FARMACOCINETICA
Branca della farmacologia che studia il viaggio di un farmaco nell’organismo umano, in particolare
studia tutte quelle caratteristiche importanti affinché il farmaco arrivi al suo bersaglio molecolare.
La farmacocinetica, dal punto di vista concettuale, può essere distinta in tre fasi (ADME):
1) Assorbimento= fase che regola il passaggio del farmaco dal sito di somministrazione al
torrente circolatorio. X es. se un farmaco viene somministrato per via endovenosa, viene
immesso direttamente nel torrente circolatorio; viene quindi bypassato il processo di
assorbimento
2) Distribuzione= fase che regola il passaggio del farmaco dal torrente circolatorio verso tutti gli
organi e tessuti dell’organismo; in questa fase quindi il farmaco raggiunge il suo bersaglio
molecolare e deve raggiungerlo attraverso una concentrazione sufficiente perché il legame con
il suo bersaglio molecolare possa evocare una risposta biologica e quindi terapeutica nel
paziente
3) Metabolismo ed Eliminazione= durante la fase di distribuzione, il farmaco raggiunge anche
l’organo deputato alla sua biotrasformazione, ossia il fegato: qui si trovano numerosi enzimi
deputati a biotrasformare sostanze xenobiotiche (esogene), inclusi i farmaci.
La biotrasformazione epatica ha lo scopo di inattivare il farmaco e di renderlo chimicamente più
adatto ad essere eliminato attraverso le vie di escrezione principali dell’organismo (bile e
urina).
La biotrasformazione epatica può portare alla formazione di metaboliti a partire dal farmaco, che
perdono le proprietà farmacologiche del composto parentale (principio attivo) ma acquisiscono un’azione
tossica. Spesso, gli effetti collaterali di un farmaco non sono dovuti al farmaco in quanto tale ma ai
metaboliti che da lui derivano per mezzo della biotrasformazione (un farmaco non è mai privo di
tossicità, esistono farmaci la cui posologia (dose somministrata per un certo tempo ad un determinato
intervallo temporale) è studiata per avere un corretto equilibrio tra l’effetto terapeutico e gli effetti
indesiderati).
Queste tre fasi non sono compartimenti stagni: spesso accade che un farmaco, mentre ancora è in
corso il suo processo di assorbimento, è già in parte distribuito e biotrasformato dal fegato.
Il parametro numerico farmacologico associato all’assorbimento di un farmaco è la
biodisponibilità (assorbimento buono/non buono).
Biodisponibilità= quantità di farmaco che raggiunge il torrente circolatorio in forma immodificata.
Più è elevata, maggiore sarà la quantità di farmaco che raggiungerà il torrente circolatorio in forma
immodificata.
Per ogni farmaco c’è un valore di biodisponibilità a seconda della via di somministrazione
(biodisponibilità orale, intradermica, intramuscolare etc…).
La biodisponibilità si dà in termini percentuali perché viene sempre riferita alla biodisponibilità dopo
somministrazione endovenosa (la somministrazione endovenosa prevede che tutta la dose di
farmaco entri immodificata nel circolo sanguigno, bypassando l’assorbimento, quindi la
biodisponibilità di un farmaco dopo somministrazione endovenosa è totale, 100%).
Non è possibile misurare la quantità di farmaco che ha raggiunto il tessuto bersaglio (x es. cervello), l’unico parametro
che si può misurare è la concentrazione plasmatica del farmaco, i restanti parametri li si deduce a partire da essa.
Il parametro numerico farmacologico associato alla distribuzione è il volume di distribuzione
apparente; “apparente” perché è impossibile misurare la quantità di farmaco che ha raggiunto i
diversi organi ed è dedotto dalla concentrazione plasmatica del farmaco.
Volume di distribuzione= quantità di farmaco che, non essendo più ritrovata nel torrente
circolatorio, presumibilmente si sarà distribuita nei liquidi extra-plasmatici (liquidi interstiziali prima
ed intracellulari poi).
Il parametro numerico farmacologico associato al metabolismo del farmaco è la stabilità
metabolica; facilmente deducibile medianti studi in vitro (biopsia epatica umana conterrà tutti gli enzimi
biotrasformativi e in vitro mettendo a contatto il farmaco con questo preparato, potrò determinare tutti i metaboliti che si
o
formano e in quanto tempo si formano e dedurre quindi la stabilità metabolica del mio farmaco in maniera precisa)
mediante studi in vivo (analisi urine e feci).
Il parametro numerico farmacologico associato all’escrezione del farmaco è la clearance
d’organo (renale e biliare cioè epatica);
Clearance d’organo= tasso di eliminazione del farmaco biotrasformato attraverso il rene o il fegato.
CURVA DELLA CONCENTRAZIONE PLASMATICA DI UN FARMACO NEL TEMPO (I° dogma
della farmacologia) - SLIDE
È la curva che mette in relazione la concentrazione nel plasma del farmaco con il tempo, quindi è
una curva che si può allestire attraverso prelievi ematici successivi nel paziente (somministro il
farmaco per una data via di somministrazione e a intervalli di un’ora per 24h prelevo il sangue e passo alla
determinazione della concentrazione del farmaco nel plasma).
La curva di concentrazione plasmatica di un farmaco somministrato per via endovenosa rappresenta
un’eccezione perché al tempo 0 (tempo di somministrazione del farmaco) la curva partirà da un certo valore
che sarà rappresentativo della concentrazione massima del farmaco C (ho messo in circolo tutta la dose
max
di farmaco); mentre per qualsiasi altra via di somministrazione la concentrazione del farmaco nel plasma al
tempo 0 è 0.
Da questa curva è possibile attingere informazioni riguardo la farmacocinetica e l’effetto di un farmaco.
È una curva che cresce, arriva ad un picco e lentamente decresce.
Questa curva può essere immaginata come rappresentativa di tutte le fasi della
farmacocinetica: ci sarà una 1^ fase in cui la concentrazione plasmatica si alza perché sarà il
momento in cui l’assorbimento prevale sulle altre fasi della farmacocinetica (curva che cresce), poi
arriveremo ad un picco di concentrazione plasmatica che rappresenta il momento in cui le diverse
fasi della farmacocinetica sono in equilibrio (picco): il farmaco è ancora assorbito ma viene già
distribuito, biotrasformato ed eliminato, segue poi la fase di discesa in cui prevalgono la fase
distributiva e la fase di eliminazione (curva che decresce).
Da questa curva possiamo ricavare i seguenti parametri:
• C = massima concentrazione plasmatica del farmaco. (µg/ml)
max
Affinchè ci sia un effetto terapeutico, è necessario che la C stia al di sopra della minima
max
concentrazione attiva (CMA) e al di sotto della minima concentrazione tossica (CMT).
CMA= minima concentrazione plasmatica perché si abbia l’effetto farmacologico.
CMT= minima concentrazione plasmatica tossica.
La distanza tra CMA e CMT si chiama finestra terapeutica o range terapeutico.
- La posologia di un farmaco è studiata in modo che la C stia all’interno della finestra
max
terapeutica e ciò garantisce nel paziente l’effetto farmacologico e la minima tossicità
(effetti collaterali).
- Se non si rispetta l’intervallo di somministrazione di un farmaco, si ha che la C va oltre la
max
CMT in quanto la concentrazione plasmatica del farmaco non parte da zero (c’è ancora una
concentrazione plasmatica del farmaco che deriva dalla somministrazione precedente del
farmaco).
- La distanza tra le dosi di antibiotico è fatta, invece, facendo in modo che la dose successiva sia
assunta prima che la concentrazione plasmatica della dose precedente sia scesa al di sotto
della CMA al fine di inibire la proliferazione batterica.
• T di insorgenza dell’effetto terapeutico o di latenza= tempo che intercorre tra il
momento della somministrazione del farmaco e il momento in cui la concentrazione
plasmatica del farmaco supera la CMA.
Può essere molto diverso per i diversi farmaci e per le diverse vie di somministrazione
perché dipende essenzialmente dalla fase di assorbimento: se un farmaco ha un
processo di assorbimento lento, sarà più lungo il tempo di insorgenza dell’effetto
terapeutico.
• Durata dell’effetto farmacologico= tempo in cui la concentrazione plasmatica rimane al
di sopra della CMA. Dipende fortemente da tutte le fasi della farmacocinetica.
Alle volte, la biotrasformazione del principio attivo non porta alla modificazione del farmacoforo
(porzione della molecola deputata al legame del bersaglio molecolare e quindi responsabile della
sua azione farmacologica) e quindi si possono formare dei metaboliti che mantengono la capacità di
legare il bersaglio molecolare esattamente come la molecola parentale, si dice che sono metaboliti
ancora dotati dell’attività farmacologica del composto di partenza.
Il risultato è l’aumento della durata dell’effetto farmacologico.
Se in un paziente osserviamo un effetto terapeutico anche quando la concentrazione plasmatica del
farmaco è al di sotto della CMA, significa che molto probabilmente si son formati metaboliti che
mantengono la capacità di legare il bersaglio molecolare esattamente come la molecola parentale.
• T1/2 o emivita plasmatica di un farmaco= tempo necessario perché la concentrazione
massima del farmaco nel plasma si dimezzi.
Questo tempo, che quindi identifica la parte più a destra della curva di concentrazione
plasmatica, è maggiormente indicativo del processo di eliminazione del farmaco.
L’emivita dice solo quanto tempo un farmaco permane nell’organismo.
Farmaci che hanno una lunga emivita, rimarranno più a lungo nell’organismo (non per
forza al di sopra della CMA e quindi inattivi).
CURVA DOSE-RISPOSTA / DOSE-EFFETTO (II dogma della farmacologia) – SLIDE
Questa curva mette in relazione la risposta terapeutica (in termini percentuali) con il logaritmo della
dose di farmaco.
È rappresentativa dell’evento farmacodinamico cioè dell’interazione del farmaco con il suo
bersaglio molecolare.
Questa curva ha un andamento sigmoidale.
Un buon farmaco è un farmaco che ha un meccanismo di azione specifico cioè deve la sua attività
terapeutica all’interazione selettiva e specifica con un bersaglio molecolare.
Dal punto di vista farmacodinamico che questo sia corretto si verifica attraverso la determinazione della
dipendenza dell’effetto con il dosaggio.
Un farmaco la cui somministrazione di dosi crescenti non evoca un effetto terapeutico direttamente
proporzione significa che è un farmaco che non agisce attraverso l’interazione con un bersaglio molecolare
bensì che agisce con un meccanismo aspecifico (x es. lassativi).
Questa curva ci dà un’idea della dose di farmaco in grado di evocare un effetto terapeutico.
In genere la posologia è estrapolata dalla porzione rettilinea della curva ed è la dose che dà tra il
20 e l’80% dell’effetto terapeutico.
Il parametro più importante che si ricava da questa curva è l’ED = dose di farmaco in grado di
50
evocare il 50% dell’effetto massimo possibile. L’ED è indice della potenza con cui un
50
farmaco lega il suo bersaglio molecolare: più bassa è l’ED , più alta è la potenza del farmaco
50
perché è necessaria una dose inferiore per avere il 50% dell’effetto massimo possibile. + aggiungi
potenza ed efficacia del paragrafo di farmacodinamica
BERSAGLI MOLECOLARI DELLE ATTUALI TERAPIE FARMACOLOGICHE
- 50% circa= Recettori di membrana e recettori nucleari
- 28%= Enzimi
- 5%= Canali ionici voltaggio dipendenti
- 2%= DNA (farmaci antitumorali)
Il fatto che la stragrande maggioranza dei farmaci abbia come bersaglio molecolare un recettore
(qualsiasi macromolecola endogena in grado, una volta attivata dall’interazione specifica con un
ligando, di dare origine ad uno o più pathways intracellulari da cui poi originerà la risposta
farmacologica), è perché i recettori, da un punto di vista funzionale, sono le macromolecole
endogene che più si prestano ad un effetto modulante indotto dai loro ligandi.
Possiamo distinguere 4 famiglie di recettori:
- Recettori canale attivati da ligando
- Recettori metabotropici (recettori accoppiati a G proteine)
- Recettori tirosin-chinasici
- Recettori intracellulari e nucleari
Il fatto che un farmaco abbia come bersaglio molecolare un recettore già conferisce a quelle che
saranno le proprietà farmaco-dinamiche e terapeutiche di questo farmaco alcune
caratteristiche importanti X es. a livello temporale: farmaci che agiscono legando un recettore
canale sono in genere farmaci che hanno un effetto terapeutico che insorge piuttosto rapidamente (il legame
del farmaco al recettore canale determina l’apertura del canale, il prolungamento del tempo di apertura del
canale a cui consegue come effetto biologico la modulazione della conduttanza –tutti e tre eventi immediati-
e quindi si può avere una risposta biologica, che si traduce nel paziente in una risposta terapeutica,
temporalmente piuttosto rapida.
Diverso è il discorso per i farmaci che x es. si legano a recettori intracellulari: questi farmaci, al contrario,
hanno un effetto terapeutico che insorge piuttosto lentamente (i recettori intracellulari sono normalmente
presenti all’interno del citoplasma in forma inattiva generalmente legati a proteine inibitorie; il legame con il
farmaco ne determina l’attivazione quindi il cambiamento conformazionale che ne permette il distacco della
proteina inibitrice, il recettore generalmente deve anche dimerizzare, traslocare nel nucleo e legarsi alle
sequenze responsive di DNA e deve attivare la trascrizione genica. Le proteine prodotte saranno poi
responsabili dell’effetto biologico e quindi terapeutico del farmaco).
La stragrande maggioranza dei farmaci che ha come bersaglio un recettore (50%), agisce
attraverso il legame con un recettore accoppiato a una G-proteina perché sono gli unici recettori
che amplificano il segnale: da un unico evento ossia il legame del farmaco con il recettore
metabotropico, si avrà l’amplificazione intracellulare del segnale (quindi più secondi e terzi messaggeri
.
attivati)
Dunque bastando pochi eventi di attivazione del recettore per dare origine a una risposta biologica
e quindi terapeutica nel paziente.
Per questo motivo, in genere i farmaci che agiscono attraverso il legame con recettori
metabotropici vengono somministrati a dosaggi bassi e questo nella pratica clinica è molto
importante perché ridurre il dosaggio vuol dire permettere di avere nel paziente una molecola
esogena in una bassa quantità e quindi generalmente di avere dei bassi effetti collaterali.
MECCANISMO D’AZIONE DI UN FARMACO
• Meccanismo d’azione aspecifico x es. Diuretici osmotici, disinfettanti, antiacidi, lassativi questi
farmaci devono il loro effetto terapeutico a loro proprietà chimico-fisiche. Sono pochi farmaci che
appartengono a questa classe
• Meccanismo d’azione semi-specifico: gli unici farmaci dotati di questo meccanismo d’azione
sono gli anestetici generali: il loro effetto terapeutico è dovuto sia ad un meccanismo d’azione
specifico cioè attraverso l’interazione con un bersaglio selettivo (recettore canale GABAergico) sia
ad un meccanismo d’azione specifico cioè ascrivibile a loro proprietà chimico-fisiche
(altamente lipofili e dunque spesso rimangono intrappolati all’interno delle membrane neuronali
alterandone le proprietà)
• Meccanismo d’azione specifico: farmaci che hanno come bersaglio proteine