Verso la prima guerra mondiale
Gli eventi più importanti che si susseguirono nel corso dell’Ottocento furono:
- Il Congresso di Vienna (1814-1815), che vide le grandi potenze europee, ad esclusione della Francia napoleonica che aveva causato il disordine all’interno del continente, accordarsi per porre le basi di una pace duratura fondata sulla gestione congiunta della politica internazionale e sulla moderazione nel seguire i propri interessi.
- La guerra di Crimea (1853-1856) che, per la prima volta, interrompe il momento di pace generale all’interno dei confini europei.
-
Le guerre di unificazione di due Paesi:
- Italia: mai stata unita, ottenuta grazie al talento diplomatico e all’efficienza militare prussiana (cancelliere Otto Von Bismarck), vinse due battaglie:
- 1859, guerra Austro-piemontese, vinta dai piemontesi;
- 1860, spedizione dei Mille e incontro a Teano tra Garibaldi e Emanuele II;
- 17 marzo 1861, Emanuele II proclamato re d’Italia.
- Germania, grazie alla stessa strategia prussiana, vinse:
- contro l’Austria, nel 1866;
- contro la Francia, nel 1870.
- Italia: mai stata unita, ottenuta grazie al talento diplomatico e all’efficienza militare prussiana (cancelliere Otto Von Bismarck), vinse due battaglie:
- Lo sviluppo del neoimperialismo (o alto imperialismo), risultato della forte stabilità europea che spingeva ogni Paese a sfruttare i nuovi armamenti e i nuovi motori per la conquista estera: in questo modo tutte le aree del mondo all’inizio del XX secolo sono controllate direttamente o indirettamente dalle potenze europee. In particolare, questo meccanismo vede le potenze contendersi il controllo di aree del pianeta come l’Africa (Congresso di Berlino, 1884-1885), l’Asia Sud-orientale, alla Persia e al Pacifico (Dottrina Monroe, 1823, gli Stati Uniti non tollerano più nessun intervento europeo nei loro affari: isolazionismo).
In generale, la situazione europea prima del 1914 vedeva:
- Francia e Gran Bretagna con l’impero coloniale più vasto d’Europa, questo era fonte di forza e prestigio;
- Germania senza colonie in Africa, verso la quale non aveva mai volto la sua attenzione: Bismarck era solo concentrato a mantenere lo status quo europeo;
- Irlanda preme in Inghilterra per la creazione di una Repubblica d’Irlanda (creata solo nel 1922): queste spinte rivoluzionarie spaventano molto la classe dirigente inglese.
Lo status di grande potenza veniva riconosciuto a una nazione in base ad alcuni principi tra i quali risaltavano:
- La capacità bellica
- La quantità di popolazione ed estensione territoriale
- Il prodotto finanziario e industriale
- L’efficienza dell’industria pesante
- Inclusione nei rapporti diplomatici (congressi, ratifica dei trattati di pace, aggiustamenti territoriali…)
- Abilità sul piano diplomatico (livello della leadership politica e militare, talento diplomatico…)
Per convenzione, sono investiti di questo titolo gli stati che, in virtù della propria influenza economica e militare, erano ritenuti in grado di condividere le responsabilità della gestione dell’ordine internazionale.
In vigore a questi principi, le cinque grandi potenze riconosciute prima della Prima Guerra Mondiale erano: Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria-Ungheria e la Russia. Ad ogni modo, alcuni Paesi erano considerati “potenze onorarie” (facevano parte della ristretta cerchia delle potenze pur non avendo tutti i requisiti per rientrarne): è il caso, ad esempio, di Italia e Stati Uniti.
Altre zone sono apparentemente tralasciate dalla conquista militare europea; si tratta di entità statuali solo formalmente sovrane ma in realtà alle dipendenze delle potenze europee (America Latina, Cina, Arabia…): semi-colonie. È il caso della Cina, che combatte con la Gran Bretagna (Compagnia delle Indie) le guerre dell’oppio, perché vuole terminare il commercio di sostanze oppiacee con l’India.
La perdita di queste guerre comporta per la Cina:
- Continuazione dei commerci di oppio con l’India;
- Apertura di molti porti cinesi al commercio occidentale;
- Controllo da parte delle grandi potenze europee di molte città cinesi.
In ogni caso, il XIX secolo ha rappresentato per tutta Europa un momento di pace, come intervallo tra la Rivoluzione francese (1789) e le guerre napoleoniche (1815) e i due grandi conflitti mondiali che caratterizzarono il XX secolo: in quel periodo non si manifestarono guerre interstatali, di religione...
Il merito di ciò è da attribuire al Concerto europeo: un sistema di gestione degli affari internazionali che permetteva di mantenere la pace in Europa perché basato sull’“equilibrio tra potenze”. Per lungo tempo, questo sistema funzionò per via della sua capacità di soddisfare gli interessi fondamentali delle grandi potenze, che quindi erano d’accordo nel rispettare le norme di condotta, i valori e gli obiettivi sanciti dal Concerto.
Tuttavia, nel Novecento il consenso delle grandi nazioni mutò fino a sfociare nei due grandi conflitti mondiali a causa di:
- Rapidissima e disomogenea modernizzazione (rivoluzioni scientifica, industriale ed intellettuale).
- Influenza sempre maggiore dell’opinione pubblica in campo politico, sociale ed economico.
- Le migrazioni dalle zone rurali per la creazione di grandi comunità urbane.
- L’incertezza e il disorientamento delle popolazioni di tutto il mondo.
La mancanza di una sovranità condivisa, a favore di un’anarchia di stati, fece in modo che la guerra diventasse agli occhi di ogni Paese il miglior mezzo per affermarsi in modo definitivo sugli altri.
La prima guerra mondiale
Nonostante gli storici riconoscano molteplici spiegazioni per le cause della Prima Guerra Mondiale, queste di solito sono divise in:
- Cause a lungo termine: Decisioni di lungo periodo che rendono un conflitto probabile nel suo verificarsi.
- Cause immediate: Decisioni che inevitabilmente avrebbero fatto scoppiare la guerra in quel determinato momento.
Cause a lungo termine
-
Il sistema di alleanze tra le potenze europee che impedì il funzionamento del principio di equilibrio tra le potenze. L’alleanza è un accordo di carattere militare tra due o più Stati sovrani, attraverso il quale le parti si impegnano ad aiutarsi reciprocamente nel caso in cui una di esse sia coinvolta in un conflitto militare.
- Normalmente, si parla di Alleanza de Facto in cui due o più Paesi sono concretamente impegnati in un’alleanza attraverso la firma di un Trattato di Alleanza: documento di natura giuridica e, solitamente, difensiva, contenente una serie di impegni che le parti sottoscriventi (o i membri rappresentanti del loro potere esecutivo) si obbligano a rispettare, attraverso la ratifica da parte del Parlamento. È un trattato internazionale, come quelli commerciali. Prevede un Casus Foederis, clausola che stabilisce quando scatta l’obbligo per una parte di aiutare l’altra, ma può non esserci: se non c’è, esso scatta automaticamente quando una delle due parti entra in guerra.
- Si può anche stringere un’Alleanza de Iure, di diritto, in cui è un documento che sancisce le ragioni della convergenza dei Paesi alleati.
- Triplice Alleanza, alleanza trilaterale, stretta nel 1882 tra Italia, Impero Austroungarico e Impero Prussiano (risultato della precedente Duplice Alleanza tra Germania e Austria proposta dal cancelliere Bismarck per “stabilizzare lo status quo europeo”). Il Casus Foederis è esplicitato, e riguarda l’unico caso in cui uno dei tre Paesi venga attaccato da un altro.
- Triplice Intesa, alleanza multilaterale, stretta nel 1907 tra Russia, Regno Unito e Francia (risultato della precedente alleanza tra Francia e Gran Bretagna che, attraverso l’Entente Cordiale del 1904, posero da parte le loro controversie imperialistiche). In realtà, i rapporti stretti in questa alleanza sono di tipo bilaterale: Regno Unito e Russia, Russia e Francia, Francia e Regno Unito. Il suo scopo è quello di contrastare la potenza degli imperi centrali.
-
Il progressivo declino dell’Impero Ottomano, a partire dal 1908, che risveglia due Paesi che si mobilitano per controllare i suoi territori, in particolare quello dei Balcani (Stretto del Mar Nero e città di Costantinopoli). Le due parti contrapposte furono:
- Austria-Ungheria, preoccupata dalle intenzioni espansionistiche della Serbia verso i territori balcanici perché potrebbero sfociare nella disintegrazione del suo impero multinazionale. Con l’Austria si allineò la Germania, che non poteva permettersi di perdere il suo principale alleato;
- Impero Russo, che voleva aumentare la propria influenza e riconfermarsi come Paese protettore di tutti i popoli slavi. Con la Russia, invece, si alleò la Francia che aveva bisogno del suo sostegno per ripristinare il suo controllo sulle regioni dell’Alsazia e della Lorena.
-
La corsa agli armamenti che, inizialmente, interessò esclusivamente le potenze inglese e tedesca ma ben presto si allargò in tutte le altre potenze europee (in particolare la Russia, con l’investimento di oltre un miliardo di rubli da parte dello zar Nicola II per la costruzione di collegamenti ferroviari, la modernizzazione dell’esercito e degli armamenti). L’antagonismo navale anglo-tedesco fu quello che iniziò l’intero processo: il piano tedesco era quello di costruire una “flotta di rischio” (piano del generale Tirpitz, sostenuto dall’imperatore Guglielmo II) che servisse a colpire la Royal Navy inglese e a lasciare, anche in caso di sconfitta, l’impero senza nessuna difesa dagli altri Paesi. La Gran Bretagna si dimostrò intenzionata a rispondere all’attacco per mantenere il primato di flotta più potente d’Europa, e ben presto il governo tedesco cedette; in generale, questa corsa agli armamenti si basava su:
- Importanti innovazioni tecniche
- Investimenti per la produzione di nuove navi da guerra.
- Aumento dei ritmi di produzione.
-
Gli antagonismi imperialistici, con particolare riferimento al declino dell’impero ottomano; le potenze europee si erano divise tra chi:
- Lo interpreta come occasione da sfruttare;
- Lo interpreta come minaccia per la stabilità nei Balcani e, di conseguenza, in Europa.
Nonostante la Germania, sotto la Weltpolitik di Guglielmo II, sia accusata di essere l’iniziatrice del conflitto, in realtà tutte le potenze dovettero affrontare delle problematiche interne che sfociarono ben presto nella guerra: in generale, la violenza e la diplomazia armata erano più semplici da utilizzare della cooperazione e della moderazione.
Nel giro di brevissimo tempo, infatti, tutte le potenze, spaventate dalle intenzioni delle altre, avevano già fatto piani bellicosi e se, prima del 1910, solo la Germania aveva considerato di attaccare per prima nel caso dello scoppio di una guerra, negli anni immediatamente successivi, anche le altre potenze iniziarono a considerare questa idea. Sebbene, come il primo grande conflitto avrebbe dimostrato, le nuove armi spostavano il vantaggio verso chi si difendeva si svilupparono in quegli anni molte politiche estere aggressive volte a far iniziare velocemente quella che ci si illudeva potesse essere una guerra lampo.
Cause immediate
Per quanto riguarda le decisioni immediate che portarono alla guerra queste sono imputabili alle crisi che si susseguirono nel giro di pochi anni e alle conseguenze di ognuna di loro:
-
Prima crisi marocchina, tra il 1905 e il 1906: prima occasione in cui le potenze europee si scontrarono militarmente. Il kaiser Guglielmo II aveva fatto visita al Sultano marocchino appoggiando l’indipendenza del suo stato, minacciata dal controllo francese. Mentre al fianco della Germania si schierò l’impero austro-ungarico, a sostegno della Francia si schierò l’Inghilterra, con la quale era già unita dall’Entente Cordiale (1904). Questo scontro, che si concluse con la Conferenza di Algeciras, portò a due conseguenze:
- L’accentuazione dell’isolamento della Germania, che non ottenne il sostegno di alcuno Stato.
- La consolidazione dei rapporti tra Inghilterra e Francia, che presero anche natura militare.
- Crisi bosniaca, tra il 1908 e il 1909, che vide coinvolte le potenze tedesca e austro-ungarica contro quelle serba e russa: il nuovo governo turco (capeggiato dai Giovani Turchi, dal forte sentimento nazionalista) rivendicava il suo possesso della Bosnia-Erzegovina nonostante il suo controllo amministrativo fosse affidato all’Austria. Al fianco di quest’ultima si schierò la Germania che, con la minaccia di utilizzare la forza, fece in fretta arretrare i russi che erano troppo deboli per sostenere un attacco del genere.
-
Seconda crisi marocchina, nel 1911, i cui principali protagonisti furono ancora una volta Francia e Germania: la prima mentre cercava di affermare il suo controllo sui Paesi dell’Africa settentrionale e la seconda mentre cercava di impedirglielo. Per una seconda volta i tedeschi furono costretti, seppur in modo pacifico, ad arrendersi; in questo modo si verificò:
- Un’accentuazione dell’alleanza delle potenze democratiche, entrambe al massimo stato d’allerta nei confronti del loro nemico comune: la Germania
- La disfatta della Germania che non si trovava solo isolata dalle altre potenze, ma anche “accerchiata” dai loro eserciti.
-
Guerra balcanica, tra il 1912 e il 1913, che creò una situazione di crisi semipermanente. L’accordo tra Austria e Russia del 1909 aveva mantenuto la pace nei Balcani per alcuni anni, ma la Russia aveva creato una Lega Balcanica (Grecia, Serbia, Bulgaria, Montenegro…) che avrebbe dovuto fare i suoi interessi; al contrario essa prese l’iniziativa e respinse i turchi oltre lo Stretto del Bosforo. Nel momento in cui, grazie alle nuove conquiste fatte, la Serbia riuscì ad allargare i propri confini giungendo quasi fino all’Adriatico, si formarono le alleanze che poi si sarebbero ripresentate all’inizio della guerra:
- Serbia vs Austria
- Russia, in difesa dei popoli slavi.
- Germania, il cui kaiser sosteneva appieno la guerra tra Austria e Serbia riconoscendo che un conflitto paneuropeo sarebbe stato inevitabile.
- Francia, alleata con la Russia.
- Gran Bretagna, che prendeva le parti della Francia.
In pochissimo tempo, dunque, ci si poté accorgere che, mentre le forze democratiche crescevano e consolidavano i loro rapporti che includevano anche la Russia dal 1907 con la firma della Triplice Intesa, le potenze centrali erano sempre più deboli e senza alleati nonostante la rimanenza in vigore del trattato di Triplice Alleanza che coinvolgeva anche l’Italia.
Il Casus Belli scoppiò il 28 giugno 1914, con l’uccisione dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando e sua moglie a Sarajevo (capitale della Bosnia Erzegovina): finalmente le forze austro-ungariche poterono sfruttare l’occasione per risolvere con la violenza (ultimatum inviato dal governo) la questione serba.
Da quel momento in poi una serie di volontà politiche maturate a partire dagli anni ‘10 inizia quella che con il tempo diventerà una vera e propria guerra. La prima a mobilitarsi sarà la Germania che interviene in solidarietà con l’Austria, non perché il patto della Triplice Alleanza lo richiedesse, ma nella speranza che una guerra circoscritta nei Balcani potesse annientare la Serbia, umiliare la Russia e di conseguenza rompere l’Intesa.
La Russia si mobilitò velocemente, molto più in fretta delle aspettative tedesche, e l’Italia, inizialmente proclamata neutrale, entrò in guerra nel 1915 al fianco dell’Intesa. L’ultimo Paese ad entrare in guerra, invece, sarà la Gran Bretagna, che decide di mobilitarsi intimorita dal pericolo che una vittoria tedesca avrebbe potuto rappresentare per l’impero inglese, e a causa del mancato rispetto da parte dei tedeschi della neutralità belga: questo infatti verrà violato attraverso l’applicazione del Piano Schlieffen (ispirato al capo di Stato maggiore tedesco, Alfred von Schlieffen); secondo questa strategia militare, l’esercito tedesco si sarebbe dovuto dividere in due parti:
| Maggioranza dell’esercito | Minoranza dell’esercito |
| Attacco all’esercito francese penetrando il confine di un Belgio neutrale. | Difesa dall’esercito russo, atteso sul fronte orientale tedesco. |
| Affidamento sull’incontrastata superiorità militare tedesca rispetto all’esercito francese e a quello belga: in realtà, politiche militari in espansione in entrambi i Paesi. | Affidamento sulla lenta mobilitazione dell’esercito russo: in realtà, il Grande Programma attuato dallo zar velocizzò la corsa agli armamenti del Paese. |
Nel giro di pochissimo tempo, il Piano Schlieffen fallì e insieme a lui le speranze di una guerra lampo; la vita nelle trincee, consolidate intanto sia a oriente che a occidente, peggiorava sempre di più e dalla carneficina che risultò essere la guerra si evinse la grande problematica sociale, per la quale si verificò un inaspettato consenso alla guerra da parte del governo di tutti i Paesi europei e dei Partiti di opposizione, con l’unica eccezione della parte riformista del partito socialista.
Ogni passaggio e ogni decisione presi durante i combattimenti risultarono avere carattere consequenziale. Arrivati al 1917 il ritorno allo status quo europeo precedente alla guerra era impossibile, a causa della situazione di stallo strategico sviluppata su tre piani:
- Interno, perché il consenso nazionale alla guerra rimaneva costante in tutti i Paesi, facendo aumentare le alleanze tra imprese, sindacati e governi.
-
Militare, perché la mancata ed errata programmazione delle strategie di guerra fece in modo di:
- Trasformare inevitabilmente in guerra di trincea (guerra di posizione);
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti parte 1 Storia dell’architettura contemporanea
-
Appunti Storia contemporanea
-
Appunti di Storia dell'architettura contemporanea
-
Appunti Storia Contemporanea (1°parte)