Sabbaini Maddalena A.S. 2007/08 CLASSE V bp
Monumento alla Resistenza a La Spezia
INDICE
1. RENATA VIGANO’……...………………………………………………………………3
1.2 biografia…………………..…………………………………………………………...3
1.3 opere……………………………………………………………...................................3
1.4 l’Agnese va a morire…………………………………………………………………..3
2. STORIA DELLA RESISTENZA ITALIANA………….………………………………5
3. LA GUERRA CIVIL ESPAŇOLA……………………………………………….…….8
4. EPISODIO DI GUERNICA E OPERA………………………………………………...9
4.2 episodio di guerra……………………………………………………………….........9
4.3 l’opera……………………………………………………………………………….10
4.4 l’interpretazione dell’opera…………………………………………………………11
5. ERNEST HEMINGWAY………………………………………………………………13
5.2 life……………………………………………………………………………………14
5.3 A Farewell to Arms…………………………………………………………………..15
6. DIE WEIβE ROSE………………………………………………………………………15
2
1.RENATA VIGANO’
Renata Viganò (Bologna, 17 giugno 1900 – Bologna, 23 aprile 1976) è stata una scrittrice italiana
appartenente alla corrente letteraria del neorealismo. Scrittrice precoce a soli 13 anni riuscì a far
pubblicare, nel 1913, la sua prima raccolta di poesie, Ginestra in fiore, e nel 1916 Piccola Fiamma,
ma raggiunse una certa notorietà solamente nel 1949 con L'Agnese va a morire, romanzo
neorealista tra i più intensi della narrativa ispirata alla resistenza.
1.2 Biografia
Viganò fin da piccola con la passione della letteratura coltivava un sogno: fare da grande il medico,
ma difficoltà economiche subentrate in famiglia la indussero ad interrompere il liceo e ad entrare
nel mondo del lavoro come inserviente e poi infermiera negli ospedali bolognesi.
Questo suo lavoro al servizio di chi aveva bisogno, non le impedì di scrivere per quotidiani e
periodici.
Con l'arrivo dell’armistizio del 1943 la sua vita ebbe una svolta esistenziale: con il marito, Antonio
Meluschi, l’infermiera-scrittrice partecipò alla lotta partigiana come staffetta, infermiera e
collaborando alla stampa clandestina.
Di questo periodo disagiato ma intriso di sano idealismo esistenziale fu pervasa la susseguente
produzione letteraria, che in L’Agnese va a morire 1949 raggiunse il punto più alto con il Premio
Viareggio.
1.3 Opere
L'Agnese va a morire. Torino, Einaudi, 1949.
Mondine. Modena, Tipografia Modenese, 1952.
Arriva la cicogna. Roma, Cultura sociale, 1954.
Donne della Resistenza. Mursia, 1955.
Ho conosciuto Ciro. Bologna, Tecnografia emiliana, 1959.
Una storia di ragazze. Milano, Del Duca, 1962.
Matrimonio in brigata. Vangelista, 1976.
1.4 L’ Agnese va a morire
Il romanzo si svolge nell’Italia settentrionale,precisamente nelle valli di Comacchio,durante la
seconda guerra mondiale. In particolare durante quei terribili, lunghissimi mesi che vanno
dall’armistizio dell’8 settembre alla liberazione del 25 aprile, e che hanno visto l’Italia del nord
nelle mani dei nazifascismi, inferociti per la brutta piega che ha preso la loro guerra.A farne le spese
è la popolazione civile, vittima sia dei rastrellamenti e delle rappresaglie di tedeschi e camicie nere,
che dei bombardamenti “alleati”.Poi c’è la resistenza, i partigiani che come fantasmi si muovono tra
i civili, senza dare nell’occhio; agiscono con la classica tecnica della guerriglia: individuano un
bersaglio, colpiscono cercando di fare il maggior danno possibile (o il maggior bottino), spariscono
nel nulla.L’atmosfera, l’ambiente, la tecnica di combattimento, le reazioni dei civili, tutto è narrato
3
magistralmente da una scrittrice che ha vissuto in prima persona la resistenza, essendo stata
un’attivista insieme al marito.Su tutto questo però campeggia una figura, quella dell’Agnese. E’
attraverso i suoi occhi che il lettore vede, sente, soffre e si commuove.All’inizio del romanzo,
Agnese è una semplice lavandaia che non si occupa di politica; il suo mestiere dà da vivere a lei e a
suo marito Palita, reso debole e inabile al lavoro da una malattia avuta in gioventù. Sta in casa,
Palita, e lavora intrecciando ceste di vimini in compagnia della sua gatta nera. Debole solo nel
corpo, ma forte nello spirito e di animo passionale, Palita è un comunista, in contatto con i
partigiani.Forse viene scoperto, o forse i vicini denunciano ai tedeschi che la famiglia ha ospitato, la
notte precedente, un soldato italiano disertore. Palita viene portato via da una camionetta tedesca ed
inviato in Germania, assieme ad altri del paese sospettati di attività eversive. Qualche giorno dopo
un amico del marito, riuscito a fuggire dal treno tedesco, racconta all’Agnese che Palita è morto; ma
lei lo sapeva già, in cuor suo.Il medico l’aveva detto: riguardandosi, sarebbe vissuto fino a
novant’anni. Ma doveva fare attenzione, ricevere tutte le cure.Ad Agnese non rimane più nulla: solo
la gatta che il marito le ha affidato, ed un odio enorme per i tedeschi; un odio silenzioso, inespresso,
ma potentissimo. A questo punto si presentano alla sua porta degli amici del marito: sono partigiani,
le chiedono aiuto. Lei comincia a consegnare del materiale da un paese all’altro, diventa una
“staffetta” della resistenza. La famiglia che le vive accanto, e che sospetta di aver denunciato il
marito, ospita dei soldati tedeschi che amoreggiano con le due figlie. Uno di loro un giorno
ammazza la gatta nera, quella che il marito, dal camion tedesco, aveva affidato all’Agnese; lei la
raccoglie, piange, rimane inebetita una mezza giornata. Non è il dolore, o non solo, a tormentarla: è
anche e soprattutto l’odio.Tornata a casa, trova il tedesco addormentato, mezzo ubriaco; gli strappa
di mano il mitragliatore, non lo sa usare, glielo rompe in testa con tutta la sua forza.Poi corre ad
avvertire i partigiani. Non le importa di aver ucciso un uomo, pensa solo ad avvertire il
“comandante” che potrebbero esserci rastrellamenti, ripercussioni sui civili. Solo per questo si
rammarica del suo gesto.E così che la casa dell’Agnese viene bruciata, la famiglia filotedesca
massacrata, compresa una delle figlie incinta di un qualche loro soldato. Quanto all’Agnese, va a
vivere con i partigiani, cucinando per loro, occupandosi delle provviste, facendo da mamma a tutti
quei ragazzi. Essi cambiano spesso base: quando vengono scoperti, scappano. Qualcuno viene
ucciso, qualcuno catturato. L’Agnese trova ospitalità presso una famiglia, ma la loro casa viene
abbattuta da una bomba alleata. In seguito affitta una casa proprio accanto ad un comando tedesco,
che non sospetta nulla. Il suo ruolo diventa di grande responsabilità: si occupa dei rifornimenti,
coordina le staffette. I ragazzi la chiamano “mamma Agnese”, o “l’Agnese di Palita”,e la rispettano.
La donna non bada al pericolo, dopo la morte del marito non ha più nulla da perdere; l’unica cosa di
cui ha paura è di sbagliare, di fare qualcosa che possa risultare pericoloso per i suoi “ragazzi”.Due
volte rischia di essere catturata, e due volte si salva in maniera fortuita. La terza volta viene
rastrellata, per caso, in un paese dove non conosce nessuno; è sparito un camion militare, e finché
non verrà ritrovato i tedeschi terranno in ostaggio quelle persone prese dalla strada: uomini, donne,
bambini.Ad un certo punto cominciano a farli uscire, a liberarli. Il lettore, malgrado il titolo del
libro la dica lunga, spera che la protagonista si salvi anche questa volta. Invece l’Agnese va incontro
al suo destino, un destino con la faccia paonazza e l’accento tedesco, che imbraccia il fucile ed urla;
l’Agnese distingue una sola parola: Kurt, il nome del tedesco che aveva assassinato dopo
l’uccisione della gatta.
Il roma
Indice
- 1. Renata Viganò
- 1.2 Biografia
- 1.3 Opere
- 1.4 L’Agnese va a morire
- 2. Storia della resistenza italiana
- 3. La guerra civil española
- 4. Episodio di Guernica e opera
- 4.2 Episodio di guerra
- 4.3 L’opera
- 4.4 L’interpretazione dell’opera
- 5. Ernest Hemingway
- 5.2 Life
- 5.3 A Farewell to Arms
- 6. Die Weiße Rose