Istituto professionale di Stato “Versari – Macrelli”
Patria sognata, patria perduta, a cavallo della storia: L’Occitania.
La coscienza nazionale occitana negli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900, retrospettive e confronti con la storia e la letteratura delle grandi nazioni europee.
Candidato: Dario Capasso V A com. Corso serale.
Introduzione
Il presente elaborato partecipa ad un bando di concorso indetto dall’associazione culturale “La Valaddo”, avente sede nel comune di Roure (TO), fraz. di Villaretto Chisone.
L’associazione, fin dalla sua nascita avvenuta nel 1968, si prefigge lo scopo di rinsaldare e sviluppare i rapporti tra le popolazioni di espressione provenzale delle valli alpine piemontesi del Chisone, della Germanasca e dell’alta Dora Riparia.
Attraverso la creazione di un periodico dell’associazione e di numerose iniziative culturali volte a salvaguardare il patrimonio linguistico e le tradizioni di quelle terre essa collabora con numerose altre realtà associative in Italia ed all’estero.
La curiosità e l’interesse per questa popolazione, considerata in Italia una minoranza linguistica, tutelata da leggi sia nazionali che regionali, parte da una personale inclinazione allo studio antropologico di lingue minoritarie e delle tradizioni legate alle popolazioni di appartenenza poiché vi è la convinzione che i continui processi di integrazione ed unificazione, spesso avvenuti con passaggi piuttosto bruschi, sacrifichino in qualche modo l’identità culturale, gli usi ed i costumi delle singole popolazioni, riducendo gli esseri umani ad una massa amorfa senza passato, sostituendo l’identità culturale e territoriale con una nuova patria “indotta”, tendenza imperialistica che spesso è stata riscontrata nel modus operandi dei più grandi assolutismi del passato.
Anche oggi che assistiamo ad una sensibile sfiducia dei popoli europei verso un processo integrativo come quello comunitario che, partito dall’economia, ha investito via via ogni aspetto della vita dei cittadini, varrebbe la pena di soffermarsi a riflettere su cosa è meglio per essi piuttosto che investire risorse, morali, materiali e soprattutto economiche, nella creazione di un’entità sovranazionale troppo lontana dalle realtà territoriali e dai bisogni dei cittadini; invece, specie per quanto riguarda la realtà italiana, si assiste ad una massiccia e quasi disperata campagna promozionale attraverso i canali di comunicazione pubblica sui pregi del processo di integrazione europeo, mascherando le inefficienze dei governi nazionali che via via si sono succeduti e preconizzando lo stesso processo di integrazione, quindi di cessione pressoché totale della sovranità nazionale ad un organismo sovra-statale, come la panacea di tutti i mali.
Questo elaborato, partendo dal periodo storico della seconda metà dell’800 fino ai primi anni del ‘900, prima dello scoppio della I Guerra Mondiale, si articola su un percorso spazio-temporale e multidisciplinare toccando, con uno o più argomenti, alcune materie facenti parte del piano di studio curricolare.
In Storia, come si è detto, verrà sviluppato in particolare il periodo ove si conobbe una Seconda Rivoluzione industriale, che dette un decisivo impulso per il definitivo passaggio da una società rurale ed arretrata ad una società industriale ed avanzata.
In Letteratura ci si soffermerà sui movimenti tardo romantici, sulle reazioni naturaliste e realiste ad essi, sulle avanguardie letterarie, come la Scapigliatura milanese, che poi porteranno al Decadentismo.
In Lingua Inglese si affronterà l’evoluzione dei trasporti ed i cambiamenti che con essa hanno contribuito a sviluppare l’economia.
In Diritto, coerentemente con l’analisi storica della condizione dei lavoratori, si parlerà del diritto del lavoro e dei contratti vigenti in materia.
In Economia d’Azienda verrà trattata la parte relativa alla contabilità del personale ed i relativi elementi retributivi.
Escartons
Brevi cenni sull’Occitania, la terra degli
(Mappa delle valli occitaniche in Italia tratta dal sito: http://www.alpcub.com/index.htm)
A partire dall’VIII secolo dopo Cristo il territorio dell’antica Gallia è diviso prevalentemente in due aree linguistiche, in particolare, nel sud si sviluppa una Langue d’Oc, lingua definita gallo-romanza che verrà poi chiamata occitano o Langue d’Oil contrapposto alla parlata nella zona settentrionale del Paese.
La zona meridionale della Francia è stata a lungo teatro di frequenti incursioni celtiche, tant’è vero che lo stesso toponimo “Occitania” deriverebbe dal termine occidente che a sua volta aveva formato il vocabolo “occeltico” per definire i coloni celti stanziati nell’area dell’ovest Europa fino alla penisola iberica.
L’occitano ha una lunga e ricca tradizione storica, il primo documento in lingua occitana risale alla seconda metà del X secolo, ma essa è diffusa ben oltre i confini francesi grazie all’opera dei trovatori del XII e XIII secolo, artisti di strada che attraverso la musica, canti e ballate, raccontano veri e propri romanzi aventi per oggetto l’amor cortese o altre tematiche di grande popolarità.
I trovatori però furono vittime della devastante “Crociata degli Albigesi” ossia la persecuzione del movimento eretico dei “Catari” bandita da Papa Innocenzo III fin dagli inizi del 1200, ciò permise ai baroni crociati di conquistare le terre della Linguadoca e rappresentò un pesante ridimensionamento anche della diffusione della lingua occitana, giacché le popolazioni furono costrette a scappare sia nel vicino Piemonte che nei territori più lontani.
Si hanno infatti presenze occitane vive ancora oggi nel comune di Guardia Piemontese in Calabria, oltre a presenze franco-provenzali nei comuni di Celle San Vito e Faeto nell’alta Capitanata in provincia di Foggia.
Due secoli più tardi il governo francese promulgò un editto affinché si redigessero tutti i documenti ufficiali in lingua francese, ponendo difatti l’occitano, come altre lingue minoritarie, fuori legge.
Fu però nel XIX secolo che la lingua e la cultura occitana rivisse un nuovo e particolare momento, la borghesia del sud della Francia, riscoprendo l’epopea dei trovatori comincia a coltivare di nuovo la parlata dei suoi avi e l’occitano fa il suo ingresso nei salotti che contano.
È di quest’epoca la creazione a Tolosa dell’Academie de Jeux Floraux nel 1830 e nel 1854 Frédéric Mistral dà vita al Félibrige, un movimento politico e culturale occitano fondato insieme a Joseph Roumanille ed altri.
La seconda metà del 1800 vide un rifiorire della letteratura occitana senza paragoni, Mireiò di Mistral, un poema in versi sullo stile trobadorico, gli valse addirittura il premio Nobel per la letteratura nel 1904, Les Contes Provençaux di Roumanille, tradotto ed adattato in francese da Alphonse Daudet, sono solo due delle numerose opere in lingua occitana di quegli anni.
I seguaci di Mistral insistono nella loro visione soprattutto letteraria e si accontentano di considerare la Francia come “grande patria” in cui sistemare onorevolmente ma senza contestazioni radicali la loro “piccola patria”.
Così, in un periodo che vede la nascita dei nazionalismi politici presso tutte le minoranze europee, gli occitani non sono in grado di portare avanti le proprie rivendicazioni.
A livello geografico l’occitano ha conosciuto una notevole espansione territoriale, è parlato infatti in un terzo del territorio francese, esso si divide in tre sotto aree morfo-linguistiche: il limousino, l’auvergnate ed il vivaro-alpino parlato in alcune zone della Regione francese del Rhone – Alpes (Haute Alpes ed Alpes de Haute Provence).
La variante vivaro-alpina dell’occitano è quella parlata anche nelle alte valli del Piemonte della provincia di Torino, la Val Pellice, la Val Chisone, la Val Germanasca e l’Alta Valsusa ed il Pinerolese, nelle valli della provincia di Cuneo e nell’alta valle del Tanaro in provincia di Imperia in Liguria oltre che nel comune di Guardia piemontese in provincia di Cosenza.
In quest’ultimo comune e nella frazione di San Sisto dei Valdesi all’interno del comune di San Vincenzo la Costa, sempre in provincia di Cosenza, l’uso dell’occitano è dovuto all’emigrazione di una comunità valdese per sfuggire alle persecuzioni tra il XIII ed il XIV secolo.
Una importante distinzione va fatta tra l’occitano ed altre due lingue delle zone limitrofe: il Patois valdostano parlato nella Valle d’Aosta e l’arpitano o gallo-provenzale parlato in alcune valli piemontesi come la bassa Val di Susa e la Val Sangone e nei comuni di Celle San Vito e Faeto in provincia di Foggia.
Quest’ultimo deriva dalla lingua parlata nella regione francese della Savoia, già appartenente al Piemonte e ceduta alla Francia dalla casa reale sabauda italiana nel marzo 1860.
La connessione delle valli occitane con il resto del territorio storico definito Occitania che si estende dalla Francia meridionale fino alla Spagna settentrionale è dovuto alle facili vie di comunicazione del Colle della Maddalena e del Monginevro che comunicano con il versante ovest delle Alpi Cozie e Marittime.
Da una stima etnologica della Commissione europea del 2005 a parlare l’occitano oggi si conterebbero due milioni di persone mentre si stimano in sette milioni quelli che conoscono la lingua per influenze più varie.
L’Occitano è tutelato come lingua minoritaria storica dall’Art. 6 della Costituzione e dalla Legge n. 482 del 15 Dicembre 1999 che ha posto le basi per una maggiore tutela e valorizzazione della lingua.
Come abbiamo visto l’area occitanica è stata da sempre patria fertile per correnti religiose eretiche come i catari e gli ugonotti.
Lo stesso simbolo dell’Occitania, la Croce di Tolosa, mostra i frequenti contrasti con la Chiesa di Roma.
Essa, infatti, è lo stemma araldico del Conte di Tolosa Raimondo V che si ribellò al Papa durante la crociata degli albigesi, i tre pomi per ogni braccio della croce rappresentano le dodici case dello zodiaco, simbolo mistico di notevole importanza, allo stemma araldico è spesso associata una stella a sette punte raffigurante le sette regioni storiche dell’Occitania.
La Chiesa Valdese ha stabilito nelle valli occitane del Piemonte la sua patria d’elezione, sin dal 1400 infatti troviamo i primi testi in occitano proprio grazie alla comunità valdese che tutt’oggi ha il proprio centro spirituale a Torre Pellice.
Nel 1685, con la revoca dell’editto di Nantes (che aveva sancito libertà di culto per i protestanti), l’organizzazione valdese in Francia viene completamente sradicata e nel territorio italiano Carlo Emanuele II di Savoia emana un proprio editto secondo il quale i valdesi avrebbero dovuto interrompere il loro culto e scegliere fra l’abiura o l’esilio.
I valdesi scelgono la resistenza e così le valli Pellice e Germanasca vengono invase da un esercito misto franco-sabaudo e devastate.
Grazie ad un accordo, i prigionieri riescono a emigrare in Svizzera ma nel 1689 decidono di tornare nelle loro valli da cui non verranno mai più scacciati perché il duca di Savoia si è nel frattempo alleato con l’Inghilterra, l’Olanda, l’Austria e la Germania contro Luigi XIV di Francia.
Tuttavia i valdesi sono ancora perseguitati fino al 1848, quando viene promulgato nei loro confronti l’“Atto di Emancipazione”.
Nel 1343 per quanto riguarda la situazione dell’Occitania cisalpina, la Val di Susa, la Val Chisone e l’alta Val Varaita, insieme alle valli di Briançon e del Queyras, formano la repubblica autonoma alpina degli escartons (il termine escarter deriva dal francese ossia dividere le imposte), con capitale Briancon, a seguito di una concessione del conte di Albon datata 1244 ben un secolo prima.
La Repubblica autonoma visse in maniera fiorente fino agli albori del 1700, quando con il Trattato di Utrecht del 1713 si pose fine alle lotte di successione in Spagna ed i territori piemontesi furono annessi al ducato di Savoia.
Per gli escartons del versante francese, invece, le concessioni durarono fino al 1789 con l’avvento della Rivoluzione francese.
Storia: la Seconda Rivoluzione industriale
Per seconda rivoluzione industriale s’intende il periodo intorno agli anni novanta del diciannovesimo secolo segnato da un forte progresso della tecnica e dalla tecnologia in ogni campo e scienza.
Rivoluzione perché ogni aspetto di ogni scienza fu sconvolto e affrontato sotto un’ottica completamente rinnovata, e l’aggettivo industriale si riferisce al carattere che ha assunto, ma anche al campo che più ne rimase influenzato.
La spinta verso questo importante momento storico la diede l’Inghilterra, quando nella prima metà del 1800, costruì la prima ferrovia, che collegava Liverpool a Manchester, e registrò l’ascesa di una nuova classe sociale, la borghesia, ma soprattutto sul suolo britannico vennero per prima applicate le teorie del liberismo economico, enunciate da Adam Smith ancora nel 1776.
Quest’ultimo punto, la teoria del liberismo, non è per niente da porre in secondo piano, anzi, forse viene più semplice attribuire la nascita di questa rivoluzione alla messa in pratica di “lassez faire” questa teoria del cosiddetto in campo economico.
Il soggetto delle teorie collegate, è l’imprenditore o manager, un soggetto che tutt’ora gioca il ruolo del protagonista e che, nel diciannovesimo secolo fece la sua comparsa nel panorama internazionale.
Il principio base del liberismo economico è piuttosto semplice: abbattere ogni ostacolo alla libera circolazione delle merci, in opposizione a quelle che erano le teorie del protezionismo, volte ad assicurare e a garantire gli interessi dei proprietari terrieri, fino ad allora indiscussi protagonisti dello scenario economico e sociale da secoli.
Il protezionismo faceva leva, dunque, sugli alti dazi applicati alle frontiere, condizionando quindi le importazioni; ma lo sviluppo industriale impose che venne riconosciuta la massima libertà alle importazioni e le esportazioni, questo per sfruttare al massimo le potenzialità della produzione in serie e della meccanizzazione del lavoro, che era in forte contrasto con l’attenzione alla produzione locali, oramai viste come obsolete e superate, e incapaci di concorrere al maggior profitto.
Purtroppo le produzioni locali non riuscirono a far fronte a queste innovazioni, con il crollo della borsa di Vienna del 1873, infatti, iniziò ad una forte depressione che durò fino al 1896.
La soluzione comportava l’impiego di notevoli risorse finanziarie, ormai distanti dalla realtà del singolo proprietario o imprenditore, così le banche, non si limitarono più a prestare denaro, dietro al quale c’era il pericolo di non avere più indietro quanto prestato, bensì pretesero come garanzia una parte delle azioni emesse dalla società, in questo modo le imprese non dovevano più attendere molti anni per compiere le varie evoluzioni che il settore, in continuo rinnovamento, richiedeva.
La creazione di queste banche miste, la cui funzione tra la funzione di investimento e quella di raccolta del risparmio, dette così l’impulso che il settore produttivo europeo auspicava da ormai vent’anni, e anche stati fino a pochi anni fa tecnologicamente arretrati, come la Germania, riuscirono a progredire, fino a concorrere con le altre imprese d’oltreoceano.
Nel 1896, quindi, gli storici datano il fiorire della seconda rivoluzione industriale, periodo che durerà fino al 1913.
Viene definita seconda in quanto conobbe il suo sviluppo in modo separato dalla prima rivoluzione industriale, ed ebbe delle caratteristiche che riuscirono a condizionare la società in modo più influente rispetto alle altre innovazioni degli anni precedenti.
Questo a causa dell’importanza data alla ricerca scientifica, che venne messa in primo piano, come strumento essenziale contro l’esasperata concorrenza internazionale che si era creata con l’ingresso di Stati Uniti e Giappone nei mercati internazionali.
Le nuove invenzioni furono così disponibili alla grande massa, e modificarono, nella maggior parte dei casi in modo radicale, abitudini e ritmi, basti pensare ad invenzioni del calibro di bicicletta, telefono, telegrafo, macchina per scrivere, pneumatici, petrolio ed elettricità.
Quest’ultime, condizionarono definitivamente il rapporto tra scienza e industria, divenendo la prima al servizio della seconda.
Il settore trainante però, è quello siderurgico: le industrie hanno ormai dimensioni tali da richiedere grossi capitali, dunque rispetto ai primi opifici è anche diversa la struttura finanziaria, sempre più legata alle concentrazioni.
Anche in questo caso la rivoluzione industriale è preceduta e collegata a un’altra, quella dei trasporti: dal 1814 il trasporto ferroviario è tecnicamente possibile (locomotiva Stephenson) e attorno alla metà del 1800 le ferrovie e il trasporto ferroviario si sviluppano su scala mondiale.
I nuovi aspetti industriali si vedono soprattutto in Germania (intersezione scienza-industria) e negli USA (concentrazione e standardizzazione della produzione, anche in agricoltura): già nel 1890 la Germania ha il primato mondiale nella produzione chimica e farmaceutica e gli USA in quella siderurgica; mentre la Gran Bretagna vede man mano ridursi il suo vantaggio, mantenendolo nei settori tessile, ferroviario e cantieristico.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Introduzione Occitania, tesina
La seguente tesina di maturità tratta del tema dell'Occitania. La tesina abbraccia anche i seguenti argomenti nelle varie discipline scolastiche: La seconda rivoluzione industriale in Storia; Il secondo e terzo romanticismo, la Scapigliatura milanese, il Realismo e verismo ed il decadentismo in Letteratura; I contratti di lavoro in Diritto ed Economia; La retribuzione e la contabilità del personale in Economia d'Azienda; The main means of transport in Lingua Inglese.
Collegamenti
Occitania, tesina
- Storia: La seconda rivoluzione industriale
- Letteratura: Il secondo e terzo romanticismo, la Scapigliatura milanese, il Realismo e verismo ed il decadentismo. Correnti a confronto.
- Diritto ed economia: I contratti di lavoro.
- Economia d'Azienda: La retribuzione e la contabilità del personale.
- Lingua inglese: The main means of transport