Concetti Chiave
- Il regno di Sardegna, sotto Vittorio Amedeo II, attua riforme centralizzanti per rafforzare lo stato e l'esercito, unificando le leggi e riformando il sistema fiscale.
- Carlo Emanuele III espande il regno sabaudo durante le guerre di successione, centralizzando il potere e implementando riforme mercantilistiche che favoriscono lo sviluppo economico.
- Maria Teresa, in Lombardia, limita i privilegi nobiliari e introduce un catasto per gestire meglio il territorio, adottando una politica economica liberista.
- Pietro Leopoldo rivoluziona la Toscana abolendo la pena di morte e la tortura, spostando l'economia verso il liberismo e riducendo i privilegi ecclesiastici.
- Lo Stato pontificio, pur in espansione, rimane arretrato a causa della mancanza di riforme fiscali e del peso fiscale gravante su contadini e artigiani, affrontando le sfide dell'illuminismo.
- L'Italia nel Settecento
- I Savoia nello scacchiere italiano
Indice
I Savoia e le riforme
Tra il 1600 e il 1700 il regno di Sardegna era uno dei più efficienti tra i piccoli Stati d'Europa: riescono a scendere in Italia con una forte organizzazione militare.
•• Il re (di Piemonte e di Sardegna) Vittorio Amedeo II attua riforme per rafforzare lo stato e l'esercito. La sua politica estera è di espansione; la politica interna accentra il potere del sovrano, avendo come modello Luigi XIV, e ha un controllo totale ammettendo una religione uniforme e unica: muove una guerra contro le minoranze religiose e unisce le leggi in un sistema chiamato “Costituzioni”. Inserisce la riforma del catasto così da rendere più eque le imposte estendendole anche alla nobiltà e al clero. Con i Concordati con la chiesa, sia lui sia il successore riescono a ottenere la nomina dei vescovi e decidono sul diritto d’asilo. Istituisce scuole secondarie non controllate dalla Chiesa.
Carlo Emanuele III e l'espansione
•• Carlo Emanuele III, il figlio e successore, approfitta delle guerre di successione degli altri Stati per espandere i territori e centralizza anche lui il potere. Riduce il potere della nobiltà e della Chiesa.
•• Carlo Emanuele III potenzia l’esercito e grazie all’esercito si crea compattezza anche nella società (non arriva però ai livelli di quello prussiano). L’esercito si ingrandisce di numero e anche di armi.
••Fa una riforma mercantilistica (protezionismo, con dazi sulle importazioni e agevolazioni sulle esportazioni) per accrescere le ricchezze del regno sabaudo (Sardegna) e ci riesce: si sviluppano le manifatture (come quelle cotoniere, laniere, minerarie e metallurgiche) e il commercio di porcellane. Il regno sabaudo è tra le più efficienti economie del Nord Italia.
- La Lombardia asburgica
Lombardia sotto Maria Teresa
•• L’Austria (monarchia asburgica) vive una crisi finanziaria. Gli Asburgo (Maria Teresa) quindi consolidano il potere centrale e controllano le finanze nelle periferie con funzionari regi, come in Lombardia. Maria Teresa limita i privilegi della nobiltà cercando di farsela fedele e impedisce la vendita delle cariche pubbliche, adesso affidate sulla meritocrazia.
•• Introduce il catasto che le fa conoscere meglio il territorio così da poter fare bonifiche e costruire canali di irrigazione. La politica economica è liberista (liberismo economico, tra esportazioni e importazioni).
Quali sono le riforme di Giuseppe II?
•• Insieme con il figlio Giuseppe II, prende provvedimenti sulla religiosità, come scioglimento di alcuni ordini religiosi, riduzione dei conventi e abolizione dei privilegi fiscali. I beni di manomorta vengono confiscati e messi in vendita. Giuseppe II riduce i privilegi dei nobili. Abolisce le Corporazioni e caccia i gesuiti, creando scuole nuove e nuovi programmi di studio, più laici.
•• Nascono osservatori astronomici e teatri: la Lombardia diventa all'avanguardia e Milano è la capitale della cultura dei Lumi con il Caffè, giornale dei fratelli Verri.
- La Toscana della reggenza
Toscana sotto i Lorena
•• La dinastia Medici finisce e il granducato di Toscana passa, con i trattati di pace, sotto i Lorena. Il granduca Francesco Stefano non abita mai a Firenze e lo stato è controllato con un Consiglio di Reggenza (Francesco Stefano si avvale quindi di collaborazioni con ministri stranieri, soprattutto francesi).
•• I ministri cercano di fare riforme a livello economico, come sistemare le finanze ducali e istituire un nuovo meccanismo di riscossione delle tasse nelle penisole militari, così da evitare infrazioni. Addirittura si crea un piccolo ma efficiente esercito. Importante la riforma che affidava il diritto-dovere di censura soltanto allo Stato e non più alla Chiesa. Anche l’acquisto di nuove terre ecclesiastiche doveva essere autorizzato dallo Stato.
•• Pompeo Neri fonde in un solo testo tutti i codici di legge presenti in Toscana; dà un’impronta liberalistica all’economia (elimina le tasse e i controlli, favorendo la libera produzione) e va contro la manomorta ecclesiastica.
Riforme di Pietro Leopoldo
•• Comincia la stagione di riforme, in Toscana, con Pietro Leopoldo figlio di Francesco Stefano e Maria Teresa, che abbandona il mercantilismo per il liberismo economico, abolisce le vecchie Corporazioni delle Arti e dei Mestieri. Ma importantissima è la riforma del codice penale: viene abolita la pena di morte (la Toscana è il primo Stato al mondo) e la tortura. Sopprime gli ordini religiosi, riduce i governi e abolisce i privilegi ecclesiastici.
- I Borbone di Parma e Piacenza
Borbone e cultura a Parma
A Parma e Piacenza i Borbone con i funzionari rendono il regno più vitale con la cultura. Viene favorita l'economia limitando la religione.
- I regni di Napoli e di Sicilia
Riforme nel Meridione
•• Il Meridione si libera del dominio spagnolo (che lo aveva portato alla decadenza) e austriaco e crea un Regno autonomo nelle mani di Carlo di Borbone (monarchia).
•• Si fanno riforme nei regni di Napoli e di Sicilia per stabilizzare e centralizzare il nuovo potere. La riforma giudiziaria prevede il controllo regio sull’operato dei magistrati (che dovevano affidarsi ai Tribunali per i casi di omicidio).
•• Si fanno riforme fiscali per la Chiesa e i nobili: la Chiesa disponeva di più di un settimo delle terre del Regno e tutte queste terre vengono finalmente tassate; si diminuisce il numero di monasteri; le strutture economiche del Sud restano deboli e vi è una grave crisi economica: in economia il Sud è ancora dipendente dall'estero.
Napoli e l'Illuminismo
•• Si inaspriscono i rapporti tra re e aristocrazia quando si limitano i privilegi di questa: il re vuole garantirsi la fedeltà dei nobili ma anche limitarne il potere: il re crea dunque una nuova nobiltà a lui devota.
•• Anche qui prende avvio il catasto, ma molto lentamente. L’economia ha uno stampo mercantilistico. Napoli è una delle capitali dell’Illuminismo italiano (insieme con Milano). Vengono espulsi i gesuiti.
- Lo Stato pontificio
Stato pontificio e arretratezza
•• Lo Stato pontificio ha raggiunto la massima espansione territoriale. Fa pochi provvedimenti in ambito fiscale per non intaccare gli antichi privilegi del clero e della nobiltà e dunque è molto arretrato: l’agricoltura è ai minimi livelli e solo nella seconda metà del Settecento vengono costruite strade e bonificate paludi pontine. La riforma ecclesiastica punta sulla fine del nepotismo e riportare la chiesa a una maggiore spiritualità.
•• Il peso fiscale è sui contadini, mercanti e artigiani. È uno stato arretrato. E fa i conti con l'illuminismo degli Stati. L'illuminismo è una minaccia, perché gli Stati corrodono sia i privilegi sia le terre (manomorta) ecclesiastiche. Viene poi soppressa la Compagnia di Gesù (gesuiti).
Domande da interrogazione
- Quali riforme significative furono attuate dai Savoia nel Settecento?
- Come si sviluppò l'economia della Lombardia sotto Maria Teresa?
- Quali furono le principali riforme di Pietro Leopoldo in Toscana?
- In che modo i Borbone influenzarono la cultura a Parma e Piacenza?
- Quali sfide affrontò lo Stato pontificio nel Settecento?
I Savoia, sotto Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III, implementarono riforme per centralizzare il potere, rafforzare l'esercito e uniformare le leggi, introducendo anche il catasto per equità fiscale e scuole secondarie non controllate dalla Chiesa.
Maria Teresa consolidò il potere centrale e introdusse un catasto per migliorare la gestione del territorio, promuovendo una politica economica liberista che favorì le esportazioni e limitò i privilegi nobiliari.
Pietro Leopoldo abbandonò il mercantilismo a favore del liberismo economico, abolì la pena di morte e la tortura, e ridusse i privilegi ecclesiastici, rendendo la Toscana un pioniere delle riforme liberali.
I Borbone favorirono la vitalità culturale del regno, limitando l'influenza della religione sull'economia e promuovendo iniziative culturali che arricchirono la vita sociale e intellettuale della regione.
Lo Stato pontificio, pur raggiungendo una massima espansione territoriale, rimase arretrato a causa della mancanza di riforme fiscali significative, con un peso fiscale gravante su contadini e artigiani, e affrontò la minaccia dell'illuminismo che metteva in discussione i privilegi ecclesiastici.