Filosofia
Sigmund Freud, la sessualità infantile
La grande scoperta di Freud è l’inconscio. Egli definisce l’inconscio come la realtà primaria in cui si affollano in maniera confusa tutte le pulsioni, rette dal cosiddetto principio di piacere, principio il cui scopo è quello della gratificazione immediata. Ciò che sta alla base delle pulsioni dell’inconscio freudiano è la sessualità, che non è semplicemente un’attività diretta alla procreazione, ma riguardante molteplici desideri, fantasie e funzioni che possano creare piacere.
Il mondo sessuale dell’inconscio viene identificato da Freud con la libido, energia capace di dirigersi verso mete più diverse e in grado di investire gli oggetti più disparati. Da questa concezione di sessualità Freud elaborò la teoria della sessualità infantile, che respingeva l’immagine del bambino visto come un “angioletto asessuato”, privilegiando invece quella di “un essere perverso polimorfo”.
Freud individuò tre fasi fondamentali per lo sviluppo di tale sessualità, ognuna delle quali risulta caratterizzata da una specifica zona erogena: la fase orale, la fase anale e la fase genitale o fallica.
Durante la fase orale, che si manifesta nei bambini sino ad un anno e mezzo circa di età, ha come zona erogena la bocca, ed è caratterizzata dal piacere concentrato nel proprio corpo. Il simbolo di questa fase è il bambino che succhia il dito. Durante la fase orale le labbra del bambino si pongono sul seno materno che non viene considerato dal bambino come qualcosa di estraneo al proprio corpo, è solamente una fonte di gratificazione.
Nell’atto del succhiare del bambino sono presenti allo stesso momento l’impulso della libido (impulso sessuale) e quello della destrudo (impulso di aggressività). Il bambino può percepire il seno materno come buono, se gli conferisce quelle sensazioni di protezione, calore, oppure cattivo.
È in questo momento che si formerà il comportamento del bambino con la futura partner: se il seno della madre è un seno “buono” allora il futuro uomo sarà incline alla monogamia, se è “frammentato” sarà invece incline ad assumere i connotati della figura del Don Giovanni; è l’inconscio che si sta formando e che si differenzierà, non esiste ancora alcun Io.
Dal secondo al terzo anno di età il bambino si trova nella cosiddetta fase anale. In questa fase la zona che reca piacere è appunto l’ano ed è collegata alle funzioni escrementizie, oggetto a questa età di particolare interesse e piacere. La zona erogena è dovuta variare in quanto all’età di 2-3 anni il bambino viene svezzato, e quindi non può più ricavare piacere dalla zona orale.
L’ultima fase è quella genitale, in cui la zona di interesse erogeno si sposta verso i genitali. Questa fase si articola in due momenti, la fase fallica e la fase genitale in senso stretto. Nella fase genitale al centro dell’attenzione dei bambini di entrambi i sessi, che soffrono entrambi del complesso di castrazione, è la scoperta del pene.
Nella fase genitale in senso stretto l’organo di eccitamento è il pene e l’equivalente femminile, la clitoride.
Il complesso di Edipo
Strettamente connesso alla sessualità infantile è il complesso di Edipo. Esso consiste in un attaccamento in senso libidico al genitore del sesso opposto, accompagnato ad un desiderio di morte nei confronti del genitore dello stesso sesso.
La definizione del complesso edipico è tratta dalla tragedia sofoclea l’Edipo re, in cui il re Edipo è destinato dal Fato ad uccidere il padre e sposare la madre. Scrive Freud nell’Interpretazione dei sogni, che “il suo destino [di Edipo] ci commuove soltanto perché sarebbe potuto diventare anche il nostro, perché prima della nostra nascita l’oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui.”
Ancora dice che “il re Edipo, che ha ucciso suo padre Laio e sposato sua madre Giocasta, è soltanto l’appagamento di un desiderio della nostra infanzia. Ma più fortunati di lui, siamo riusciti in seguito a staccare i nostri impulsi sessuali da nostra madre, a dimenticare la nostra gelosia nei confronti di nostro padre”.
Qualora il superamento del complesso edipico non riuscisse o fosse solamente parziale, sarà questa la causa di ogni devianza e anormalità successiva. Il mancato superamento del complesso di Edipo è “il complesso nucleare della nevrosi”.
Italiano
Umberto Saba
La teoria psicoanalitica lasciò la sua traccia anche in poeti come Umberto Saba. La sua opera principale, il Canzoniere, risente molto degli studi di psicoanalisi e delle sedute psicoanalitiche a cui il poeta stesso si sottopose.
Il Canzoniere è l’opera che raccoglie tutta la maggiore poetica sabiana. Il titolo della raccolta fu il frutto di una volontà di rifacimento al passato letterario, soprattutto al Canzoniere petrarchesco.
Il Canzoniere di Saba è articolato in tre volumi, suddivisi a loro volta in raccolte. Da ciò si evince l’intenzione del poeta di comporre non singole poesie, ma un’opera rispondente a un disegno complesso e ambizioso.
Gli obiettivi del canzoniere sono quelli di rendere conto della profonda verità psicologico-esistenziale del poeta stesso e di darne un’adeguata rappresentazione.
Nelle poesie infantili Saba rievoca la sua triste infanzia, segnata da un doloroso senso di esclusione e di diversità. L’infanzia però non è ricordata da Saba come tempo felice, trascorso troppo fugacemente, ma, freudianamente, come l’origine delle difficoltà psicologiche a cui è andato incontro l’uomo adulto, quale culla delle nevrosi e sorgente di infelicità.
Il mondo infantile ed adolescenziale è visto anche come la sorgente di conoscenza dei meccanismi profondi dell’io: la tematica dell’infanzia è vissuta sia come necessaria sia come dolorosa.
Il piccolo Berto
Nella raccolta Il piccolo Berto la condizione malinconica del fanciullo troverà la sua genesi nella scissione tra l’impulso vitale al piacere e il cumulo di divieti, che lo aveva precocemente represso.
Da qui la messa in causa dei rapporti parentali, soprattutto quello con la madre. In questa raccolta, facente parte del secondo volume del Canzoniere, si accentua l’interesse di Saba per il mondo infantile ed adolescenziale, con la rievocazione del difficile rapporto con la figura materna e il ricordo della balia tanto amata dal poeta bambino.
Protagonista di questa sezione è appunto il “piccolo Berto”, il poeta bambino. Berto è il modo in cui il poeta veniva chiamato dalla balia, Peppa Sabaz, a cui Umberto si ispirò per il suo pseudonimo. Il ritorno alla memoria del piccolo Berto da parte del poeta fu frutto di un’indagine psicoanalitica.
Questa raccolta ruota interamente su tre personaggi, Umberto, la balia e la madre. Saba narra qui la sua difficile situazione infantile: fu affidato dalla madre alla balia, poi traumaticamente fu costretto a tornare a vivere con la madre all’età circa di tre anni.
A traumatizzare il piccolo Berto fu l’allontanamento inaspettato dalla dolcezza della balia, la “madre di gioia”, per poi essere costretto alla dura disciplina della madre severa, la “madre mesta”. Il recupero della figura gioiosa della nutrice, che lo aveva felicemente allevato fino all’età di tre anni, apre un violento processo alla madre.
Inoltre sul poeta grava anche il destino dell’“unico figlio che ha lontano il padre”, che aveva abbandonato la madre prima della nascita del piccolo Berto. Quindi la colpa paterna del padre che viene maledetto dalla madre, si ripercuote sul figlio, che non si sottrarrà mai al senso di colpa per l’essere nato.
Per l’austera severità materna e per la colpevolizzazione del padre, Saba non potrà mai identificarsi con un modello maschile positivo, reprimendone ogni carica vitale: gli impulsi erotici, il desiderio di vita e di libertà sono caratteristiche del padre, a cui Saba non deve somigliare.
Adesso alla madre “mesta” si contrappone la madre “lieta”: il ricordo dell’infanzia felice e l’istinto di piacere si aprono un varco nel fanciullo tramite il suono di una “marcia guerriera”.
Ciò spiega perché Saba nel Canzoniere istituisca uno strano legame tra eros, infanzia e mondo militare caratterizzante tutti i militari: qui la madre è completamente assente, il servizio militare si configura come modo tramite il quale l’adolescente Umberto può allontanarsi dalla madre senza sensi di colpa, la vita militare diventa un “gioco bellissimo”.
Ma l’allontanamento dai problemi infantili non segna la chiusura dei conti con essi, infatti il percorso di liberazione dal trauma infantile si ripresenterà in Saba fino alla fine. La figura materna riemergerà tramite il recupero dell’istinto di piacere legato al ricordo della balia.
Questo lo si può notare in Eros in cui il piacere che Saba prova nel guardare la ballerina, viene inibito dal pensiero materno. Il rapporto tra il fanciullo e la madre, che inconsciamente il poeta sente di dover risarcire del dolore inflittole dal padre e da lui stesso, finirà per strutturare nell’adulto le modalità affettive dei rapporti con l’altro sesso.
Il recupero dell’infanzia si configura per Saba come una rasserenante conquista nella struttura narrativa e autobiografica della sua opera.
È quindi centrale nella raccolta sabiana la tematica della scissione dell’io, segnata dal trauma della “doppia infanzia”. Il libro di Saba si presenta come un tentativo di superamento di questa scissione, indagando le origini oscure di questa nevrosi.
Saba non si libererà mai dal piccolo Berto e dalla scissione di pulsioni antitetiche. Anche dopo la morte della madre il sogno di conciliazione con la sua immagine comporta il rischio di una regressione al grembo materno.
Inglese
William Blake
William Blake was born in London in 1757 into a lower-class family. In 1778 he enrolled at the New Royal Academy of Arts and in 1782 set up a print-seller’s shop.
For Blake drawing and writing are not divisible. In fact, in his first collection of poems, the poems were engraved: there are a famous picture like The Lamb and the Tyger.
In 1794 he published The Songs of Innocence and of Experience, that didn’t give him any financial success.