nazioni

asiatiche diventano le più sviluppate. 38

27.03.14

Nella terza rivoluzione le nuove tecnologie richiedono un alto contenuto di scienza. Inoltre gli

strumenti per il trasporto aereo all’inizio si sviluppano nella seconda guerra mondiale ed è difficile

che si possano sviluppare questi strumenti senza l’aiuto dello stato.

Le guerre hanno un ruolo di spinta verso la domanda e l’innovazione scientifica.

Anche in questo caso la rivoluzione tocca nuove tecnologie ma uno dei settori che ne risente di più

è ancora la comunicazione e i trasporti. In questo caso c’è il settore aereo che comincia

nell’industria militare.

Nascono nuove imprese in queste tecnologie. Tutte le strategie e strutture studiate fino a quel

momento possono cambiare, ci sono nuove opportunità.

Cambia l’organizzazione dell’impresa, si deverticalizza. Si passa da un’epoca di forte integrazione

alla disintegrazione. Questo è possibile grazie alla terza rivoluzione industriale: le comunicazioni

facili permettono di decentralizzare. L’impresa tipica della terza rivoluzione (nella 1 era piccola,

nella 2 grande e diversificata) vede da un lato le imprese grandi e integrate (nei primi anni della 3

rivoluzione: IBM), c’erano vecchie imprese che avevano già fatto il triplice investimento e che

entrano in nuovi settori; ci sono poi altre imprese che all’inizio non erano grandi. La terza

rivoluzione ha creato un’effervescenza imprenditoriale.

La sfida americana

Negli anni ’50 il mondo si è trovato di fronte alla sfida americana: la supremazia degli stati uniti era

indiscutibile.

Tratteremo la strategia di diversificazione non correlata. La diversificazione correlata andava bene

nella seconda rivoluzione. In tanti ambienti le imprese che hanno deciso di entrare in settori che

non c’entravano niente hanno fatto successo.

Nell’800 i Pesi che si sono industrializzati son quelli che hanno saputo cogliere meglio le

opportunità della 2 rivoluzione (gli USA hanno tolto le opportunità a 360°). Sono gli stati che hanno

saputo adottare meglio il triplice investimento. Erano state le prime imprese ad adottare la U form.

Tra al prima e la seconda guerra mondiale le imprese americane erano molto forti. In questo

periodo cambiano la struttura: cambiano i volumi di attività. Hanno bisogno di diversificarsi e quindi

di funzioni divisionalizzate che si occupino dei vari prodotti o mercati.

Nel dopoguerra le imprese americane erano le più grosse a livello mondiale.

In questo periodo gli USA intervengono in maniera diretta nelle politiche economiche adottate dagli

altri Paesi. Tramite la consulenza diffondono i loro sistemi di strategia e organizzazione. In Europa,

tramite il piano Marshall, gli USA aiutano l’Europa. Gli USA aiutano l’Europa anche per fare

pubblicità ai loro prodotti.

Gli USA hanno l’ownership advantage: sono più forti delle imprese europee dal punto di vista delle

tecnologie e organizzativo. Con le multinazionali cambia anche la cultura di fatto. Si parla di

americanizzazione non solo in termini di imprese ma anche di prodotti. Prima con l’autarchia non

entravano i prodotti americani. 39

Gli USA avevano il 10% della popolazione mondiale e facevano il 50% della produzione mondiale.

Erano la nuova fabbrica del mondo. Erano anche il Paese che per primo e con più forza si era

buttato nella 3 rivoluzione.

Un nuovo contesto…

1. Le dinamiche della concorrenza: gli USA passano da un contesto in cui la concorrenza era

solo presente in patria e debole all’estero ad un contesto in cui la concorrenza diventa più

pressante.

2. Il management: cambia la formazione dei managers e cambiano le loro idee.

3. Cambiano gli assetti proprietari: le imprese restano quotate in borsa (dispersione della

proprietà) ma cambia il tipo di azionisti.

4. cambia la legislazione: cambia l’antitrust.

Tutto ciò in un contesto in cui l’economia mondiale passa dal miracolo economico a un

rallentamento.

Le imprese creano le conglomerate.

1) Le dinamiche della concorrenza

Si passa da poche imprese in un settore a un contesto in cui negli USA aumenta il numero di

imprese e si diffonde ovunque la strategia di diversificazione no correlata. Magari il core business

era l’automobile e ci si trova concorrenza da parte di imprese meccaniche che diversificano

toccando anche il settore delle auto.

Negli USA soprattutto cambia la concorrenza internazionale. Gli USA volevano un Europa forte per

motivi economici e politici: hanno passato soldi, tecnologie e strategie. In questo modo in Europa

son anti competitors che hanno cominciato a sfidare l’egemonia statunitense. Un po’ la stessa

cosa accade in Giappone. Gli USA aiutano questo stato e poi si trovano competitors enormi. I

profitti delle imprese scendono. Nel periodo del boom gli azionisti americani compravano azioni per

tenerle nel lungo periodo. Ora gli azionisti non si interessavano ai dividendi ma al fatto che

l’impresa crescesse e reinvestisse i profitti.

Nel contesto cambia non solo l’offerta (concorrenza) ma anche la domanda: il mercato si satura.

Tutti i prodotti all’inizio erano venduti a ex contadini, però se si acquistavano elettrodomestici che

duravano tanti anni dopo il primo acquisto la domanda si ferma.

2) Il management

Nella seconda rivoluzione i managers erano per lo più ingegneri. Sloan, il manager della m era un

ingegnere. Si pensava che ci dovesse essere correlazione tra competenze tecniche e

amministrazione. Ora invece i managers sono i laureati alla HBS. I managers che entrano nelle

imprese non hanno più timore degli ingegneri di diversificarsi in ose in cui non capivano niente.

Prima la cosa importante era capire quello che si faceva. I managers invece non hanno questi

problemi.

3) Gli assetti proprietari

Gli investitori diventano sempre più spessi i fondi di investimento e i fondi pensione. Mentre

l’azionista della famiglia compra le azioni per rivenderle 30 anni dopo è un azionista che può

aspettare che l’impresa si riprenda un fondo pensione non può aspettare (deve pagare le pensioni

tutti i mesi), ha un orizzonte di brevissimo periodo. Se vede che il settore dell’acciaio va male si

diversifica nell’hotel che invece va meglio. Il cambio dell’ottica dell’azionista può avere un grosso

impatto sull’impresa.

4) La legislazione

Uil governo cambia l’Antitrust. La prima legge Antitrust è del 1887 e riguarda le ferrovie. Negli anni

della seconda rivoluzione tutto ciò passa alle industrie. Le imprese quando vedono più

concorrenza fanno cartelli: in Europa ci viene tollerato, negli USA si decide che i cartelli sono

40

illegali (Sherman Act, 1890). Ne consegue che le imprese che non possono fare cartelli fanno

fusioni che portano a maggiore efficienza produttiva ma non piacciono al legislatore americano. A

un certo punto il governo si rende conto del paradosso americano: voleva impedire le grandi

imprese ma queste crescono ancora di più. Allora fa un’altra legge: Clayton Antitrust Act. Questa

legge proibiva l’integrazione orizzontale nello stesso settore. Le imprese di petrolio non potevano

acquisire altre imprese di petrolio. Allora i managers cominciano a fare fusioni verticali con lo

scopo di togliere le materie prime ai concorrenti. Rendendosi conto del nuovo tentativo delle

imprese gli USA nel 1950 fanno lo Celler-Kefauver Act volto a evitare la preponderanza settoriale.

Si voleva evitare che le imprese tramite l’integraizone orizzontale o verticale avessero una sorta di

monopolio in un certo settore. Di fatto era proibito tutto: cartelli, integrazione orizzontale e verticale.

Negli altri settori invece c’era la massima libertà. A questo punto tutte le imprese entrano in altri

settori. Al diversificazione correlata nasce a causa di cambiamenti esterni (antitrust) e interni

(manager vs imprenditori).

ESAME! Qualche anno fa: confrontare il merger dell’800 con il la marger mania di questo periodo.

All’inizio le fusioni erano nello stesso settore (per raggirare l’Antitrust). Negli anni 60 invece c’è la

merger mania, alla base c’è l’antitrust ma ci sono anche altre ragioni (interne) che portano alla

diversificazione non correlata. Ci son differenze in temrini di cause e di risultati.

Il contesto culturale non era più quello degli anni 50 in cui c’era una gran fiducia nei confronti degli

USA. C’erano alta inflazione e problemi di ordine monetario (a fine di Bretton Woods). Siamo negli

anni della guerra in Vietnam. C’era un malcontento generale. Non si confidava più nell’egemonia

statunitense. C’erano state due crisi petrolifere:

1973: la crisi nasce a causa della guerra del Kippur tra Israele e Egitto/Siria. Le potenze

occidentali aiutano Israele, allora l’OPEC mette un embargo nei confronti di tutte le potenze

che hanno aiutato Israele. Il prezzo del petrolio cresce del 70%.

1979

Le imprese investono in settori che non c’entravano niente. Il 75% di queste operazioni sfocia in

una strategia di diversificazione non correlata.

La diversificazione tocca i settori che erano stati alla base della crescita statunitense. Erano questi

quelli che erano diventati i settori maturi.

Le conglomerate

La Litton Industries aveva differenziato passando da macchine da scrivere a cantieristica e fast

food.

Vantaggi della diversificazione non correlata:

La diversificazione del rischio. Se le macchine da scrivere non vanno bene gli altri settori

 possono andar meglio.

Si possono condividere risorse finanziarie e manageriali tra i vari settori.

 Ci si può ingrandire.

 Si possono sfruttare competenze trasversali.

Per i primi anni le conglomerate vanno bene. A un certo punto nascono i problemi:

I managers: un manager pensa di poter controllare tutto ma di fatto non ci riesce.

 Problema di scala: le imprese erano diventate enormi.

 L’organizzazione non funziona più bene come prima: controllare 80 divisioni era

 impossibile.

La degenerazione si vede nelle relazioni tra divisioni e HQ. I manager dell’HQ non

 capivano di tutti i vari settori quindi guardavano il ROE come un risultato solo numerico a

prescindere dal settore: management by numbers. Questo non è un buon modo per gestire

41

un’impresa lungimirante, magari il ROE era basso per problemi congiunturali. Questo

sistema era però l’unico per gestire quei grandi volumi.

Il conflitto d’agenzia: le relazioni tra proprietari e managers prima andavano bene. Nel

 momento in cui le conglomerate funzionano peggio queste relazioni cambiano.

Perché invece in Giappone le conglomerate funzionano?

Negli anni ’70 le conglomerate peggiorano sia nel settore iniziale sia in tutti gli altri: investivano in

imprese che erano sane e poi le distruggevano.

Alcuni settori cominciano a passare da vedere gli USA protagonisti a vedersi in un modo peggiore.

Non andava male solo il core business ma andavano male anche gli altri settori. Questi settori

erano fondamentali negli USA. I settori importanti magari avevano pochi leader e d’improvviso

questi falliscono.

Nel 1971 c’è il primo deficit commerciale del secolo. Gli USA perdono terreno in acciaio e

elettronica del consumo e sembrava che il Giappone li potesse superare.

La ristrutturazione degli anni ‘80

Gli USA riescono a capire in tempo che dovevano cambiare le strategie. Molte imprese si

rifocalizzano nel core business. Ciò avviene differentemente nei vari settori. Negli anni 80 ci sono

ondate di disinvestimenti.

C’era anche una speculazione creatasi attorno a queste acquisizioni.

L’organizzazione delle imprese è qualcosa di importante da studiare.

Il processo di ristrutturazione è stato doloroso per molte imprese (GE). Il leader della GE aveva

licenziato migliaia di lavoratori lasciando però l’ossatura dell’impresa. L’impresa si è ripresa a costi

altissimi ma è sopravvissuta ed è rimasta importante.

Takeaways

Nessun vantaggio è acquisito per sempre: si può fare al catena di montaggio a senza la

struttura e la strategia si perde il vantaggio. Allo stesso modo a livello macro gli USA non

potevano mantenere l’egemonia per sempre.

Il livello micro ha un impatto significativo sul livello macro.

 42

28.4.14

L’unione sovietica

Tramite i motivi della sconfitta dell’unione sovietica possiamo capire perché invece ha vinto

l’industria americana.

La storia dell’US è una storia di grande impresa, di bug business. Era un’economia basata solo su

grandi imprese, le piccole non esistevano. La conclusione sarà che bisogna invece avere imprese

di diverse dimensioni con diverse funzioni. In nessun altro paese la grande impresa ha avuto la

stessa priorità. Se prendiamo da un lato la GM e dall’altro la Yugostal. Nel secondo caso,

l’azionista di riferimento, lo stato, da compiti imprenditoriali, nel caso delle aziende private invece si

lascia tutto nelle mani dei manager. L’impresa sovietica è soprattutto uno stabilimento. Si davano

obiettivi quantitativi senza curarsi della qualità.

I difetti sono:

• La burocratizzazione e l’inefficienza del sistema statale. Lo stato che si sostituisce al

mercato deve alzare bandiera bianca. Con le tecniche dell’epoca era un’utopia soddisfare i

bisogni di tutte le famiglie sparse in Russia.

• Il sistema agricolo collettivizzato. Il fallimento del fatto che il contadino russo lavorasse sui

campi come se avesse lavorato i suo terreno fa si che l’US sarà sempre un importatore di

derrate alimentari.

L’US è immaginabile come un’unica grande impresa dove i top e i middle management stano al

centro e i low manager sono in periferia. C’è poso solo per i low manager che però si devono

rivolgere alle strutture centrali.

Anche prima della rivoluzione la Russia era una terra particolare di grandissime imprese. Ogni

settore aveva una propria impresa monopolista che dominava il settore. Senza la rivoluzione

magari le grandi imprese si sarebbero evolute diventando zaibatsu. Invece la rivoluzione c’è stata.

C’è stata una prima fase del comunismo di guerra: si è tornati a una società basata sul baratto, i

contadini si tenevano il necessario per sfamarsi e poi davano tutto allo stato. Le fabbriche anziché i

salari davano cibo e vestito agli operai.

Le grandi imprese restano di proprietà dello stato ma sono indipendenti, possono fissare il prezzo,

i salari e le produzioni e all’inizio avere anche proprie reti di distribuzione. Sono i cosiddetti trust

dello stato. Quali tutti gli utili vanno in mano dello stato, quindi è lo stato che decide gli

investimenti. Le imprese sono degli utenti, sono dei gestori per conto dello stato degli impianti. Non

possono gestire strategie produttive se non il day by day. È lo stato che si occupa di distribuire i

prodotti e l’impresa si riduce a essere sempre di più uno stabilimento. Nel 1924 Lenin muore e il

potere passa a Stalin che inizialmente accetta la NEP. Dal 1924 al 1928 però costruisce il sistema

centralizzato e svuota sempre di più le competenze delle imprese, prezzi, salari e tipi di produzione

vengono decisi centralmente.

La Russia riesce però a creare i propri settori di base: il primo piano quinquennale sarà dedicato

all’acciaio, il secondo alla produzione militare in previsione della guerra. Solo negli anni 50 il terzo

piano si focalizzerà su prodotti di consumo. 43

Rispetto al sistema taylorista e alla produzione di massa americana si raggiungono più economie

di scala e diversificazione.

L’idea di sostituire il mercato con la burocrazia però non funziona. I primi piani quinquennali hanno

obiettivi di tipo quantitativo. Anche quando si cerca di correggere questo non si riescono a dare

obiettivi qualitativi efficaci. Il sistema sovietico riesce a imporre con la forza della dittatura di

ritardare lo sviluppo dei beni di consumo per produrre armamenti.

Si pensa al sistema capitalistico come più dinamico e al sistema sovietico come immobile. In realtà

le imprese leader nel sistema capitalistico sono sempre le stesse, c’è un sistema stabile che può

organizzare percorsi di crescita delle grandi imprese. Nell’US invece spesso si accorpano diversi

stabilimenti, si cambiano i funzionari ecc. si cambia repentinamente e si va come per “mode”. In

alcuni anni ai accorpano le imprese siderurgiche, in altri altre. Ciò si fsceva perché il sistema era

inefficiente e allora si cercano soluzioni alternative. L’unica via in realtà era aprirsi al mercato.

Dopo la morte di Stalin, Chruscev cerca di decentralizzare il tutto. Si creano delle imprese

territoriali che si comportano esattamente al contrario rispetto alle imprese capitaliste.

I principali difetti sono la qualità dei prodotti bassa, progresso tecnologico carente (eccetto le

poche eccezioni che son quelle in cui si è concentrato il piano quinquennale). Mancano le

comunità di imprese con diverse funzioni.

Nelle imprese ci sono sostanzialmente solo i manager di livello più basso.

Non c’era il confronto con il mercato ma neanche il confronto con un sistema politico che potesse

premiare o meno le imprese efficienti o inefficienti.

29.04.14

La seconda guerra mondiale sconvolge le dinamiche preeesistenti. Avevamo visto cosa succedeva

all’Europa tra le due guerre e abbiamo detto che il Giappone aveva cominciato a crescere già

prima della guerra (zaibatsu). La seconda guerra mondiale ha impatti sulle tecnologie esistenti. I

nuovi equilibri geopolitici hanno cambiato il livello macro (nazioni più e meno potenti) e il livello

micro (strategie d’impresa).

Gli USA

Dopo la 2 guerra mondiale escono molto forti ma nell’arco di una decina d’anni perdono la loro

egemonia pur rimanendo importati. Per una serie di motivi entrano in settori non correlati, creano

delle conglomerate e diversificano il rischio. Tuttavia c’era incompetenza manageriale, i manager

non possono far tutto, non possono controllare 80 divisioni. Cominciano a fare il management by

numbers. C’era una relazione tra declino degli USA e diversificazione. Negli anni 80 gli USA

cominciano a concentrarsi sul core business con grandi licenziamenti. Questo processo comunque

rafforza gli USA. 44

Il sistema comunista era composto da imprese che erano solo unità operative che eseguivano

ordini, non potevano decidere né prezzi, né salari né quantità. Mancava lo spirito sia

imprenditoriale sia manageriale. Questo sistema comunque ha ottenuto anche dei risultati. Nel

lungo periodo però è emerso il rischio dell’Unione Sovietica: non avere una guida alle imprese, le

imprese erano svuotate da manager, lo stato non può essere così dentro alle imprese. Inoltre,

nell’US c’era solo la grande impresa, questo è un pericolo.

Il Giappone

il Paese era un Paese periferico, nonostante nella 2 guerra mondiale avesse recuperato terreno,

aveva ancora un ritardo industriale.

Come fa il Paese a passare da pese periferico a sfidante? Vedremo come i vari elementi si son

mossi per creare un miracolo economico.

Di fatto dopo la 2 guerra mondiale buona parte del mondo sperimenta i miracoli economici. Tra gli

anni 50 e il 73 c’è un ventennio di crescita del PIL procapite e del mondo industrializzato o che si

sta industrializzando. I tasso di crescita arrivano a livelli notevoli.

Vediamo che i tassi di crescita crescono molto fino al 50 e poi iniziano a decrescere. L’Europa

cresce moltissimo ma la crescita più sorprendente è quella del Giappone. L’Italia e la Germania

sono gli altri due stati che sperimentano una crescita molto alta. Come succede questo?

In Giappone a partire dalla restaurazione Meiji lo Stato aveva giocato un ruolo importante, aveva

copiato le istituzioni migliori e aveva spinto le imprese ad aumentare la produzione, a focalizzarsi

sulla produzione da guerra ecc. lo stato poi si ritira dalla scena e nascono gli zaibatsu, gli

imprenditori privati comprano le imprese vendute dallo stato e nascono i gruppi.

Gli zaibatsu erano diversi dalle multidivisionale americano perché negli zaibatsu non c’è una

gerarchia organizzata, un coordinamento stabilito. L’organizzazione è diversa. Anche la proprietà

diversa, in Giappone ci son le famiglie e in America c’era la separazione tra proprietà e controllo

(manager). La multidivisionale è una diversificazione correlata e gli zaibatsu sono non correlata.

In entrambi i casi si tratta di grandi imprese. Però le strategie sono diverse.

Il rapporto con i lavoratori: negli USA c’erano fordismo e taylorismo, il lavoratore è ben pagato ma

non può partecipare al processo decisionale. Mentre nelle imprese americane le decisioni vengono

prese dall’alto in Giappone le cose partono dal basso, possono partire dai lavoratori o dai manager

di basso livello. Loro sono quelli che hanno a che fare direttamente con i problemi. Anche nel caso

di una proposta positiva (inventare un nuovo prodotto) si parte dal basso, la proposta poi sale. Se

45

la proposta piace al vertice lui sa già che può contare sull’appoggio di tutta l’impresa, è passata

per tutti i livelli. Le persone son così più motivate.

Il Giappone era un Paese fortemente nazionalista ma che aveva una forte coesione sociale. Non

c’erano pessimismo o sfiducia.

(slide 7) Il numero di filiali dei 4 principali zaibatsu (Mitsui, Mitsubishi, sumitomo e Yamaha) cresce

molto da prima a dopo la 2 guerra mondiale. I principali zaibatsu erano già diversificati e

presentavano una quota importante nell’economia giapponese. C’erano alcune imprese molto

grandi più una serie di sottofiliali. Con al 2 guerra mondiale ci sono dei cambiamenti. Gli zaibatsu

vengono smantellati, gli USA vincolo la guerra e occupano militarmente il Giappone fino ai primi

anni 50. In quel momento fanno el leggi giapponesi decidendo come l’economia giapponese

dovesse svilupparsi. Gli zaibatsu erano stati i nemici degli USA, avevano costruito le armi, erano

da abbattere, mandarono via le famiglie. Gli USA inoltre resero il sistema economico giapponese

simile a quello statunitense, quotarono le azioni degli zaibatsu in borsa per separare proprietà e

controllo. Ogni filiale avrebbe avuto la propria quotazione.

Gli USA fanno ciò, perché è meglio avere un’economia forte con la quale scambiare, lasciarla

debole non aveva senso. Inoltre c’erano ragioni politiche, il Giappone era un punto strategico per

la guerra fredda, era meglio averlo come alleato piuttosto che farlo passare al blocco sovietico. Gli

USA volevano promuovere lo sviluppo giapponese. Gli USA hanno aiutato il Giappone e poi hanno

pagato il prezzo della concorrenza giapponese.

Gli zaibatsu son stati quotati in borsa, quando il controllo militare americano è finito le imprese che

appartenevano agli zaibatsu hanno cominciato a comprarsi reciprocamente le azioni ricreando di

fatto gli zaibatsu. Si parla però di keiretsu e non di zaibatsu perché scompare il vertice, scompare

la famiglia. Di fatto resta quasi intatti il gruppo di imprese che operavano dalla fine dell’800. Questi

erano i keiretsu orizzontali. Gli elementi strutturali (lavoratori) restano gli stessi degli zaibatsu. Un

keiretsu non è un’entità legale, non è quotato in borsa, sono scambi di conoscenze tra persone ma

ogni impresa resta un’impresa individuale. Oltre agli keiretsu orizzontali si sviluppano quelli

verticali. Erano gruppi di imprese, ognuna delle quali dipende in realtà dai keiretsu orizzontali: 46

C’è un sistema di imprese (fornitori e clienti) a volte collegati in maniera formale e a volte no. Non

sempre c’erano dei contratti come in USA, in Giappone ci si basava sulla fiducia, sulla coesione

sociale.

I Keiretsu verticali: La Toyota

La toyota è un keiretsu verticale all’interno del keiretsu orizzontale. Nel gruppo Toyota c’erano 12

imprese che facevano parte di un gruppo, erano le imprese centrali (ReS, assemblaggio ecc).

C’erano poi imprese che cooperavano strettamente (fornitori che facevano le componenti e

fornitori con altri sottoproduttori). Le relazioni tra Toyota e fornitori sono costanti, di lungo periodo.

La Toyota può produrre di massa (fornitori di lungo periodo) ma può anche essere flessibile (aveva

migliaia di fornitori). In realtà in questa relaizone ciascuno cerca di dare il meglio, non era

necessario cambiare fornitori, i fornitori vivevano per la Toyota, non avevano però contratti,

garanzia scritte. Ciò crea un ambiente favorevole. I fornitori sono in concorrenza tra loro. La

Toyota tiene i fornitori sulle spine, è lei che sceglie quel è il fornitore migliore per un determinato

pezzo. C’è anche gerarchia: fornitori di 1, 2 e 3 livello, quelli di 1 livello sono in numero maggiore.

l’obiettivo dei fornitori è scalare la gerarchia. Questo sistema permette di produrre in massa con

flessibilità (just in time). Allo stesso tempo la Toyota, avendo fornitori esterni, si scarica di costi

pesanti, sono i fornitori a sopportare l’aumento dei prezzi delle materie prime e a fare il controllo

qualità, se la qualità dei pezzi non fosse stata buona la Toyota avrebbe cambiato fornitori, il

controllo qualità quindi era buona.

I keiretsu orizzontali:

Il Giappone decide che non possono svilupparsi fuori dal contesto nazionale. Però la

globalizzazione non può essere trascurata. Il Giappone deve importare materia prime e

conoscenze, tecnologie. Non devono importare prodotti finiti in settori strategici, li avrebbero potuti

danneggiare. Allo stesso tempo dovevano scegliere cosa e dove esportare. Scelgono di esportare i

prodotti della 2 rivoluzione industriale è la coda della 2 rivoluzione, come accade in Europa in

questo periodo. Esportano acciaio, automobili e beni di consumo nel mondo occidentale. Gli USA a

un certo punto si pentono di aver aiutato il Giappone, mettono dazi all’importazione dei prodotti

Giapponesi, il Giappone risponde aprendo filiali in America.

I gruppi sono cruciali per il successo giapponese. È nei gruppi che si crea il grande capitalismo

manageriale giapponese. Non ci sono più le famiglie, i manager possono fare ciò che vogliono. C’è

un capitalismo manageriale, diverso da quello americano. I manager nei keiretsu son sparsi in tutti

i livelli, manca l’HQ che controlla tutto. Il potere è sparso. I gruppi si coordinavano e cooperavano

senza che ci fosse una proprietà di controllo centralizzata.

La stessa strategia, la diversificazione non correlata, negli USA va malissimo e in Giappone invece

è la chiave di successo. Non è un problema di strategia ma di struttura, controllo e così via. La

grande differenza tra USA e Giappone è che negli USA i managers volevano controllare tutte le

divisioni e decidere se investire o no in base ai numeri senza conoscer ele realtà diverse. In

Giappone è tutto molto decentrato, quello che fanno le imprese dentro il keiretsu non è deciso da

un HQ ma dai keiretsu stessi. Si coordinano in maniera informale.

Le decisioni sul trasferimento di risorse in termini di soldi o lavoratori nel keiretsu i vari capi si

scambiano informazioni e prendono decisioni in maniera più consapevole sul mercato. Se

un’impresa va male ma ha possibilità di sviluppo può spiegarlo alle altre imprese, si prendono così

decisioni più consapevoli. In caso di disaccordi le imprese del gruppo possono aiutare a gestire il

sistema. Questo sistema ha funzionano fino all’89.

La chiave era il controllo decentralizzato e informale. L’errore deli USA è stato di diversificare

troppo e, allo stesso tempo, centralizzare. 47


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e management
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariagiovannamureddu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Business History e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Binda Veronica.

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