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Giuseppe Ungaretti (1888–1970)

Biografia

Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto e trascorre l’infanzia in Africa, perché il padre lavorava per la costruzione del Canale di Suez. La sua casa, dove la madre, quando resta vedova, apre un forno molto redditizio, è ai confini del deserto. Ungaretti si abitua all’«ottica del deserto»: quando dirà «miraggio» nei suoi versi, non farà dell’analogia, si riferirà proprio concretamente a quello che il miraggio è e a come l’ha visto.

Le sue orecchie si abituano ai silenzi del deserto, interrotti, specie di notte, da gridi sparsi di animali; nel deserto sconfinato e simile al «niente», ogni oggetto particolare che si avvisti, animale, albero, oasi, uomo, si presenta in una luce tutta particolare, che completamente lo isola dal resto. Bisognerà ricordarsi di questo quando si leggono le poesie di Ungaretti.

Dopo il liceo si trasferisce a Parigi.

Frequenta i caffè letterari, certi salotti. Quanto agli studi, lascia quelli di diritto e segue alla Sorbona le lezioni dei grandi professori di quegli anni.

Il poeta tornò in Italia nel 1914 e, all’inizio della guerra del 1915-18, convinto interventista, partì come soldato semplice di fanteria per il fronte del Carso.

Allora si pensava, e non solo in Italia, che la guerra sarebbe stata una soluzione, anzi la soluzione a tutti i problemi, ma la vita di trincea si presentò totalmente diversa rispetto alle aspettative ed anche da quanto sostenuto dai nazionalisti e da alcuni personaggi molto importanti.

La guerra fu, più che un’esperienza, una scoperta di fondo che condusse Ungaretti ad acquisire maggiore consapevolezza della propria vocazione e “missione” di scrittore.

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Alla fine della guerra ritornò a Parigi dove si sposò; dal 1936 al 1942 insegna letteratura italiana all’Università di S. Paolo in Brasile. In questo periodo muore suo figlio Antonello di 9 anni. Nel 1948 ricopre la cattedra di letteratura all’Università di Roma fino al 1958. Muore a Milano all’età di settantadue anni nel 1970. Tra le sue opere più importanti vanno citate: Il porto sepolto, L’Allegria, Il sentimento del tempo, Il dolore, La terra promessa e Il taccuino del vecchio. Oggi è considerato uno dei più importanti poeti della poesia ermetica.

La poetica

La formazione culturale di Ungaretti avviene in quella Parigi di inizio secolo, che è il crocevia di tutte le avanguardie artistiche.

La poetica di Ungaretti si inserisce nel Decadentismo, più precisamente in quella corrente letteraria chiamata Ermetismo, di cui Ungaretti è un caposcuola. Gli ermetici ricercano la parola essenziale, spogliata di tutti i significati accademici e retorici. Nei componimenti degli ermetici prevalgono la brevità, il frammento, l’assenza della punteggiatura. La realtà non viene colta nelle apparenze, ma nell’immediatezza; il verso deve fissare l’attimo.

Ungaretti riscopre la parola essenziale, quotidiana, ma anche l’importanza, all’interno del discorso lirico, della pausa, del silenzio:

“una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso”.

Quest’ultimo punto è riscontrabile nella maniera forse più esplicita nella lirica San Martino del Carso, scritta da Ungaretti nel 1916.

“È il mio cuore / il paese più straziato”.

Le grandi novità formali e poetiche apportate da Ungaretti in questa sue prime opere sono tante e molto innovative. Vediamole:

  • Versi che coincidono con le parole
  • Mancanza di punteggiatura
  • Soppressione degli aggettivi
  • Sintassi ridotta al minimo
  • Rima libera
  • Parole ridotte all’essenzialità

Successivamente il poeta recupera forme e stili della tradizione letteraria italiana. La versificazione riscopre le misure canoniche dell’endecasillabo e del settenario, i componimenti assumono strutture più articolate e simmetriche, il repertorio di metafore e simboli si apre alla mitologia classica.

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Prima guerra mondiale

Quasi tutti attribuiscono lo scoppio della prima guerra mondiale all’uccisione dell’erede al trono d’Austria, l’Arciduca Francesco Ferdinando, avvenuta il 28 giugno del 1914 a Sarajevo per opera di uno studente serbo, Gravrilo Princep, probabilmente appartenente alla società segreta “la mano nera”. L’attentato di Sarajevo fu un tipico esempio di come il corso della storia possa essere influenzato da eventi singoli, da decisioni individuali prese da personaggi oscuri, da circostanze del tutto accidentali: nessuno può dire cosa sarebbe successo se a Sarajevo i servizi di sicurezza imperiali fossero stati più efficienti o se l’attentatore avesse mancato il suo bersaglio. Ma questo episodio fu solo la scintilla che fece scoppiare la miccia, perché nell’Europa del 1914 esistevano tutte le premesse che rendevano possibile una guerra, e che si possono tradurre con i contrasti:

  • Tra Inghilterra e Germania, scaturiti dal progresso dell’industria tedesca che minacciava il primato inglese;
  • Tra Francia e Germania, per la contesa dell’Alsazia e della Lorena;
  • Tra Russia e Austria, per il controllo dei Balcani.

Oltre a questi contrasti tra Nazioni, vi è in questo periodo la nascita di ideologie nazionalistiche e irrazionalistiche che esaltano la guerra e la violenza.

L’Austria compì la sua prima mossa inviando il 23 luglio un durissimo ultimatum alla Serbia, al quale seguì il 28 luglio la dichiarazione di guerra e il bombardamento di Belgrado. La dichiarazione di guerra austriaca mise in moto quell’ingranaggio noto come il “meccanismo delle alleanze”, che trascinò nel conflitto tutte le grandi potenze, che si unirono nella Triplice Intesa formata da Gran Bretagna, Francia e Russia; e nella Triplice Alleanza formata dalla Germania, l’Austria-Ungheria e dall’Italia, che in un primo momento si dichiara neutrale e successivamente entra in guerra accanto agli stati dell’Intesa per motivi che vedremo più avanti.

L’inizio delle operazioni belliche fu della Germania, con il cosiddetto piano Schlieffen, che prevedeva una rapida invasione della Francia attraverso il Belgio violando la sua neutralità, e successivamente l’invasione della Russia con l’aiuto delle truppe austro-ungariche, attraverso la Prussia e la Galizia. Il 4 agosto la Germania invase il Belgio provocando la reazione degli inglesi che appoggiarono le truppe francesi e si diresse velocemente verso Parigi. In un primo momento il piano tedesco sembrò riuscire, costringendo le truppe francesi comandate dal generale Joffre ad una frettolosa ritirata. Ai primi di settembre le truppe tedesche si attestarono lungo il corso della Marna, a pochi chilometri da Parigi. Nel frattempo sul fronte orientale, le truppe tedesche, comandate dal generale Hindenburg, fermavano i russi che tentavano di penetrare in Prussia orientale, sconfiggendoli nelle grandi battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. Il 5 settembre iniziò la battaglia della Marna, che vide le truppe francesi, con l’aiuto inglese, costringere le armate tedesche alla ritirata, dopo una settimana di attacchi.

Da quel momento in poi la guerra di movimento prevista dal piano Schlieffen, che doveva essere rapida e vittoriosa, si trasformò in quella sporca e lunghissima guerra di logoramento che fu la guerra di trincea, che vide gli eserciti praticamente immobili, che si affrontavano in una serie di sterili quanto sanguinosi attacchi, inframmezzati da lunghi periodi di stasi. La vita nelle trincee, fossati scavati nel terreno per mettere al riparo i soldati dal fuoco nemico, monotona e rischiosa al tempo stesso, logorava i combattenti nel morale oltre che nel fisico e li gettava in uno stato di apatia e torpore mentale. Vivevano in condizioni igieniche deplorevoli, senza potersi lavare né cambiare.

Pochi mesi di guerra nelle trincee furono sufficienti a far svanire l’entusiasmo patriottico con cui molti combattenti avevano affrontato il conflitto, e provocò anche molti atti di renitenza alla leva, di diserzione, di insubordinazione e di autolesionismo per essere dispensati dal servizio al fronte.

Allo scoppio delle ostilità, nel giugno del 1914, il regno d’Italia, legato ad Austria e Germania da un trattato difensivo, dichiarò la propria neutralità, in quanto era stato proprio l’impero di Francesco Giuseppe a scatenare la guerra, senza, peraltro, nemmeno consultare la giovane monarchia di Vittorio Emanuele III. L’Italia si trovò divisa in due linee:

  • I neutralisti, che si opponevano all’ingresso in guerra dell’Italia, come i cattolici, contrari alla guerra per ragioni di principio. I socialisti, che giudicavano che la guerra si facesse per i contrastanti interessi della borghesia imperialista dei vari paesi e ritenevano che le masse proletarie non avrebbero potuto trarne che sofferenze e sacrifici, e i liberali giolittiani, convinti che l’Italia avrebbe potuto realizzare i suoi obiettivi attraverso la via dei negoziati.
  • Gli interventisti, favorevoli all’ingresso dell’Italia in guerra, come i democratici che consideravano l’intervento italiano come il compimento del ciclo delle guerre risorgimentali, i conservatori che miravano ad ottenere attraverso la guerra, l’espansione economica e politica dell’Italia, i nazionalisti che speravano che l’Italia potesse affermare la sua vocazione di grande potenza imperialista, e i socialisti rivoluzionari di Mussolini, direttore dell’“Avanti”, in un primo tempo schieratosi contro la guerra, ma poco dopo aveva mutato atteggiamento e si era dichiarato a favore dell’intervento.

Mentre divampava il contrasto tra interventisti e neutralisti, il governo italiano stipulò segretamente, all’insaputa del Parlamento, il Patto di Londra con le potenze dell’Intesa, in base al quale si impegnava ad entrare in guerra entro un mese contro gli avversari dell’Intesa, in cambio del Trentino Alto Adige, Trieste, Istria, la Dalmazia, esclusa la città di Fiume, e la base di Valona in Albania. Stipulato il patto, il governo dovette affrontare la difficile situazione politica interna. I neutralisti avevano la maggioranza in parlamento che ostacolava così la ratifica del patto. I rischi di una crisi istituzionale portarono l’Italia a dichiarare guerra all’Austria il 23 maggio 1915.

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Sintesi
  • Italiano: Giuseppe Ungaretti
  • Storia: la Prima guerra mondiale
  • Diritto: l'impresa
  • Chimica: gli idrocarburi
  • Gnatologia: il ponte
  • Laboratorio: le fasi di lavorazione del ponte

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