Tema di avventura; la "missione stratosfera"


Il 6 dicembre del 2015 io, insieme ai miei genitori e ai volontari del nostro Gruppo Locale di Greenpeace lanciammo una sonda nello spazio.
Ci sono voluti 6 mesi per organizzare questa missione, e l’obiettivo era quello di mandare un messaggio ai grandi del pianeta, che si stavano riunendo a Parigi per la COP21, una conferenza incentrata sulle tematiche riguardanti il clima.
Mio padre, che è il coordinatore del Gruppo Locale di Greenpeace San Ferdinando di Puglia, ha curato l’ambito burocratico e tecnico. Il problema maggiore per far volare un pallone-sonda nella stratosfera è la burocrazia. Ci vogliono molte autorizzazioni da diversi aeroporti, in modo che possano sgombrare i cieli dal traffico aereo.
Il secondo problema era quello della traiettoria che poi il pallone avrebbe seguito. Secondo un sito fatto dalla Cambridge University si stimava che, partendo dalla Puglia, il pallone sarebbe finito in mare. Quindi, era obbligatorio farlo partire dalla Campania, in modo da farlo atterrare nella zona di Foggia-Cerignola.
Abbiamo dovuto comprare il paracadute, essenziale per la missione, un localizzatore GPS, che permette di avere un tracciamento continuo della traiettoria, e, ovviamente, il pallone, fatto di caucciù, una gomma naturale ricavata dall’estrazione del lattice di una pianta esotica. La videocamera l’avevamo già, era una GoPro 3. La GoPro 3 è una videocamera molto piccola, che permette di fare riprese in alta qualità occupando poco spazio.
Poi ci serviva anche un contenitore in polistirolo, chiamato sonda, dove mettere la videocamera e il localizzatore GPS, in modo da proteggerli dal freddo.
Infatti, nella stratosfera si può arrivare anche a una temperatura di -50 gradi centigradi.
Abbiamo dovuto fare anche un buco nella sonda, in modo da permettere alla videocamera di vedere fuori e registrare il video. All’esterno della sonda abbiamo fissato una staffa in acciaio inossidabile, che doveva tenere la piccola bandiera con scritto “Save the climate”.

Qualche mese prima, io, con i miei genitori e un volontario del Gruppo Locale siamo andati a Serino, un paese in provincia di Avellino, per fare un sopralluogo. Da lì il pallone, secondo le previsioni del sito creato dalla Cambridge University, sarebbe atterrato nella zona di Cerignola.
A Serino riuscimmo a trovare un grosso piazzale da dove farlo partire. Quindi il luogo era perfetto.

Il primo tentativo di lancio fu un fallimento. C’era tantissimo vento e questo rese impossibile controllare il pallone che, dopo essere stato gonfiato con l’elio, fu distrutto dal vento impetuoso.

La delusione fu tanta. Però, non ci arrendemmo. Il 6 dicembre le previsioni meteorologiche erano ottime. Tutto andò per il verso giusto. Il pallone venne lanciato e iniziò l’attesa. Nel frattempo attivammo il localizzatore GPS per seguire la sonda, che giunta a 34.000 metri sarebbe ricaduta dopo la rottura del pallone. Il pallone, a quell’altezza, infatti, si sarebbe dilatato fino a raggiungere un diametro di 10 metri e sarebbe esploso, lasciando cadere la sonda. Una volta scoppiato il pallone, la sonda precipitò verso la terra a una velocità di circa 350 km/h, fino a raggiungere l’atmosfera.
Una volta raggiunta l’atmosfera, si sarebbe aperto il paracadute e quindi la velocità sarebbe diminuita. Eravamo emozionati. Per quanto avessimo previsto il luogo dell’atterraggio era ovvio che si trattasse di previsioni e che le cose potevano andare diversamente impedendoci di recuperare la sonda. Nei pressi del luogo in cui era stimato l’atterraggio c’era un lago artificiale, chiamato Lago Capacciotti. Se la sonda fosse caduta nel lago non ci sarebbe stata alcuna possibilità di recupero. Ma alla fine tutto andò per il verso giusto e la sonda atterrò a Stornarella in un campo incolto.
Vedere le immagini della stratosfera al computer è stato straordinario. Un’esperienza meravigliosa che ho potuto vivere all’età di soli 10 anni.

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