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L’uomo dalla fiducia alla sfiducia nel progresso

Indice:

  • Profilo storico;
  • Scienza e tecnica (1880-1945);
  • Profilo letterario: Pascoli e D’Annunzio;
  • Le avanguardie storiche: il Crepuscolarismo e il Futurismo;
  • La nuova poesia novecentesca: l’Ermetismo.

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L’uomo dalla fiducia alla sfiducia nel progresso

Profilo storico

Gli ultimi anni del 1800 e la parte iniziale del 20° secolo, fino alla prima guerra mondiale (1914), vedono la massima espansione della società borghese, con una diffusione su scala mondiale dei modi di produzione capitalistici, con uno sviluppo irresistibile di nuove industrie e di nuove tecnologie.

Il borghese europeo si sente padrone del mondo, si sente destinato a conoscere e a controllare, con la sua ragione dominatrice, con il suo spirito d’iniziativa, con la sua crescente capacità di trasformare le materie e di creare oggetti, tutti i possibili spazi e tenitori della terra: la produzione e il lavoro sono al centro della vita umana e appaiono destinati a costruire benessere e civiltà, a liberare l’uomo europeo dai condizionamenti secolari della natura, a creare sempre nuove possibilità di libertà, di movimento, d’espansione e sviluppo.

Sono anni di pace sino al primo grande conflitto mondiale del 1914: anni che vedono lo svilupparsi di nuovi modi di organizzazione della produzione e lo svolgersi di una competizione sempre più aggressiva tra l’economia dei diversi paesi: da una economia liberale “pura” si passa ad un capitalismo strettamente legato agli apparati statali; la stessa concorrenza nell’espansione imperialistica crea sempre nuove occasioni di contrasto tra gli stati più ricchi, fino all’esplosione della grande guerra, che segna la fine del mondo della borghesia liberale.

Sempre più chiara si fa, tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX, la coscienza di una trasformazione radicale della civiltà, il senso di una nuova modernità.

Alla affermazione di questa modernità si accompagnano la distruzione delle guerre mondiali e la diffusione dei regimi totalitari (come il fascismo italiano) (massimo germanico).

Le due guerre coinvolsero per la prima volta l’intero pianeta e videro la partecipazione diretta o indiretta di quasi tutti gli stati importanti, con effetti e conseguenze in ogni luogo della terra, anche nei paesi che non parteciparono ai conflitti.

La trasformazione dell’organizzazione sociale, ora tesa verso la modernità e verso una società di massa, lo sviluppo del capitalismo, l’espansione imperialistica degli stati più potenti, fenomeni che trovano un esito irrazionale e rovinoso.

Motivate in primo luogo da una spietata concorrenza tra gli stati industrialmente più avanzati furono il controllo dei mercati mondiali, le due guerre produssero distruzioni senza precedenti e modificarono radicalmente l’assetto geografico e politico dell’Europa e del mondo intero.

Negli anni della prima guerra mondiale, la rivoluzione russa del 1917 portò per la prima volta al potere la classe operaia e fece aleggiare su tutto il mondo lo spettro del comunismo, la minaccia di un rivolgimento radicale dei rapporti sociali: mentre il nuovo regime comunista si costruiva su di una rigida struttura autoritaria e la democrazia occidentale subiva varie crisi e conflitti interni, in altri paesi si affermavano, negli anni Venti e Trenta, regimi totalitari di destra, le cui massime espressioni furono costituite dal fascismo italiano e dal nazismo tedesco.

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Quest’ultimo trovò la sua più orribile manifestazione nel razzismo antisemitico e in un’organizzazione scientifica della persecuzione e dello sterminio degli Ebrei.

La II guerra mondiale, scatenata dal nazismo, si concluse con la sconfitta dei regimi totalitari di destra e con la diffusione di nuove speranze democratiche. La sua conclusione vide anche l’impiego della bomba nucleare, lanciata dagli Stati Uniti d’America sul Giappone nell’agosto del 1945.

Alleatosi così con il nazismo tedesco, il fascismo portò l’Italia alla catastrofe della II guerra mondiale, ma la sconfitta militare si risolse in crollo del regime anche grazie alla resistenza contro l’invasione tedesca, nella caduta della monarchia e nella creazione di una nuova repubblica democratica.

1880-1945: scienza e tecnica

Nel­l’ultima fase del 1880 l’espansione dell’industria capitalistica si appoggia su nuove forme di produzione il cui insieme dà luogo alla II rivoluzione industriale, le grandi potenze industriali controllano, con i loro sistemi coloniali ed imperialistici, gran parte del pianeta.

La realtà industriale crea modificazioni velocissime del paesaggio naturale e porta la presenza dell’uomo anche nei luoghi più inaccessibili ed incontaminati grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, quali il telegrafo elettrico, telefono e radio (1924), l’automobile, l’autobus, le camionette, l’aeroplano.

Per questi nuovi mezzi di trasporto sono indispensabili la benzina e i derivati del petrolio che saranno fonti d’energia determinanti per lo sviluppo industriale.

Ma tra i nuovi mezzi di trasporto non bisogna dimenticare i tram elettrici e la bicicletta, originalissimo mezzo meccanico, che si muove col solo impiego umano.

Verso la fine del secolo XIX si scopre poi la possibilità di proiettare le immagini in movimento, e le sperimentazioni dei fratelli Lumiere portano alla nascita del cinema, che già nel primo decennio del 1890 produce spettacoli destinati ad un pubblico di massa, specialmente in Francia ed in America; intanto l’invenzione del fonografo rende possibile la riproduzione della voce umana. Tutte queste invenzioni e sperimentazioni tecniche trasformano la vita quotidiana portando il mondo occidentale verso una nuova modernità.

Al centro di queste modernità ci sono le città, soprattutto le grandi metropoli, dove è più possibile entrare in contatto con le infinite merci accumulate dalla produzione industriale. Il rapporto del cittadino con gli altri è filtrato da varie strutture che egli non può né deve controllare personalmente, chi partecipa alla vita cittadina è membro di una massa di fornitori di servizi e di compratori di merci ed in questo orizzonte si crea il nuovo meccanismo della pubblicità.

Le nuove forme di benessere e la nuova organizzazione della vita borghese conferiscono un ruolo del tutto diverso alla donna, nel suo rapporto così con la cultura, così con l’educazione, così con le forme dell’intrattenimento sociale: anche se però solo in rarissimi casi sono accettate nel mondo del lavoro e se rimangono completamente escluse dalla vita politica, le donne borghesi possono studiare ed avere lo spazio della cultura e dell’educazione.

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Già alla fine del sec. XIX nei paesi emancipati hanno luogo le prime manifestazioni del femminismo che culminavano in Inghilterra nella battaglia per l’estensione alle donne dei diritti elettorali.

Infatti, il crollo delle sicurezze dell’Europa borghese e liberale coinvolge gli stessi fondamenti della cultura possibilistica, già in crisi all’inizio del secolo. Lo sviluppo delle scienze della natura mette in discussione l’oggettività della conoscenza scientifica: nuove icone e nuove scoperte modificano i caratteri dell’attività degli scienziati e penetrano la coscienza culturale, mettendo in crisi gli opposti modelli meccanicistici ed organistici dominati nella scienza ottocentesca.

Un ruolo-guida assume in questo senso la fisica, che con la teoria della relatività di Q. Einstein (1879-1955), rovesciando le più antiche categorie dello spazio e del tempo e così l’elaborazione della meccanica quantistica e gli studi nella struttura dell’atomo, muta la stessa nozione tradizionale di oggetto fisico, respingendo radicalmente ogni concezione deterministica della natura.

In una diversa prospettiva la biologia, specialmente con gli sviluppi della genetica, mette in dubbio le tradizionali concezioni organicistiche della vita.

Le nuove possibilità offerte dalla sperimentazione e dall’applicazione delle scoperte approfondiscono e complicano il rapporto con la tecnica e così l’industria.

Da questo punto di vista la scienza domina tutta la vita sociale, senza poter diffondere quei modelli e quelle certezze sul destino dell’uomo che caratterizzava la scienza positivista.

Discipline quali la psicologia, l’antropologia e la sociologia si sganciano dal positivismo e studiano anche gli effetti più irrazionali della vita collettiva.

Di fronte alla nevrosi ed alla follia che non minacciano un solo individuo, ma l’intera società, si approfondisce il lavoro della psicanalisi che comincia a diffondersi ed a dar luogo a scuole ed orientamenti diversi.

1880-1945

Quadro letterario

Negli ultimi anni del 1800 l’arte e gli artisti rifiutano i modelli borghesi e realizzano nuove esperienze di tipo “decadente”. Con la Scapigliatura milanese si ha il primo tentativo italiano di “arte sperimentale”, in rivolta contro le società.

Questi scrittori erano animati da uno spirito di ribellione contro la cultura tradizionale e contro il buonsenso borghese. Essi cercarono di recuperare alla cultura risorgimentale, contro il romanticismo languido e sentimentale (Prati-Aleardi), contro il conservatorismo ed il moralismo.

Ebbero una percezione di una realtà contraddittoria, una fangeria di fenomeni frantumati e contraddittori, insidiata dal male e dal caos, mentre negli stessi oggetti della tecnica e della scienza s’insinuava il mistero. La realtà fisica era controllata con quella psichica, con gli effetti della malattia: l’osservazione del nuovo mondo cittadino, del suo rapido e turbinoso sviluppo, si intrecciava alla rivelazione del fantastico, all’emergere di casi strani, bizzarri, inquietanti.

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L’arte e l’artista erano estranei ai canoni borghesi, emarginati da una società dedita ad uno sviluppo tutto materiale.

L’artista scapigliato viveva alla giornata, minato dall’alcool e dalle malattie, senza nessuna cura di sé, nelle osterie e nei luoghi di ritrovo egli, impressionando i benpensanti, mostrava cinicamente la “miseria della poesia”.

Poi gli artisti più esplicitamente “decadenti” si manifestavano in Italia specialmente nell’estetismo. Infatti, un nutrito gruppo di scrittori ed intellettuali iniziano una battaglia contro l’utilitarismo ed i ristretti orizzonti mentali della società borghese, esaltando in primo luogo l’arte come esperienza assoluta, come conquista della bellezza, come idealità superiore che si manifesta anche in forme esteriori, nel lusso, nell’eleganza, nello splendore degli armamenti; quest’estetismo, diversamente dall’artista scapigliato, mira a rivendicare una superiorità dell’arte su qualsiasi altra esperienza ed a conquistare lo stesso mondo borghese, soggiogandolo con un’accorta azione di mercato e con i mezzi spettacolari di propaganda e di comunicazione.

L’estetismo propone modelli “eccezionali”, offre immagini eleganti, bizzarre, morbose, ha il gusto dell’inutile e del prezioso, si presenta il punto d’arrivo di una cultura esternata e raffinata. Esso mostra un fortissimo disprezzo per la volgarità e la folla e, nello stesso tempo, una ossessiva predilezione per la mondanità, per la vita frivola e capricciosa, per gli oggetti minuti e preziosi. La vita stessa deve essere vissuta come un’opera d’arte.

I caratteri dell’estetismo italiano si riassumono nell’opera e nella vita di Gabriele D’Annunzio, soprattutto nel ventennio 1880-1900. Vi parteciparono artisti e scrittori molto diversi che diffusero presso il pubblico uno stile figurativo e decorativo che confluì nel cosiddetto liberty.

Nell’estetismo di D’Annunzio le più diverse forme della sensibilità contemporanea sono convogliate verso il consumo culturale, lo spettacolo e l’effetto di massa; nei più vari generi letterari, nella vita mondana, nell’attività politica e militare egli usa trionfalmente la cultura come “barberie” e strumento di conquista della “vita”.

L’estetismo di D’Annunzio si dibatte tra:

  • Il gusto dello spettacolo e l’attenzione estrema agli affetti da provocare nel pubblico ed ai meccanismi del mercato;
  • Il disprezzo aristocratico della folla e del volgo.

Infatti, egli si dibatte tra l’ossessione decadente per il negativo, per una sensualità disfatta e malsana, e tra una voglia di felice godimento, di vitalità piena e conquistatrice, di trionfante autoaffermazione.

Per sintetizzare le sue idealità D’Annunzio conia alcune espressioni esemplari quali: “La vita opere d’arte”, “Il vivere inimitabile”, “Rinnovarsi o morire”.

La scoperta di Nietzsche e soprattutto della teoria del superuomo all’inizio del ‘900 offrì a D’Annunzio l’occasione di risolvere le contraddizioni del suo estetismo: banalizzando il pensiero di Nietzsche, riducendolo a ideologia di facile consumo, ne fece uno strumento per liberarsi dalla crisi del modello decadente e per affermare la positività del divenire della natura e della storia; egli additò, nella potenza conquistatrice e nella gioia vitale, il destino degli individui superiori capaci di tracciare la strada di un luminoso futuro per la loro “stirpe” e per l’umanità intera.

Con tale teoria

Eroe

L’esteta tenta di trasformarsi in eroe che sa donarsi all’esterno e ritrovare per gli uomini, in una fusione piena tra poesia e azione, il valore e l’energia originaria del mito.

Il teatro

In altre parole l’artista si attribuisce il compito essenziale di guidare l’umanità alla più piena e vigorosa espressione di sé e nello stesso tempo alla scoperta delle proprietà segrete e profonde della realtà, si rivela ben presto come strumento essenziale per esibire tali facoltà davanti alla “folla”.

La sua idea del teatro è sollecitata dalla sua relazione con Eleonora Duse, dalla conoscenza di Nietzsche e di Wagner.

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Uomo: dalla fiducia alla sfiducia nel progresso

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  • Profilo storico;
  • Scienza e tecnica (1880-1945);
  • Profilo letterario: Pascoli e D’Annunzio;
  • Le avanguardie storiche: il Crepuscolarismo e il Futurismo;
  • La nuova poesia novecentesca: l’Ermetismo.
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