Sofia Ferro
III A
Istituto Comprensivo Ivrea 1
Scuola Secondaria di Primo Grado
Martedì 24 giugno
2014
Italiano
L’Agnese va a morire
Scienze
Venere
Storia
Donne durante la Resistenza (le staffette partigiane)
Tecnica
Sotto il burqa
Le donne e il mercato del lavoro
La donna e il suo ruolo nella società
Geografia
Donne nei Paesi musulmani
Inglese
La donna e la lotta per i diritti all’istruzione
Musica
Madonna
Arte
Il quarto stato
Francese
Le donne francesi nella storia
Educazione fisica
La donna e i successi raggiunti in ambito
La Resistenza
Fra il 1943 e il 1945 l’Italia centrale e settentrionale fu teatro della Resistenza, ossia della lotta delle formazioni partigiane contro le formazioni militari fasciste della Repubblica di Salò e i nazisti tedeschi.
La guerra avvenne in Russia, nei Balcani, in Francia e nell’Italia settentrionale, tra fascisti e antifascisti.
Le formazioni partigiane
Si formarono e organizzarono dopo l’8 settembre 1943.
Il loro numero crebbe rapidamente sino a raggiungere, nel 1945, le 200.000 unità.
Le formazioni partigiane
Erano costituite da persone provenienti da ogni segmento della società italiana: uomini, donne, studenti, lavoratori, persone di famiglia operaia e persone di famiglia borghese, preti, ex militari dell’esercito italiano e carabinieri che si erano schierati con la Resistenza.
Le formazioni partigiane
Si dividevano in cinque gruppi:
- Le Brigate Garibaldi, che erano le più numerose;
- Le formazioni comuniste, organizzate dal Partito Comunista;
- Giustizia e Libertà, formazioni del Partito d’Azione;
- Le Brigate Matteotti, formazioni socialiste;
- Le formazioni autonome dei badogliani, costituite da ex militari fedeli al re.
Obiettivo
Liberazione comune dall’invasore tedesco e sconfitta della Repubblica fascista di Salò
Operazioni belliche e rappresaglie
Le città grandi e piccole dell’Italia centro-settentrionale erano presidiate dai fascisti repubblichini e controllate dai tedeschi, che sostenevano i fascisti, avevano armi e rifornimenti, proteggevano le linee di rifornimento e presidiavano il territorio.
I partigiani erano concentrati prevalentemente sulle montagne. Alcuni gruppi ricevevano rifornimenti e armi dagli anglo-americani.
Le rappresaglie
I tedeschi rispondevano alle azioni partigiane con violente rappresaglie che coinvolgevano soprattutto la popolazione civile.
Tra queste ricordiamo la strage delle Fosse Ardeatine a Roma, con 335 italiani fucilati, e la strage di Marzabotto, in provincia di Bologna, con 770 civili uccisi in seguito a un rastrellamento.
Vita partigiana
I partigiani erano mediamente giovani o giovanissimi e avevano la speranza di costruire un’Italia libera dalle prevaricazioni.
La vita partigiana fu un’esperienza in cui si trovavano a convivere i grandi ideali civili e democratici e la speranza di pace con la violenza quotidiana e l’istinto di sopravvivenza.
Richiedeva o offriva
- Coraggio;
- Virtù guerriera;
- Sacrificio;
- Gruppo;
- Solidarietà;
- Spirito di adattamento;
- Condivisione.
Le donne e la Resistenza
Furono una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo.
Esse lasciarono i loro ruoli di donne e di madri e lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese, ricoprendo funzioni di primaria importanza.
Le donne si organizzano
Le donne che parteciparono alla Resistenza facevano parte di organizzazioni come:
- I Gruppi di Azione Patriottica;
- Le Squadre di Azione Patriottica.
Fondarono inoltre i Gruppi di Difesa della Donna, aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, intenzionate a partecipare all’opera di liberazione della patria e a lottare per la propria emancipazione e per garantire i diritti delle donne, sovente diventate capifamiglia, al posto dei mariti arruolati nell’esercito.
Il ruolo delle donne nella Resistenza
In tutte le città le donne partigiane:
- Lottavano quotidianamente per recuperare beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni;
- Fondarono squadre di primo soccorso per aiutare i feriti e gli ammalati;
- Si occuparono dell’identificazione dei cadaveri e dell’assistenza ai familiari dei caduti.
Erano indispensabili alla collettività partigiana: oltre che cucinare, lavare, cucire e assistere i feriti, partecipavano alle riunioni portando il loro contributo politico ed organizzativo e all’occasione sapevano anche cimentarsi con le armi.
Le loro azioni erano soggette a rischio quanto quelle degli uomini e quando cadevano in mano nemica subivano le più atroci torture.
Dall’interno delle fabbriche, dove avevano preso il posto degli uomini impegnati in guerra, organizzarono scioperi e manifestazioni contro il fascismo.
La staffetta partigiana
Il ruolo della staffetta era spesso ricoperto da giovani donne tra i 16 e i 18 anni, per il semplice fatto che si pensava destassero meno sospetti e che quindi non sarebbero state sottoposte a perquisizione.
Le staffette avevano il compito di garantire i collegamenti tra le varie brigate e di mantenere i contatti fra i partigiani e le loro famiglie; in alcuni casi avevano anche il compito di accompagnare gli eventuali resistenti.
Senza i collegamenti che loro assicuravano, tutto si sarebbe fermato ed ogni cosa sarebbe stata più difficile.
La staffetta partigiana
All’interno della brigata, la staffetta aveva spesso anche il ruolo fondamentale di infermiera, tenendo i contatti con il medico e il farmacista per curare i soldati dai pidocchi e dalle ferite procurate in battaglia.
Le staffette non erano armate e per questo il loro compito era molto pericoloso. Il loro obiettivo era quello di passare inosservate: infatti erano vestite in modo comune, ma con una borsa con doppio fondo, per nascondere tutto ciò che dovevano trasportare.
Tenevano i collegamenti tra città e montagna. Percorrevano chilometri in bicicletta, a piedi, talvolta in corriera e in camion, pigiate in un treno insieme al bestiame, per portare notizie, trasportare armi e munizioni, sotto la pioggia e il vento, tra i bombardamenti e i mitragliamenti, con il pericolo ogni volta di cadere nelle mani dei nazifascisti.
La staffetta partigiana
Nei momenti più difficili, le staffette recuperavano e mettevano in salvo molti feriti e sbandati e ripristinavano quasi tutti i collegamenti che l’operazione nemica aveva interrotto.
Durante gli spostamenti, erano sempre in prima linea: quando l’unità partigiana arrivava in prossimità di un centro abitato, era la staffetta che per prima entrava in paese per assicurarsi che non vi fossero nemici e dare il via libera ai partigiani, per proseguire nella loro avanzata.
La figura della staffetta fu molto rispettata e fu il ruolo più riconosciuto per la pericolosità e l’importanza.
Italiano
Donne impegnate a lottare contro la brutalità delle guerre
L’Agnese va a morire di Renata Viganò.
L’Agnese va a morire
Il romanzo, che ha ricevuto il premio Viareggio nel 1949, narra di Agnese, una lavandaia che vive con il marito Palita, uomo reso debole da una malattia, ma che, nonostante questo, è politicamente impegnato a combattere il nazismo ed i repubblichini.
Una sera, purtroppo, Palita viene prelevato dai nazisti, probabilmente a causa di una soffiata da parte dei vicini in seguito all’ospitalità offerta da lui e da Agnese ad un disertore italiano.
Agnese sa che non rivedrà più suo marito e il suo timore viene confermato da un ragazzo che era stato prelevato con Palita la stessa sera.
Entrambi erano stati caricati su di un convoglio diretto ai campi di concentramento, ma durante il viaggio Palita muore.
Dal momento in cui lui viene catturato dai nazisti, Agnese inizia a collaborare con i partigiani, divenendo una staffetta.
L’Agnese va a morire
Nel frattempo i vicini di casa intrattengono rapporti con i soldati nazisti.
Una sera uno di loro, dopo aver bevuto, spara per divertimento alla gatta di Agnese, quella gatta che era stata di Palita e che per Agnese rappresentava tutto ciò che gli rimaneva di lui.
Agnese, per reazione, colpisce alla testa il soldato con il fucile e, credendolo morto, fugge e si nasconde presso una famiglia di partigiani.
Da questo momento il suo impegno contro la violenza nazista e repubblichina non conosce tregua.
Purtroppo proprio quando gli alleati inglesi stanno per sconfiggere il nemico, Agnese viene trattenuta dai soldati tedeschi e riconosciuta da Kurt, il soldato che lei aveva creduto morto.
A quel punto Agnese viene uccisa.
L’Agnese va a morire
Il romanzo, scritto da Renata Viganò, probabilmente è di ispirazione autobiografica, dal momento che l’autrice fu, con il marito, una partigiana della Resistenza italiana.
L’Agnese va a morire
La storia è ambientata nelle Valli di Comacchio negli otto mesi precedenti la liberazione italiana, quindi tra settembre 1944 e il 25 aprile 1945.
Dal libro uscito nel 1949 è stato tratto nel 1976 il film, per la regia di Giuliano Montaldo.
Italiano: donne impegnate a lottare contro le brutalità delle guerre
Leggere Lolita a Teheran
Leggere Lolita a Teheran trae spunto dall’esperienza dell’autrice che è stata professoressa di letteratura inglese presso un’università a Teheran.
Lì ha incontrato delle studentesse che ritornano nelle protagoniste del romanzo.
Nel libro l’autrice dice di aver rielaborato e rimescolato i fatti e le storie in modo da rendere impossibile il riconoscimento delle persone reali dietro i personaggi, in modo da tutelarne la sicurezza.
Il romanzo racconta della professoressa Nafisi che viene espulsa dall’università Allameh Tabatabei.
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Nella seconda slide del file allegato sono citati tutti gli argomenti trattati per ogni singola materia.