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Saggio breve – Ambito socio-economico - Argomento: I giovani e la crisi


Il futuro che non c’è


Da nove anni a questa parte una grave crisi ha notevolmente colpito l’economia italiana, andando a sfavore dei lavoratori. Alcuni hanno perso il posto di lavoro, altri, che lo cercavano o lo cercano tuttora, non riescono a trovarlo. Questa crisi ha gravato in particolar modo sui giovani, neodiplomati e neolaureati, pronti a entrare nel mondo del lavoro o già occupati.
Rispetto a quella europea, la media italiana riguardante i giovani tra i 15 e i 29 anni interessati a continuare gli studi all’università o a trovare un lavoro è relativamente bassa. Al contrario, i giovani italiani dai 15 ai 24 anni che hanno un posto di lavoro sono solo il 20,5% contro il 34,1% della media in Europa. Infatti, da altri dati ISTAT possiamo vedere che più di un milione di giovani tra i 15 e i 34 anni sono stati licenziati dal posto di lavoro. La diminuzione dei lavoratori in età giovane ha riguardato sia il Nord, sia il Sud del Paese, senza distinzione tra donne e uomini. I giovani italiani, a confronto dei loro coetanei spagnoli, francesi o tedeschi, sono poco interessati alla figura dell’imprenditore. Meno del 40% vorrebbe iniziare un’attività in proprio. Questo potrebbe anche derivare dal fatto che oggi molti giovani sembrano demotivati dalle precarie situazioni della nostra economia, e hanno quindi paura di mettersi in gioco in questo senso, ritenendo che non sia una scelta adeguata alle condizioni attuali del mondo del lavoro.

Nonostante negli altri stati europei le possibilità di lavoro siano nettamente migliori di quelle in Italia, come pubblicato anche sul comunicato stampa del 02/12/2011 del 45° Rapporto Censis, sono pochi i giovani italiani disposti a trasferirsi all’estero. I motivi possono essere molti: alcuni trovano difficile lasciare i propri cari nel paese d’origine, altri potrebbero invece trovare difficile ambientarsi in luoghi sconosciuti. Altri ancora potrebbero trovarsi in difficoltà per via della lingua. Non tutti intraprendono corsi di studio che permettono di imparare a padroneggiare una lingua straniera e non tutti hanno la possibilità di frequentare corsi extracurriculari per certificare il livello di conoscenza della stessa. Conoscere la lingua, se si è in un paese straniero, è fondamentale per poterci vivere e lavorare. Inoltre, alcuni posti di lavoro richiedono certificati o diplomi particolari per poter essere assunti. Allo stesso tempo, chi è fortunato e riesce a trovare un lavoro, che sia in Italia o all’estero, magari dopo essersi laureato, non sempre fa carriera nell’ambito per cui ha studiato tanti anni. Spesso si ritrovano a fare lavori umili per potersi mantenere nella ricerca di un lavoro che li possa soddisfare. I dati ISTAT dimostrano che coloro che intraprendono un percorso universitario di lunga durata, rispetto ai laureati triennali, riescono a trovare con più probabilità un posto di lavoro coerente con i propri studi. Nella scelta del percorso di studi da intraprendere, soprattutto quello universitario, bisogna tenere a mente ciò che si desidera fare in un futuro e gli sbocchi lavorativi che lo stesso corso ci offre. Se un domani si avrà la possibilità di fare un lavoro che ci piace, allora è bene prepararsi fin da subito se esso richiede delle particolari competenze. È possibile, infatti, svolgere degli stage lavorativi, fin dal triennio delle scuole superiori. In questo modo si ha la possibilità di osservare da vicino diverse realtà lavorative e iniziare a capire quale potrebbe essere o meno la propria strada.

Ovviamente bisogna scegliere con la propria testa, senza lasciarsi influenzare dalle opinioni altrui. È questo anche uno dei consigli che Steve Jobs, uno degli uomini che ha avuto più successo al mondo pur andando controcorrente, ha deciso di dare ai giovani universitari di Stanford nel suo famoso discorso del 2005. Bisogna essere coraggiosi e seguire ciò che il cuore, la testa e il nostro intuito dicono, perché il futuro che stiamo creando è il nostro e di nessun altro.

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