Estratto del documento

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Ufficio scolastico regionale per il Lazio

Istituto tecnico industriale statale

“Raffaele Reggio”

Progetto “Sirio”

Diploma di perito tecnico elettronico e delle telecomunicazioni

Tesina per l’esame di Stato

Anno scolastico 2008-2009 Candidato: Gravina Alberto

Anno scolastico 2008-2009 0 Candidato Alberto Gravina

Indice

Storia

La prima guerra mondiale..................................................2

Letteratura

Italo Svevo...............................................................7

Diritto

L’impresa agricola.........................................................12

Inglese

The nature of optical fibre..............................................14

Telecomunicazioni

Le antenne.................................................................15

Caratteristiche delle antenne.............................................15

Esempio di diagramma di radiazione di un’antenna..........................16

Resistenza di radiazione..................................................16

Impedenza caratteristica..................................................17

Antenne lineari...........................................................17

TDP - Elettronica

Gli amplificatori operazionali............................................19

Amplificatore invertente..................................................20

Amplificatore non invertente..............................................20

Matematica

Introduzione..............................................................21

Evoluzione e finalità della matematica...................................21

Funzioni...................................................................21

Determinazione dell’insieme di definizione................................22

Anno scolastico 2008-2009 1 Candidato Alberto Gravina

Storia

La prima guerra mondiale

Quasi tutti attribuiscono lo scoppio della prima guerra mondiale all’uccisione dell’erede al trono d’Austria, l’Arciduca Francesco Ferdinando, avvenuta il 28 giugno del 1914 a Sarajevo per opera di uno studente serbo, Gravrilo Princip, probabilmente appartenente alla società segreta “la mano nera”. L’attentato di Sarajevo fu un tipico esempio di come il corso della storia possa essere influenzato da eventi singoli, da decisioni individuali prese da personaggi oscuri, da circostanze del tutto accidentali: nessuno può dire cosa sarebbe successo se a Sarajevo i servizi di sicurezza imperiali fossero stati più efficienti o se l’attentatore avesse mancato il suo bersaglio. Ma questo episodio fu solo la scintilla che fece scoppiare la miccia, perché nell’Europa del 1914 esistevano tutte le premesse che rendevano possibile una guerra, e che si possono tradurre con i contrasti:

  • Tra Inghilterra e Germania, scaturiti dal progresso dell’industria tedesca che minacciava il primato inglese;
  • Tra Francia e Germania, per la contesa dell’Alsazia e della Lorena;
  • E tra Russia e Austria, per il controllo dei Balcani.

Oltre a questi contrasti tra Nazioni, vi è in questo periodo la nascita di ideologie nazionalistiche e irrazionalistiche che esaltano la guerra e la violenza.

L’Austria compì la sua prima mossa inviando il 23 luglio un durissimo ultimatum alla Serbia, al quale seguì il 28 luglio la dichiarazione di guerra e il bombardamento di Belgrado. La dichiarazione di guerra austriaca mise in moto quell’ingranaggio noto come il “meccanismo delle alleanze”, che trascinò nel conflitto tutte le grandi potenze, che si unirono nella Triplice Intesa, formata da Gran Bretagna, Francia e Russia; e nella Triplice Alleanza, formata dalla Germania, l’Austria-Ungheria e dall’Italia, che in un primo momento si dichiara neutrale e successivamente entra in guerra accanto agli stati dell’Intesa per motivi che vedremo più avanti.

L’inizio delle operazioni belliche fu della Germania, con il cosiddetto piano Schlieffen, che prevedeva una rapida invasione della Francia attraverso il Belgio, violando la sua neutralità, e successivamente l’invasione della Russia con l’aiuto delle truppe austro-ungariche, attraverso la Prussia e la Galizia. Il 4 agosto la Germania invase il Belgio, provocando la reazione degli inglesi che appoggiarono le truppe francesi; e si diresse velocemente verso Parigi. In un primo momento il piano tedesco sembrò riuscire, costringendo le truppe francesi comandate dal generale Joffre ad una frettolosa ritirata. Ai primi di settembre le truppe tedesche si attestarono lungo il corso della Marna, a pochi chilometri da Parigi. Nel frattempo, sul fronte orientale, le truppe tedesche, comandate dal generale Hindenburg, fermavano i russi che tentavano di penetrare in Prussia orientale, sconfiggendoli nelle grandi battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. Il 5 settembre iniziò la battaglia della Marna, che vide le truppe francesi, con l’aiuto inglese, costringere le armate tedesche alla ritirata, dopo una settimana di attacchi. Da quel momento in poi la guerra di movimento prevista dal piano Schlieffen, che doveva essere rapida e vittoriosa, si trasformò in quella sporca e lunghissima guerra di logoramento che fu la guerra di trincea, che vide gli eserciti praticamente immobili, che si affrontavano in una serie di sterili quanto sanguinosi attacchi, inframmezzati da lunghi periodi di stasi. La vita nelle trincee (fossati scavati nel terreno per mettere al riparo i soldati dal fuoco nemico), monotona e rischiosa al tempo stesso, logorava i combattenti nel morale

Anno scolastico 2008-2009 2 Candidato Alberto Gravina

Oltre che nel fisico e li gettava in uno stato di apatia e torpore mentale. Vivevano in condizioni igieniche deplorevoli, senza potersi lavare né cambiare. Erano esposti al caldo, al freddo e alle intemperie, oltre che ai periodici bombardamenti dell’artiglieria avversaria. Gli assalti, che iniziavano di teoria nelle prime ore del mattino, erano preceduti da un intenso rito di artiglieria (“fuoco di preparazione”) che in teoria avrebbe dovuto scompaginare le difese avversarie, ma in pratica aveva come risultato principale quello di eliminare ogni effetto di sorpresa. Pochi mesi di guerra nelle trincee furono sufficienti a far svanire l’entusiasmo patriottico con cui molti combattenti avevano affrontato il conflitto, e provocò anche molti atti di renitenza alla leva, di diserzione, di insubordinazione e di autolesionismo per essere dispensati dal servizio al fronte.

Allo scoppio delle ostilità, nel giugno del 1914, il regno d’Italia, legato ad Austria e Germania da un trattato difensivo, dichiarò la propria neutralità, in quanto era stato proprio l’impero di Francesco Giuseppe a scatenare la guerra, senza, peraltro, nemmeno consultare la giovane monarchia di Vittorio Emanuele III. L’Italia si trovò divisa in due linee:

  • I neutralisti, che si opponevano all’ingresso in guerra dell’Italia, come i cattolici, contrari alla guerra per ragioni di principio e perché temevano il crollo di una potenza cattolica come l’Austria, i socialisti, che giudicavano che la guerra si faceva per i contrastanti interessi della borghesia imperialista dei vari paesi e ritenevano che le masse proletarie non avrebbero potuto trarne che sofferenze e sacrifici, e i liberali giolittiani, convinti che l’Italia avrebbe potuto realizzare i suoi obiettivi attraverso la via dei negoziati e ritenevano inoltre che la guerra avrebbe provocato tali sconvolgimenti nella vita politica e sociale da mettere a repentaglio la solidità del regime liberale;
  • Gli interventisti, favorevoli all’ingresso dell’Italia in guerra, come i democratici di Leonida Bissolati, che consideravano l’intervento italiano come il compimento del ciclo delle guerre risorgimentali, e ritenevano nello stesso tempo che esso avrebbe determinato il superamento degli ostacoli e delle resistenze alla piena ed effettiva conquista della democrazia, i conservatori come Salandra e Sonnino e il direttore del “Corriere della Sera” Luigi Albertini, che miravano ad ottenere attraverso la guerra l’espansione economica e politica dell’Italia e il rafforzamento del suo prestigio internazionale, i nazionalisti con il loro autorevole portavoce D’Annunzio, che davano all’intervento un significato antidemocratico e controrivoluzionario, affinché l’Italia potesse affermare la sua vocazione di grande potenza imperialista, e i socialisti rivoluzionari di Mussolini, direttore dell’“Avanti”, in un primo tempo schieratosi contro la guerra, ma poco dopo aveva mutato atteggiamento e si era dichiarato a favore dell’intervento.

Mentre divampava il contrasto tra interventisti e neutralisti, il governo italiano stipulò segretamente, all’insaputa del Parlamento, il Patto di Londra con le potenze dell’Intesa, in base al quale si impegnava ad ascendere in guerra entro un mese contro gli avversari dell’Intesa, in cambio del Trentino Alto Adige, Trieste, Istria, la Dalmazia (esclusa la città di Fiume) e la base di Valona in Albania. Stipulato il patto, il governo dovette affrontare la difficile situazione politica interna. I neutralisti avevano la maggioranza in parlamento, che ostacolava così la ratifica del patto. Una violenta campagna di intimidazione si scatenò allora contro i neutralisti, con una serie di manifestazioni di piazza che furono ribattezzate dagli interventisti come “le radiose giornate di maggio”. Le successive dimissioni di Salandra, respinte dal re, e il timore di una crisi istituzionale, portarono l’Italia a dichiarare guerra all’Austria il 23 maggio 1915. Le truppe italiane, comandate dal generale Cadorna, sferrarono i loro primi attacchi contro le forze dell’Intesa lungo il fiume Isonzo, senza però ottenere alcun successo, ma perdendo numerosi uomini. L’anno successivo il fronte occidentale fu caratterizzato da due sanguinosissime e logoranti battaglie, quella di Verdun e quella della Somme, provocando più di 600.000 vittime. Il 1915 fu caratterizzato anche dal “blocco navale” attuato dall’Inghilterra contro gli imperi centrali, che prevedeva oltre che al blocco del

Anno scolastico 2008-2009 3 Candidato Alberto Gravina

Materiale bellico anche il blocco di qualsiasi sorta di merce. I tedeschi cercarono allora di spezzare questo blocco ingaggiando una guerra sottomarina. Nel giugno del 1916, mentre si andava esaurendo l’offensiva tedesca contro Verdun, l’esercito austriaco passò all’attacco sul fronte italiano con la cosiddetta Strafexpedition (spedizione punitiva) contro il tradimento italiano, ma l’esercito italiano riuscì faticosamente ad arretrare sugli altipiani di Asiago e a contrattaccare. Il contraccolpo psicologico nel paese fu fortissimo, e Calandra fu costretto alle dimissioni e sostituito da un ministero di coalizione nazionale presieduto da Paolo Borselli. Sul fronte orientale la Russia riuscì a riconquistare i territori persi l’anno prima.

Il 1917 fu un anno caratterizzato dalla Rivoluzione Russa e dall’ingresso in guerra degli Stati Uniti. In Russia, agli inizi di marzo, uno sciopero generale degli operai di Pietrogrado si trasformò in un’imponente manifestazione politica contro il regime zarista. Quando i soldati chiamati a ristabilire l’ordine rifiutarono di sparare sulla folla e fraternizzarono con i dimostranti, la sorte della monarchia fu segnata; lo zar Nicola II abdicò il 15 marzo, pochi giorni dopo fu arrestato con l’intera famiglia reale. Il governo provvisorio, creato in attesa della convocazione di un’assemblea costituente, intendeva continuare la guerra, ma in ottobre un’insurrezione guidata dai bolscevichi rovesciò il governo provvisorio, e il potere fu assunto da un governo rivoluzionario presieduto da Lenin, che decise subito di porre fine alla guerra firmando la pace di Brest-Litovsk, che li obbligò a cedere la Polonia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania ed a riconoscere l’indipendenza dell’Ucraina.

Gli Stati Uniti, dopo l’affondamento per mano tedesca della nave passeggeri americana Lusitania, entrarono in guerra contro gli imperi centrali. L’intervento americano risultò decisivo sia sul piano militare sia su quello economico.

Anche per l’Italia il 1917 fu l’anno più difficile della guerra. Il 24 ottobre 1917 gli austriaci, forti dei rinforzi provenienti da Est, dopo la dissoluzione dell’esercito russo, lanciarono, con l’ausilio di reparti scelti dell’esercito del Reich, una violenta offensiva nella zona di Caporetto, travolgendo le linee italiane, nonostante la strenua resistenza delle nostre truppe, sfondando il fronte e dilagando nelle retrovie. Le nostre truppe non ressero l’urto delle 37 divisioni comandate dal generale Von Below, che fecero incetta di prigionieri e di armamenti; in pochi giorni tutto il Friuli venne invaso. Le cause della sconfitta di Caporetto furono gli errori strategici di Cadorna, l’atto di insubordinazione di un comandante e le scarse motivazioni dei soldati al fronte dopo anni di guerra sanguinosa ed inutile.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 24
Antenne e amplificatori Pag. 1 Antenne e amplificatori Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antenne e amplificatori Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antenne e amplificatori Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antenne e amplificatori Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antenne e amplificatori Pag. 21
1 su 24
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi