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Fino agli anni 2000 l’amicizia è stato sempre un rapporto umano e non ha mai subito particolari mutazioni. Con l’avvento del digitale e delle piattaforme sociali – Facebook su tutte – per la prima volta questo sentimento ha subito delle variazioni. La gente spesso predilige instaurare relazioni online anziché “trovare”, “farsi” delle amicizie nella vita reale.
Questo fenomeno, se inizialmente poteva avvenire inconsciamente per l’enorme cambiamento che portava internet, ora ha portato molte persone ad affermare che le loro amicizie virtuali sono le più vere e speciali.
A mio avviso però Fb e le altre piattaforme devono essere solo un aiuto, un accessorio per l’amicizia che deve rimanere un qualcosa di spontaneo e naturale.

In passato le persone di ogni classe sociale, dai ricchi ai poveri, usavano le lettere per coltivare quei rapporti che avevano con amici distanti. Si ricordi per esempio Macchiavelli con Francesco Vettori oppure Cicerone che nella Roma repubblicana scriveva agli amici Cornificio ed Attico. I rapporti in questi casi non cadevano nell’oblio ma rimanevano stabili.

La situazione del terzo millennio è identica a quella di secoli fa tranne l’utilizzo della lettera, sostituita con e-mail e social: anche ora ci sono persone con amici distanti dai quali però non si vogliono distaccare; quindi l’utilizzo dei social network per mantenere l’amicizia è opportuno poiché semplicemente sostituisce la lettera.
• L’amicizia, come detto, deve rimanere qualcosa di naturale e spontaneo. Questo sentimento infatti porta nel corso della vita a passare momenti indimenticabili con altri, ad avere un appoggio nelle difficoltà e dei compagni nella felicità, dei metri di confronto, rispetto. Se questo legame invece si confina nella rete, “nei pomeriggi domenicali passati a chattare per poi sentirsi angosciati e col mal di testa” come dice il professor William Deresiewicz, priverebbe le persone di codeste avventure che spesso vengono ricordate come eventi, passatempi ma che in realtà anche a livello scientifico hanno un’importanza capitale: come rivelano studi scientifici infatti vivere buoni o meno buoni rapporti amicali permette per esempio di sviluppare la capacità di stare in gruppo, porta serenità e benessere interiore, porta anche a capire quali sono le amicizie giuste e quelle sbagliate, ad una più approfondita conoscenza di se stessi nonché talvolta a lezioni di vita.
A questi legami si può affiancare il mondo tecnologico magari per conservare ricordi come foto e video ma non certamente per vivere il rapporto nella sua totalità.

Secondo dati Istat però sono in aumento le persone che ritengono le loro relazioni virtuali ottime giacchè “stringono amicizia” solo con gli utenti che hanno le loro stesse passioni ed interessi e quindi non devono avere discussioni o divergenze di alcun tipo.
A mio parere questo atteggiamento è del tutto errato poiché, come visto in precedenza, l’amicizia è fatta anche di diversità che ci fa riflettere, riconsiderare idee, confronti, dibattiti ecc. , tutti elementi che sviluppano la persona e la preparano anche al mondo esterno al piccolo gruppo di amici, ad esempio quello del lavoro.
Fossilizzarsi nell’incontrare e chattare con persone che non mettono in discussione pensieri, che non verificano magari realtà diverse da quelle che credono migliori genera in loro poca duttilità, flessibilità mentale e capacità di adattamento, requisiti chiave per una vita serena.

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