Genitori e figli nel XX secolo
Liceo scientifico Leonardo da Vinci, Civitanova Marche
Anno scolastico 2007/2008
Madre e figlio
[Picasso, figlio, 1905, Stuttgart, Staatsgalerie]
di Elisa Sgrilli
classe VD
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Indice
- Introduzione
- Quadro storico di riferimento
- Genitori e figli, tra terapia e sessualità
- A strong mother-son relationship
- Franz Kafka e l’autorità paterna
- Italo Svevo: il conflitto dell’inetto col padre
- Il poeta e la madre: Ungaretti, Montale e Saba
- L’artista e la figura materna: Picasso e Chagall
- Seneca e Nerone: non solo maestro e allievo
- Il ’68: una rivoluzione sociale
- L’eredità della contestazione
- Conclusioni
- Bibliografia e sitografia
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Introduzione
La seguente trattazione sviluppa il tema del rapporto genitori e figli:
Partendo da un’analisi del quadro storico degli inizi del Novecento, inserita per poter comprendere appieno alcune problematiche che fanno da sfondo agli argomenti descritti, viene posto l’accento sul come le teorie elaborate in questo periodo dal padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, abbiano scardinato la concezione della suddetta relazione: viene fatto notare, in particolar modo, come nel corso del XX secolo, anche a causa di determinati processi storici e della circolazione di nuove correnti filosofiche, i figli, che nella tradizione sono fortemente condizionati dall’autorità dei genitori, specie dalla figura paterna, cominciano ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé e quindi a rivendicare la propria libertà. È questa una situazione tipica, vissuta e descritta da autori come D.H. Lawrence, Franz Kafka e Italo Svevo: la loro rivendicazione, o meglio, quella dei protagonisti dei loro romanzi, è, tuttavia, solo sul piano ideale e non riesce a tradursi in qualcosa di concreto.
Al senso di ripudio nei confronti del “padre”, si accompagna spesso un’idealizzazione della figura materna, vista come un modello da seguire, come accade per tre grandi autori della letteratura italiana, quali sono Umberto Saba, Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti.
La rappresentazione della famiglia e della figura materna è un soggetto che ha sempre occupato un posto notevole, anche nell’arte: assume particolare rilievo nelle opere di Pablo Picasso e di Marc Chagall.
Anche nella letteratura latina è possibile riscontrare un’opera che, pur essendo un trattato politico, è così ricca di insegnamenti e di preziosi consigli tanto che sembra essere stata scritta da un padre per il figlio: si tratta del De Clementia di Seneca, dedicata al suo allievo Nerone.
La contestazione della figura paterna trova la sua realizzazione più completa nella rivoluzione sociale del ’68, promotrice dell’antiautoritarismo: l’oggetto di critica è il cosiddetto “padre – padrone”, che rappresenta, infatti, l’autorità e la tirannia che reprimono e inibiscono i desideri e le aspirazioni dei giovani.
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Per concludere la trattazione vengono fatte delle considerazioni sulle conseguenze del ’68, anche attraverso l’esperienza di Mario Capanna, e sulle trasformazioni che esso ha prodotto sulla struttura della famiglia.
Quadro storico di riferimento
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Il Novecento, secolo difficile e complesso per la storia dell’umanità, ha segnato grandi innovazioni e rivoluzioni non solo sul piano politico, ma anche sul settore dello sviluppo artistico e scientifico.
- La necessità di conquistare nuovi mercati e di ridisegnare i confini europei, in funzione delle mutate esigenze economiche e politiche, crea le premesse per la prima guerra mondiale – detta la Grande Guerra (1914-1918) – che, al prezzo di quasi dieci milioni di morti, sancirà definitivamente la fine della belle époque, il rovinoso crollo degli imperi centrali di Prussia e di Austria - Ungheria e il primo affacciarsi sulla scena internazionale della nascente potenza degli Stati Uniti d’America. Le esperienze artistiche dei primi anni del Novecento, dunque, maturano in un contesto generale più che mai ricco di incertezze e contraddizioni.
- Gli studi che proprio in quel periodo Sigmund Freud stava compiendo sulla psicoanalisi, scoperchiando per la prima volta il mondo che ciascuno di noi ha nel proprio inconscio e che, a volte, riesce a manifestarsi solo attraverso i nostri sogni o i nostri desideri repressi, contribuiscono ad aprire ulteriori orizzonti di ricerca. L’arte, in altre parole, non deve trovare più le proprie motivazioni solo nella realtà visibile, quella che i filosofi chiamano fenomenica, cioè percepibile attraverso i fenomeni nei quali si manifesta, ma può aprire la propria indagine anche al campo sconfinato della realtà interiore e del sogno.
- Sul piano della ricerca scientifica le elaborazioni teoriche che Albert Einstein stava maturando tra il 1905 e il 1913 dimostravano che spazio e tempo non sono entità assolute, tra loro distinte e indipendenti. Contemporaneamente stavano destando scalpore a livello europeo anche le riflessioni del filosofo francese Henri Bergson, secondo il quale l’energia fondamentale che muove l’universo è quella che egli definisce slancio vitale e che consiste in un irresistibile impulso a creare spontaneamente forme e situazioni sempre nuove e imprevedibili. In questa visione il tempo non esiste più come successione di singoli attimi, ma come durata complessiva, percepibile più a livello di intuizione che con gli strumenti razionali.
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Poiché i nuovi orizzonti della medicina, della scienza e del pensiero filosofico fanno intravedere infinite altre realtà parallele a quella che, fino ad allora, si presumeva essere l’unica e assoluta, anche il settore dell’arte e della letteratura si apre ad un universo di ricerche e di sperimentazioni.
Genitori e figli, tra terapia e sessualità
- Il tema del rapporto fra genitori e figli, specie se di natura conflittuale, è molto frequente nella letteratura e nell’arte del Novecento, soprattutto a causa dell’influenza esercitata dalle teorie psicanalitiche elaborate da Sigmund Freud, medico viennese, che, fuori dai circuiti accademici, si è dedicato alla cura di malattie mentali come l’isteria e le nevrosi ed ha così scoperto l’esistenza dell’inconscio, lato irrazionale dell’attività psichica di cui non siamo consapevoli che è responsabile di molti nostri comportamenti, spesso legati alla sfera sessuale.
- L’abbondanza, nei pazienti nevrotici, di ricordi legati a scene di seduzione e i frequenti riferimenti a turbe sessuali infantili, indusse Freud a ipotizzare che la genesi della nevrosi fosse costituita da un insieme di elementi concomitanti. Benché, infatti, la nevrosi possa talora avere origini esclusivamente organiche, nei casi accessibili alla terapia psicanalitica, essa nasce da un insieme di fattori, indagati nelle tesi freudiane sullo sviluppo della personalità, a cui sono legate le più note concezioni psicanalitiche sull’infanzia, la sessualità, la normalità e la perversione. Freud considera l’istinto sessuale come portatore di un’energia, la libido, che non è necessariamente indirizzata al compimento dell’attività procreativa mediante il coito eterosessuale. La soddisfazione del desiderio sessuale mediante l’attività sessuale genitale è possibile solo in presenza di una maturazione completa, biologica e psicologica dell’individuo. Il raggiungimento della maturità biologica coincide con il raggiungimento della pubertà e lo sviluppo dei caratteri sessuali; la maturità psicologica invece, attraversa tutte le tappe dell’infanzia e dell’adolescenza. Mentre la maturazione biologica è un processo per così dire automatico, che può degenerare solo per cause traumatiche o per deficienze genetiche, la maturazione psicologica comporta una difficile trasformazione della percezione che l’individuo ha di sé e del proprio rapporto con le figure familiari. L’osservazione clinica offre dati significativi per la costruzione di una teoria dello sviluppo della sessualità infantile che percorre, secondo Freud, tre tappe:
- La fase orale
- La fase anale
- La fase fallica
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- La sessualità infantile è anteriore e diversa da quella genitale che si instaurerà con la maturazione biologica dell’età puberale. Essa non consiste ovviamente in una ricerca del piacere mediante il compimento del coito, a causa della prematurità biologica del bambino. Nel bambino però circola già l’energia libidica, che l’adulto impiega durante gli atti sessuali comunemente intesi; questa energia investe nel bambino altre funzioni biologiche e altri comportamenti, la cui esecuzione provoca piacere e allevia quindi quello stato di eccitazione che l’accumularsi della libido comporta. La prima fase della sessualità infantile sarà allora, non a caso, quella orale. La relazione più tipica e gratificante vissuta dal bambino in questo momento è data dalla suzione; attraverso questo comportamento, il bambino non si limita a nutrirsi, ma soddisfa anche la ricorrente eccitazione delle mucose della bocca. La sua sessualità viene così a concentrarsi nella zona esogena orale. La seconda fase, quella anale, è legata all’educazione sfinterica impartita al bambino, che gli consente di apprendere come controllare l’espulsione delle feci e dell’urina. Trattenendo e rilasciando gli escrementi, si sensibilizzano le zone erogene anale e uretrale e viene così attivata un’altra fonte di piacere. La terza fase, cosiddetta fallica, è legata alla scoperta della differenza sessuale tra maschio e femmina e alla consapevolezza del piacere ottenibile mediante la manipolazione dei genitali.
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In questo stadio dello sviluppo psico-sessuale, si compie la scelta dell’oggetto e si manifestano i fondamentali complessi d’Edipo e di castrazione.
- Nella fase fallica il rapporto con l’oggetto si concentra nella predilezione per il genitore di sesso opposto. Il desiderio infantile è costituito dal donare alla madre il fallo (per il maschio) e di ricevere il fallo in dono (per la femmina, per poi restituirlo al padre tramite il dono di un figlio). Nasce così il complesso di Edipo, costituito da una forte rivalità nei confronti del genitore dello stesso sesso, che è il partner sessuale reale del genitore prediletto. Questa situazione è complicata dall’angoscia di castrazione: gli adulti puniscono e disapprovano le manipolazioni genitali dei bambini e vietano i desideri incestuosi da essi concepiti. L’immaturità psicologica e biologica e l’angoscia per l’impossibilità di soddisfazione del desiderio, comportano la rimozione del complesso edipico e di tutta la vicenda infantile, che precipita nell’inconscio e diviene inaccessibile alla memoria. Attraverso l’impossibilità della realizzazione delle fantasie edipiche il bambino apprende nel modo più chiaro la differenza tra piacere e realtà. Egli si identificherà ora con il genitore del proprio stesso sesso, fino a quando la maturazione puberale dell’adolescenza non ne risveglierà le pulsioni sessuali in forma amplificata e riproporrà il conflitto edipico in modo cosciente e drammatico. Se lo sviluppo del soggetto attraverso queste tappe sarà stato sufficientemente organico, l’individuo sarà pronto a entrare nella fase genitale tipica dell’età adulta: anche se le fantasie edipiche sono ancora attive, il divieto dell’incesto sarà stato assimilato e l’Io, rafforzato dall’educazione, dall’esperienza e dalla socializzazione, condurrà i desideri a riversarsi con buona soddisfazione su un partner sessuale e amoroso legittimo.
David Herbert Lawrence: a strong mother-son relationship
The relationship between D.H. Lawrence and his mother, reflected in his autobiographical novel, Sons and Lovers, is an interesting example of the oppressive power that parents often have on their children and that influences them in taking the most important decisions of their own life.
David Herbert Lawrence was born at Eastwood, a mining village in Nottinghamshire, in 1885. His father was a miner and worked in a pit throughout his life. His enormous vitality had attracted a woman of a higher class, Lydia Beardsall, who had been a schoolteacher. The happiness of their marriage however, was short-lived. Dissatisfied with her husband, who had turned into a heavy drinker, Lydia spent all her life encouraging her children to advance beyond their restrictive mining environment. David, in fact, escaped the miner’s destiny through education and poor physical health. He studied hard to become a teacher, and was accepted by Nottingham University College where he gained his teacher’s certificate in 1908. When his brother, Ernest, died, David became the centre of his mother’s emotional life. The story of their love is told in the autobiographical novel Sons and Lovers (1913). 1910 was a crucial year for Lawrence because his mother died. He continued teaching until 1912 when a bad attack of pneumonia served as a warning that he should give up his job. In the same year he met and fell in love with Frieda von Richthofem, the German wife of a French professor at Nottingham University. They eloped to Germany and Italy, and married in 1914; but World War I put some stress on their English-German marriage. Nevertheless, Lawrence was prolific in this period, writing poems, publishing The Rainbow (1915), and working on Women in Love (1920). He spent the 1920s travelling throughout the world: Italy, Australia, where he sat Kangaroo (1923), Mexico, where he wrote The Plumed Serpent (1926), and the south of France where he died of tuberculosis in 1930.
Several novels by D.H. Lawrence were banned by the censors, like The Rainbow, Women in Love, in some ways a sequel to The Rainbow, and Lady Chatterley’s Lover, written in 1928 but acquitted on the charge of obscenity and published unabridged both in Great Britain and in USA only in the 1960s.
The plot of Sons and Lovers
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Sons and Lovers is both a social and an Oedipal novel. It deals with Lawrence’s personal experiences in the working-class environment in Nottinghamshire and its protagonists are the members of the Morel family. Mr and Mrs Morel live in a poor mining village near Nottingham. Mrs Morel finds her situation difficult to bear, she was originally from a family of a better class, she worked as a teacher and was in love. The reality of life as a miner’s wife is far from her hopes and dreams. There is a little money, Morel is a drinker and his lack of education, culture and refinement irritate her. He is sometimes violent. The couple have a son, William, and a daughter, Annie. When Mrs Morel is pregnant with the third child, Paul, her passion for Morel has faded, and she is slowly growing to dislike and then hate him. She turns all her love, passion and aspirations onto her children, particularly her sons. William becomes the centre of her attention- he is handsome, clever boy who does well at school and gets a good job in London. He meets and becomes the fiancée of a girl from London but Mrs Morel’s jealousy prevents her from accepting the girl into the family- she is bitter and critical and William is torn between his love for his mother and his love for his new girlfriend. He becomes ill and dies. Mrs Morel is devastated and now centers all her love, attention and possessiveness on Paul who also does well at school and secures a good job in Nottingham, much closer to home.
Paul is much more ready to return his mother’s feelings and the two become very close. One day Paul meets a young girl called Miriam: they are deeply attracted to one another but their relationship is doomed for two reasons- Miriam treats her young love as a kind of religion and Mrs Morel dislikes Miriam and the hold she has over Paul. Paul’s next relationship is in a sharp contrast with the previous one- he meets Clara, a young woman separated from her husband, and they begin to go out. Their relationship is much freer and more physical and, for a while, Paul seems to be satisfied, However, the slow death of his mother from cancer, her ultimate loss and Clara’s renewal of her relationship with her estranged husband, leave Paul once more alone and in search of direction.
From “Sons and lovers”, chapter 8:
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It was his mother custom to bring him some trifle for supper on Friday night, the night of luxury for the colliers. He was too angry to go and find it in the pantry this night. This insulted her.
“If I wanted you to go to Selby on Friday night, I can imagine the scene”, said Mrs Morel. “But you’re never too tired to go if she will come for you. Nay, you neither want to eat nor drink then.”
“I can’t let her go alone.”
“Can’t you? And why does she come?”
“Not because I ask her.”
“She doesn’t come without you want her-”
“Well, what if I do want her-” he replied.
“Why, nothing, if it was sensible or reasonable. But to go trapseing up there miles and miles in the mud, coming home at midnight, and got to go to Nottingham in the morning-”
“If I hadn’t, you’d be just the same.”
“Yes, I should, because there’s no sense in it. Is she so fascinating that you must follow her all that way?” Mrs Morel was bitterly sarcastic. She sat still with averted face, stroking with a rhythmic, jerked movement, the black satin of her apron.
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Argomenti
• Quadro storico di riferimento
• Genitori e Figli, tra terapia e sessualità
• A strong mother-son relationship
• Franz Kafka e l’autorità paterna
• Italo Svevo: il conflitto dell’ inetto col padre
• Il poeta e la madre: Ungaretti, Montale e Saba
• L’artista e la figura materna: Picasso e Chagall
• Seneca e Nerone: non solo maestro e allievo
• Il ’68: una rivoluzione sociale
• L’ eredità della contestazione
• Conclusioni
• Bibliografia e sitografia