Estratto del documento

La Resistenza e il Neorealismo

Istituto Tecnico Commerciale Matteo Gattapone

Via Parruccini, Gubbio

Anno Scolastico 2008/2009

Corso Sirio

La Resistenza e il Neorealismo

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Mappa concettuale

Definizione di Neorealismo dalla

Cinema “Prefazione” di Italo Calvino a

Rossellini “Il sentiero dei nidi di ragno”

Neorealismo

Resistenza

Italiana

Costituzione Il sentiero dei nidi di ragno

1,2,3

Art. Indice

Premessa……………………………………………………………. p.4

Introduzione………………………………………………………… p.6

Capitolo I:

La Resistenza

Definizione di Resistenza e Resistenza in Italia …………………… p.7

Capitolo II:

Il Neorealismo

Definizione di Neorealismo ………………………………………… p.11

Capitolo III:

Resistenza e letteratura… Italo Calvino

“Il sentiero dei nidi di ragno” ……………………………………… p.13

“Ultimo viene il corvo” ……………………………………………… p.15

Capitolo IV:

Resistenza e cinema

Roberto Rossellini …………………………………………………… p.18

Capitolo V:

“Tutto cambia affinché nulla cambi”?

La Costituzione Italiana e i principi fondamentali ………………… p.20

Bibliografia …………………………………………………………… p.23

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Premessa

La motivazione che mi ha spinto a scegliere questo argomento di discussione d’esame, risiede nel fatto che la mia città, negli anni della Resistenza, è stata teatro di un avvenimento tragico: la Strage dei Quaranta martiri; l’evento è stato ricordato nell’immediato secondo dopoguerra chiamando -appunto- “Piazza Quaranta Martiri” il più grande spazio a verde della città e insieme snodo centrale del traffico, una volta intitolata a Vittorio Emanuele II:

Il pomeriggio del 20 giugno del 1944, un ufficiale tedesco viene ucciso e un altro viene ferito dai Partigiani in Corso Garibaldi, nel Caffè Centrale, universalmente noto come “La Catterina”.

Inizia immediatamente il rastrellamento. Gli ostaggi, più di 160, vengono concentrati nell’edificio scolastico di Via Perugina e, dopo un sommario interrogatorio, alcuni vengono rilasciati (soprattutto quelli di sicura fede fascista). Nelle prime ore del 22 giugno 1944, un gruppo di 22 ostaggi viene prelevato dall’edificio e, portato nelle immediate vicinanze, più esattamente nel luogo dove

Foto 1 Il Muro della Fucilazione

oggi, nei pressi del Mausoleo, è visibile una parte del muro), è costretto a scavare una fossa.

Terminato il “lavoro” il gruppo dei 22 viene ricondotto dai soldati tedeschi nell’edificio; subito dopo viene fatto uscire un altro gruppo di 40 ostaggi (che era stato già selezionato) e posto davanti alla fossa appena scavata: vengono uccisi intorno alle ore 6,30 a colpi di mitra, finiti con un colpo alla nuca e ricoperti con qualche manciata di terra.

La fossa scavata era piccola e non riusciva a coprire tutti i corpi; per questo nella notte tra il 23 e 24 Giugno i soldati scavarono a fianco una fossa più profonda e, con l’aiuto di due vigili del fuoco e alla presenza

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del Cancelliere Vescovile Mons. Carlo Braccini (inviato dal Vescovo Ubaldi), i corpi furono trasferiti nella seconda fossa.

Per questo oggi i visitatori entrando nel Mausoleo notano due aiuole (una a destra ed una a sinistra), delimitate da una siepe, che rappresentano le due fosse.

La dolorosa vicenda di Gubbio s’inquadra in quel periodo, fondamentale per il futuro dell’Italia, che si chiama Resistenza.

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Introduzione

Anche il regista Roberto Rossellini affermò “la memoria è l’unico modo possibile per vivere nel futuro”: mai come in questo momento tutto ciò sembra essere così profondamente risuonante nell’interiorità di ognuno di noi. È da qui, da questa considerazione con una doppia valenza sia individuale che collettiva, che prende il via il mio lavoro, un lavoro che mi ha portato ad approfondire ed a ripercorrere anni importanti, difficili, che parlano di lotta e sacrificio di libertà ma anche di vendetta.

La storia della Resistenza Italiana è una pagina di storia di cui resta, a distanza di anni, la memoria dei partigiani ma anche quella di tanta letteratura e tanto cinema neorealista che di quelle vicende fu il narratore privilegiato.

Scrive Calvino ne “Il segreto dei nidi di ragno”: “Le parti tutto a un tratto si invertivano: da repubblicani diventavano partigiani e viceversa… da una parte e dall’altra si facevano sparare e si sparavano…”.

Con la caduta del fascismo il 25 luglio del ’43 l’Italia è finalmente libera, dopo 20 anni di oppressione.

È grande festa in tutto il paese.

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La guerra è finita ma la violenza no, inizia la guerra civile: la resa dei conti.

“Una voce anonima popolare narrante – continua Calvino – ci spinse dentro un universo multicolore di storie”. Infatti una forte tradizione orale fatta di quaderni, diari, fogli clandestini, rappresentò una fonte inesauribile per chi, tra il ’44 ed il ’47, volle raccontare le vicende della Resistenza.

La necessità di scrivere di un destino storico comune unì scrittori di varia origine in un movimento spontaneo, il Neorealismo, così come aveva unito uomini di provenienza politica ed impostazione ideologica diverse nella lotta per la conquista della libertà.

La letteratura ed il cinema in questo periodo si influenzarono vicendevolmente nella messa a fuoco di certi temi e di certi stati d’animo.

Raccontandoci di una gente animata da una profonda speranza in un mondo migliore da costruirsi sulle macchie di un mondo che la guerra aveva sconvolto.

Come a ricordarci che è sulla profonda fiducia nella solidarietà degli uomini fra loro il fulcro di qualsiasi spinta rigenerativa sia a livello sociale che individuale.

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Cap. I

La Resistenza

La Resistenza è un periodo storico limitato, di appena 19 mesi, ma talmente importante per la nostra storia che, finita la guerra, per molti decessi fu essa, sul piano politico, il principale riferimento valoriale al quale fecero riferimento i vari partiti che governarono l’Italia repubblicana.

Cronologicamente con la parola Resistenza si indica il periodo che va dall’8 settembre 1943, quando in seguito alla sbarco degli Angloamericani in Sicilia e in Campania, il Gen. Castellano, a nome del Maresciallo Pietro Badoglio, firmò a Cassibile, vicino a Salerno, l’armistizio, che in pratica era la resa incondizionata dell’Italia agli Alleati, al 25 aprile 1945.

Il Maresciallo Pietro Badoglio era stato nominato dal Re Capo del Governo quando il Gran Consiglio del Fascismo, la notte del 25 luglio 1943, per la prima volta in quasi 21 anni aveva messo in

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minoranza Mussolini: la mattina dopo lo stesso Vittorio Emanuele III aveva fatto arrestare il Duce e l’aveva fatto condurre a Capo Imperatore, in un grande albergo sul Gran Sasso.

L’armistizio trasformò in un attimo la Wehrmacht (l’esercito tedesco) e soprattutto le SS, le sue truppe speciali, da esercito alleato a esercito occupante: e immediatamente l’Alto Comando occupò tutti gli snodi vitali della vita politica e militare; cominciarono subito, i furti (di vettovaglie: ne avevano bisogno mentre si ritiravano verso il nord), le rappresaglie che prevedevano per ogni soldato tedesco ucciso la fucilazione di un certo numero di civili italiani, le violenze gratuite, come qui da noi l’uccisione di un contadino e di sua figlia di 17 anni, a S. Angelo dopo Serra: il sottufficiale che sparò si giustificò dicendo che durante la I guerra mondiale un soldato italiano aveva ucciso al fronte suo padre.

Da Capo Imperatore ben presto l’aviazione tedesca liberò il Duce, portandolo prima a Berlino (a prendere istruzioni dal suo ex “allievo” Hitler), poi a Salò, sul Lago di Garda, dove Mussolini installò il suo nuovo governo, dichiarò decaduta la monarchia (che intanto con tutta la corte era fuggita a Brindisi, sotto la protezione degli Alleati) e proclamò la RSI, la Repubblica Sociale Italiana.

Da quel momento l’Italia fu insanguinata da una feroce guerra civile: le bande partigiane che si auto-organizzarono da una parte, i “Repubblichini” dall’altra: vecchi gerarchi fascisti che avevano troppi delitti sulla coscienza, ma anche gruppi di giovani idealisti e generosi, che in buona fede avevano giudicato l’armistizio con gli Angloamericani come un tradimento nei confronti dell’alleato tedesco.

Dal punto di vista valoriale, la Resistenza fu espressione di una nazione intera che, soprattutto tramite l’impegno e il sacrificio dei suoi figli migliori,

  • Volle riscattarsi dall’esperienza del ventennio fascista,
  • Volle difendersi dai Tedeschi aggressori.

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Furono circa 300.000 gli uomini armati che svolsero attività di guerriglia e, dove possibile, di controllo del territorio che andavano liberando dai fascisti.

Fino a quel momento, il fascismo aveva avuto solo oppositori isolati, intellettuali che organizzarono per quel poco che poterono, l’antifascismo clandestino degli anni Trenta; ma da quando era scoppiata la guerra (giugno 1940), dietro la retorica di cartapesta che il Duce aveva versato a fiumi sulla testa degli Italiani, erano gradatamente emerse le magagne del regime fascista, prima fra tutte la bugia delle “Otto milioni di baionette” che dell’esercito italiano avrebbero fatto una realtà invincibile, e invece l’esercito male fornito, mal preparato e mal guidato aveva cominciato a collezionare una sconfitta dopo l’altra.

Ovunque l’opposizione al fascismo si consolidò e si strutturò, a partire già dal 1942.

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