Liceo Scientifico Statale Camillo Cavour
Sara Iamurri
Anno scolastico 1999/2000 Roma
Indice
Uomo del mio tempo 5
1. Antisemitismo 6
1.1 La Shoah 6
1.2 Cronistoria 7
1.3 Nazismo 9
1.3.1 Le leggi razziali fasciste 10
11
1.3.2 La “soluzione finale” del problema ebraico
1.4 Analisi simbologia 12
1.5 Ed oggi? 12
2. Esperienze di vita 14
2.1 Primo Levi 14
2.1.1 Se questo è un uomo 14
2.1.2 La tregua 16
2.2 Giuliana Tedeschi 17
2.3 Confronto Levi-Tedeschi 17
3. L’idea di super-uomo 19
3.1 Tacito 19
3.1.1 Vita 19
3.1.2 19
Germania
3.2 Nietzsche 22
3.2.1 Vita ed opere 22
3.2.2 Spirito dionisiaco e spirito apollineo socratico 22
3.2.3 Menzogne millenarie 22
3.2.4 Trasvalutazione dei valori e critica morale 23
3.2.5 Cristianesimo, Dio, morte di Dio 23
3.2.6 Nichilismo, tipi di nichilismo 24
3.2.7 Il superuomo 25
3.3 Shaw 26
3.3.1 Mrs Warrant Profession 27
3.3.2 Major Barbara 28
3.3.3 Man and Superman 28 2
4. La scienza come applicazione della violenza di massa 29
4.1 Einstein 29
4.1.1 Scoperta della fissione nucleare e creazione della bomba atomica 31
4.1.2 Fissione nucleare 33
4.1.3 Bomba atomica 34
4.1.4 Fusione nucleare 35
4.2 Sole – stelle 38
4.2.1 La fornace nucleare del sole 38
4.2.2 Struttura del sole 40
4.2.3 Attività solare 42
4.2.4 Evoluzione delle stelle 44
5. Bibliografia 46 3
Storia, latino, italiano, arte, idea di superuomo, la scienza come sua applicazione
Antisemitismo
Cronistoria Tacito Primo Levi Cinema Filosofia Fisica
- Da Abramo - Vita - Vita - La tregua Nietzsche Einstein
è bella - Reazioni termonucleari
- La vita
- - è un uomo
Germania Se questo
- - Fissione nucleare
La tregua - Fusione nucleare
- Bomba atomica
Nazismo Giuliana Tedeschi Inglese Scienze
Shaw Sole e stelle
-
- Dal 1933 della terra
C’è un punto
Analisi simbologia Confronto
- Parola - Levi/Tedeschi
Dante
- Canto VI° del Paradiso
Storia dell’aquila
simbolo del potere e Bibliografia
simbolo nazista Sara Iamurri V^ A1 4
Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra a della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo nei campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite della terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
coprono il cuore.
gli uccelli neri, il vento, 5
1. Antisemitismo
“Avversione nei confronti dell’ebraismo maturatasi in forma di persecuzione o addirittura di mania collettiva di sterminio, dovuta a degenerazione i pseudoconcetti storico-religiosi o a ricerca di un capro espiatorio da parte di classi politiche impotenti” (da Dizionario della Lingua Italiana, Le Monier, Devoto, Holi).
“Nel cercare di comprendere le vere ragioni per cui le persone hanno agito come semplici ingranaggi della macchina dello sterminio, a nulla ci serviranno le riflessioni sulla storia tedesca e sul cosiddetto carattere nazionale tedesco, le cui potenzialità, quindici anni fa, erano del tutto ignote a coloro i quali conoscevano molto profondamente la Germania. C’è molto di più da imparare dalla personalità tipica dell’uomo che può vantarsi di essere lo spirito organizzatore dell’assassino Heinrich Himmler non è uno di quegli intellettuali provenienti dall’oscura No-Man’s Land (...); egli non è un bohemien come Goebbels, né un criminale sessuale come Streicher, né un pervertito fanatico come Hitler, né un avventuriero come Goering. È un bourgeois, con tutte
tutte le caratteristiche esteriori della rispettabilità, le abitudini di un buon pater familias (...) Divenne chiaro che un uomo simile era pronto a sacrificare per la pensione, per l’assicurazione sulla vita e per la sicurezza della moglie e dei figli le proprie credenze, il proprio onore e la propria dignità umana. Ci voleva solo il genio satanico di Himmler per scoprire che, dopo una simile degradazione, quest’uomo sarebbe stato completamente disposto a fare letteralmente di tutto quando la posta si fosse alzata e la piatta esistenza della sua famiglia fosse minacciata. La sola condizione che poneva era quella di non essere considerato responsabile di ciò che faceva.
La Shoah
1.1
(...) Diversamente dalle prime unità delle SS e della Gestapo, l’organizzazione totale di Himmler non conta sui fanatici, né sugli assassini per natura, né sui sadici; essa fa interamente assegnamento sulla normalità dei lavoratori e dei padri di famiglia.
(...) Costoro non sono nemmeno tutti assassini o traditori a causa della loro natura perversa. Non è nemmeno certo che si presterebbero a svolgere questa attività se rischiassero solo la loro vita o il loro futuro. Si sentivano responsabili solo verso le loro famiglie (non avevano bisogno di temere Dio, era l’organizzazione burocratica delle loro azioni a tranquillizzare la loro coscienza).
La trasformazione del padre di famiglia da membro responsabile della società, interessato a tutte le questioni pubbliche, in bourgeois attento solo alla propria esistenza privata e ignaro di ogni virtù civica, è un fenomeno moderno internazionale. Le esigenze del nostro tempo possono trasformarlo in ogni momento uomo-massa e fare di lui lo strumento di qualunque follia ed orrore. (...) Dietro la facciata delle virtù nazionali proclamate e propagandate, come l’“amor di patria”, il “coraggio tedesco”, la “fedeltà tedesca”, si celavano veri e propri vizi nazionali, opposto di quelle virtù.”(...) 6
Cronistoria
1.2
È naturale chiedersi perché la ferocia nazista si sia appuntata proprio contro gli Ebrei. In realtà, i nazisti portarono all’estrema della barbarie, ma non “inventarono”, un atteggiamento che era già presente in Germania e in Europa da tempi remoti. L’ostilità, o diffidenza, o pregiudizio negativo nei confronti degli Ebrei, si chiama comunemente antisemitismo. Questo a ben guardare, è un termine improprio, perché gli Ebrei erano solo uno dei tanti popoli che si fanno risalire ad una comune famiglia, quella detta appunto “semitica”. Ad essa appartenevano i Sumeri, i Babilonesi, gli Assiri, i Fenici, popoli la cui identità etnica e culturale non si è conservata, ma che sono confluiti, mescolandosi, nel vario e complesso mondo dell’umanità mediterranea e medio orientale. Sono semiti anche gli arabi la cui lingua è molto simile all’ebraico. Ma quando noi europei parliamo di antisemitismo, ci riferiamo al razzismo contro gli Ebrei, non a quello contro gli arabi. Questo dipende dal fatto che solo gli Ebrei hanno vissuto per secoli e secoli nei vari paesi d’Europa, a stretto contatto con le diverse popolazioni europee, ma senza convertirsi al cristianesimo e conservando spesso la loro religione e la cultura e le usanze ad esso collegate. Gli Ebrei hanno vissuto, di generazione in generazione, per quasi duemila anni, disseminati per i vari paesi d’Europa sempre come minoranze di religione ebraica in mezzo alla maggioranza di religione cristiana.
Questa dispersione – che si chiama col termine greco –
diaspora
risale al tempo dell’Impero romano, quando gli Ebrei si ribellarono al dominio romano e furono sconfitti dall’Imperatore Tito, che mise a ferro e a fuoco Gerusalemme, incendiando il Tempio, centro spirituale dell’ebraismo. Infatti, Augusto e Roma volevano soprattutto il Mediterraneo e la Giudea era quella parte orientale dell’Impero, importantissima via di comunicazione. Ben presto si scatena una guerra dovuta anche a motivi di insoddisfazione verso il dominio romano, guidata da Vespasiano e dal figlio Tito: la rivolta dei giudei inizia nel 66 dopo Cristo e agli inizi del 70 circa 80.000 uomini assediano la città Santa degli Ebrei. Gli Ebrei perduta anche l’indipendenza e l’unità politica avevano conservato più di altri popoli dell’antichità la loro identità culturale, a causa del carattere particolare della loro religioni che – come si sa – a differenza di tutte le altre religioni antiche era monoteista. E conservarono la propria
identità culturale anche nella diaspora, appunto perché la religione continuò a costituire per loro un potente motivo di unione al loro interno e, contemporaneamente, di separatezza rispetto agli altri popoli politeisti, ma anche rispetto al cristianesimo.
Quando il mondo occidentale, gradualmente, divenne cristiano, gli Ebrei rimasero fedeli alla loro religione. La necessità di conoscere il loro testi sacri fece mantenere la conoscenza dell’ebraico. La necessità di istruire i loro figli nella conoscenza della religione dei padri comportava che i rabbini facessero anche da maestri di scuola, e quindi favorì presso gli Ebrei un livello medio di cultura superiore a quello dei cristiani, negli anni bui del medioevo.
Queste capacità da un lato, e dall’altro il fatto che molte attività e funzioni sociali fossero loro vietate spinse gli Ebrei a dedicarsi al commercio, all’artigianato e a quelle che oggi si chiamano libere professioni, come quella del medico.
Queste loro attività e specialità erano spesso preziose per i paesi in cui essi risiedevano e perciò accadeva che gli Ebrei potessero svolgervi un ruolo importante dal punto di vista economico e potevano guadagnare e diventare anche ricchi.
Con la rivoluzione francese, nei paesi dell’Europa occidentale la situazione degli Ebrei cambiò profondamente. Si impose il diritto di uguaglianza dei diritti fra gli uomini. I ghetti vennero aboliti, gli Ebrei si videro aprire possibilità, professioni e carriere prima impensabili.
Col tempo poterono diventare anche avvocati, funzionari, professori, uomini politici. Essendo cadute molte delle barriere che prima li separavano dagli altri cittadini, ebbe inizio per loro un processo di integrazione col resto della popolazione, o come si diceva, di assimilazione.
Gli Ebrei dell’Europa orientale, invece, si assimilarono poco perché continuavano ad essere tenuti in condizioni di non parità. Essi continuarono fino alla prima guerra mondiale e oltre a vivere sotto l’incubo dei I pogrom era lo scatenarsi della violenza antisemita di massa.
pogrom.
Folle inferocite, ignoranti e fanatizzate assalivano i quartieri e i villaggi degli Ebrei assassinando, devastando, saccheggiando ed incendiando. Le autorità non faceva nulla per impedire queste periodiche violenza popolari, e anzi le incoraggiavano indirettamente. Le masse popolari, infatti, erano esasperate dalle condizioni di miseria e di oppressione in cui vivevano e alle autorità riusciva utile che il malcontento si scaricasse contro un falso obiettivo, gli Ebrei, piuttosto che contro quello vero, la tirannide di chi li governava. Ma verso la fine dell’ottocento i maggiori stati europei si orientarono verso una politica di forte rivalità economica e politica, e di esasperato nazionalismo, che sconfinava nel razzismo. Fu così che, che in quest’epoca di forte nazionalismo in Europa, sorse il movimento nazionalista ebraico, il (da antico nome di Gerusalemme).
sionismo sion,
Esso si propose di dare agli Ebrei una terra dove essi potessero fondare un proprio stato, per non essere più minoranze sopportate o perseguitate in casa d’altri, ma un popolo sovrano sul suo territorio.
Cominciò così, alla fine dell’ottocento, l’emigrazione di gruppo di Ebrei che dall’Europa partivano come coloni verso la Palestina. La Palestina (che i sionisti scelsero come loro futura patria poiché era la “terra promessa” della Bibbia) era allora una provincia dell’Impero turco dove viveva da secoli una popolazione prevalentemente araba e musulmana. Per gli abitanti della Palestina gli immigrati Ebrei erano intrusi che essi non potevano vedere di buon occhio. Ma con l’avvento del nazismo, e dopo la seconda guerra mondiale, tutto cambiò. Molti di coloro che erano riusciti a scampare alla furia nazista andarono in Palestina. Dopo lo sterminio operato dai nazisti, l’idea sionistica acquistò enormemente più forza tra gli Ebrei, e più consensi fra tutti i cittadini d’Europa e d’America che avevano orrore dei quanto era accaduto e desiderio di mostrare agli Ebrei simpatia e solidarietà. Ma non poteva certo esserci il consenso della popolazione araba di Palestina: essa si sentiva privata dei suoi diritti e delle sue terre. Così, quando gli Ebrei di Palestina, nel 1948 si eressero in stato indipendente proclamando la nascita della repubblica di Israele, si aprì il capitolo delle guerre fra israeliani ed arabi. Ci furono entrambi le parti intolleranza, aggressività, violenze che purtroppo continuano anche oggi. Questo odio verso gli Ebrei trova il suo apice nei regimi totalitari, sviluppatesi nel periodo fra le due guerre. 8
Nazismo
1.3
Tali regimi fondano la loro forza su una particolare forma di potere assoluto, tipico della società di massa, che non si accontenta di controllare la società, ma pretende di trasformarla dal profondo in nome di un’ideologia onnicomprensiva di pervaderla tutta attraverso un uso combinato del terrore e della propaganda: quel potere insomma, che non solo è in grado di reprimere, grazie ad un onnipotente apparato poliziesco, ogni forma di dissenso, ma cerca anche di mobilitare i cittadini attraverso proprie organizzazioni, di imporre la propria ideologia per mezzo del monopolio dell’educazione e dei mezzi di comunicazione di massa. Nel contesto dell’ideologia e del programma nazista, la costruzione di uno stato totalitario fortemente accentrato nelle mani del diveniva un
Führer
passaggio necessario, funzionale alla riuscita della lotta contro il “nemico assoluto” costituito dalla razza semita. Al centro dei piani hitleriani c’era appunto un’utopia nazionalista e una razzista: Hitler credeva nell’esistenza di una razza superiore e conquistatrice, quella “ariana”, progressivamente inquinatasi per l’unione con razze inferiori.
Tipico del tardo ‘800 e del primo ‘900 fu non più l’antigiudaismo ma l’antisemitismo, cioè una forma di xenofobia etnica che si fonda sulla credenza di un patrimonio genetico umano in base al quale stabilire tra le diverse civiltà delle gerarchie di valore e di merito. Questa forma di volgare razzismo si è alimentata anche di darwinismo e di teorie evoluzionistiche. Le tesi razziste presero forza, inoltre, grazie a pubblicazioni di grande successo editoriale come il “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” di Gobineau (il quale affermava che la razza bianca fosse ricca di inventiva e piena di ingenuità, ordinava e retta alle leggi, superiore perché rispettava i valori della classe media, onesta ed industriosa, mentre gli Slavi ed in particolare gli Ebrei fossero brutti, senza armonia, né artigiani, né coltivatori, senza ingegnosità e capacità inventiva, visti come immagine deformata della borghesia)
o Essi elaborarono una filosofia della Storia basata sulla preminenza della
i fondamenti del secolo XIX.
razza bianca, e al suo interno, del gruppo indoeuropeo. Tali tesi trovarono sostegno teorico nel darwinismo ma anche in quegli studi di carattere filologico e linguistico che avevano prodotto nel mondo accademico tedesco una vera e propria idolatria per l’India e la civiltà greca. L’esperienza colonialistica contribuiva, inoltre, all’affermarsi delle tesi relative alla superiorità naturale, culturale e scientifica dei bianchi. Inoltre ricordiamo l’astio ed il disprezzo provati, in epoca fortemente nazionalistica, nei confronti degli Apolidi, dei senza patria, rappresentanti di un popolo slegato la una nazione (mito dell’ebreo errante).
Nella Germania degli anni 20, era sorta una nuova disciplina, che contribuirà in maniera determinante all’affermazione della “geopolitica”: essa, infatti, partendo da un presunto calcolo scientifico che intreccia fattori geografici, biologici e politici, sostiene la necessità “naturale” dell’espansione territoriale. Secondo la teoria dello alcuni popoli evidentemente
spazio vitale
considerati superiori sono legittimati ad estendere il proprio spazio territoriale. Hitler, come prevedibile, trova in questa teoria, il coronamento scientifico della sua ideologia e avvia una pratica di attuazione di essa già nei mesi successivi alla presa di potere. L’annessione dell’Austria e della Polonia troveranno in questa teoria le origini più evidenti e proprio la ricerca dello spazio vitale sarà la causa ideologica che porterà al secondo conflitto mondiale. Hitler lancia alla Germania profondamente frustrata e disorientata un messaggio di riscossa nazionale. Secondo il la Germania avrebbe
Führer
potuto risorgere solo combattendo a fondo la tendenza, propria dell’epoca moderna e causa della decadenza della civiltà, al mescolamento delle razze. È questa una violazione della “legge fondamentale” della realtà, “una legge fondamentale e quasi inviolabile (…): ciascun animale si accoppia con un esemplare della medesima specie”. Dunque l’incrocio delle razze è un peccato, anzi “il peccato contro il
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