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Indice

Prefazione

  • Desiderio
  • Filosofia

Freud: Vita; Interpretazione dei sogni.

Indignazione

  • Latino

Giovenale: Vita; La satira “indignata”; La misoginia.

Solitudine

  • Italiano

Giovanni Verga: Vita; Verismo; Rosso Malpelo.

Amore

  • Inglese

John Keats: The contemplation of Beauty; Ode on a Grecian Urn.

Disprezzo nei confronti degli altri - Senso di superiorità

  • Storia

Leggi antiebraiche; Shoah; I Lager; Motivi dell’antisemitismo; Auschwitz.

Disperazione

  • Storia dell’Arte

Picasso: Cubismo; Vita di Picasso; Guernica.

Paura (di fronte ad eventi naturali)

  • Geografia Astronomica

Plutoni e vulcani: Composizione dei vulcani; Attività esplosiva; Attività effusiva; Vulcani sulla Terra; Vulcanismo secondario.

Insicurezza

  • Fisica

Einstein: la relatività; Relatività ristretta; Relatività generale.

Maria Teresa Mauro

VB

Se noi cerchiamo sul vocabolario la parola “sentimento” troviamo:

stato affettivo più durevole dell’emozione e meno intenso della passione. Ma molto probabilmente è molto più di questo. I sentimenti sono così unici da non poter essere descritti con delle semplici parole, anche perché non credo ne esistano di appropriate per esprimerli.

Sono proprio loro che guidano le azioni quando l’uomo si fa sopraffare da quello che prova, perché loro sono la nostra forza più grande. Certo a volte si compiono delle azioni riprovevoli, ma altre volte con la forza dei sentimenti si fanno cose che a volte sembrano possibili solo nei film. Molti filosofi hanno cercato di spiegare cosa sono i sentimenti, ma credo che nessuno di loro ne abbia capito a pieno l’essenza.

Secondo Kant il sentimento è la forma emozionale soggettiva del sentire: è quindi una facoltà autonoma suscettibile ad analisi critica come le facoltà dell’intelletto, della ragione e della volontà.

Nell’età romantica il sentimento diventa invece l’attitudine a cogliere l’infinito.

Queste sono alcune delle possibili spiegazioni ai sentimenti, ma come ho detto prima nessuno trova mai le parole per dire quello che si prova… Ci sono sentimenti che non sappiamo neppure che esistono, e quando li proviamo le parole svaniscono, e non riusciamo a descrivere come ci sentiamo.

Bisogna proprio ammetterlo, i sentimenti umani sono ancora un mistero, e forse lo rimarranno per sempre.

L’uomo inoltre è colpito continuamente da stimoli esterni o interni, è questo il processo che fa nascere le sensazioni, le emozioni, ognuno di noi ha un modo differente di reagire di fronte agli avvenimenti. È per questo che ho scelto di fondare il mio percorso su questo argomento, ho cercato di descrivere le varie sensazioni ritrovate nelle materie scolastiche.

Desiderio

Il desiderio è il sentimento che più si addice ai sogni, perché in essi risiedono i nostri desideri più intimi.

Vita di Sigmund Freud: Sigmund Schlomo Freud fu un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia, ha elaborato la teoria dell’“Iceberg”, secondo la quale l’inconscio governa il comportamento e il pensiero degli esseri umani e delle interazioni tra individui. In un primo momento si dedicò allo studio dell’ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psicolabili. Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert.

Tale meccanismo naturale viene utilizzato, o comunque dovrebbe essere utilizzato, da colui che è posto nella relazione nel ruolo dell’analista, a fini terapeutici ovvero per portare avanti e infine a compimento il processo psicoanalitico. Il transfert è praticamente una normale proiezione che può essere positiva (transfert positivo), con connotazioni di stima, affetto, amore per il partner della relazione, oppure avere una valenza negativa (transfert negativo) quando le emozioni che vengono messe in gioco dal transfert sono per lo più di competitività, invidia, gelosia, aggressività.

Nell’ambito del colloquio clinico, nella relazione tra analizzato e analista per lo più nel linguaggio che descrive questo tipo di relazione, viene comunemente usato il termine di transfert al posto di quello di proiezione. La relazione tra analista e analizzato è infatti paragonabile a una qualsiasi storia d’amore, dove forze di attrazione e anche forze di repulsione hanno modo di dispiegarsi. Sta alla capacità dell’analista e alla buona volontà dell’analizzato saperle gestire nel migliore dei modi.

Di questo periodo furono anche le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: il metodo di indagine mediante l’analisi di associazioni libere, lapsus (da cui appunto il lapsus freudiano), atti involontari e l’interpretazione dei sogni.

Interpretazione dei sogni: Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud.

L’analisi dei sogni, infatti, segna l’abbandono del metodo ipnotico utilizzato in quella fase del suo sviluppo. I sogni, proposti come “la via regia che conduce all’inconscio”, sono gli indizi migliori per la comprensione della nostra vita inconscia e ne L’interpretazione dei sogni, Freud sviluppò l’argomento dell’esistenza dell’inconscio e descrisse una tecnica per accedervi.

Il preconscio venne descritto come uno strato a cui si può accedere con meno sforzo, in quanto interposto tra il conscio e l’inconscio.

Elemento cruciale del funzionamento dell’inconscio è la rimozione. Secondo Freud, spesso i pensieri e le esperienze sono così dolorosi che la gente non può sopportarli. Tali pensieri ed esperienze, e i ricordi associati, sono banditi dalla mente, ma potrebbero essere banditi anche dalla coscienza. In questo modo costituiscono l’inconscio.

Benché Freud più tardi tentasse di trovare strutture di rimozione tra i suoi pazienti per derivare un modello generale della mente, egli ha anche osservato una differenziazione tra i singoli pazienti dovuta alla rimozione di pensieri ed esperienze diverse. Freud ha osservato, inoltre, che il processo di rimozione è in sé un atto non-cosciente (cioè non si presenta con pensieri o sensazioni dipendenti dalla volontà). Freud ha supposto, insomma, che ciò che viene rimosso è in parte determinato dall’inconscio. L’inconscio, per Freud, era sia causa che effetto della rimozione. Freud ha cercato di spiegare come il subconscio opera e ne propose una particolare struttura. Egli ha proposto una suddivisione del subconscio in tre parti: Io, Super-Io, Es…

Egli sperava che le sue ricerche fornissero una solida base scientifica per le sue tecniche terapeutiche. L’obiettivo della terapia psicoanalitica (psicoanalisi), era di portare allo stato cosciente i pensieri repressi/rimossi, rafforzando così il proprio ego. Per portare i pensieri inconsci al livello della coscienza, il metodo classico prevede delle sedute in cui il paziente è invitato ad effettuare delle associazioni libere ed a descrivere i suoi sogni. Un altro elemento importante della psicoanalisi è l’assunzione, da parte dell’analista, di un atteggiamento distaccato durante l’analisi, che permette al paziente di proiettare i pensieri e le sensazioni sull’analista. Con questo processo, chiamato transfert, il paziente può riesumare e risolvere i conflitti rimossi, particolarmente quelli infantili e quelli con i suoi genitori.

L’evento che appare alla coscienza durante il sonno, e che viene poi ricordato come sogno, è il prodotto dell’attività psichica inconscia che si svolge mentre la persona dorme. Lo scienziato scopre quindi che il sogno è una via d’accesso all’inconscio e da interpretare, perché nel sogno si costituisce un sintomo.

Nel sogno si manifestano bisogni, desideri nascosti (prevalentemente di natura sessuale), e la necessità del loro appagamento. Nel sonno i desideri che sono stati rimossi rimangono attivi, e si esprimono in rappresentazioni che varcano finalmente la soglia della coscienza, ma solo in modo compromissorio. Quindi, da un lato si realizza il desiderio in forma allucinatoria, dall’altro non si turba il sonno ristoratore delle forze dell’organismo.

Più esattamente, secondo Freud, il “lavoro del sogno” consiste in una serie di operazioni che trasformano un contenuto latente in un contenuto manifesto.

Il contenuto onirico latente comprende le impressioni sensoriali della notte, i pensieri e le idee collegate alle preoccupazioni della vita e gli impulsi dell’Es che sono stati rimossi. Quest’ultima parte del contenuto onirico latente è solitamente infantile, poiché ha origine dai desideri, caratteristici della prima infanzia, divenuti inconsci.

Invece il sogno manifesto rappresenta la fantasia, sotto forma di immagini, che il desiderio latente possa essere soddisfatto. Il contenuto manifesto di un sogno è la trasposizione deformata di questa fantasia di realizzazione di un desiderio, cosicché spesso il contenuto latente non è comprensibile.

Si giunge alla conclusione che i sogni sono solo un tramite per svelarci i nostri desideri più intimi, che probabilmente si nascondono nel nostro inconscio da molto tempo e che probabilmente abbiamo sempre censurato per paura di essere trascinati dalla loro forza impetuosa. I sogni si possono comprendere solo considerandoli come appagamento di desideri.

Sembra tuttavia contraddittorio che sogni spiacevoli o angosciosi possano essere interpretati come soddisfazioni di desideri. Per sciogliere questo nodo basta però considerare il fatto che la teoria di Freud non si basa sulla valutazione del contenuto manifesto nel sogno, ma si riferisce ai pensieri che si rivelano attraverso il lavoro di interpretazione, come celati dietro al sogno.

Bisogna contrapporre il contenuto manifesto e il contenuto latente del sogno, sussiste quindi la possibilità che i sogni d’angoscia si rivelino appagamenti di desideri. Tutto si spiega con il fenomeno della deformazione nel sogno, fenomeno che si verifica quando la nostra mente maschera il desiderio espresso nel sogno perché non accettabile per una certa “parte” di noi, si verifica quindi un caso di censura.

I sogni di dolore o di angoscia quindi contengono qualcosa, qualche desiderio che risulta spiacevole per il secondo agente che pertanto esercita la sua funzione deformando il sogno che sarebbe la normale espressione di quel desiderio, e facendolo quindi divenire un sogno penoso.

La spiacevole sensazione che accompagna questi sogni è poi completamente assimilabile a quelle che proviamo quando siamo costretti a discorrere su certi argomenti che normalmente evitiamo di trattare, e quindi in conclusione possiamo pensare che l’appagamento (mascherato) di un desiderio (represso, rimosso), il sogno sia un desiderio di cui non vogliamo parlare con gli altri e che neppure noi stessi ammettiamo e siamo in grado di accettare consapevolmente.

Indignazione

Il sentirsi delusi da un qualcosa, da una società, dal mondo che ci circonda credo sia una delle sensazioni più forti che si possa provare. Giovenale fondò tutta la sua opera proprio sulla delusione, sulla “indignatio”.

Vita di Giovenale: Sulla vita di Decimo Giunio Giovenale abbiamo poche e incerte notizie, ricavabili dai vari cenni autobiografici presenti nelle satire e negli epigrammi di Marziale. Prima di dedicarsi alla poesia, fu professore di retorica ed avvocato abile nelle declamazioni. Sarebbe nato ad Aquino da famiglia benestante, che gli permise di ricevere una buona educazione retorica, avrebbe iniziato l’attività poetica dopo la morte di Domiziano. Visse all’ombra dei potenti, nella scomoda condizione di cliente, privo di libertà politica e di autonomia economica. Scrisse fino all’avvento dell’imperatore Adriano e non si sa con certezza la data della sua morte, sicuramente posteriore al 127.

Scarsamente attendibile è la notizia secondo cui fosse stato condannato all’esilio in Egitto dallo stesso Adriano, che non aveva apprezzato i toni offensivi di alcuni suoi versi.

Le satire: in quanto scrittore di satire, Giovenale è stato spesso accostato a Persio ma tra i due vi è una profonda differenza: Giovenale non crede che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini perché, a suo dire, l’immoralità e la corruzione sono insite nell’animo umano; pertanto egli si limitò a gridare la sua protesta astiosa, senza coltivare illusioni di riscatto.

In ogni satira egli dichiara il proprio disgusto nei confronti della società che gli sta attorno, attacca gli omosessuali, vede Roma come una città malsicura per gli onesti, scrive contro le donne, scrive di come gli studi siano decaduti, è contro gli imbroglioni, i frodatori, i cacciatori di eredità. Quindi la sua è una satira indignata, infatti l’indignazione è la musa del poeta, la satira è il genere obbligato, la poesia più adatta per esprimere il suo disgusto.

Giovenale rifiuta le risposte della morale diatribica, che insegna a restare indifferenti di fronte al mondo delle cose concrete, a guardarle con distacco e a coltivare i beni interiori. L’astio sociale è importante nella sua satira indignata. La società romana appare perversa.

La sua furia non risparmia nessuno, si accanisce soprattutto sulle figure più emblematiche della società, i nuovi ricchi, i liberti, gli orientali; infatti troviamo una visione nostalgica del passato, un tempo governato da una sana moralità agricola, una società non inquinata da orientali, da liberti, da commercianti.

Bersaglio privilegiato delle satire di Giovenale sono le donne (misoginia), in particolar modo quelle emancipate e libere, che per il loro disinvolto muoversi nella vita sociale personificano agli occhi del poeta lo scempio stesso del pudore.

Quelli che egli considerava i vizi e le immoralità dell’universo femminile gli ispireranno la satira VI, la più lunga, che rappresenta uno dei più feroci documenti di misoginismo di tutti i tempi, dove campeggia la cupa grandezza di Messalina, definita meretrix ovvero “prostituta imperiale”.

In pratica, secondo Giovenale, tutte le donne che utilizzano qualità non intellettuali, per esempio l’avvenenza fisica, per emergere devono essere considerate “oscene” ed “infami”.

In realtà, quel che veramente irrita e disturba Giovenale è lo spazio di libertà conquistato dalla donna a scapito e per colpa di un maschio sempre più debole e “femminilizzato”, incapace di relegarla, come in passato, nel suo ruolo di “fattrice” di figli e di compagna sottomessa dell’uomo.

La sesta satira è un feroce attacco contro le donne, viste all’interno di quella fondamentale struttura della società che è il matrimonio; secondo Giovenale le donne dell’epoca mancavano totalmente di pudicizia e di moralità, doti decantate dal mos maiorum, tanto che quella che appariva essere l’unica soluzione per i mariti, quella cioè di segregarle in casa, veniva considerata inutile.

Né in provincia né tanto meno in una città è ormai possibile trovare una ragazza che non sia di costumi piuttosto disinvolti e disinibiti in fatto di moralità; sono tutte assidue frequentatrici di spettacoli osceni, e poi, a sipario calato, non si fanno problemi a fare il filo a quei palestrati sex symbol che hanno messo in mostra le loro maschie nudità.

L’uomo si sposa, l’incauto, e non sa se i figli che poi gli arrivano sono davvero suoi. È una donna che chiede sempre di più, nuovi schiavi, nuove proprietà, lussuosi arredamenti, agi e gioielli. E non manca la stomachevole signora da salotto che vuol parlare greco a tutti i costi.

La lussuria è quindi il principale capo d’accusa, ma non il solo: a questo vengono aggiunti tutti quegli atteggiamenti che rendono una donna insopportabile al proprio marito come la prepotenza derivata dalla ricchezza, l’autoritarismo, la mascolinità, l’amore per il greco e le manie sportive e culturali.

Lui intravede le cause di questa siffatta condizione femminile nelle eccessive ricchezze e nei mali che conseguono ad un lungo periodo di pace (la Pax romana); la colpa è tutta dell’opulenza in cui ormai vive la società latina, del troppo denaro: e le donne, diventate immorali e sessualmente più sfrenate degli uomini.

Nasce così una lunga e ricca galleria di figure femminili negative come quella della matrona che chiede al marito di crocifiggere un servo solo perché è la sua volontà.

Ciò che colpisce è la compresenza di colpe gravi e di difetti e manie più o meno innocenti, tutti ugualmente descritti con sdegno. Questo avviene perché agli occhi del satirico tutti questi comportamenti appaiono come deviazioni da quell’antico costume che vedeva la donna completamente subordinata al marito, segregata in casa, priva di cultura e di interessi intellettuali.

Negli ultimi due libri si distacca dall’indignatio e si riavvicina alla tradizione diatribica che tanto aveva criticato.

Solitudine

La solitudine è quel sentimento collegato allo stato in cui non si ha compagnia, non si ha vicino nessuno, quindi al concetto di relazione con altri simili. Il sentirsi soli al mondo credo che sia una delle sensazioni più brutte che si possano provare.

La solitudine è inevitabilmente il sentimento sofferto da Rosso Malpelo, scritto da Giovanni Verga.

Vita: Giovanni Verga fu un classico galantuomo meridionale.

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