Estratto del documento

“La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la mia solitudine, che è la mia debolezza”

Pier Paolo Pasolini e il concetto di mutazione antropologica

Liceo Pedagogico “San Bellarmino”

Montepulciano

Caterina Toppi

Classe VB

Anno scolastico 2012\2013 1

Indice

  • Introduzione: Perché ho scelto questo argomento.
  • Testo tratto dalla rubrica “Il Caos” e le motivazioni che hanno spinto Pasolini a scriverlo.
  • La mia provocatoria indipendenza:
  • Il concetto di mutazione antropologica: Significato e confronto con Eliot e Montale.
  • Pasolini (La vita): Le varie esperienze e le ipotesi sulla morte.
  • La carriera di Pasolini: Le tre fasi che la compongono e il rapporto con il giornalismo.
  • Conclusione: La dimostrazione delle teorie di Pasolini attraverso gli studi di sociologia. 2

Introduzione

Il motivo per cui ho scelto questa frase e, di conseguenza, la figura di Pasolini e il concetto di mutazione antropologica, non riguarda una particolare ideologia. Al contrario, è stato leggendo questa frase in un sito internet che ho riconosciuto parte del mio carattere in questa affermazione.

L’indipendenza di cui parla Pasolini, per quanto mi riguarda, riflette molto il mio carattere e in particolare la mia tendenza a non condividere i pensieri o le opinioni con chi mi circonda. Da una parte, questa mia propensione verso la solitudine e la riflessione in privato mi ha dato forza, in quanto mi ha permesso di non essere influenzata dall’ambiente che mi circonda.

Questo ambiente, infatti, mentre a volte ha saputo offrirmi ottime opportunità, altre ha tentato di portarmi sulla strada sbagliata. È stato proprio grazie al mio carattere indipendente, unito all’educazione familiare e scolastica, che ho saputo rimanere me stessa. Dall’altra però mi ha portato a sentirmi sola.

Questo perché, a causa della mutazione antropologica di cui parla Pasolini, le persone riflessive, che amano pensare in privato innamorandosi della cultura, stanno scomparendo, e molte volte mi sono trovata a non essere capita, riconoscendomi come una persona diversa dal resto.

Il motivo per cui ho voluto approfondire questo aspetto, quindi, è del tutto personale.

Naturalmente l’indipendenza di cui parla Pasolini è molto differente dalla mia, ma leggendo questa frase ho trovato qualcuno che, guardando al suo carattere, si sentiva nel mio stesso modo, e per questo ho voluto approfondire la sua figura. 3

La mia provocatoria indipendenza

Questa frase si trova all’interno di un brano intitolato “La mia provocatoria indipendenza”, pubblicato l’11 gennaio 1969, nel secondo numero della rubrica “Il Caos”. Questa rubrica viene curata dallo stesso Pasolini nel settimanale “Il Tempo” a partire dal 1968.

Testo:

Pier Paolo Pasolini

La mia provocatoria indipendenza

Quando queste pagine usciranno, cioè nella prima settimana del 1969, forse io avrò cambiato umore, e la stessa situazione mi si presenterà sotto un diverso segno. Si tratta della mia situazione, e il segno sotto cui ora mi si presenta è quello del terrore. Scrivo queste righe in uno di quei momenti in cui forse sarebbe necessario tacere. Anche perché un artigiano sa bene che il suo oggetto non può essere costruito con le mani tremanti. Infatti, mi tremano le mani.

Non c’è nessuna ragione precisa che giustifichi questo mio tremare, questo mio sentirmi come una bestia braccata, che ha perso ogni dignità, e si irrigidisce nello scrivere un pezzo settimanalmente obbligatorio per un giornale. Ci sono delle ragioni impalpabili, e in fondo quotidiane. Tuttavia, c’è in esse un sapore, che io ben conosco... Le elenco:

  • 1) La questura non ha dato ancora il permesso di ritirare le copie sequestrate di «Teorema»*. Il mio produttore, Franco Rossellini, è disperato. Ciò è per lui di un danno incalcolabile.

Il lettore non è tenuto a saperlo, e può pensare: «Son cose che succedono ai produttori, che del resto se le meritano...». Fatto sta che le vendite all’estero e le conseguenti uscite son tutte bloccate; e che quindi la situazione economica è disastrosa per un giovane produttore che non ha altre carte da giocare.

Perché non viene dato il permesso di dissequestrare il film e rimetterlo in circolazione? Non è stato assolto? Non abbiamo fatto salti di gioia quando abbiamo saputo la sentenza del tribunale di Venezia? Sono quattro mesi che il film è in quarantena; un’intera stagione.

Nel frattempo un altro film è stato denunciato, sequestrato, giudicato, assolto, dissequestrato e rimesso in circolazione; in una quindicina di giorni. «Teorema» è ancora allo stesso punto. Il confronto rende chiaro che si tratta, nei miei confronti, di una precisa volontà di persecuzione (ecco fatta la terribile parola): e se questa volontà c’è, che cosa mi aspetta ancora? E se c’è, dov’è? In quale settore del Potere? Chi io offendo particolarmente e con chi mi misuro?

(Come il lettore vede, si tratta di una situazione che, se appena un po’ metaforizzata, diviene quella tipica dei personaggi di Kafka). Sono qui, come un verme schiacciato, che mi dibatto, e non so chi mi ha schiacciato, e chi vuole schiacciarmi ancora.

Ora, questo discorso non lo farei, se io appartenessi a una regolare «opposizione», appartenessi alle file dei «nemici del potere»: invece, anche lì, sono un irregolare. Anche nel «potere contrario al potere», ci sono dei settori (altrettanto oscuri e imprecisabili) che cercano volontariamente di colpirmi, di eliminarmi...

(Continua la terminologia delle sindromi persecutorie: da cui, però, io non sono oggettivamente affetto).

Infatti:

  • 2) Ho saputo dal mio stesso produttore che un amico autorevole, una specie di mago, gli ha detto: «Ma sì, ma sì, è inutile aiutare Pasolini, tanto prima o poi lo metteranno in prigione. Lui non li sa fare i film, che faccia lo scrittore».

È una boutade ma terrorizzante, per chi si ricorda che quella stessa persona, potente e magica, una decina di anni fa gli aveva detto: «Stai attento, sei pedinato, vogliono farti del male», e sono seguiti poi tutti i processi atroci, che mi hanno torturato fino a due o tre anni fa.

  • 3) Io volevo fare a tutti i costi un film sulla vita di San Paolo, da anni.

La sceneggiatura era già pronta. La fantasia già in moto, disperatamente. Ora non posso più farlo. Non dico come e perché.

  • 4) Ho saputo per caso stamattina, da una persona che mi dà sempre brutte notizie, che un regista (appartenente all’intelligenza dell’opposizione) mi ha violentemente attaccato.

Non è che un ennesimo attacco: ma c’è sempre l’attacco che va al di là della sopportazione, proprio per un puro e semplice fatto numerico. Una certa quantità di dispiacere può essere sopportata: oltre 4 un certo limite non può più essere sopportata.

Ora, all’inizio di un nuovo anno (il caso vuole che questo esame della mia situazione coincida con l’inizio di un nuovo anno) che cosa devo propormi di fare?

Io sono completamente solo. E, per di più nelle mani del primo che voglia colpirmi. Sono vulnerabile. Sono ricattabile. Forse, è vero, ho anche qualche solidarietà: ma essa è puramente ideale. Non può essermi di nessun aiuto pratico.

È chiaro che, nella lotta contro il potere, bisogna opporre una certa forma di potere: se non altro come prestigio. In questo momento, grazie a Dio, mi aiuta, in tal senso, miserando, il successo delle mie opere all’estero: «Edipo Re» in Francia, «Teorema» in Germania, «Una vita violenta» e così «Teorema» libro in Inghilterra, ecc.

È tremendo dire, pubblicamente, queste cose.

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Sintesi

Introduzione tesina su Pier Paolo Pasolini

Il motivo per cui ho scelto questa frase e, di conseguenza, la figura di Pasolini e il concetto di mutazione antropologica per lo sviluppo della mia tesina non riguarda una particolare ideologia. Al contrario, è stato leggendo questa frase in un sito internet che ho riconosciuto parte del mio carattere in questa affermazione. L’indipendenza di cui parla Pasolini, per quanto mi riguarda, riflette molto il mio carattere e in particolare la mia tendenza a non condividere i pensieri o le opinioni con chi mi circonda. Da una parte, questa mia propensione verso la solitudine e la riflessione in privato mi ha dato forza, in quanto mi ha permesso di non essere influenzata dall’ambiente che mi circonda. Questo ambiente, infatti, mentre a volte ha saputo offrirmi ottime opportunità, altre ha tentato di portarmi sulla strada sbagliata. È stato proprio grazie al mio carattere indipendente (unito all’educazione familiare e scolastica) che ho saputo rimanere me stessa. Dall’altra però mi ha portato a sentirmi sola. Questo perché, a causa della mutazione antropologica di cui parla Pasolini, le persone riflessive, che amano pensare in privato innamorandosi della cultura, stanno scomparendo, e molte volte mi sono trovata a non essere capita, riconoscendomi come una persona diversa dal resto. Il motivo per cui ho voluto approfondire questo aspetto, quindi, è del tutto personale. Naturalmente l’indipendenza di cui parla Pasolini è molto differente dalla mia, ma leggendo questa frase ho trovato qualcuno che, guardando al suo carattere, si sentiva nel mio stesso modo, e per questo ho voluto approfondire la sua figura.

Sono quindi questi i motivi che mi hanno spinta a sviluppare la mia tesina di maturità su questi argomenti.

Collegamenti

Tesina su Pier Paolo Pasolini

  • Italiano - La mia provocatoria indipendenza: Testo tratto dalla rubrica “Il Caos” e le motivazioni che hanno spinto Pasolini a scriverlo; la vita di Pasolini, la sua carriera, le tre fasi che la compongono e il rapporto con il giornalismo.
  • Antropologia - Il concetto di mutazione antropologica: Significato e confronto con Eliot e Montale.
  • Sociologia - La dimostrazione delle teorie di Pasolini attraverso gli studi di sociologia.
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