1. Premessa
Non un fatto, né un avvenimento, ma un complicato intreccio di uomini, donne ed idee, di episodi e comportamenti, di aspirazioni e desideri, di aspettative e delusioni. Un vento di cambiamento pieno di contraddizioni che ha soffiato su più di una generazione, sedimentando un sentire comune, quello della rottura con un assetto sociale e politico fondato sull'autoritarismo. Difficile ancora oggi dire che cosa è stato il '68. Certamente una stagione diversa con tutti i pregi e i limiti che i grandi sommovimenti portano con sé. Il '68 nasce come un movimento spontaneo e di ribellione, di carattere internazionale, in una prospettiva di rottura, che investe tutti gli ambiti della vita quotidiana, non solo quelli politici, ma soprattutto quelli più marcatamente esistenziali.
In questo senso il '68 è un'onda lunga che non ha ancora trovato la sua riva di approdo.
2. Storia: il ’68 e la contestazione studentesca
A partire dagli anni ’60 si assiste nel campo occidentale ad una specie di rifiuto ideologico per la società che proponeva il valore del denaro e del mercato come punto centrale della vita sociale.
Quest’epoca ha colonizzato gran parte delle coscienze nel nostro paese, portando a compimento una vera e propria rivoluzione culturale, un profondo cambiamento nel vissuto sociale.
I movimenti di protesta studentesca videro l’alba negli Stati Uniti nel 1964 con l’occupazione dell’università di Berkeley da parte degli studenti che contestavano il divieto imposto di fare politica nelle università. Le lotte degli studenti ebbero due direzioni:
- Lotte contro la guerra in Vietnam
- Lotte per i diritti civili negli USA
Le lotte contro la guerra in Vietnam cambiarono il modo di guardare all’America dei giovani. Gli USA venivano giudicati imperialisti e autoritari nei vari aspetti della vita sociale e civile americana. In questo contesto nasce il movimento hippy, chiamati figli dei fiori, perché la loro unica arma erano appunto i fiori e la creazione di una cultura alternativa. Nel campo della letteratura, del cinema, e della musica, nascono nuove tendenze che promuovono una società diversa, alternativa a quella che propone il potere americano.
In America questo movimento si unisce alle battaglie dei neri per la conquista dei più elementari diritti civili. Si distinguono Martin Luther King, pacifista, che voleva l’integrazione dei neri nella società americana. Il suo celebre discorso in cui auspicava l’uguaglianza tra i popoli (“I have a dream!”) scatenò un’ondata di proteste e violenze che culminarono nel suo assassinio nel 1968.
Quell’anno è passato alla storia mondiale come un periodo di violente rivoluzioni, manifestatesi in grandi movimenti di massa che hanno coinvolto gli studenti, gli operai e le donne.
Si contestò tutto, tutte le istituzioni fondate sul principio di autorità passando dalla famiglia, alla scuola e alle altre istituzioni come esercito, chiesa e la burocrazia degli stati.
Anche in Europa prende vita la contestazione che divenne più forte intorno al 1968- ’69.
In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni ’60, dovuto al fatto che lo sviluppo economico e della borghesia non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi più basse. Inizialmente si configurò come rifiuto delle convenzioni, che parte da una vera e propria fuga dalla società industrializzata, e arriva alla creazione di una cultura alternativa in cui confluivano la pratica della non violenza e della religiosità orientale, il consumo di droghe leggere e messaggi della nuova musica. In seguito la rivolta assunse forme più politicizzate e trovò i suoi centri propulsori nelle università. Infatti gli studenti, tramite le occupazioni delle università, le autogestioni, le assemblee e le manifestazioni, volevano far sentire la loro voce ed esprimere il loro dissenso verso: politiche imperialiste, in quanto “la violenza dispiegata contro i popoli del terzo mondo era la prova tangibile di quanto limitata e condizionata fosse la libertà che veniva loro promessa, di quanto fosse apparente la pluralità delle scelte consentite, e ipocrita la buona coscienza del dopoguerra” (Dizionario della memoria 1968); la critica era rivolta anche alla guerra in Vietnam e all’autoritarismo della società, “autoritaria era la famiglia che riproduceva i ruoli già definiti e stigmatizzava ogni comportamento deviante; autoritaria la scuola che trasmetteva un modello di disciplina sociale e un’educazione alla subalternità”; annullamento della divisione che si era andata a creare tra ricchi e poveri con l’avvento del consumismo.
Paternalismo e autoritarismo divennero i nemici da rigettare, ma il rifiuto si trasformò presto in una feroce critica della cultura tradizionale, della cultura borghese. Fu una stagione di violenza, (violenza istituzionale prima di tutto!) antioperaia e antisociale, culminato ad episodi quali: l’esplosione alla Banca Nazionale dell’agricoltura di Milano, e una serie di numerose stragi che, secondo alcune teorie di stampo politico, a causa del coinvolgimento dei servizi segreti, sono state definite ‘stragi di stato’, di violenza repressiva delle lotte dei lavoratori e degli studenti, così come delle donne, sedate da cariche spietate delle forze dell’ordine che produssero, morti e feriti sotto le camionette.
In risposta a questo vi furono anche dure risposte in piazza. E violenza terroristica…
Ma con una distinzione fondamentale: nel sessantotto, il movimento ebbe molte anime, ma non tutte in sintonia. Una di queste, fu quella del terrorismo e quella della violenza antifascista, come autodifesa, come estrema salvaguardia contro forze istituzionali e politiche agguerrite e minacciose.
Organizzarsi per difendersi fu una necessità, di fronte all’aggressività di carabinieri e polizia da una parte, e gruppi fascisti armati di pistole e coltelli dall’altra. Vi furono errori ed eccessi che, immancabilmente, sono diventati il pretesto per connotare negativamente il 68 e darne un’immagine riduttiva e falsa.
Chi in quegli anni si è impegnato nella politica attiva, ha avuto la fortuna di vivere un momento storico di rara intensità, ha partecipato a una rivoluzione culturale che, è vero, non ha toccato i centri del potere reale, ma ha influito profondamente sulla società e sul costume di questo paese, e lo ha migliorato! Ha difeso la democrazia, riconosciuta come valore, ha contribuito in modo decisivo a creare la consapevolezza di una comunità culturale e di interessi tra tutti i lavoratori, portando un clima di unità, tra il mondo del lavoro in fabbrica, i ceti subordinati e le battaglie degli studenti.
3. Italiano: Pier Paolo Pasolini
Nel Sessantotto, l’atteggiamento degli scrittori di fronte alla contestazione giovanile fu disuguale, e a volte imprevedibile. Si distinse tra tutti Pier Paolo Pasolini con la sua celebre provocazione a difesa dei poliziotti.
Infatti il testo più noto e discusso di quest’epoca è senz’altro ‘Il PCI ai giovani’ di Pasolini.
Mi dispiace. La polemica contro il Pci andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati: peggio per voi.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio goliardico) il culo. Io no, cari.
Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati (benissimo!) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio furieri e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, cari. […]
Nel Marzo ’68 durante le contestazioni all’università, migliaia di studenti si scontrarono con la polizia presso la facoltà d architettura a ValleGiulia, una vera e propria battaglia che durò diverse ore provocando 211 feriti, soprattutto tra le forze dell’ordine che non si aspettavano una reazione così massiccia.
E Pasolini afferma che la polemica contro il partito comunista doveva essere attuata un decennio prima, prima di un inquinamento delle coscienze dove coloro che erano borghesi e maggiormente idonei alla lotta di classe, non lo sono più perché influenzati dalla società consumistica e dai valori della moderna borghesia, paradossalmente divengono tutto ciò avrebbero dovuto combattere. Parla della differenza sostanziale tra i poliziotti e i giovani contestatari; definiti da lui ‘giovani figli di papà’.
Buona razza non mente, perché facenti anche loro parte della borghesia, hanno lo stesso occhio cattivo dei loro padri, delle istituzioni contro le quali vogliono combattere. Infatti, chi aveva la possibilità di affrontare studi universitari in gran parte proveniva da famiglia borghese, così come chi si arruolava in polizia proveniva da classi meno abbienti, dal proletariato e dal sottoproletariato. Quando essi a Valle Giulia combattevano contro i poliziotti, lui afferma con sicurezza di stare dalla parte dei poliziotti. Perché quest’ultimi sono figli di poveri, vengono dalle periferie, e conoscono il valore delle preziose mille lire. “Vestono come i pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio, fureria e popolo.” E peggio di tutto è lo stato psicologico in cui sono ridotti, senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, in un’esclusione che non ha uguali. Umiliati dalla perdita di qualità di uomini per quella di poliziotti. Anche lui è d’accordo contro l’istituzione della polizia, ma non serve a nulla prendersela con quei ragazzi di vent'anni gettati allo sbaraglio... Bisognerebbe prendersela con chi sta sopra! Ma i “ragazzi poliziotti” che i contestatari avrebbero bastonato solo per teppismo, appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, si è avuto un frammento di lotta di classe, e i manifestanti erano i ricchi, i poliziotti invece erano i poveri, i veri proletari sottopagati.
Difese la polizia contro i sessantottini, difese il poliziotto proletario rispetto alla piccola borghesia studentesca, scelse di stare dalla parte della polizia.
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Introduzione tesina sul 1968
La seguente tesina di maturità tratta del 1968, un anno rivoluzionario che ha cambiato il destino delle giovani generazioni, ha garantito l'emancipazione femminile, in Italia ha garantito l'elaborazione successiva dello Statuto dei lavoratori. Tesina maturità argomenti: in Storia il 1968, in Italiano Pier Paolo Pasolini, in Inglese Woodstock, in Francese Mai 1968, in Diritto l'emancipazione femminile e lo Statuto dei lavoratori e in Economia aziendale le retribuzioni dipendenti.
Collegamenti
Tesina sul 1968
- Storia: Il 1968.
- Italiano: Pier Paolo Pasolini.
- Inglese: Woodstock.
- Francese: Mai 1968.
- Diritto: L'emancipazione femminile e lo Statuto dei lavoratori.
- Economia aziendale: Le retribuzioni dipendenti.