Storia contemporanea: una storia accademica giovane e la sua legittimazione
La storia contemporanea ha una legittimazione abbastanza recente, tant'è vero che la prima cattedra di storia contemporanea fu istituita nel 1960. Alcuni storici hanno scritto una storia "a caldo", tra cui:
- Benedetto Croce che scrive la storia dell’Italia della sua generazione durante gli anni della fine del regime da parte di Mussolini;
- Angelo Tosca, dirigente del partito comunista, nel 1938 scrive le origini del fascismo e s’interroga sulle caratteristiche più macroscopiche della massificazione e della violenza che hanno influito sulla società, sulla trasformazione dei linguaggi politici che hanno portato alla fascistizzazione dell’Italia;
- Marc Block è uno storico francese che, affidandosi alla psicologia sociale e all’antropologia, individua due attitudini metodologiche: l’interdisciplinarità che sono state fondamentali nello studio della storia contemporanea.
Durante la Prima guerra mondiale, Block osserva i fenomeni della sua contemporaneità e nel 1921 scrive "Riflessioni di uno storico sulle false notizie di guerra" nella quale si rende conto, in trincea, di essere come un villaggio nel medioevo, isolato. Durante la Seconda guerra mondiale, poi, scriverà "La strana disfatta" testimonianza scritta dal 1940 in cui analizzerà i motivi della sconfitta francese. Quest’opera è un buon esempio perché non si usano solo fonti ufficiali ma si basa anche sull’osservazione critica dei fatti umani.
L'età contemporanea (Hobsbawm e Barraclough)
Per analizzare l'età contemporanea è possibile rifarsi alle interpretazioni di più storici:
Eric Hobsbawm
Il primo che abbiamo analizzato è Hobsbawm il quale ha definito l’‘800 come il secolo delle rivoluzioni partendo dalla Rivoluzione francese nel 1789 la quale ha sancito il primo distacco tra monarchia e nazionalismo.
Barraclough
Successivamente, è possibile rifarsi a Barraclough che, nella sua opera "Introduzione alla storia contemporanea" degli anni ’60, si interroga sul modo in cui è cominciata la storia contemporanea, analizzando il secolo in base a tre macroeventi interconnessi che danno origine alle trasformazioni:
- Rivoluzione industriale
- Imperialismo
- Democratizzazione della politica la quale ha portato sulla scena politica nuovi attori quali gli operai e i lavoratori.
La storia dell‘800 dev’essere analizzata soprattutto attraverso le grandi differenze che intercorrono tra il 1870 e il ‘900. In Inghilterra, in cui il processo di industrializzazione è stato più rapido e costante, queste differenze sono meno appariscenti, ma se si considera il mondo intero il loro carattere rivoluzionario è molto più evidente. Quanto accadde nel 19esimo secolo non è però semplicemente l’espansione mondiale di un processo di industrializzazione iniziato in Inghilterra nel secolo prima, tant’è vero che Barraclough ci tiene a precisare le differenze tra prima e seconda rivoluzione industriale ed è errato pensare che la seconda sia strascico della prima dato che le differenze comunque sono notevoli:
- Prima differenza: La prima rivoluzione (1760-1840) possiamo intenderla propriamente come rivoluzione industriale legata in senso stretto al carbone e al ferro.
- La seconda (1870-1945), possiamo intenderla come rivoluzione scientifica legata invece alla creazione di invenzioni da parte di uomini con buone capacità e conoscenze in ambito delle scienze.
Si tratta quindi di un rapporto tra scienza, società e produzione che avrà sempre di più un effetto sulla quotidianità. Inoltre, inizia l’età dell’acciaio, dell’elettricità, importantissima fu l’introduzione della lampadina, ideata da Edison, la quale diventerà un elemento essenziale per la vita nelle città e nelle case. Invenzione che porterà alla scoperta del petrolio e della chimica, tutte novità che dovevano essere organizzate per cui nacque anche la Scienza dell’Organizzazione.
Da questo momento la ricerca scientifica venne applicata non solo allo studio di fenomeni naturali, ma anche a quelli sociali e industriali. Da qui si evince quanto siano diverse le origini e i motivi delle due rivoluzioni.
Durante la prima rivoluzione l’aumento massiccio della popolazione in Europa determinò di conseguenza l’aumento di risorse umane e quindi un miglioramento delle tecniche, dei tempi e della produttività dell’agricoltura, inoltre la popolazione (uomini, donne e bambini anche) cominciava a vivere un passaggio costante dal lavoro per lo più agricolo al lavoro nelle fabbriche e nella distribuzione dei prodotti lavorati.
La seconda rivoluzione industriale invece mirava a perfezionare ed accrescere l’esistente e vengono applicate in maniera più pregnante le scienze all’industria.
I risultati della prima rivoluzione industriale sono avvenuti tramite un mutamento graduale e non percettibile nell’immediato, invece gli effetti della seconda rivoluzione industriale furono più rapidi e, tra l’altro, più erano rapidi tanto più erano prodigiosi. Questa, rispetto alla prima, vide come protagonisti anche altri paesi dell’Europa oltre all’UK. La visione degli eventi rivoluzionari in genere si rifà a paesi che costituiscono il cosiddetto “Occidente”, ma in realtà la seconda rivoluzione industriale vede anche un altro importante protagonista: il Giappone. Una nuova presenza non europea affiancherà le potenze pre-esistenti.
Per questo, per il suo carattere (quasi) globale, per gli effetti che ha prodotto sia in termini tecnologici, scientifici che sociali, segnano la scelta della Seconda Rivoluzione Industriale come inizio della storia contemporanea.
Il fattore che differenzia l’età contemporanea da quella antica è l’influsso, ossia l’influenza che ha avuto sulla società, sia in ambito nazionale che internazionale, dal progresso scientifico a quello tecnico. Alcuni oggetti che anche nella vita più umile di tutti i giorni che vengono utilizzati quotidianamente (telefono, microfono, lampada elettrica) sono nati proprio tra il 1867 e il 1881; e, benché gli aerei furono prodotti in massa per esigenza militare solo nel 1914, comunque fu scoperta la possibilità di adattare il motore all’aeroplano nel 1903 dai fratelli Wright.
Grandezza, velocità, ritmi di produzione divenivano elementi fondamentali nella nuova società. Il motivo per cui sono nate tutte queste invenzioni sta nel fatto che non derivano da uno sviluppo graduale e continuo ma provengono tutte da nuove materie prime e soprattutto dall’applicazione delle scienze all’industria. Se prima l’acciaio era una materia quasi preziosa, successivamente venne sostituito dal nikel e dall’alluminio che portarono all’introduzione dell’elettricità. L’elettrolisi, fondamentale per l’estrazione dell’alluminio, divenne pratica normale.
Ma non solo, il progresso si verificò anche dal punto di vista dell’igiene e medico. Ad esempio, fu introdotto il cloroformio e l’uso degli antisettici. Si verificò anche la grande età batteriologica dal 1870 quando fu introdotto lo sviluppo delle nuove tinture d’anilina che resero possibile l’identificazione dei batteri tramite diverse colorazioni. Le nuove scoperte in questo ambito favorirono anche l’agricoltura con l’introduzione dei fertilizzanti artificiali.
Il tasso di mortalità per questi motivi diminuì drasticamente e, di conseguenza, salì la curva demografica anche grazie ad un altro fattore fondamentale quale l’immigrazione. Infatti, tra il 1890 e 1914 si verificò un’ondata migratoria in America dall’Europa. La prima ondata vide l’arrivo di milioni di cittadini di paesi esteri quali l’Inghilterra, Germania e Irlanda. Mentre la seconda ondata di migrazioni si concentrerà invece all’inizio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 e riguarderà una popolazione diversa: i nuovi arrivati giungono dall’Europa orientale (quindi russi, polacchi e slavi) e dall’Europa Meridionale (quindi italiani, spagnoli e greci) e saranno i più numerosi.
Inoltre, la rivoluzione industriale negli Stati Uniti non fu dovuta solo alla forte immigrazione ma anche ad evento particolarmente segnante quale la Guerra Civile (ossia la Guerra di Secessione Americana) nel 1861 che diede una spinta decisiva all’industrializzazione mossa da esigenze produttive, tecniche e scientifiche. In America la società comincerà a cambiare in tempi rapidissimi scoprendosi come società industriale: il numero di occupati nell’industria supererà infatti, alla fine del 19° secolo, il numero di occupati in agricoltura (mentre in Europa ciò avverrà più tardi). È innegabile il fatto che tutto ciò modificò profondamente la società e il modo di vivere: ad esempio, aumentò la produzione del cibo in scatola, che si rivelò poi utilissimo durante la Prima Guerra mondiale. Si perfezionano al contempo anche le tecniche di refrigerazione, importantissime per l’industria alimentare e per la quotidianità delle persone, il commercio di nuovi cibi a buon mercato aumentò grazie allo sviluppo delle ferrovie: nel 1869 fu ultimata fino a un remoto capolinea dell’Utah la prima ferrovia che attraversava il continente americano per cui gli Stati Uniti passarono da essere un paese atlantico a diventare una nazione continentale di nuovo modello, altamente industrializzato.
Italia e il processo di industrializzazione
L’Italia, nel nostro caso, non riuscì a seguire i passi dell’America in quanto l’agricoltura era ancora molto sviluppata e troppo scissa dall’industria. Insieme ai mutamenti tecnologici, scientifici e sociali, va a mutare anche la politica. Democratizzazione della politica significa assistere ad una progressiva apertura della sfera dei diritti politici, in particolare con il diritto all’esercizio del voto attivo, il quale sarà concesso ad una sfera sempre più ampia (prima legata al censo ed alle capacità “intellettuali”). Per quanto riguarda l’abbattimento della barriera del sesso degli aventi diritto, accadrà molto tempo dopo.
Tutti questi elementi faranno nascere non solo un Nuovo Mondo, ma anche una nuova società: la società di massa. Il fattore fondamentale, quindi, è il cambiamento sociale ed etnico portato dal processo di massificazione.
Urbanizzazione, massificazione e passaggio da feudalesimo a società aperta
L’intellettuale José Ortega Y Garret definisce il processo di massificazione come il processo più importante dell’800 concependolo all’interno del concetto di “Pieno”: le città piene di persone, le spiagge piene di bagnanti e gli spettacoli pieni di spettatori.
Tra fine ‘800 e inizio ‘900 si realizzarono cambiamenti importanti nella struttura delle società e un ruolo fondamentale fu svolto dall’urbanizzazione. È bene specificare che l’urbanizzazione ha avuto velocità e tratti diversi in base ai fattori culturali e storici di ogni società. Ad ogni modo, il processo di urbanizzazione è stato intenso in tutto il mondo ed è un fenomeno che non può essere solo ascritto all’età contemporanea ma che si può identificare anche con la modernizzazione. Dunque l’identità tra città e modernità ha contribuito a fondare la società di massa.
Il processo di massificazione è collegato ad un processo di apertura e ampliamento e Barraclough esplica proprio nella sua opera le modalità con cui le distanze nel mondo si accorciano sempre di più e, in particolare, Chicago ne è l’emblema. Chicago fu fondata nel 1830 ma tre anni dopo aveva ancora 350 abitanti: la situazione cambiò nel 1900 quando si arrivò a un milione e mezzo di abitanti perché la città divenne punto di confluenza di una rete navigabile di navi e fiumi che la rese un punto di raccordo fondamentale di scambi tra est ed ovest. La città divenne il principale mercato di prodotti agricoli (cereali) e fu elaborato un sistema di alimentazione di massa sulla base dell’allevamento industriale. Nel 1865 furono inaugurati gli Stock Yards, i più grandi mattatoi del mondo. La fornitura e il consumo di carne in scatola diventarono in questo modo seriali e si inaugurò l’alimentazione di massa. Nel 1871 Chicago fu devastata da un incendio che permise una ricostruzione del tutto nuovo della città con i primi grattacieli e i primi prefabbricati come principio della serialità dell’abitazione.
Cosa c'era prima?
Non è facile definire cosa c’era prima della società di massa ma non si può parlare di massificazione senza far riferimento al concetto di emancipazione. Questa tocca la sfera dei rapporti economici perché inizia con la progressiva erosione dei vincoli feudali (emancipazione della proprietà). Questo fenomeno nasce in Inghilterra, alla fine del 18° secolo, con le Enclosures si recintano le terre demaniali (terre comuni) a favore dei proprietari terrieri della borghesia, beneficiando i privati e limitando ad esempio accesso a boschi e fiumi. L’emancipazione della terra dai vincoli feudali rendeva la terra monetizzabile e quindi vendibile, spingendosi gradualmente al processo di privatizzazione. Ma non solo in Inghilterra, anche a Napoli, Palermo e Vienna nel 1948 si verifica un processo conflittuale molto lento e complesso ma che ha permesso l’avanzare del punto di vista politico, economico e sociale del diritto privato (Sancito anche dal codice Napoleone).
Sul diritto privato e sull’individuo libero si basa il concetto di società aperta: proprio il codice Napoleone appena citato è fondamentale perché la legge diventa uguale per tutti ed il diritto viene codificato. La società aperta si collega alla società di massa. L’abolizione del feudalesimo e la proprietà privata sono proprio i fondamenti della nuova società di massa. Dal punto di vista sociale e del lavoro subentra sempre il concetto di privato, monetizzazione, rapporti sociali liberi ed emancipati. La società aperta è libera cioè non passa per le mani di corporazioni. Da questo processo ne aumenta, però, il tasso di povertà perché non ci sono più le corporazioni che assicurano i lavoratori ma nascono rapporti basati sulla competizione nel mercato. Anche ciò che prima era pubblico, comincia a ricadere nella proprietà privata che faceva capo a chi quella proprietà la possedeva, che aveva pagato per quella proprietà. Non a caso il pauperismo diviene massiccio durante questi anni perché sempre meno persone avranno l’accesso a fonti di sostentamento primarie. La classe operaia, nonostante condividesse alcune situazioni in comune come lo sfruttamento, aveva anche molti elementi di separazione, ad esempio: età, genere, provenienza, reddito ecc. Altrettanto se non più conflittuale era la borghesia. Il tipo ideale di borghese era l’imprenditore la cui attività era volta al profitto ma c’erano anche professionisti come insegnanti, medici o avvocati. C’erano poi i commercianti e i piccoli imprenditori artigiani.
Insomma, economia industriale e società di massa sono state molto complesse da analizzare ma comportavano aspetti fondamentali di questo periodo storico. Il processo della società di massa si compie in un momento delicato, dato dall’incrocio dalla società feudale a quella aperta. Con essa diviene fondamentale il concetto di classe, che assumerà una rilevanza particolare nell’Ottocento tanto in senso politico che filosofico.
Riassunto dei passi fondamentali
- Smantellamento ordine feudale: Nella società feudale il dominio sulla terra veniva concesso da un monarca in cambio di fedeltà (dominio diretto forza lavoro) e cedeva protezione. Tra il ‘700 e l’800 la terra divenne un bene commerciabile, si entra nella fase di società aperta;
- Smantellamento corporazioni: Le corporazioni, nate nel XII secolo, sono gruppi di società in cui si entra per status ascritto (per nascita) e in qualche modo proteggono i membri come il feudalesimo. Nella società aperta i membri interagiscono tra di loro liberamente. Le corporazioni sono state eliminate da Napoleone nel 1798 il quale introdusse un tribunale unico per tutti mentre prima esistevano tribunali particolari per ogni corporazione.
Società liberale
L’Ottocento è segnato da un continuo confronto tra libertà, liberismo e liberalismo. Seppur simili, queste parole si riferiscono a concetti diversi:
Il liberismo è un concetto puramente economico e fa riferimento ad una società caratterizzata dalla possibilità di mettere in vendita sia la propria terra che la forza di lavoro e partendo dall’assunto che lo Stato deve intervenire il meno possibile nelle libere interazioni e scambi tra individui e quindi agire solo per mantenere l’ordine. I principi economici della parola liberismo riguardano proprio l’apertura dei mercati verso i paesi esteri e quindi l’abbattimento delle barriere doganali. Di conseguenza, per i liberisti la società corporativa non era un esempio da seguire in quanto i rapporti erano...
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