Contro l'Europa dei mercati e dei capitali e contro i risorgenti nazionalismi, bisogna far crescere l'Europa dei cittadini e dei popoli

Lontana dai riflettori, priva di cittadinanza nei grandi circuiti dell'informazione, sta lentamente crescendo una nuova Europa. L'Europa che è nata a Maastricht è fondata sull'esclusione. ma gli anticorpi sono già al lavoro. Obiettivo: mantenere aperto un varco e resistere alla costruzione dei nuovi muri che si stanno innalzando dentro e attorno alla nuova, ricca e isolata Fortezza europea occidentale. Mentre i ricchi (litigiosi e più che mai preoccupati di salvaguardare i propri privilegi) stanno riorganizzando il loro club europeo (al quale si può accedere solo dopo un'accurata selezione se si è in grado di reggere la competizione) sta crescendo dal basso, nella sua base di consenso e nelle sue realizzazioni, spesso nel disinteresse della maggior parte delle forze politiche, l’Europa dei cittadini. Due progetti dell’Europa geograficamente, culturalmente e politicamente alternativi. Ambedue mirano all’integrazione (che è un naturale fattore di pace), ma il primo realizza un’integrazione “contro”, estremamente selettiva e limitata alla parte occidentale d’Europa, tutta dentro una cultura di competizione e di dominio, mentre il secondo si propone l’integrazione “per” un nuovo ordine mondiale più giusto e democratico. Mentre il primo sostiene la priorità assoluta dell’economia, il secondo pone l’accento su quella della democrazia, non solo politica, ma anche economica e sociale. Il primo si regge su di un processo esclusivamente intergovernativo, che riduce gli spazi di democrazia e mira alla difesa degli interessi nazionali; il secondo riconosce il deperimento storico dello Stato-nazione, si pone l’obiettivo di costruire una società civile europea che si aut organizza, s’impegna a promuovere la democrazia e mira alla difesa dei diritti umani. Il primo è fortemente accentratore; il secondo descrive un’Europa dinamica, con molti centri e diversi processi d’integrazione. Nel primo domina incontestata l’etica degli affari, nel secondo vige l’etica della responsabilità. Mentre il primo punta ancora sulla sicurezza nazionale armata, ritiene legittimo il ricorso alla guerra per la difesa dei propri interessi e sostiene i nuovi piani interventisti della Nato e dell’Ueo, il secondo si batte contro i nuovi traffici di armi e la proliferazione degli eserciti, per la costruzione di un nuovo ordine di pace europeo e di un sistema di sicurezza comune fondato sul disarmo e la riconversione dell’industria bellica. L’Europa di Maastricht è, presto o tardi, destinata a fallire (come peraltro preannunciano le vicende degli ultimi mesi) a causa delle tensioni che alimenta e per i gravi problemi che non sa risolvere. L’Europa dei cittadini appare invece oggi stretta, da una parte, da una dilagante ideologia consumistica e, dall’altra, dalla crescita di tanti nuovi spaventosi fondamentalismi come il nazionalismo, il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo, l’intolleranza religiosa. Per espandere lo spazio necessario alla costruzione dell’Europa dei cittadini, il movimento per la pace occidentale è oggi al lavoro assieme a molti di coloro che, lottano a Est contro il totalitarismo, hanno dato un contributo decisivo alla fine della “guerra fredda”, e ai movimenti ambientalisti, antirazzisti e delle donne. Un lavoro difficile perché quasi impossibile da ricentralizzare e perciò poco visibile, con pochi soldi, che richiederebbe un’organizzazione e una programmazione transnazionale, mentre spesso si continua a operare a livello nazionale. Eppure è un lavoro che dimostra di riuscire laddove la politica ufficiale non riesce. Fino all’impegno per la costruzione di una rete e di una campagna Est/Ovest contro il razzismo e l’antisemitismo, per il rispetto dei diritti umani, la convivenza interetnica e multirazziale.

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