Estratto del documento

Tesina sul progresso

Tutto ciò che è moderno viene, prima o poi, superato.

Ecco il mio motto: progresso costante. Se Dio avesse voluto che l'uomo indietreggiasse, gli avrebbe messo un occhio dietro la testa. Noi guardiamo sempre dalla parte dell'aurora, del bocciolo, della nascita. (Victor Hugo)

Presentazione

Dalla rivoluzione industriale della seconda metà del '700 fino ai giorni nostri, il progresso scientifico e tecnico non ha conosciuto soste né rallentamenti, anzi, le nuove scoperte hanno avuto un effetto “acceleratore” su tutto lo sviluppo industriale e portato a nuove applicazioni capaci, a loro volta, di condurre l'umanità sempre più avanti sulla strada del progresso.

Negli ultimi quarant'anni sono intervenute importanti modifiche nelle tecnologie produttive: le fibre naturali sono state sostituite da quelle sintetiche, il sapone fatto con grassi naturali ha ceduto il posto ai detergenti sintetici, il lavoro manuale è stato in larga scala sostituito dal lavoro di robot (e gli esempi potrebbero continuare all'infinito). Tutto questo progresso tecnologico che è stato accompagnato da un miglioramento delle condizioni di vita (alleviamento delle più pesanti fatiche del lavoro, vittoria su numerose malattie, prolungamento della durata della vita media), ha però causato gravi fenomeni d'inquinamento.

Ogni nuova tecnologia che produce un beneficio economico è immediatamente accettata, mentre, spesso, le azioni che proteggono l'ambiente naturale e richiedono costi, sono giudicate antieconomiche, e quindi non adottate. In realtà, i dissesti che l'uomo sta arrecando all'ambiente a lungo termine comportano poi, per essere sanati, dei costi ben maggiori e non sempre è possibile riportare l'ambiente inquinato alle condizioni primitive.

Quindi, stiamo parlando di progresso? O si va verso il regresso?

Se fino ad un certo punto ci siamo trovati davanti ad un exploit d'innovazioni, ma pressoché mai andando a gravare sull'ecosistema naturale, ora che stiamo danneggiando in maniera esponenziale il nostro habitat, si può ancora parlare di progresso?

Da molti anni si parla anche di energia nucleare, ma i benefici non riescono a compensare gli svantaggi costituiti dal difficile smaltimento delle scorie radioattive e dalla sicurezza degli impianti, così molti stati, fra cui l'Italia non hanno optato per il nucleare. In sintesi, per far sì che la numerosissima popolazione che vivrà nei prossimi secoli abbia condizioni di vita accettabili, occorre una corretta valutazione sia delle capacità del nostro piccolo pianeta, sia dei costi da sostenere.

Tuttavia sono fiducioso nell'avvenire, credo che il periodo in cui stiamo vivendo sia solo una fase della nostra evoluzione, un'era in cui l'uomo deve assumere la consapevolezza delle potenzialità del nostro pianeta. Si tratta, infatti, di valutare i limiti naturali da adeguare ai ritmi di crescita della popolazione e alle risorse economiche seguendo un modello di vita più equilibrato per raggiungere l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile.

Zarroli Devid

Italiano

Verga: “Il cammino fatale” dell'umanità verso il progresso

Alla base del pensiero di Verga c'è la concezione secondo la quale gli uomini sono sottoposti a un destino impietoso e crudele, che li condanna non solo all'infelicità e al dolore, ma anche a una condizione d'immobilismo nell'ambiente familiare, sociale ed economico in cui sono trovati nascendo. Chi cerca di uscire dalla condizione in cui il destino lo ha posto, non trova la felicità sognata, anzi va immancabilmente incontro a sofferenze maggiori, come succede a 'Ntoni Malavoglia e a Mastro don Gesualdo.

Quindi all'uomo non rimane che una vita immobile e rassegnata come lo stesso Verga sottolinea con “l'ideale dell'ostrica” secondo il quale la gente si comporta come l'ostrica che vive fino a quando è attaccata allo scoglio e quando si stacca il mare la ingoia come un pesce vorace.

Nella prefazione ai “Malavoglia”, lo scrittore siciliano rende evidente ancor più la condizione dolorosa e tragica della vita:

“Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni le prime irrequietudini del benessere e quale perturbazione debba arrecare in una famigliola vissuta sino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell'ignoto, l'accorgersi che non si sta bene o che si potrebbe star meglio. Il cammino fatale incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme da lontano. In questa immane forza che è la luce del progresso, scompaiono le miserie, le sofferenze, gli interessi individuali; l'umanità, in effetti, progredisce per la forza stessa di questa molla meccanica e incessante della vita; ma per l'individuo è negato il progresso. Anzi proprio perché questo progresso della società umana si compie a spese delle sofferenze degli uomini, i quali travolti dalla fiumana, restano per via, si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, o vinti levano le braccia disperate, o piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvenienti, i vincitori d'oggi anch'essi avidi di arrivare, e che saranno sorpassati domani.”

La nostra vita ha quindi, in questa stessa corsa del progresso universale degli uomini, la necessaria e fatale legge del dolore e della sofferenza, che si rivela appunto quando qualcuno tende ad uscire dalla fiumana immensa, in cui la vita lo aveva inchiodato. Uscire dalla fiumana immensa è la ribellione alla vita, e la stessa vita ricaccerà nell'ignoto e nel pentimento coloro che tenteranno il progresso individuale. Un esempio è dato dal giovane 'Ntoni che per aver rifiutato le regole della vita paesana è costretto a fare il contrabbando finendo in galera e rimanendo per sempre escluso dalla casa del nespolo o da Mastro don Gesualdo che per ascendere al mondo borghese accetta un matrimonio disonorante.

L'arte narrativa del Verga consiste appunto nel cogliere questa legge eterna del progresso universale della vita e la lotta individuale di alcuni che si ribellano ad essa. E' indubbiamente questa una concezione pessimistica, ma niente affatto provinciale, perché gli episodi del suo piccolo paese siciliano sono uno degli infiniti aspetti del grandioso vivere e soffrire di tutta l'umanità; e sono narrati con l'atteggiamento oggettivo di chi tiene sempre l'occhio rivolto a tutta l'umanità.

Comunque è evidente che la molla del progresso è spiegata materialisticamente secondo i criteri del determinismo naturalistico.

L'evoluzione della specie umana si realizza attraverso la lotta della selezione naturale, secondo gli insegnamenti di Darwin e di Spencer. Quindi dalla lezione del positivismo deriva la massima su cui Verga fa numerose volte leva: “Gli uomini sono fatti come le dita della mano: il dito grosso deve fare il dito grosso, e il dito piccolo deve fare il dito piccolo”. Anche se chi vince è il più forte e il più spietato, ma non necessariamente il più giusto.

In sintesi qual è il pensiero del Verga sul progresso?

Verga, in netto contrasto con l'entusiasmo positivistico, nega che il progresso significhi serenità e felicità ed è convinto che in questo mondo, teso verso la ricerca di beni materiali e di ambizioni sempre più elevate, l'uomo è chiuso in sé affidato alle sue forze che si logorano giorno dopo giorno. Verga paragona il progresso a una fiumana, tipico fiume siciliano a regime torrentizio che per la maggior parte dell'anno è in secca, ma nella stagione delle piogge straripa e reca danno alle cose più deboli, come il progresso che è inattivo per la maggior parte del tempo ma quando si rivela i più deboli e i più poveri ne sono soggiogati.

Leopardi: “La storia non è progresso”

Leopardi, allargando la sua meditazione e oltrepassando la prima fase della sua ideologia secondo la quale la natura ha donato agli altri la felicità ed invece è stata avara con lui, si rende conto che questa felicità degli altri è solo apparente, perché la vita umana non ha uno scopo, un ideale degno per il quale valga la pena di lottare; tutto è falso: la religione, la virtù, l'amore, la patria, la gloria, perché tutti gli uomini sono condannati all'infelicità.

Indagando sulla causa dell'infelicità umana, Leopardi segue la spiegazione di Rousseau, e afferma che gli uomini furono felici soltanto nell'età primitiva, quando vivevano allo stato di natura; ma poi essi vollero uscire da questa beata ignoranza e innocenza istintiva e, servendosi della ragione, si misero alla ricerca del vero.

Le scoperte della ragione furono catastrofiche: essa, infatti, rivelò la vanità delle illusioni che la natura, come una madre benigna e pia, aveva ispirato agli uomini; scoprì le leggi meccaniche che regolano la vita dell'universo, scoprì il male, il dolore, l'infelicità, l'angoscia esistenziale. La storia degli uomini, quindi, dice il Leopardi, non è progresso ma decadenza da uno stato d'inconscia felicità naturale a uno stato di consapevole dolore, messo in luce dalla ragione.

Ciò che è avvenuto nella storia dell'umanità si ripete immancabilmente nella storia di ciascun individuo. Dall'età dell'inconscia felicità, qual è quella dell'infanzia, dell'adolescenza e della giovinezza, quando tutto sorride intorno e il mondo è pieno d'incanto e di promesse, si passa all'età della ragione, all'età dell'arido vero, del dolore consapevole e irrimediabile.

Questo secondo aspetto del pessimismo leopardiano è detto pessimismo storico o progressivo, perché scoperto progressivamente nel corso della storia.

La ragione è colpevole della nostra infelicità, in contrasto con la natura, madre provvida e pia, che cerca di coprire col velo dei sogni, delle fantasie e delle illusioni, le tristi verità del nostro essere.

In sintesi qual è il pensiero del Leopardi sul progresso?

In molte liriche leopardiane si evince quanto egli sia scettico verso il progresso, infatti, nella sua penultima lirica intitolata ‘’La Ginestra o Fiore del deserto’’ esordisce immediatamente con una citazione evangelica, codesto riferimento sta a simboleggiare il sarcasmo e l'ironia che egli prova verso filosofi idealisti e neocattolici, che esaltano “le magnifiche sorti e progressive dell'umanità”.

Storia

L'umanità si dirige verso il progresso: la seconda rivoluzione industriale

Per seconda rivoluzione industriale s'intende quel periodo segnato da un forte progresso della tecnica e dalla tecnologia in ogni campo e scienza, e che ebbe inizio intorno agli anni novanta del diciannovesimo secolo.

Rivoluzione perché ogni aspetto di ogni scienza è stato sconvolto e affrontato sotto un'ottica completamente rinnovata, e l'aggettivo industriale si riferisce al carattere che ha assunto, ma anche al campo che più ne rimase influenzato.

L'input a questo importante periodo storico lo dette l'Inghilterra, quando nella prima metà del 1800, venne costruita la prima ferrovia, che collegava Liverpool a Manchester, e registrò l'ascesa di una nuova classe sociale, la borghesia, ma soprattutto sul suolo britannico vennero per prima applicate le teorie del liberismo economico, enunciate da Adam Smith nel 1776.

Quest'ultimo punto, la teoria del liberismo, non è per niente da porre in secondo piano, anzi, forse viene più semplice attribuire la nascita di questa rivoluzione alla messa in pratica di questa teoria ricordata per la frase di Jacques Tourgot: “Lasciateli fare (lasseiz les-faire): ecco il grande principio dell'economia“. Il soggetto di questa citazione, come pure delle teorie collegate, è l'imprenditore o manager, un soggetto che tuttora sta giocando il ruolo del protagonista e che, nel diciannovesimo secolo fece la sua comparsa nel panorama internazionale.

Il principio base del liberismo economico è piuttosto semplice: abbattere ogni ostacolo alla libera circolazione delle merci, in opposizione a quelle che erano le teorie del protezionismo, volte ad assicurare e a garantire gli interessi dei proprietari terrieri, fino allora indiscussi protagonisti dello scenario economico e sociale da secoli.

Il protezionismo faceva leva, dunque, sugli alti dazi applicati alle frontiere, condizionando quindi le importazioni; ma lo sviluppo industriale impose che fosse stata riconosciuta la massima libertà alle importazioni e le esportazioni, questo per sfruttare al massimo le potenzialità della produzione in serie e della meccanizzazione del lavoro, che erano in forte contrasto con l'attenzione alla produzione locale, oramai viste come obsolete e superate, e incapaci di concorrere al maggior profitto. Purtroppo le produzioni locali non riuscirono a far fronte a queste innovazioni, che con il crollo della borsa di Vienna del 1873, dettero inizio a una forte depressione che durò fino al 1896.

Questa crisi invase ogni paese europeo con conseguenze facilmente intuibili, soprattutto nel campo delle industrie europee che non riuscivano a tenere il passo di quelle d'oltreoceano e per il settore agricolo, che a stento intraprese la strada della modernizzazione. L'unica soluzione, visto il fallimento di molte industrie e agricoltori, pareva il monopolio, in altre parole, molte industrie pur di sopravvivere trovarono dei metodi per controllare il mercato, in modo da rendere meno aspra la concorrenza. Questa soluzione però comportava l'impiego di notevoli risorse finanziarie, ormai distanti dalla realtà del singolo proprietario o imprenditore.

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Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Italiano: Giovanni Verga (Il cammino fatale dell'umanità verso il progresso); Giacomo Leopardi (La storia non è progresso)
  • Storia: la seconda rivoluzione industriale
  • Tecnologia dell'abbigliamento: dalle teorie di Taylor allo studio del lavoro ed ergonomia del posto di lavoro
  • Moda, disegno e progettazione industriale: i dispositivi CAD/CAM
  • Automazione: i sistemi di visione (l’ultima frontiera della tecnologia)
  • Inglese: Charles Frederick Worth
  • Chimica: il sapone
  • Economia industriale: la gestione di un’azienda e le operazioni di gestione
  • Matematica: le derivate
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