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Prof. Lombardi: sviluppo tipico e atipico

*Le risposte alle domande aperte sono evidenziate in grigio* - Buono studio

L.1 Compiti evolutivi dello sviluppo

1. Definizione di sviluppo

Sviluppo psicologico: processo dinamico e continuo che si svolge nel tempo, caratterizzato da cambiamenti nel comportamento e nelle capacità dell'individuo.

Tipologie di cambiamenti:

  • Incrementali: rappresentano la crescita, l'apprendimento e la maturazione delle capacità cognitive, emotive e sociali.
  • Decrementali: possono includere deterioramento, regressione e declino, spesso associati a condizioni patologiche o invecchiamento.

2. Dimensioni dello sviluppo

Lo sviluppo è multidimensionale e comprende diverse aree:

Sviluppo fisico: include la crescita del corpo, lo sviluppo motorio (grossolano e fine), e i cambiamenti nei sensi (vista, udito, tatto). Importanza della nutrizione e dell'attività fisica per uno sviluppo sano.

Sviluppo cognitivo: riguarda i cambiamenti nei processi intellettuali, come il pensiero critico, la risoluzione dei problemi e l'apprendimento.

Teorie importanti: Piaget (stadi dello sviluppo cognitivo), Vygotsky (importanza dell'interazione sociale e del linguaggio).

Sviluppo emotivo-affettivo: comprende l'acquisizione della comprensione emotiva, il riconoscimento delle emozioni proprie e altrui, e la loro espressione. La teoria dell'attaccamento di Bowlby sottolinea l'importanza delle relazioni precoci per lo sviluppo emotivo.

Sviluppo sociale: sviluppo delle relazioni interpersonali con familiari, pari e membri della comunità. Importanza del contesto culturale e sociale nello sviluppo delle competenze sociali.

3. Interrelazione delle dimensioni

Le dimensioni dello sviluppo non sono isolate; influenzano e si influenzano reciprocamente.

L'assessment delle abilità deve considerare questa interconnessione per una valutazione globale dell'individuo.

4. Prospettiva “Life span”

Lo sviluppo è un processo che continua per tutta la vita, non limitato all'infanzia.

I bambini sono visti come individui competenti e attivi nel loro apprendimento e sviluppo.

5. Caratteristiche dello sviluppo

  • Multidirezionale: lo sviluppo non è lineare; ci sono progressi e regressi in diverse aree.
  • Plasticità: la capacità del cervello di adattarsi e cambiare in risposta a esperienze e ambienti.
  • Modularizzazione: sviluppo della mente attraverso moduli che si specializzano nel tempo, influenzati da interazioni ambientali. (Neurocostruttivismo)

6. Compiti evolutivi

Considerati sfide che gli individui devono affrontare durante le varie fasi della vita con importanti implicazioni sulle fasi dello sviluppo. Influenzati dall’interazione tra fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali.

Fattori di rischio e protettivi:

  • Fattori di rischio: condizioni che possono ostacolare lo sviluppo sano (es. povertà, traumi).
  • Fattori protettivi: elementi che possono mitigare l'impatto dei fattori di rischio (es. supporto familiare, accesso a risorse educative).

7. Compiti evolutivi nella psicopatologia dello sviluppo

Regolazione degli affetti: capacità di controllare e modificare le emozioni, fondamentale per relazioni positive e adattamento sociale. Influenza delle esperienze precoci e delle interazioni con i caregiver.

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Sviluppo dell’attaccamento: creazione di rappresentazioni mentali delle figure di attaccamento e delle proprie capacità relazionali. Impatti a lungo termine sulla fiducia e sulla gestione delle relazioni future.

Autonomia e sviluppo del Sé: sviluppo dell'autonomia nelle aree emotive e cognitive. Importanza della risposta affettiva e della sintonizzazione del caregiver.

Relazioni amicali: sviluppo di competenze sociali attraverso l'interazione con i pari. Importanza delle relazioni amicali per l'autostima e l'identità sociale.

Adattamento scolastico: capacità di integrarsi nel sistema scolastico e di sviluppare motivazione e competenze necessarie per il successo. Rilevanza delle competenze sociali e accademiche per l'adattamento sociale futuro.

(Il comportamento prosociale NON è un compito evolutivo dello sviluppo)

8. Implicazioni per l'intervento

L'intervento precoce può prevenire o mitigare gli effetti negativi dello sviluppo atipico.

Importanza di strategie di prevenzione e intervento che considerino l'interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.

L.2 Tra normalità e patologia

1. Obiettivi della lezione

  • Definire i confini tra normalità e patologia nello sviluppo.
  • Analizzare l'intreccio di fattori che influenzano lo sviluppo normotipico e atipico.
  • Esaminare le forme di disagio che possono insorgere dalla nascita fino all'adolescenza.

2. Psicopatologia dello sviluppo

Disciplina emersa negli anni '90 (Cicchetti, 1990; Stroufe, 1990) che esplora l'interdipendenza tra comportamento normale e forme di disagio psicologico.

Fondamentali domande:

Esiste una matrice comune tra sviluppo normale e patologico?

Possono emergere esiti disadattivi in un percorso di sviluppo normale?

Possono verificarsi esiti adattivi nonostante esposizioni a fattori di rischio?

3. Fattori influenzanti

Fattori individuali: genetici, temperamentali, prenatali, perinatali, struttura di personalità.

Fattori ambientali: famiglia, scuola, rapporti amicali, contesto sociale e culturale.

L'interazione tra fattori individuali e ambientali determina il funzionamento dell'individuo e la sua capacità di affrontare le difficoltà.

4. Continuum di sviluppo

Lo sviluppo può essere visto come un continuum tra normalità e atipicità. Sempre più spesso si trova una zona intermedia in cui emergono segnali di disagio che richiedono attenzione, distinguendo tra manifestazioni situazionali e diffuse.

5. Definizioni di normalità e patologia

De Ajuraguerra e Marcelli (1982): non è possibile tracciare una linea netta tra normalità e patologia durante l’infanzia.

Pentima: la normalità come capacità di tornare ad una condizione di equilibrio perso in precedenza.

Quattro punti di vista sulla normalità (Marcelli, 2009):

  • Normalità come salute: assenza di sintomi.
  • Normalità come media statistica: riferimento alla curva gaussiana.
  • Normalità come ideale da realizzare: modelli culturali e psicologici.
  • Normalità come processo dinamico: capacità di adattamento e recupero dell'equilibrio.

6. Sviluppo atipico

Definito da funzionamenti o ritmi di acquisizione che si discostano dalle caratteristiche tipiche.

I soggetti con Funzionamento intellettivo limite (FIL) sono circa il 7% della popolazione scolastica.

I punteggi che cadono sotto le 2 deviazioni standard o sotto, appunto il 10% della popolazione definiscono l’area clinica.

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Approccio categoriale vs. dimensionale:

  • Categoriale: traiettorie qualitativamente diverse.
  • Dimensionale: gravità e frequenza delle caratteristiche atipiche lungo un continuum.

Esempio: Spettro autistico nel DSM-5, che riconosce l'eterogeneità dei sintomi.

7. Manifestazioni di sviluppo atipico

L'atipicità può manifestarsi precocemente o emergere più tardi.

Esempi di disturbi:

  • Disturbo dello Spettro Autistico: atipie nella socializzazione.
  • Sindrome di Williams: difficoltà nell'elaborazione percettiva.
  • Dislessia evolutiva: difficoltà a imparare a leggere manifestatasi tardivamente.

8. Implicazioni per l'intervento

Importanza di riconoscere e intervenire precocemente per prevenire il deterioramento.

Necessità di una valutazione continua e di un approccio integrato che consideri le traiettorie evolutive.

L.3 Quali fattori influenzano lo sviluppo?

1. Introduzione

La lezione esplora i fattori biologici e ambientali che influenzano lo sviluppo, evidenziando la dialettica tra natura e cultura.

2. Fattori biologici

I fattori biologici possono essere suddivisi in due categorie eziologiche:

Fattori progenetici: intervengono prima della fecondazione.

  • Alterazioni del patrimonio genetico (geni e cromosomi).
  • Aberrazioni cromosomiche.
  • Strutturali: rotture nella struttura dei cromosomi.
  • Numeriche: numero anomalo di cromosomi (es. sindrome di Down, sindrome di Edwards).

Fattori metagenetici: intervengono dopo la fecondazione.

  • Fattori prenatali: agenti patogeni durante la fase embrionale e fetale (dal concepimento all’8 settimana di gestazione o dal terzo mese alla nascita).
  • Malattie materne infettive (es. rosolia, influenza).
  • Malattie non infettive (es. diabete).
  • Intossicazioni chimiche (es. alcol, droghe).
  • Fattori perinatali: da 27 settimane di gestazione fino alla prima settimana di vita.
  • Prematurità, basso peso alla nascita, ipossia cerebrale, traumi durante il parto.
  • Fattori post-natali: lesioni al sistema nervoso (es. encefaliti, meningiti, traumi cranici).

3. Fattori relazionali e affettivi

L'importanza dell'interazione tra fattori biologici e relazionali.

Esempio: un genitore che stabilisce una comunicazione positiva stimola lo sviluppo delle connessioni sinaptiche nel cervello del bambino, influenzando il controllo delle emozioni.

4. Fattori personali: il temperamento

Definizione di Temperamento (Allport, 1937): natura emotiva dell'individuo, suscettibilità alle stimolazioni emotive.

Tipologie di Temperamento (Thomas e Chess):

  • Bambini facili: ritmi regolari, reazioni positive, adattabili.
  • Bambini difficili: ritmi irregolari, reazioni negative, poco adattabili.
  • Bambini lenti: irregolarità nelle funzioni biologiche, reazioni miste.

5. Dimensioni del temperamento (Thomas e Chess)

  • Livello di attività: rapporto tra periodi attivi e inattivi.
  • Ritmicità: regolarità delle funzioni biologiche.

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  • Approccio o evitamento: risposta iniziale a nuove situazioni.
  • Adattabilità: facilità di modificare la risposta nel tempo.
  • Soglia sensoriale: stimolazione necessaria per evocare una risposta.
  • Qualità dell'umore: proporzione di stati d'animo piacevoli rispetto a quelli spiacevoli.
  • Intensità delle reazioni: livello di energia delle risposte.
  • Distraibilità: efficacia di stimoli esterni nell'ostacolare un comportamento.
  • Perseveranza e durata dell'attenzione: capacità di continuare un'attività nonostante ostacoli.

6. Fattori ambientali

Relazioni con i Genitori e Famiglia: la qualità delle cure ricevute influisce sullo sviluppo della personalità.

Il lavoro di Brody e colleghi (2009) riguardo il rischio genetico inerente la manifestazione di alcuni problemi comportamentali ha dimostrato che l'intervento sul contesto familiare aveva avuto un impatto sull'espressione genetica.

Esperienze Condivise vs Non Condivise:

  • Condivise: condizioni di povertà, separazioni, lutti.
  • Non condivise: trattamenti differenti dei genitori, relazioni con insegnanti e pari.

7. Approccio ecologico di Bronfenbrenner

  • Microsistema: relazioni dirette (famiglia, insegnanti, coetanei).
  • Mesosistema: interconnessioni tra microsistemi (es. legami tra scuola e famiglia), ha effetti diretti sullo sviluppo del bambino.
  • Esosistema: condizioni di vita e lavoro della famiglia.
  • Macrosistema: politiche sociali e culturali.

8. Esempi di impatto ambientale

Donne immigrate e le loro sfide durante la gravidanza e il puerperio in un contesto culturale diverso, con barriere linguistiche e sociali che influenzano il benessere del nascituro.

L.4 Le interpretazioni teoriche del disagio in età evolutiva

1. Introduzione

La lezione esplora diversi modelli teorici che interpretano i meccanismi alla base dello sviluppo normale e patologico, concentrandosi sulla prospettiva comportamentista, cognitivista e sulla teoria dell'attaccamento.

2. Prospettiva comportamentista

Origini: inizio del XX secolo per fornire una base scientifica alla psicologia, focalizzandosi sul comportamento osservabile.

Condizionamento:

  • Condizionamento classico: apprendimento attraverso l'associazione tra stimoli e risposte.
  • Condizionamento operante: apprendimento tramite rinforzi (positivi o negativi) che influenzano il comportamento.

Sviluppo Infantile: visto come acquisizione graduale di comportamenti e abitudini tramite processi associativi.

Manifestazioni Psicopatologiche: comportamenti disadattivi considerati come risposte apprese inadeguate rispetto alle norme sociali.

Disagio Psicologico: modalità di risposta in eccesso o in difetto rispetto alla norma sociale.

Fobie: esempio di comportamento disfunzionale appreso attraverso esperienze traumatiche (es. puntura da un’ape). Interpretazione comportamentista del disagio infantile.

Limiti: negligenza dei processi interni; alcuni comportamentisti, come Bandura, hanno iniziato a esplorare l'influenza degli eventi interni sul comportamento.

3. Prospettiva cognitivista

Origini: si sviluppa negli anni '50 in contrasto con il comportamentismo, focalizzandosi sui processi mentali (percezione, apprendimento, ragionamento).

Elaborazione delle Informazioni: viene paragonata a un processo di calcolo, dove la mente acquista input, li elabora e produce output (decisioni e comportamenti).

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Organizzazione cognitiva: formulazione attiva di aspettative, ipotesi e teorie.

Teorie Razionaliste vs. Costruttiviste:

  • Razionaliste: sostengono l'esistenza di una realtà esterna stabile e la conoscenza tramite logica e ragione.
  • Costruttiviste: rifiutano l'idea di una realtà unica, enfatizzando l'interazione tra processi mentali e input esterni.

Fasi di Elaborazione: modello di Ellis con otto fasi che includono attenzione, percezione, codifica, elaborazione, reazione emotiva, reazione comportamentale e conseguenze su contesto ambientale.

4. Teoria dell'attaccamento

Elaborata da John Bowlby: integra fattori biologici e influenze ambientali nel contesto dello sviluppo.

Durante i primi tre mesi di vita del bambino è cruciale la sintonia sui ritmi di base e di regolazione fisiologica.

Repertorio Comportamentale Innato: i bambini nascono con comportamenti (pianto, sorriso) che favoriscono la creazione di legami con adulti che forniscono sicurezza e protezione.

Importanza del Caregiver: la figura di attaccamento è fondamentale per la sopravvivenza e il benessere del bambino.

Studi Neuroscientifici: dimostrano che il contatto con il neonato stimola la produzione di endorfine nella madre, rafforzando il legame.

Attaccamento sicuro: permette l'esplorazione dell'ambiente e lo sviluppo di una personalità sana. I bambini con attaccamento sicuro si sentono protetti e possono affrontare situazioni di pericolo.

Attaccamento insicuro: si sviluppa quando il caregiver non è sempre disponibile o non risponde adeguatamente. Questo ostacola la capacità di esplorare e instaurare relazioni sane.

L.5 Lo sviluppo atipico secondo la prospettiva neurocostruttivista

1. Introduzione al neurocostruttivismo

La lezione si concentra sull'approccio neurocostruttivista come chiave interpretativa per il disagio in età evolutiva, in particolare riguardo ai disturbi del neurosviluppo.

Questo approccio integra lo sviluppo cognitivo con lo sviluppo cerebrale, interrogandosi su come le conoscenze e le competenze cognitive siano realizzate dal substrato neurale.

Connettoma: fitta rete di connessioni tra diverse aree del sistema nervoso.

2. Modello di Karmiloff-Smith

Annette Karmiloff-Smith ha contribuito significativamente all'approccio neurocostruttivista, superando la dicotomia tra teorie strutturali e funzionali.

L'attenzione si sposta dalla mera osservazione del comportamento alla comprensione dell'attività cognitiva in relazione alla struttura e al funzionamento del cervello.

3. Costruttivismo e sviluppo

Secondo il neurocostruttivismo, il bambino è un costruttore attivo del proprio sviluppo. Il sistema cognitivo e il cervello si modificano attraverso l'interazione con l'ambiente.

L'approccio riconosce diversi domini di conoscenza, suggerendo che diverse abilità cognitive richiedano specifiche aree cerebrali.

4. Specializzazione cognitiva e neurale

Il livello di specializzazione cognitiva e neurale non è innato nei bambini, ma emerge attraverso lo sviluppo. Ci sono predisposizioni innate che orientano l'attenzione verso determinati stimoli, ma non ci sono aree cerebrali già definite per specifiche funzioni cognitive.

5. Neuroplasticità e periodo critico

La neuroplasticità si riferisce alla capacità del cervello di modificarsi in base all'esperienza. Gli stimoli sensoriali precoci sono essenziali per lo sviluppo delle funzioni cerebrali.

Un ambiente stimolante può prevenire disturbi del neurosviluppo e favorire lo sviluppo delle funzioni cognitive.

6. Comorbidità nei disturbi del neurosviluppo

Comorbidità: co-occorenza di diversi disturbi.

La comorbidità è comune nei disturbi del neurosviluppo, con eziologie multifattoriali. È importante considerare l'interazione tra fattori genetici, cognitivi e comportamentali.

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Modelli come quello di Uta Frith considerano tre livelli neurobiologici, cognitivi e comportamentali per comprendere i disturbi. Il livello genetico e neurale esercitano la loro influenza sui processi cognitivi che a loro volta hanno un riflesso su uno o più comportamenti atipici.

7. Diagnosi e intervento

La diagnosi dei disturbi del neurosviluppo deve essere multifattoriale e dinamica, integrando la diagnosi nosografica (sistema di classificazione condiviso “cosa”) con quella f

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher C.Uni.Rias di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo tipico e atipico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Lombardi Elisabetta.
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