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Esame di Stato 2012/2013

Ford: l’automobile come mito del XX secolo

Candidato:

Rudei Diana

Classe 5^Z

Corso E.R.I.C.A

Indice

Premessa ……………………………………………………………………………..2

Italiano. Manifesto del futurismo. Mito della macchina ……………………………..3

Storia dell’arte. Pittura futurista. Progresso. Automobile. Velocità ………………..7

Francese. Guillaume Apollinaire. “La petite auto” …………………………………...9

Economia. Taylorismo. Fordismo. Produzione di massa ……………………………13

Tedesco. Collaborazione di Ford con il Partito Nazista ……………………………17

“Modern Times”, “The Great Dictator” ………………………………………………19

Inglese. Charlie Chaplin. Critica.

Geografia. Giappone. Toyotismo vs Fordismo ………………………………………22

Bibliografia ……………………………………………………………………………27

Postfazione ……………………………………………………………………………28

1

Premessa

Ho sempre pensato che la macchina fosse una cosa straordinaria, il simbolo della vita futura.

Se per qualcuno è una specie di “bestia di metallo senza cuore”, per me, invece, è un’incarnazione perfetta della libertà, indipendenza, potenza e progresso.

L’automobile ha una storia molto lunga a partire dal XVIII secolo. L’invenzione e il suo successivo perfezionamento hanno cambiato il volto delle città e il modo di vivere di intere popolazioni, infatti, non possiamo immaginare la vita moderna senza le automobili.

I primi ad apprezzare e a glorificare la macchina furono i futuristi - un’avanguardia artistico-letteraria nata in Italia all’inizio del XX secolo.

Nel Manifesto dei futuristi vi è un perfetto esempio della loro ammirazione per la modernità, sull’arte nel cui ambito i pittori futuristi come Balla, Boccioni, Russolo, Severini e Carrà realizzarono molti quadri con la macchina, nel ruolo di protagonista.

Il famoso poeta francese Apollinaire ebbe dei legami con i futuristi italiani, in particolare con Marinetti.

La poesia di Apollinaire è molto innovativa, caratterizzata dalla raccolta “Calligrammes”, di cui la poesia “La petite auto” fa parte.

Per produrre la prima automobile in serie, la catena di montaggio inventata da Taylor fu fondamentale.

Henry Ford fu il primo ad applicare le teorie di Taylor nella sua produzione automobilistica e ebbe successo mondiale.

L’industriale geniale Ford era di idee antisemite e strinse amicizia con Adolf Hitler, ancora prima che egli salisse al potere.

Ford collaborò con il partito nazista, facendo degli investimenti notevoli.

Gli intellettuali del tempo però percepirono i cambiamenti politici ed economici.

Il celebre regista e attore Charlie Chaplin decise di criticare e d’ironizzare sugli aspetti negativi della catena di montaggio e della dittatura hitleriana attraverso i suoi film “Modern Times” e “The Great Dictator”.

Ancora oggi non si smette di imparare e di perfezionare i metodi della produzione, così l’industria automobilistica giapponese ha deciso di rivoluzionare il metodo di produzione fordista per assumere il primato nella produzione delle macchine.

Ford: l’automobile come mito del XX secolo

1. Italiano

Manifesto del futurismo. Mito della macchina

2. Storia dell’arte

Pittura futurista. Progresso. Automobile. Velocità

3. Francese

Guillaume Apollinaire. “La petite auto”

4. Economia

Taylorismo. Fordismo. Produzione di massa

5. Tedesco

Collaborazione di Ford con il Partito Nazista

6. Inglese

Charlie Chaplin. Critica. “Modern Times”; “The Great Dictator”

7. Geografia

Giappone. Toyotismo vs Fordismo

2

Italiano

Manifesto del futurismo. Mito della macchina

“Abbiate fiducia nel progresso, che ha sempre ragione, anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza”

Filippo Tomaso Marinetti

Il futurismo italiano come manifestazione artistico-culturale copre un periodo molto vasto che inizia nel 1909 e si conclude, nella sua prima fase, definita eroica, nel 1918.

Un secondo periodo parte dal dopoguerra e si protrae fino agli anni Quaranta.

I principi dell’avanguardia futurista vennero elaborati dal poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti, che ne pubblicò il manifesto teorico su un numero del quotidiano francese “Le Figaro” il 20 febbraio 1909.

I protagonisti dell’avanguardia futurista. Da sinistra a destra: Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni, Severini.

Proprio la strategica comparsa della notizia sul più prestigioso quotidiano d’Europa assicura al movimento un’eco rilevante in Italia.

L’avanguardia futurista, che prende corpo inizialmente a Milano, dove abita e opera lo stesso Marinetti, si sviluppa poi soprattutto a Firenze intorno alla rivista “Lacerba”, fondata nel 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici.

Successivamente al Manifesto del futurismo di Marinetti ne sono stati elaborati altri, tra i quali:

  • Manifesto dei pittori futuristi, (11 febbraio 1910), Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini
  • Manifesto della Scultura futurista, (11 aprile 1912), Boccioni
  • Manifesto tecnico della letteratura futurista, (11 maggio 1912), Marinetti
  • Distruzione della sintassi. L’immaginazione senza fili e le Parole in libertà, (11 maggio 1913), Marinetti
  • Manifesto dell’Architettura futurista, (1914), Sant’Elia

Come tutti i movimenti di avanguardia, il Futurismo è in aperta rottura verso la tradizione e si contrappone ai modelli canonici dell’arte del passato, considerati espressione di un anacronistico immobilismo culturale.

Proiettati verso il futuro e animati da un forte ribellismo, i nuovi poeti si propongono di trarre ispirazione dalla realtà contemporanea e celebrano nelle loro opere in modi spesso acritici i valori e i simboli della modernità e del progresso.

La velocità, il dinamismo, le macchine — dall’automobile all’aereo —, gli ambienti industriali e le grandi metropoli sono lo scenario su cui si esercita una nuova estetica, volta a esaltare l’energica affermazione dell’uomo moderno e della sua volontà di potenza.

Il loro vitalismo, spesso aggressivo e violento, si connota anche politicamente in senso nazionalistico, spingendosi fino all’entusiastica esaltazione della guerra, elogiata da Marinetti come “sola igiene del mondo”.

3

Manifesto del futurismo

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

2. La letteratura ha esaltato fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno.

Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

3. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile?

Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.

Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo.... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile?

Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

[…] È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari.

Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri.

Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.

Musei: cimiteri!... Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono.

Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti!

Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!

Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all’anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti... ve lo concedo.

Che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori alla Gioconda, ve lo concedo...

Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine.

Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?

Se mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell’artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?

Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un’urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.

Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?

In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati!...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa.

Per i moribondi, per gl’infermi, pei prigionieri sia pure: - l’ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l’avvenire è sbarrato….

Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!

E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate!

Eccoli! Eccoli !... Suvvia! Date fuoco agli scaffali delle biblioteche!...

Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!...

Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!...

Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite, demolite senza pietà le città venerate!

L’arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia.

[…] Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!..

F. T. Marinetti

4

La letteratura

L’accelerazione della vita di tutti i giorni porta Marinetti a ritenere che anche i mezzi di comunicazione abbiano bisogno di nuovi strumenti.

Alla definizione di questi nuovi mezzi Marinetti contribuisce con la pubblicazione di tre successivi manifesti: il Manifesto tecnico della letteratura futurista (maggio 1912), la Distribuzione della sintassi, Immaginazione senza fili, Parole in libertà (1913) e Lo splendore geometrico e meccanico e la sensibilità numerica (1914).

Così Marinetti sintetizza le “parole in libertà”, la maggiore innovazione poetica futurista: “La ebrietà lirica deve liberamente deformare, riplasmare le parole, tagliandole o allungandole, rinforzandone il centro o le estremità, aumentando o diminuendo il numero delle vocali e delle consonanti.

Avremo così la nuova ortografia che io chiamo libera espressiva”.

Si parla, nei manifesti di Marinetti, di distruzione della sintassi, dell’uso del verbo all’infinito, dell’abolizione del soggetto, degli aggettivi, degli avverbi e della punteggiatura, della distruzione dell’io, dell’introdurre in letteratura il rumore, il peso e l’odore degli oggetti, del fare coraggiosamente il “brutto” in letteratura, arrivando a definire una nuova poetica basata sull’oggettività di un testo e non sulla soggettività, ormai superata in quanto legata al romanticismo ottocentesco.

Il Manifesto del futurismo, “Le Figaro” del 20 febbraio 1909.

Il linguaggio e la comunicazione vengono evidentemente modificati: infatti, mentre prima era la sintassi a dominare il testo letterario, ora dominano le “tavole parolibere” in cui si compongono scritti da guardare e non più da leggere.

Copertina di “Zang Tumb Tumb”, Marinetti.

I futuristi e la macchina

Uno dei principali aspetti del Futurismo è il mito della macchina.

La letteratura italiana era rimasta legata per lungo tempo, a causa dei ritardi dello sviluppo economico e sociale, ad una realtà contadina.

A poco a poco anche in Italia iniziò ad avvertirsi l’esigenza di una cultura industriale.

La macchina diventa così un mito che incarna la modernità, il rinnovamento e le trasformazioni sociali.

L’esaltazione della macchina diventa una sorta di religione: la macchina si trasforma nel mezzo e nel fine della creatività artistica e della sensibilità estetica.

Marinetti alla guida di un’automobile, 1909.

Tra fine Ottocento e primo Novecento nuovi mezzi di trasporto e comunicazione hanno fatto irruzione nella società, rivoluzionandone il modo di vivere e di sentire.

5

Convinti fautori della modernità, del progresso meccanico, tecnologico, i Futuristi hanno visto in questa novità l’occasione per l’uomo di vivere meglio, con ritmi arditi e veloci, consoni alle sue reali capacità, ambizioni, desideri che una mentalità passatista tendeva a comprimere, perché legata al quieto vivere, all’immobilismo.

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Sintesi

Introduzione tesina sull'automobile

La seguente tesina di maturità descrive l'automobile nella storia e permette anche vari collegamenti interdisciplinari con varie materie scolastiche, come ad esempio: in Italiano Manifesto del futurismo. Mito della macchina, in Storia dell'arte Pittura futurista, progresso, automobile, velocità, in Francese Guillaume Apollinaire e "La petite auto", in Economia taylorismo, fordismo e produzione di massa, in Tedesco Taylorismo, Fordismo e produzione di massa, in Inglese Charlie Chaplin, critica, "Modern Times", "The Great Dictator" e in Geografia Giappone. Toyotismo vs Fordismo.

Collegamenti

Tesina sull'automobile

  • Italiano - Manifesto del futurismo e mito della macchina.
  • Storia dell'arte - Pittura futurista, progresso, automobile e velocità.
  • Francese - Guillaume Apollinaire e "La petite auto".
  • Economia - Taylorismo, fordismo e produzione di massa.
  • Tedesco - Taylorismo, fordismo e produzione di massa.
  • Inglese - Charlie Chaplin, critica, "Modern Times", "The Great Dictator".
  • Geografia - Giappone. Toyotismo vs Fordismo.
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