La libertà
“Ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del grande gabbiano, un'infinita idea di libertà, senza limiti.”
Richard Bach, “Gabbiano Jonathan Livingston”
Anno scolastico 2011/2012
Liceo delle Scienze Sociali
Christian Raso
5 A/S
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Indice
- Introduzione pag. 3
- Storia: la rivoluzione giovanile del ‘68 pag. 4
- Italiano: Giovanni Verga e la novella “Libertà” pag. 8
- Scienze Sociali: la formazione pag. 11
- Filosofia: Kierkegaard e la libertà pag. 15
- Diritto: Costituzione e Libertà pag. 17
- Inglese: George Orwell pag. 21
- Matematica: l’infinito pag. 24
- Conclusione: cos’è per me la libertà? pag. 29
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Introduzione
Cosa vuol dire essere liberi? Saper di poter sempre esprimere ciò che si pensa? Lanciarsi con un paracadute nel vuoto? Salire sulla cima del monte più alto e scrutare l’orizzonte? O stare sdraiati sotto un cielo trapunto di stelle?
Negli ultimi 2 secoli i criteri in base ai quali una persona si poteva considerare libera sono molto cambiati, e più libertà si hanno, più libertà si cercano e si pretendono. Milioni di persone hanno perso la vita per guadagnare le libertà di cui noi ora oggi godiamo, e, nonostante questo, lottiamo ancora per averla: lottiamo per la nostra libertà.
Tutti abbiamo una percezione diversa della libertà, forse perché la viviamo in forma diversa e non ci sentiamo liberi nello stesso modo, alcuni si sentono liberi in una moto andando a 200 km/h, altri si sentono liberi quando si trovano da soli in qualche posto sperduto ed altri si sentono liberi quando possono fare le proprie scelte.
Per me la libertà è una sensazione ed un ideale. Essere libero non significa scappare, non avere responsabilità, essere un uccello, o una farfalla. Libertà non significa volare.
Per me la libertà di essere più bella è la Libertà di essere, di lasciarsi andare, non permettere a nessuno di opprimerci, di calpestare la nostra volontà e i nostri sogni, libertà di esprimerci e mostrarci al mondo per quello che siamo, senza seguire uno standard, semplicemente facendo quello che ci sentiamo di fare.
Ma esser liberi implica rispetto, rispetto per la libertà altrui. Chi vive la propria libertà intesa come “faccio tutto ciò che voglio quando voglio” secondo me è solo segno di egoismo, perché le nostre scelte possono coinvolgere anche altre persone, ferirle, limitarle o influenzarle. Per questo chi vuole essere libero deve avere un forte senso di responsabilità e condividere con gli altri la propria libertà e felicità.
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Storia: la rivoluzione giovanile del ‘68
Nato a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e presto “esportato” in molti paesi nel mondo, quello del ’68 è un movimento di massa che, seppur eterogeneo, dai tratti specifici in ogni paese in cui si manifesta, mantiene un’unità di fondo per quanto riguarda i concetti e i valori che si pone di rappresentare e divulgare. Fu un anno in cui tutti si schierarono per un maggiore senso di libertà.
Il 1968 è stato per molti versi un anno particolare, nel quale grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari) e formati per aggregazione spesso spontanea, attraversarono quasi tutti i paesi del mondo con la loro carica contestativa e sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società.
La portata della partecipazione popolare e la sua notorietà, oltre allo svolgersi degli eventi in un tempo relativamente concentrato ed intenso, contribuirono ad identificare col nome dell'anno il movimento, il Sessantotto appunto.
Il Sessantotto è stato un movimento sociale e politico ancora oggi controverso: molti sostengono che sia stato il movimento che ci ha portato ad un mondo "utopicamente" migliore e molti altri sostengono invece il contrario ovvero che sia stato un movimento che ha spaccato e distrutto la moralità e la stabilità politica mondiale fondata su valori borghesi, capitalistici e clericali.
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Il movimento nacque a metà degli anni sessanta in Francia e raggiunse il suo apice nel 1968. Nel campo occidentale (Europa e Stati Uniti) un vasto schieramento di studenti e operai prese posizione contro l'ideologia dell'allora nuova società dei consumi, che proponeva il valore del denaro e del mercato nel mondo capitalista come punto centrale della vita sociale.
Negli Stati Uniti la protesta giovanile si schierò contro la guerra del Vietnam, legandosi alla battaglia per i diritti civili e alle filosofie che esprimevano un rifiuto radicale ai principi della società del capitale (controcultura).
Al contempo, alcune popolazioni del blocco orientale si sollevarono per denunciare la mancanza di libertà e l'invadenza della burocrazia di partito, gravissimo problema sia dell'URSS che dei paesi legati ad essa.
Diffusa in buona parte del mondo, dall'occidente all'est comunista, la "contestazione generale" ebbe come nemico comune il principio dell'autorità. Nelle scuole gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori, della cultura ufficiale e del sistema scolastico classista e obsoleto.
Nelle fabbriche gli operai rifiutavano l'organizzazione del lavoro e i principi dello sviluppo capitalistico che mettevano in primo piano il profitto a scapito dell'elemento umano.
Anche la famiglia tradizionale veniva scossa dal rifiuto dell'autorità dei genitori e del conformismo dei ruoli. Facevano il loro esordio nuovi movimenti che mettevano in discussione le discriminazioni in base al sesso (con la nascita del femminismo e del movimento di liberazione omosessuale) e alla razza.
Gli obiettivi comuni ai diversi movimenti erano la riorganizzazione della società sulla base del principio di uguaglianza, il rinnovamento della politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l'eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale e l'estirpazione della guerra come forma di relazione tra gli stati.
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Dalla contestazione studentesca che fu inizialmente sottovalutata dai politici e dalla stampa, si passò repentinamente alle lotte dei lavoratori. Le agitazioni presero origine per il rinnovo di molti contratti di lavoro, per l'aumento dei salari uguale per tutti, per la diminuzione dell'orario, per le pensioni, la casa, la salute, i servizi, ecc.
Per la prima volta il mondo dei lavoratori e il mondo studentesco fu unito fin dalle prime agitazioni su molte questioni del mondo del lavoro, provocando nel Paese tensioni sempre più radicali e a carattere rivoluzionario, sfiorando in alcuni casi l'insurrezione, visti i proclami, i giornali e i fatti che accadevano in Italia.
La Fiat di Torino, dopo alcuni incidenti in settembre causati da atti di sabotaggio alle catene di montaggio dove furono persino distrutte migliaia di auto, reagì sospendendo 25.000 operai e dopo cinque giorni di inutili mediazioni si sfiorò il dramma.
Al grido di "potere operaio" ci fu una mobilitazione generale e il tentativo di occupazione dell'azienda. Ai primi di novembre si processò il padronato dell'azienda. Tre mesi di agitazione misero in crisi l'intera città, con tre mesi senza salario furono paralizzate tutte le attività produttive e commerciali.
Nei primi giorni di dicembre la città era vicina al Natale più nero. Nemmeno la guerra aveva angosciato tanto: spente le luci, chiusi i negozi. Il 21 dicembre con una mediazione furono accolte quasi tutte le richieste dei sindacati e ritornò una calma apparente.
Ma iniziò un'altra epoca, generando nuovi movimenti che sfociarono nelle azioni armate (come le Brigate Rosse). Ma gli operai otterranno alla fine dell'anno molti risultati: aumenti salariali, interventi nel sociale, pensioni, minori ore lavorative, diritti di assemblea, consigli di fabbrica. E getteranno anche le basi dello Statuto dei lavoratori (siglato poi nel '70).
La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute: vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri con la polizia.
A contribuire alla diffusione degli ideali di ribellione e protesta del 68’, fu indubbiamente la musica, e il genere che meglio esprimeva il disagio e il ribellismo dell'epoca fu il rock’n’roll in particolar modo di Elvis Presley e Bob Dylan.
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In Italia il movimento del '68, in ambito scolastico, aprì agli studenti le biblioteche riservate dei professori, aumentò gli aiuti economici e le borse di studio per spese scolastiche alle famiglie con basso reddito, e affermò una novità, il consiglio di classe, un'assemblea generale degli studenti di una scuola per discutere i propri problemi e decidere in merito.
Nonostante fosse diffusa in tutto il mondo, la protesta giovanile si spense, all'inizio degli anni '70, ovunque senza aver riportato apparentemente risultati significativi. La principale ragione di questo fallimento va ricercata nella sua incapacità di tradurre le aspirazioni in programmi concreti e in strutture organizzative in grado di realizzarli.
Il Sessantotto, quindi, si caratterizzò come una rivolta etico-politica dei giovani contro la società, piuttosto che come un insieme di movimenti politici finalizzati alla realizzazione di un programma ben definito.
Merito del movimento giovanile di quegli anni fu, soprattutto in Occidente, quello di mettere al centro dell'attenzione valori che fino a poco tempo prima erano stati interesse di pochi.
Temi come il pacifismo, l'antirazzismo, il rifiuto del potere come forma di dominio di pochi privilegiati sulla popolazione, i diritti delle donne e l'interesse per l'ambiente, entrarono a far parte stabilmente del dibattito politico e socio-culturale del mondo intero.
In Italia il movimento non si spense, ma si trasformò aumentando di intensità e continuò per tutto il decennio successivo (in particolar modo con la fiammata del movimento del '77) e con intensità ridotta per altri decenni. In qualche misura dura ancora.
Ed è proprio per questo che questo movimento è, secondo la definizione del TIME, "il rasoio che ha separato per sempre il passato dal presente".
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Italiano: Giovanni Verga e la novella “Libertà”
Verga nasce nel 1840 a Catania da una famiglia benestante di idee liberali. Compie i primi studi presso Antonio Abate, patriota entusiasta che gli trasmette la sua passione per i romanzi storico-patriottici e per la narrativa d’appendice: i suoi romanzi giovanili riflettono gli ideali risorgimentali dello scrittore.
Col passare degli anni Verga decise di dedicarsi totalmente al mestiere di scrittore. Così abbandona gli studi in legge (1869) e si trasferisce a Firenze, allora capitale del regno.
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Materie e argomenti
- Storia: la rivoluzione giovanile del ‘68
- Italiano: Giovanni Verga (Libertà)
- Science sociali: la formazione
- Filosofia: Soren Kierkegaard (la libertà)
- Diritto: Costituzione e Libertà
- Inglese: George Orwell
- Matematica: l’infinito e i limiti