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Follia e genio

Premessa: il surrealismo

Il surrealismo è un movimento letterario, artistico e culturale d’avanguardia sviluppatosi in Francia tra la prima e la seconda guerra mondiale. Teorizzato dal poeta André Breton nel “manifesto surrealista” pubblicato a Parigi nel 1924, chiuse l’esperienza con le avanguardie storiche, che avevano dato voce all’insofferenza degli intellettuali nei confronti della società borghese. A differenza delle altre avanguardie il surrealismo si pose come sistema compiuto e totale, capace di dare una spiegazione esaustiva del mondo, e finì per assumere quasi i veri e propri tratti di una fede religiosa.

L’esperienza surrealista, per quanto intensa fu relativamente breve…

In letteratura il surrealismo si ispira al dadaismo, che enfatizzava il ruolo dell’inconscio nell’attività creativa, sottoponendo ad una critica ogni aspetto della cultura occidentale, nel periodo iniziale il movimento raggruppava le forze più vive della cultura francese: tra cui Breton, Eluard, Artaud ed altri…

Verso la fine degli anni Venti l’intolleranza di Breton, che ormai era divenuto il “gran sacerdote” del movimento, provocò crisi all’interno del gruppo e l’espulsione, per ragioni puramente letterarie, di alcuni suoi esponenti.

All’origine della visione surrealista del mondo ci sono le teorie di Freud sull’inconscio: i surrealisti concentrarono la loro attenzione sulla parte prerazionale ed irrazionale dell’uomo, svalutando le potenzialità della ragione.

Alle teorie derivanti dalla psicoanalisi si accompagna la sfiducia in tutto ciò che è reale e l’angoscia nei confronti del mondo e di una natura incoerente e caotica, sconvolta dalla scienza.

Il surrealismo cerca dunque di arrivare ad un grado più vero e più profondo del reale, che identificano con l’inconscio del mondo umano.

Nel “manifesto” Breton scrive infatti: “è un automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.”

I surrealisti si rivolgono agli stati ipnotici, al sogno, agli stati di trance, al sonnambulismo, agli automatismi, all’alienazione mentale, al fine di cogliere la vita come un pulsare vivo del pensiero.

In letteratura si ha una fede assoluta, tipicamente decadente, nella forza della parola come creazione, in grado di rivelare il mondo autentico del pensiero, e riscoprire le ragioni delle cose, i rapporti tra esse, che possono dare un nuovo significato e una nuova unità al mondo, non più ostile all’uomo.

Analogamente alla letteratura, in arte figurativa anche si diede importanza all’inconscio in quanto attività creativa.

Tipica del movimento surrealista fu la volontà di individuare elementi della tendenza espressiva in artisti del passato, tra i possibili precursori vennero indicati Paolo Uccello, il poeta William Blake accomunati dalla forza visionaria.

Attraverso tecniche poco tradizionali, i surrealisti miravano all’espressione spontanea, casuale, di elementi onirici e inconsci.

Contrari alla logica, cercavano di suggerire ponti tra la vita sensoriale e gli elementi del reale attraverso deformazioni zoomorfe, atmosfere estranianti tipiche nella pittura metafisica e composizioni inaudite.

Alla metà degli anni Venti troviamo in questa corrente artisti come Alberto Giacometti, René Magritte, André Masson, Joan Miró, Yves Tanguy che vi si unirono per un breve periodo.

Salvador Dalí si avvicinò al movimento nel 1939, ma fu presto accusato di perseguire esclusivamente i propri interessi.

Nel cinema, per quanto non si possa parlare di una vera e propria corrente cinematografica, il surrealismo ebbe comunque influsso.

Con i film di Luis Bunuel, con l’aiuto e la collaborazione di Dalí, vediamo l’abbandono dei canoni espressivi del cinema tradizionale e si rispecchiano le innovazioni sperimentate anche nella letteratura e in arte.

Molti furono i film comunque ai quali i surrealisti si sentivano “vicini” con lo spirito, come quelli di Germaine Dulac.

In ambito teatrale i surrealisti si cimentano con le opere di Antonin Artaud.

Storia dell’arte: Salvador Dalí, il genio, l’arte, la follia

Dalí nasce a Figueras, in Catalogna, nel 1904, in una famiglia borghese e benestante.

Frequenta l’accademia delle Belle Arti di Madrid, dalla quale venne però espulso per un comportamento indegno ed un carattere incompatibile con le regole dei rapporti civili ed istituzionali della scuola.

Si reca poi a Parigi, dove conosce Miró ed il cubismo di Picasso, dai quali verrà influenzato per un certo periodo, come vediamo ad esempio nel suo dipinto “The Ram”, dove sia per soggetto che per stesura del colore vediamo l’influenza di Miró, o in “Natura cristallina”, dove è ben percepibile la scomposizione geometrica dei corpi attraverso tagli netti.

Stringe un’importante amicizia con il poeta spagnolo García Lorca e subisce le influenze della metafisica di De Chirico e di Carrà, come in “Melanconia” o come nell’opera “Donna con testa di rose”, dove possiamo riconoscere nei soggetti ispirazione ai famosi manichini che popolano i quadri di De Chirico, come anche in “Giraffe”.

Molto importante fu il suo incontro, verso il 1928, con esponenti del surrealismo come André Breton o Paul Eluard che teorizzavano il superamento della realtà attraverso il recupero dell’inconscio e della dimensione onirica di ciascun individuo.

Dalí viene notevolmente suggestionato da queste idee e scopre nella sua pittura un modo per superare e frantumare ogni limite o senso etico, dandosi una libertà in cui desideri e le più inconfessabili pulsioni fossero materializzabili sulla tela. Si intensifica in questo periodo anche la sua esperienza cinematografica con l’amico Luis Bunuel, con il quale produrrà alcuni dei maggiori film surrealisti, come “Un chien andalou”, filmato surrealista abbastanza corto, di immagini forti e in bianco e nero, nel 1929 e “L’âge d’or” nel 1930.

Il surrealismo è una corrente che tocca vari ambiti artistici; in pittura nacque un vero e proprio movimento, basato sulle idee della psicoanalisi e dell’inconscio, ispirate soprattutto da Freud.

L’arte di Dalí muove dalle ideologie surrealiste e dalla sua particolare ricerca verso la patologia della paranoia, per lui il soggetto paranoico non subisce come nell’allucinazione, una perdita completa del contatto con la realtà ma continua a possedere una certa lucidità mentale che gli permette di mostrare una realtà inconscia in continuo cambiamento.

I suoi dipinti cominciano a essere paranoia pura, illusione e sfrontatezza al limite dell’osceno (“Il gran masturbatore”, dove possiamo notare numerosi simbolismi erotici, come ad esempio il sangue che cade dalla gamba, potrebbe rappresentare la minaccia della castrazione, come anche la testa di medusa).

La sua fantasia dirompente e il suo virtuosismo tecnico, preso dal rinascimento italiano per il nitore del disegno e dei cromatismi, e per la stesura piatta, secca e perfetta del colore, i suoi effetti illusori e i complicati meccanismi che riportano all’esuberanza del barocco iberico, lo resero presto famoso in Europa e negli Stati Uniti, anche per gli atteggiamenti del tutto singolari e folli della sua vita privata.

Numerosi sono stati gli artisti che si sono distinti per la loro eccentricità, per il loro distacco dalla gente comune, tra questi Dalí è stato di sicuro l’esempio più eclatante; nel 1929 si innamora della moglie dell’amico poeta Eluard, Gala Diakonoff, che abbandona marito e figlio per unirsi a Dalí del quale diverrà moglie, amante e soprattutto musa ispiratrice di numerosissimi suoi dipinti, come in “Galatea”, dove essa è raffigurata come una apparizione della madonna, allegoria che si ripete in “Ecumenico”, opera in cui Gala scende ad ispirare l’artista.

Nel 1930 pubblica nel primo numero della rivista surrealista “Le surréalisme au service de la révolution” uno scritto intitolato “L’âne pourri” (l’asino putrefatto) in cui spiega e indica i pregi dell’uso consapevole del delirio paranoico, cioè una sorta di pazzia autoindotta dell’artista, con lo scopo di suscitare un mondo di fantasie o simulacri di realtà folle e parallela, metodo ricavato sulla base della sua interpretazione di Freud.

Questo metodo, da lui definito “metodo paranoico-critico”, fu un modo per i surrealisti, diverso da quello di automatismo psichico e perciò con il completo distacco dalla realtà, per aprire le porte dell’inconscio.

A prima vista, infatti, le sue opere sembrano quasi realistiche, impeccabili, Dalí è dotato di una tecnica e di una bravura capaci di creare elementi identici alla realtà, utilizzati per dare vita ad un mondo completamente stravolto. Disse: “Il vero artista è quello capace di dipingere pazientemente una pera circondata dai tumulti della storia”.

Simboli ricorrenti e ossessioni, volti deformati, animali e simboli sessuali anche nascosti, come nel “Cannibalismo d’autunno”, dove nel desiderio della carne e nell’impazienza delle azioni si nascondono molteplici significati, sono ripetuti innumerevoli volte nel delirio paranoico di questo artista, creando confusione e intrigando lo spettatore.

Dalí disse: “Si deve creare sistematicamente scompiglio: ciò mette in moto il processo creativo. Tutto quanto genera contraddizione è sinonimo di vita”.

L’artista fa sempre più ricorso a spazi prospettici dilatati, in cui inserire i suoi elementi che si deformano e combinano insieme nei modi più assurdi e irrazionali, provocando sconcerto anche nella critica.

Nel 1934 si trasferisce a New York con Gala dove ottiene un successo senza precedenti, dove i ricchi collezionisti fanno a gara per partecipare alle feste bizzarre e spesso orgiastiche organizzate per accrescere la fama eccentrica e folle di Dalí.

Verrà poi espulso dal movimento surrealista per il suo rifiuto a prendere le distanze da Franco nella guerra civile spagnola.

Nel 1951 segue una svolta mistica, i suoi dipinti si caricano di carattere religioso con una forte carica allusiva, come “Crucifixion” o “Cristo di San Giovanni della Croce”, dotato oltretutto di una visione prospettica molto particolare.

Preso da antiche fobie e crisi depressive Dalí si isola sempre di più dal mondo circostante, muore dopo 10 anni dalla scomparsa di Gala nel gennaio del 1989, a Figueras.

Disse: “L’unica differenza fra un pazzo ed io è che io non sono pazzo”.

Anche se raramente il genio, l’arte e la follia si sono mescolati così bene, Dalí nella sua vita aveva scelto la via dell’eccesso, della sperimentazione e curiosità sfrenata di tutte le tentazioni, incluse le perversioni erotiche e le pulsioni nevrotiche distruttive.

Oltre l’esibizionismo narcisistico: “Ogni mattina mi sveglio e, guardandomi allo specchio, provo sempre lo stesso ed immenso piacere: quello di essere Salvador Dalí”.

Oltre la dilapidazione dionisiaca del proprio denaro e del proprio talento, Dalí giunse fino alla perdita totale di se stesso.

Orwell di lui disse: “Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalí è contemporaneamente un grande artista ed un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l’altra né, in alcun modo, la influenza”.

Dando uno sguardo più approfondito al metodo paranoico-critico che caratterizzò la sua vita e i suoi dipinti, vediamo come a suo parere, le immagini che si fissano sulla tela nascono dal caos dell’inconscio, la paranoia, e riescono a prendere forma solo grazie alla realizzazione di questo delirio, momento critico.

La paranoia, secondo Dalí, non è altro che “una malattia mentale cronica, il cui sintomo caratteristico è la delusione sintomatica, che può avvenire con o senza allucinazione e distacco dal reale. La delusione può prendere la forma di persecuzione, di ambizione, o di mania di grandezza”.

Da questa idea possiamo capire come mai Dalí fosse interessato, e, oserei dire, quasi ossessionato dalla figura di Hitler, a tal punto da avere dei fastidi con gli altri surrealisti, che lo accusarono di nutrire simpatie per l’oscura figura del dittatore.

Hitler è visto dall’artista come un paranoico masochista, capace di “scatenare una guerra colossale solo per il piacere di perderla e autodistruggersi nella catastrofe”.

Ritrae Hitler anche in alcuni suoi dipinti dell’epoca, “La masturbazione di Hitler”, “L’enigma di Hitler”, dove si intravede un’ossessione quasi morbosa della figura anche a livello sessuale. Hitler viene infatti spesso raffigurato come una donna; Dalí scriveva: “Considero lo sguardo e le spalle molli di Hitler di un lirismo poetico irresistibile” e si definiva: “Affascinato dai fianchi bianchi e grassocci di Hitler… la più che divina carne di una donna di pelle bianchissima”.

L’opera più importante su questa figura è “L’enigma di Hitler”, quadro ora esposto a Madrid, pieno di significati allegorici sulla guerra in corso e sulla figura psicotica del dittatore. Dipinto che, come il titolo stesso presenta, apre solo nuove domande e aumenta il mistero su questa particolare figura. Qui, in un piatto con qualche fagiolo, elemento sempre presente nei quadri dell’artista, risiede una sua foto estremamente realistica in bianco e nero, sopra la quale una cornetta rotta gocciola da un ramo, come lacrimando, al quale è appeso anche un ombrello chiuso.

Nel dipinto vediamo anche l’apparizione di pipistrelli che potrebbero significare le tenebre in cui essi amano vivere e quelle che stavano dilagando in tutta Europa.

Storia: Hitler, manie di grandezza, persecuzione, follia, propaganda

In ambito storico credo che al tema della “follia razionalizzata”, sia strettamente collegata la figura, instabile e allo stesso tempo carismatica di Hitler.

Mosso dalle sue teorie sulla superiorità della razza ariana, fece un’interpretazione personale delle teorie di Nietzsche sul Superuomo, cioè il superamento dell’essenza umana da parte di coloro che erano dotati di una forza maggiore.

Nietzsche parla della superiorità dell’individuo e della capacità di azione che si fonde con l’orizzonte del destino.

Così Hitler diventò la più autentica realizzazione del superuomo nietzscheano, l’uomo del destino, il cui compito sarebbe quello di realizzare la missione storica del popolo tedesco.

Mosso anche dalle idee divulgate sulla congiura ebraica e sulla teoria dello spazio vitale, seppe dare una svolta totalitaristica al governo tedesco.

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