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Indice

Il culto della bellezza: Decadentismo,

  • Estetismo Pag 3
  • Oscar Wilde Pag 5
  • Gabriele D’Annunzio Pag 6
  • Il Fascismo Pag 9
  • Africa Pag 11
  • Art Nouveau Pag 15
  • Gustav Klimt Pag 17

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Con la definizione Il culto della bellezza si va subito ad identificare un movimento artistico ma soprattutto letterario della seconda metà dell'800 che vede il culto della bellezza come unico valore in un mondo degradato: l’estetismo!!!

L’estetismo è una moda letteraria del decadentismo che mira a rivendicare una superiorità dell'arte su qualsiasi altra esperienza e a conquistare lo stesso mondo borghese, soggiogandolo con una accorta azione di mercato e con nuovi mezzi spettacolari di propaganda e di comunicazione. L'estetismo propone modelli «eccezionali», offre immagini eleganti, bizzarre, morbose, ha il gusto dell'inutile e del prezioso, si presenta come il punto d'arrivo di una cultura estenuata e raffinata, tanto sofisticata da risultare abnorme e distruttiva. L'estetismo nutre un fortissimo disprezzo per la volgarità e la folla, e, nello stesso tempo, un'ossessiva predilezione per la mondanità, per la vita frivola e capricciosa, per gli oggetti minuti e preziosi. La vita stessa deve essere vissuta come un'opera d'arte.

Decadentismo

Con il termine Decadentismo si va ad identificare una nuova corrente letteraria nata in Francia e sviluppatasi in Europa tra la fine dell’800 e gli inizi del 900.

La parola “Decadentismo” nasce con l'eccezione negativa di decadente, aggettivo con il quale gli storici dell'epoca

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evidenziano quella profonda fase di declino letterario e sociale di quel tempo.

Quest'aggettivo, ben presto, diede nome ad un giornale francese “Le Décadent” fondato nel 1886.

Molte furono le opere pubblicate su di essa, ma l’opera che fece più scalpore fu pubblicata su di un altro periodico parigino “Le Chat Noir” in cui Paul Verlaine pubblicò il suo sonetto Langueur dove vi sono concentrati i principi generali di questo movimento.

Il poeta si impersonifica nell’apice del disfacimento dell’impero.

Nell’opera, la tematica decadente viene sviluppata in quattro punti importanti:

  • La forte passività: il poeta non giudica il momento storico, ma ne rimane passivo, infatti il sonetto è ricco di aspetti formali, ma povero di contenuto in quanto il poeta può solo comporre versi fini a sé stessi, senza enunciare principi morali e sociali;
  • La poesia come espressione di un languore profondo: un sentimento vago che unisce tedio, noia, angoscia, ma nello stesso tempo slancio vitale;
  • L’isolamento del poeta: egli si distacca da tutto e vive all’interno di esso un’apocalisse culturale interiore, in quanto tutto si sta disgregando e questo degrado non si può fermare;
  • La sensazione della fine: il poeta sente la fine vicina e capisce che non si può più tornare indietro, come un presentimento che da lì a poco ci sarebbe stato lo scoppio della prima guerra mondiale e spinge gli altri a vivere in modo intenso la vita.

Il sorgere della sensibilità decadente è anzitutto da mettere in relazione con il progressivo deteriorarsi del Positivismo a causa della scoperta dei limiti della scienza ad opera di nuovi filosofi, scienziati e matematici che tolsero alla scienza la pretesa di considerare assolute le sue conoscenze.

L’arte non intende più essere la rappresentazione della realtà vera o verosimile, ma costituisce il tentativo di cogliere la realtà misteriosa ed enigmatica.

L’anima decadente è perciò protesa verso il mistero, l’inconoscibile. Ogni forma visibile non è che il simbolo di qualcosa di più profondo che sta al di là di essa.

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Così anche l’uomo possiede una parte di sé stesso nascosto che va al di là dell’apparenza: l’inconscio. Esso viene fuori solo nei momenti in cui la ragione cessa di manifestarsi: la malattia, la follia, il sogno, la nevrosi. Da questi principi sono nate molte mode letterarie e anche di costume come l’estetismo, rappresentato in Italia da Gabriele D’Annunzio.

Sul piano artistico l’estetismo si traduce nella ricerca di raffinatezza esasperata ed estenuata. L’idea della superiorità assoluta dell’esperienza estetica induce l’artista a tentare di trasformare la vita stessa in opera d’arte, dedicandosi al culto della bellezza in assoluta libertà materiale e spirituale, in polemica contrapposizione con la volgarità del mondo borghese.

La svalutazione della moralità e della razionalità, portarono, tra l’altro, ai vari miti del superuomo.

L’esponente più importante nella letteratura inglese è Oscar Wilde.

Oscar Wilde

Oscar Wilde was born in Dublin in 1854, his father was an important surgeon of the city. He was educated at Portora Royal College, and then he won a scholarship to Magdalen College, Oxford. There he was immediately attracted to the Aesthetic Movement, and the major influence on him was John Ruskin, one of his teachers at the university. Wilde quickly won a reputation as a brilliant conversationalist, affected dandy and he made his life into a work of art. He went to London and there became the best. He assumed extravagant habits such as carrying flowers when out walking, wearing a green carnation in his buttonhole and dressed in bright colours, in contrast with the severe black suits of the middle class of his time. He became the spokesman of the Aesthetic Movement and then in 1881 he went to the U.S.A.. In 1883 he returned to England to marry Costance Lloyd, they then had two children. Between 1885 and 1891 he wrote some fables and some short stories including “The Portrait of Mr.W.H.” and produced quickly a lot of comedy. He had a successful career between 1890 to 1895. At the end of 1895 he was arrested and sent to prison with hard labour in Reading because he was homosexual and he was having a relationship with Lord Alfred Douglas, the son of Marquees of Queensbury. That period in prison gave him the inspiration for two of his greatest works: “The Ballad of Reading Gaol”, on the way prison changes people; “De Profundis” an autobiography letter reflecting on his change of fortunes and ironies of life and art. In 1897 Wilde left prison and went to France, there he lived in poverty, supported by money from his friends, and died alone in a small hotel in 1900. He is buried in the same cemetery as Charles Baudelair.

Wilde left Dublin because his city is too small for his personality and he choosed Paris the city of art to continue his life.

The Picture of Dorian Gray

It is Wilde’s only novel. Dorian, impressed by the perfection of his own beauty as it is portrayed by the painter Basil Hallword, who wishes never to grow old, His dissolute and immoral life leaves no signs on his face but disfigures the painting, which shows the marks of Dorian’s moral decay. Disgusted by the portrait he destroys it, but he dies. After his death, the portrait resumes its perfect beauty, while the signs of corruption appear on Dorian’s body.

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Gabriele D’Annunzio

In Italia Gabriele D’Annunzio è il portavoce principale della cultura estetizzante.

La vita di D’Annunzio può essere considerata una delle sue opere più interessanti. Secondo i principi dell’estetismo, bisognava fare della vita un’opera d'arte, e D’Annunzio fu costantemente teso alla ricerca di questo obiettivo. Oltre a vivere una vita mondana e scandalosa, ricca di lusso e di piacere, egli diviene un’artista inimitabile soprattutto grazie a gesta clamorose e avventurose.

Nato nel 1863 a Pescara da agiata famiglia borghese, studiò in una delle scuole più aristocratiche dell'Italia del tempo, il collegio Cicognini di Prato. L’esordio letterario avviene all’età di sedici anni con un libro in versi “Primo Vere” ispirato al Carducci per il senso tutto “Pagano” delle cose sane e forti. A Roma inizia, per il poeta, una più brillante avventura, letteraria e umana. Il periodo romano, infatti, è caratterizzato dalla frequentazione dei salotti, diviene cronista mondano dell’aristocrazia della capitale e si immerge in una vita d’esteta, protesa, fra amori e avventure, alla ricerca di piaceri raffinati. Questi sono gli anni in cui D’Annunzio si crea la maschera dell’esteta, dell’individuo superiore, dalla squisita sensibilità, che rifugge inorridito dalla mediocrità borghese, rifugiandosi in un mondo di pura arte, e che disprezza la morale corrente, accettando come regola di vita solo il bello. Il suo secondo libro di poesie è “Canto Novo”, sempre ispirato a Carducci e vi è anche Terra Vergine che si rifà a Vita dei Campi di Verga per i meccanismi della lotta per la vita nelle basse sfere e per l’impersonalità dell’autore.

I versi degli anni 80 sono il frutto della fase dell’estetismo d’annunziano. L’estetismo è il culto del bello, l’esteta si limita a realizzare l’arte ricercando la bellezza, isolandosi dalla realtà

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meschina della società borghese che tende al contrario a declassare e ad emarginare l’artista.

D’Annunzio puntava a creare l’immagine di una vita eccezionale (il “vivere inimitabile”), sottratta alle norme del viverci comune.

Colpiva soprattutto la fantasia del pubblico borghese la villa della Capponcina, sui colli di Fiesole, dove D’Annunzio conduceva una vita da principe rinascimentale, tra oggetti d’arte, stoffe preziose, cavalli e levrieri di razza. A creargli intorno un alone di mito contribuivano anche i suoi amori, specie quello, lungo e tormentato, che lo legò alla grandissima attrice Eleonora Duse. In realtà, in questo disprezzo per la vita comune ed in questa ricerca di una vita eccezionale, D’Annunzio era strettamente legato alle esigenze del sistema economico del suo tempo. Con le sue esibizioni clamorose ed i suoi scandali lo scrittore voleva mettere in primo piano nell’attenzione pubblica, per vendere meglio la sua immagine e i suoi prodotti letterari. Quel fiume di denaro, però, non era mai sufficiente alla sua vita lussuosa.

Quindi, paradossalmente, il culto della bellezza ed il “vivere inimitabile”, superoministico, risultavano essere finalizzati al loro contrario, a ciò che D’Annunzio ostentava di disprezzare: il denaro e le esigenze del mercato!

L’opera che meglio enuncia la crisi dell’estetismo è Il piacere, il suo primo romanzo.

Il protagonista Andrea Sperelli rispecchia la tipica figura di esteta nel quale confluisce tutta l’esperienza mondana fino ad allora vissuta dallo stesso D’Annunzio. Andrea è combattuto tra due donne: Elena Muti che incarna la donna fatale e l’erotismo lussuoso, e Maria Ferres donna angelo e pura. Le vicende non seguono un ordine cronologico. Vi è una continua lotta tra la ricerca e la voglia inappagata nei confronti di Elena (la quale si è sposata) e il rifugio sicuro presso Maria, la quale però lo rifiuta lasciandolo solo nella sua sconfitta. Il Piacere non rappresenta il definitivo distacco del poeta dalla figura di esteta, in quanto se da un lato egli critica il personaggio, dall’altro è ancora affascinato dal gusto raffinato ed estetico con cui Andrea si costruisce la vita.

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