Mongo95 di Mongo95
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Elisabetta I, sul trono dal 1558 al 1603. Ella, per esempio, utilizzerà nel 1509 il parlamento per un secondo atto di supremazia rivolto ai cattolici irlandesi. Nel periodo di reggenza di Elisabetta le relazioni tra monarca e parlamento non danno origine a grossi scontri. Infatti il terreno era stato preparato da Enrico, che aveva preferito la collaborazione e lo sfruttamento. Anche con Elisabetta, però, la convocazione delle camere è potestà del re, cioè solo quando è voluta. Il parlamento non è quindi un’istituzione con cui il confronto è necessario e inevitabile. Le stesse camere non possiedono il diritto di essere convocate, e il re piuttosto preferiva rivolgersi al suo consiglio privato. Nel periodo elisabettiano vengono convocate 13 volte, quindi abbastanza spesso.

In parlamento si riteneva valesse il principio della libertà di parola, ma spesso accade che i parlamentari si trovassero a dover rispondere delle loro affermazioni, anche con l’arresto. In ogni caso, si va diffondendo l’idea che le Camere si occupino di tanti ambiti, e che gli competino molte funzioni e poteri. Per esempio: abolire le leggi vecchie, farne di nuove, disporre per cose passate e future, modificare diritti e possedimenti di privati, istituire forme di religione, stabilire forme di successione alla Corona, chiarire i dubbi in caso di assenza di legge, concede sussidi, tasse, imposte, amnistie e indulti, fungere da corte suprema. Si profila la teoria seconda la quale il parlamento inglese è onnipotente. Ma è solo un idea, non sarà mai un dato di fatto: piuttosto è un concorrente diretto nella pretesa di esercitare poteri politici concreti.
Un parlamento che non aveva periodicità, però, data l’influenza e il ceto dei suoi membri, ci si poteva aspettare che fosse comunque in grado di influenzare l’opinione pubblica. Il re, in ogni caso, poteva muoversi abbastanza liberamente: non c’è iniziativa legislativa, non si poteva scrivere l’ordine del giorno. Dunque, tutti i poteri che gli spettavano, altro non erano che il frutto delle proposte di discussione e leggi che venivano portate dal sovrano o uomini del suo consiglio privato. Però Elisabetta non sarà mai abile a sfruttare il Parlamento a suo uso come il padre, quindi si limiterà a evitare lo scontro.
Esiste (dal ‘300) nel parlamento un portavoce, cioè lo Speaker, che è una sorta di Presidente della Camera di appartenenza, di nomina regia. Quindi altro mezzo di interferenza del sovrano. Egli poteva, formalmente, prendere parola tutte le volte che desiderava, con liberà di opinione e espressione, in virtù del privilegio di cui è stato fatto oggetto da parte del re. Gli altri parlamentari godono nominalmente soltanto di libertà di parola. Si trattava di una sorta di immunità parlamentare, che era spesso inefficace.
Elisabetta sempre si rifiuta di discutere e sottoscrivere “bills” (proposte di legge) che riguardassero affari di stato, e aveva un’idea molto larga di questo concetto: anche le tasse, per esempio, che invece sarebbero state prerogativa del parlamento. Oppure di questioni come la successione.
Anche con Elisabetta c’è assolutismo: il Parlamento c’è, ma non può discutere di tutto, ed è solo l’esecutivo a poter portare proposte di legge. Libertà di parola che di fatto non era corrisposta da libertà d’azione.
Elisabetta non ebbe mai figli, quindi alla sua morte si ha l’alba della dinastia degli Stuart.
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